Auri – il nostro viaggio ha inizio

AURI: INTERVISTA ESCLUSIVA A JOHANNA KURKELA •

Johanna, cantante della neonata band: Auri, ci parla di come è nato e si è evoluto questo progetto di cui fa parte insieme a Tuomas Holopainen (Nightwish) e Troy Donockley (Nightwish). Ci narra del modo in cui compongono tutti assieme, e di come la vita li stia ispirando in questo nuovo viaggio verso l’ignoto.

Ciao Johanna. Grazie per il tempo che ci sta dedicando. Quando è nato questo progetto, e come? Quando avete realizzato il fatto che non fosse più un progetto, ma una band vera e propria?
JOHANNA – In sostanza, la band Auri è stata creata da tre amici molto stretti a cui pesava sentire ancora una sorta di mancanza di musica nel mondo. Siamo tutti fans reciproci della nostra musica fin dalla prima nota che abbiamo sentito, e spesso abbiamo collaborato vicendevolmente nei nostri progetti in passato. Così, spero che si possa dire che lo spirito della collaborazione tra noi c’è sempre stato. Durante gli anni si è sviluppata i oi, un’unica visione di un mondo: infinito, aperto e senza paura della musica, che noi tre potremmo essere in grado di portare alla luce insieme. Ma come a volte accade, la vita ti fa aspettare per i tuoi sogni, e così noi tre ce ne siamo stati tranquilli seguendo le nostre personali carriere fino al 2017 quando ci siamo finalmente liberati dai altri doveri, per intraprendere questa “spedizione”, insieme.

Qual è stata l’ispirazione dietro il nome “Auri”?
JOHANNA – Il nome della band non era ancora stato deciso fino all’anno scorso. Quando cominciammo ad andare più a fondo nell’album sentimmo il bisogno di sceglierne uno. Abbiamo vagliato molte possibilità finché non abbiamo pensato ad “Auri” che sembrava il nome perfetto. Questa parola deriva dalla parola “aura”, che ha il significato di un’atmosfera o una sorta di emanazione splendente, una brezza soffice. È anche usata in Finlandia come nome femminile, e inoltre è il nome di un personaggio dei libri di Patrick Rothfuss, un personaggio che vive nel proprio mondo, perfino un’altra dimensione se comparata al resto del mondo. Per il modo in cui lei percepisce la vita e il modo in cui si comporta, uscendo solo alla luce della luna, in segreto, sedendosi in segreto sui tetti del mondo, ci sembrava un personaggio adatto a descrivere ciò che noi vogliamo trasmettere con Auri. Lei è un mistero profondo, una bellezza toccante e infinitamente intrigante.

Quali sono i temi principali dell’album?
JOHANNA – Per la musica e i testi abbiamo preso inspirazione da tutte le cose che amiamo. Camminare nella foresta e raccogliere funghi, per esempio, è dove la prima metà di “Them Thar Cantherelles” ha preso inspirazione. Anche il libri di Patrick Rothfuss e altri grandi autori, i film che amiamo, le persone che amiamo e come amiamo, come viviamo e come guardiamo alla vita, passa tutto attraverso la musica di Auri. L’unica canzone che abbiamo scritto prima di iniziare il vero e proprio processo di songwriting nel 2017 è stata “Aphrodite Rising” nel 2011, che, in un certo modo è stata il tentativo preliminare di far partire il motore verso la collaborazione. Comunque, a quel tempo, sapevamo che ci sarebbe servito più tempo e spazio per seguire il progetto come si doveva; la canzone infatti fu messa da parte e il sogno tenuto nel cassetto per altri sei anni

Avete definito Auri come “Celestial Metal”. Perché avete scelto “Celestial” per descrivere il genere della band?
JOHANNA – Anche oggi è difficile per me categorizzare la musica di Auri. Non abbiamo un particolare genere in mente quando componiamo. Soprattutto penso che stiamo semplicemente seguendo i sentieri della musica che sentiamo giusti per noi, senza preoccuparci veramente che siano convenzionali. È molto liberatorio lavorare in questo modo, senza avere pressioni o aspettative che ci confinino, senza che ci importi del tutto ciò che le altre persone possano pensare, o come possano sentirsi nei vedere i risultati finali. L’unica cosa che cerchiamo di fare e quella di comporre musica che ci faccia andare completamente in estasi e che ci faccia divertire, ed è ciò che facciamo.

Sul sito della Nuclear Blast, la vostra etichetta, avete affermato che Auri può essere visto come un “Viaggio fiabesco attraverso il tempo e lo spazio” puoi spiegare in che modo?
JOHANNA – Io penso che ogni artista sia come una spugna: assorbe l’influenza dalle cose che ritiene piene di significato. In buona parte è una cosa inconscia, sono le cose che formano la nostra arte. In Auri certamente si possono sentire molte influenze, ma, piuttosto che tentare di specificarle tutte preferiamo che l’ascoltatore chiuda la mente, e lasci solo il cuore ad ascoltare. Per me, la magia della musica non è mai stata qualcosa di catturabile con le parole. È un viaggio personale, un libro colorato, uno scenario che può essere riempito con le emozioni di ogni ascoltatore. Non esiste un giusto o uno sbagliato nell’interpretare una canzone, se provoca qualcosa di profondo, bello e rinnovante dentro l’ascoltatore. Per me gli oceani della musica sono tutti connessi. Se fosse per me, io non categorizzerei Auri affatto, a nessun altra musica, ma se fosse necessario “Celestial Metal” appunto, come Troy lo ha definito, o qualcosa come “World Music” sarebbe azzeccato.

Sapete già se ci sarà un tour promozionaleper questo album?
JOHANNA – Quando siamo partiti per questa meravigliosa avventura di Auri, non avevamo aspettative particolari o piani per esso che non fossero di realizzare un album e vedere cosa sarebbe successo. Ma, quando le cose iniziarono ad evolversi, divenne ovvio, che invece di essere un progetto di un album, Auri stava diventando una band. Nel futuro, speriamo di portare avanti altri album per Auri e magari anche un tour a un certo punto. Vorremo che fosse qualcosa come suonare dal vivo in castelli antichi e cattedrali, magari! Ma per ora, nell’immediato orizzonte, ci sono cose più pressanti che ci tengono occupati per i prossimi anni. Fortunatamente, non siamo in ansia, il tempo non è altro che un illusione, e già adesso, le idee per il prossimo album di Auri hanno iniziato a prendere gentilmente forma nelle nostre teste.

Ci sono degli artisti che vi hanno aiutato durante la creazione delle canzoni?
JOHANNA – Gli arrangiamenti musicali sono stati fatti per la maggior parte da Tuomas e Troy, ma in più abbiamo invitato alcuni amici per darci una mano con gli strumenti che andavano oltre le nostre capacità. Frank Van Essen ha suonato tutte le parti di percussioni e di violino, Jonas Pap il violoncello, Michael Gill il violino in “Them That Chanterelles”, e il nostro amico Jyke ha recitato con un certo tono sublime il poema finnico di Uuno Kailas in “Savant”

Dicci qualcosa sulla creazione del logo della band, chi l’ha creato?
JOHANNA – Lo schizzo del logo l’ho fatto io, ed è stato finito da Janne Pitkänen.

Com’è nato il processo di creazione delle canzoni? Come le componete?
JOHANNA – Il modo in cui l’album ha iniziato a realizzarsi è ancora un mistero. Non abbiamo mai veramente parlato di ciò a cui l’album dovesse avvicinarsi. Non avevamo un concetto, né uno scrittore principale per i testi, né un compositore. Ognuno di noi tre ha semplicemente proposto le idee delle canzoni e ha collaborato per mettere le basi di esse, mandando files avanti e indietro tra la Finlandia e il North Yorkshire, venendo totalmente rapiti da cosa gli altri avevano fatto, aggiungendo qualcosa di nuovo e rimandando indietro il tutto per un ulteriore sviluppo. In un certo senso è come avere un’edificante e ispirante conversazione tra tre persone. Non siamo mai stati una volta in disaccordo, o pensato che qualche traccia non si amalgamasse bene con le altre. È stato il viaggio più confortante che io abbia mai provato nel fare musica. Come se la musica venisse in uno strano modo dalla stessa sorgente, anche se ci sono tre persone a comporla.

Grazie per il tuo tempo Johanna. E buona fortuna per Auri!
JOHANNA – Grazie a te!