ANNEKE VAN GIERSBERGEN – DA ELLA FITZGERALD AL METAL

VUUR: INTERVISTA ESCLUSIVA AD ANNEKE VAN GIERSBERGEN •

 

Dopo vent’anni di sfavillante carriera e la fama consolidata di non sbagliare mai un colpo, Anneke van Giersbergen non ha minimamente esaurito la vena creativa. La carismatica musicista olandese ha grandi cose in mente per il futuro, come lei stessa mi ha rivelato durante la nostra chiacchierata a Milano, in occasione del recente concerto dei Vuur (neo-band progressive metal da lei fondata (qui il report). Non sono mancati però tuffi nel passato…

L’ultima volta che vi abbiamo visti in Italia eravate la band di apertura degli Epica, mentre adesso state girando l’Europa con un tour da headliner. Come sta andando, vi state divertendo?
ANNEKE – Sì, tantissimo! Ci è piaciuto anche andare in tour con gli Epica, che sono stati grandiosi e ci hanno dato tutto il supporto possibile. Si potrebbe pensare che per noi (dei Vuur, ndr), tutti musicisti con anni di esperienza alle spalle, sia stato facile imbarcarsi in questa nuova avventura. La verità è che, in quanto “nuova band”, abbiamo dovuto ricominciare praticamente da zero e reinventare tutto. Ma è andata davvero bene, e adesso anche il nostro tour da headliner sta andando a meraviglia. Ci stiamo concentrando particolarmente sul riuscire a catturare l’attenzione di tutto il pubblico.

Avete già cominciato a pensare a un secondo album? Ci sono già delle idee in cantiere, magari qualche ospite speciale?
ANNEKE – Sì, abbiamo cominciato a scrivere. Penso che la direzione del nuovo album si baserà sulle canzoni di “Cities” che stanno funzionando meglio. Non voglio effettuare grandi cambiamenti di sound. Brani come “Beirut”, “Berlin” o “Rio” sono molto heavy ma hanno allo stesso tempo una componente romantica e una struttura intricata che le rende molto ricche. Rappresentano molto bene il lato più “mascolino” dell’album, e vorrei mantenere questo approccio per il prossimo. Forse potranno esserci alcuni tocchi più soft, ma sarà sempre progressive metal. Quindi sì, sto lavorando in questa direzione. Dal punto di vista del concept e dei testi invece non ho ancora idea di cosa accadrà. Per quanto riguarda gli ospiti, ci sto seriamente pensando: non è una cosa che volevo fare nel primo album, perché bisognava innanzitutto presentare la band. Ma nel prossimo potrebbe esserci qualche sorpresa, anche se non c’è ancora niente di sicuro.

La tua musica ha sempre avuto delle influenze molto variegate dai generi più vari. Ci sono dei musicisti che ti hanno ispirata particolarmente? Ad esempio, ho scoperto che da ragazzina ti piaceva ascoltare cantanti come Ella Fitzgerald e Barbra Streisand. Hanno avuto qualche influenza sul tuo percorso artistico?
ANNEKE – Oh, una graaaaande (dice proprio così, huuuuuge ndr) influenza. Sono cresciuta negli anni ’80, i miei cantanti di riferimento erano persone come Freddie Mercury. Ascoltavo anche tantissima musica nera, quindi parliamo di Diana Ross, Ella Fitzgerald, Marvin Gaye, Mahalia Jackson. Ero incantata dalle loro voci. Poi ho scoperto il metal – avrò avuto 14 o 15 anni – e voci altrettanto grandi: Mike Patton dei Faith no More, Bruce Dickinson degli Iron Maiden. Mi sono sentita a casa, ho pensato “Questo è il mondo perfetto!”. Poi nel corso della mia carriera ho avuto modo ad esempio di lavorare con Devin Townsend, che ha una delle voci migliori all’interno della nostra scena musicale. E lavorando con lui ho imparato moltissimo. Quindi, per rispondere alla tua domanda, sono stata ispirata e continuo ad essere ispirata da tutti questi artisti.

Anche tu sei stata spesso citata come fonte d’ispirazione…
ANNEKE – È una strana sensazione. A volte le persone mi dicono che hanno iniziato a cantare o si sono avvicinate al fare musica grazie a me. Questo è il potere della musica! La musica aiuta spesso a superare momenti difficili, e se io posso essere positivamente parte del mondo di qualcuno, in qualche modo, ne sono felice. Come ti dicevo è una strana sensazione, ma non prendo la cosa sul personale. È il potere della musica che spinge le persone a crearne di propria, o a cantare. Io sono solo un tramite, ecco.

Ho visto che hai incluso nella setlist una cover degli Audioslave, chiaro omaggio a Chris Cornell. Come mai hai scelto questa particolare canzone? Ha un significato speciale per te?
ANNEKE – Ho sempre amato questa canzone, e l’album degli Audioslave in cui è contenuta. Stavo preparando la setlist per un mio concerto acustico ed ero in cerca di nuovi brani, per variarla un po’. Mio marito mi ha nominato “Like A Stone” dicendo che era perfetta per l’occasione. Ho quindi cominciato a studiarla, e circa una settimana più tardi è stata annunciata la morte di Chris Cornell. Mi sono detta che dovevo per forza suonarla. Ho cercato di adattarla nel migliore dei modi, volevo rendere omaggio alla sua musica. Il testo parla di vita e morte, e i dubbi che ognuno di noi può avere. Penso che sia un brano molto profondo e che si inserisca bene anche in uno show metal, per via del testo così dark.

A proposito di testi, ci sono diversi artisti che attingono le proprie idee da libri, film, arte in generale. È anche il tuo caso?
ANNEKE – Devo ammettere che non leggo molto, e quando lo faccio prediligo libri che trattano di spiritualità. Ho letto parecchio di Louise Hay, Deepak Chopra, questo genere insomma. Guardo molti film se ne ho l’occasione, amo farlo. Per i miei testi però sono ispirata più dalla vita stessa: dalle persone che incontro, i posti che visito. Mi piace muovermi, mi piace viaggiare ed entrare in contatto con le persone. Adoro anche stare nella natura. Cammino molto, spesso faccio lunghe passeggiate. Camminare libera la mia mente e le idee arrivano da sole.

Hai detto che ti piace viaggiare, e “Cities” è un album incentrato su una selezione di città che hai visitato. Ci sono città che avresti voluto aggiungere ad album terminato?
ANNEKE – Sì! (ride, ndr) A dirti la verità già quando stavo scrivendo l’album mi dispiaceva il fatto di poterne includere solo una parte. Potevo comporre solo 11 o 13 canzoni perchè sai, se ne fai 20 non ci stanno nell’album. A meno che tu non voglia fare un doppio album, ma non era il mio caso. Ci sono così tante città che amo, o in riferimento a cui io possa scrivere – perchè non devi necessariamente amare una città per scriverci su una canzone, giusto? Quindi sì, ho finito per scegliere le mie città preferite, quelle con cui sento un forte legame. Ma ce ne sono tante altre. Adesso durante le interviste mi chiedono sempre “Perché non hai fatto una canzone su questa e quella città?”. All’inizio ero abbastanza convinta che avrei fatto un “Cities” parte 2, in modo da poter aggiungere altre città, ma adesso non so. Forse dovrei fare qualcos’altro.

Due anni fa hai registrato un album con la band Árstíðir. Trovo che non abbia avuto l’attenzione che merita, non lo sento nominare molto spesso nonostante sia un bellissimo lavoro. Parteciperai ad altri progetti di questo tipo, in chiave acustica?
ANNEKE – Grazie per i complimenti! L’abbiamo pubblicato noi stessi con la mia piccola etichetta discografica, quindi come hai detto non ha avuto molta visibilità. Nonostante questo ha ricevuto un’accoglienza positiva e ne sono contenta, gli Árstíðir sono fantastici. Farò un album acustico nel prossimo futuro, ho già dei piani. Sto anche pianificando un progetto classico, ma si parla sempre del futuro. Per il momento mi sto concentrando sui Vuur e sul nuovo album, ma dopo quello farò sicuramente qualcosa di acustico, una cosa un po’ più tranquilla (ride, ndr)

L’ultimo tour acustico che hai fatto è stato il De Nieuwe Madonna. Non sono molti gli artisti della scena metal che farebbero una cosa del genere, come ti è venuta l’idea?
ANNEKE – In Olanda – ma penso in ogni Paese – ci sono i teatri per l’opera e le rappresentazioni, e i locali dove suonano le band. Io ho avuto modo di suonare anche a teatro e le persone sembrano apprezzare, quindi ogni tanto organizzo qualcosa di nuovo seguendo un tema. Tempo fa la mia agente teatrale mi ha detto “Voglio ingaggiarti per questa stagione, cosa vuoi fare?”, e ho pensato a questo spettacolo tutto incentrato sulla musica degli anni 80, con una scenografia che rappresentasse la mia cameretta di quando ero ragazzina. Ho quindi portato sul palco un letto, un giradischi, i poster di Madonna – era l’artista che amavo di più quando ero molto giovane. Ho scelto un repertorio di grandi classici pop anni 80 in chiave acustica. Lo show è stato molto apprezzato. È diventata una “tradizione” olandese, ma spesso ci sono persone che vengono a vedermi da altri paesi. Il prossimo anno farò un nuovo tour teatrale da solista che ripercorrerà la mia carriera, andrà dagli inizi ai Vuur – e il tema sarà il viaggiare. Il palco quindi sarà l’interno di un aereo, o qualcosa del genere. Sono molto elettrizzata all’idea, è un mondo totalmente diverso da quello che vivi suonando in una band metal. Qui devi pensare a come organizzare il palco, a coinvolgere anche i bambini che spesso vengono ad assistere e i loro genitori allo stesso modo. Mi piace variare e fare qualcosa di diverso.

Tuo figlio Finn ha da poco compiuto tredici anni. Generalmente gli adolescenti tendono a prendere le distanze dai genitori, quindi mi chiedevo se Finn è un’eccezione. Ascolta la musica che componi, vi scambiate opinioni?
ANNEKE – (ride, ndr) Beh, conosce tutte le canzoni perché in fase di lavorazione lui è con noi, a volte anche quando suoniamo. Ha le sue preferite, ma in generale pensa che la mia musica sia un po’ obsoleta. Non impazzisce per il metal. Ascolta per lo più questi brani con un sacco di linee vocali e una struttura complessa – un genere molto teatrale, quasi da musical. Ma mi piace il fatto che abbia il suo mondo personale, e le sue opinioni musicali.

Ti ringrazio moltissimo per l’intervista! C’è qualcosa che vuoi dire ai lettori di Metalforce?
ANNEKE – Grazie a te! Sono felicissima di essere qui, questo è solo l’inizio dei Vuur e spero vorrete continuare a seguirci in questo viaggio.