Backyard Babies: ripartiamo da “Four by Four”

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BACKYARD BABIES: INTERVISTA ESCLUSIVA A NICKE BORG •  

Dopo la loro reunion del 2014, con Metalrock si intrattiene il leader degli svedesi Backyard Babies, Nicke Borg. Parla del making of di “Four By Four”, delle impressioni sul tour ed altri progetti live in cui la band sarà protagonista la prossima estate. Lo abbiamo incontrato in occasione della loro data a Trezzo sull’Adda (Mi) del 12 novembre scorso (qui il report).

Il vostro ultimo album si chiama “Four By Four”, pubbicato a sette anni di distanza dal precedente. Cosa è successo durante questo intervallo di tempo, prima e dopo la vostra reunion del 2014?
Probabilmente alla fine del 2009 avremmo potuto fare un altro disco, ma credo sia stata una grande opportunità il fatto che la band si sia sciolta. Eravamo stanchi, non l’uno dell’altro, ma di tutto il meccanismo in generale: fare un disco e tutto il resto, una storia infinita. Stanchi dell’industria musicale, eravamo ormai troppo abituati al “fare un disco, vendere un disco”. Ad un certo punto ho detto ai ragazzi: “Hey, abbiamo bisogno di una pausa! Una vera pausa, una lunga pausa.”
Un momento per allontanarci dalla scena musicale, dalle solite cose, ed essere ispirati di nuovo per poter tornare a suonare insieme come Backyard Babies. Ho detto “Quando saremo pronti accadrà, se non accadrà, allora vorrà dire che non era destino.”
Abbiamo ripreso nel 2014 ed eccoci qua. Oggi sembra tutto migliore, più divertente. Nel frattempo non siamo stati completamente lontani dalla musica, ma abbiamo avuto i nostri progetti solisti.

Cos’è cambiato musicalmente?
Siamo migliorati sotto ogni aspetto: il songwriting, la concentrazione su ciò che facciamo e una maggiore consapevolezza nei nostri obiettivi. Abbiamo cercato di capire chi sono i Backyard Babies e cosa amano i nostri fan.
Ai vecchi tempi, se avessi avuto qualche idea pazza tipo aggiungere qualche tocco country in più alle canzoni, lo avrei dovuto fare in questa band. Adesso ho il mio progetto solista e i Backyard Babies sono i Backyard Babies. Provare a dare la versione migliore di questa band è stato il cambiamento più grande. Siamo punk, metal, rock: un po’ di ogni cosa, nello stesso album.

Puoi dirci qualcosa di più riguardo l’ultimo singolo “Th1rt3en or Nothing”?
“Th1rt3en or Nothing” va interpretata come un inno del rock e ha moltissima “attitude”. C’è racchiuso gran parte dello stile Backyard Babies, ma con un nuovo groove. Credo che stasera apriremo il concerto proprio con questa canzone! E’ un po’ una conferma che i Backyard Babies sono tornati!

Dopo molto tempo un nuovo tour insieme. Come ha reagito il pubblico Europeo?
E’ stato grandioso. Fino ad ora, abbiamo fatto otto concerti e ne avremo per altre due settimane. Ogni volta è una grande soddisfazione. Le mie aspettative erano abbastanza basse, non mi aspettavo tutto questo. C’è sempre molta gente agli show e vedo volti contenti, felici di vederci suonare insieme. Questo ci rende fieri: è un dare-avere.

E che cosa ci dici a proposito del “making of” di “Four By Four”?
Da un certo punto di vista è stato un processo semplice. Io lavoro costantemente in studio e scrivo sempre molte canzoni. Le ho portate a Dregen in versione demo dicendo che era roba che avremmo dovuto ascoltare e registrare. Grazie a Dio gli è piaciuto tutto ciò che ha ascoltato e abbiamo iniziato a lavoraci sopra. E poi, come per magia avevamo un album. E’ stato semplice sotto questo aspetto. Avevamo pensato ad un produttore negli Stati Uniti, ma abbiamo preferito avere quello del nostro album precedente. C’era bisogno di qualcuno di cui potevamo fidarci ciecamente e che poteva essere flessibile, in quanto noi ora abbiamo tutti messo su famiglia. E’ stata la scelta giusta.

La band è tornata on stage. Cosa provi?
Come ti ho già detto è grandioso! Alcuni dei nostri fan hanno iniziato a seguirci solo dopo il nostro break e adesso ci vedono dal vivo per la prima volta. Quando siamo stati in tour con gli AC/DC è stata un’emozione indescrivibile vedere nel pubblico tre generazioni di fan.

Cosa credi sia cambiato in questi ultimi tempi nel mercato della musica?
E’ impossibile provare a controllarlo, poiché è come se vivesse di vita propria. Di mezzo ci sono sempre soldi, avidità e grandi compagnie che controllano tutto. Una rock band del nostro calibro si chiede cosa può fare, ma è bloccata da qualche parte. Noi siamo contenti di avere una casa discografica che crede in noi e che ci lascia fare dischi. In Germania e in Giappone (non so la situazione in Italia) riusciamo ancora a vendere un po’ di album. Ci dirigiamo sempre più verso il digital download e lo streaming, ma credo che i veri appassionati del rock vogliano ancora cd e vinili.
Molte band sono costrette a stare spesso in tour perché il calo delle vendite non gli permette di guadagnare abbastanza. Ci sono moltissimi artisti che suonano live e troppi show in giro. E’ un problema perché potrebbe portare a non distinguere una cosa buona da una meno buona. Magari tra cinque anni sarà di nuovo tutto diverso!

Puoi raccontarci un fatto divertente accaduto in Italia l’ultima volta che avete suonato qui?
Non so dirti se è stata l’ultima volta, ma ogni volta in Italia sono sempre dei grandi show! Mi ricordo quando suonammo al Transylvania, ma credo non esista più. Tu pensa che avevamo una sorta di “free-bar”…

E i vostri progetti per il futuro?
Staremo in tour per altre due settimane, poi torneremo a casa e ripartiremo per le date Scandinave. Non sono sicuro di cosa faremo ad Aprile e Maggio a dire la verità, poi avremo tutta la prossima estate impegnata con i festival in Europa. A dire la verità, mi piacerebbe molto suonare in un festival anche in Italia!

si ringrazia per la cortese collaborazione Davide Parolin
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foto: Stefania Marchi

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