Chris Boltendhal – la passione per l’heavy metal

GRAVE DIGGER: INTERVISTA ESCLUSIVA A CHRIS BOLTENDHAL •

In occasione della recente data romana dei mitici Grave Digger (qui il report), Metalforce ha avuto l’occasione di fare quattro chiacchiere con il mastermind Chris Boltendhal che ci fatto un piccolo resoconto di una vita dedicata all’heavy metal e svelato alcuni piani futuri.

Ciao Chris e ben ritrovato. Domanda classica: quando e come sei entrato nel mondo della musica?
CHRIS – Ci sono entrato quando ero un ragazzino, nella mia scuola c’era una band che faceva cover dei Deep Purple. Quando li ho visti, mi è venuta la voglia di diventare una rockstar! E tutto iniziato così.

E quando hai capito che la musica sarebbe stata la tua vita?
CHRIS – Penso che è qualcosa che è nell’anima… e poi arriva un giorno in cui ti rendi conto che questa passione ti seguirà per tutta la vita. Arriva un momento in cui realizzi “Non riesco a non fare musica! Amo l’heavy metal e l’hard rock!”: per me è stato così.

Avete molti lavori nella vostra discografia. Penso sia difficile stilare una scaletta per i vostri concerti, giusto? Su che basi la decidete?
CHRIS – Beh sì, ma alla fine abbiamo canzoni nuove, canzoni vecchie, canzoni più a metà strada… Le canzoni più vecchie sì, sono belle, come “Heavy Metal Breakdown” o “Witch Hunter”, ma alla fine preferiamo il repertorio dagli anni ’90 in poi. Suoniamo un paio di canzoni del periodo “di mezzo”, ma per il resto preferiamo quella parte della discografia.

Siete influenzati dal pubblico o dai fan per la scelta delle vostre scalette? Ad esempio, se suonaste il primo album per intero sarei felicissimo!
CHRIS – Beh, non potremmo mai suonare un album per intero, però ci piace che il pubblico riceva una scelta più ampia possibile e che possa accontentare tutti. Ad ogni persona piacciono canzoni diverse e periodi diversi, e noi cerchiamo di soddisfare tutti i gusti.

Beh, allora dovreste suonare per 4 o 5 ore!
CHRIS – (ride, n.d.r.) Dipende, io penso che per un concerto heavy metal 75 minuti siano abbastanza. Già se si suona per 90 minuti, può risultare eccessivo. Dipende anche da quante band di supporto ci sono, ad esempio se ce ne sono tre, 75 minuti sono abbastanza perché le persone non ce la fanno a resistere così a lungo.

Suonate dal 1980, e sicuramente avete avuto dei problemi all’interno della band durante tutti questi anni. Qual è il segreto per andare avanti e per tenere una band stretta e salda?
CHRIS – Semplice: è l’amore per la musica che facciamo! Un paio di musicisti, Jens (Becker, bassista, n.d.r) e Stephan (Arnold, batterista, n.d.r.), sono nella band da 20 anni o anche più, ed Axel (Ritt, chitarrista, n.d.r.) da quasi 9. Abbiamo tutti un solo obiettivo: suonare heavy metal e portarlo alla gente. È questa la magia dietro la band.

Per quanto riguarda il vostro album “Exhumation (The Early Years)”, perché avete scelto di rimasterizzare i vostri vecchi capolavori?
CHRIS – Quando ascoltiamo la roba più vecchia scopriamo alcune perle, e all’epoca la strumentazione per registrare non era buona come oggi. Vogliamo mostrare queste stesse canzoni ma con un sound diverso, più attuale e migliore. Ecco perché abbiamo selezionate alcune canzone, quelle che consideriamo le perle dei primi album, e abbiamo deciso di fare quest’album.

I vostri testi sono spesso ispirati a tematiche storiche e mitologiche. Come mai?
CHRIS – Non tutte, alla fine si tratta di un paio di album prettamente incentrati su questi temi. Ma ci piace parlare anche di cose più normali, e raccontare alla gente piccole storie. I nostri ultimi due album, “Healed By Metal” e “Return Of The Reaper”, parlano più o meno di storie di vita o piccole storie horror.

E come create una canzone?
CHRIS – Di solito iniziamo da un buon ritornello, o da un buon testo, oppure un bel riff di chitarra, e poi iniziamo a lavorarci sopra. Partire da un riff è la cosa più difficile per ottenere una canzone che sia riconoscibilmente Grave Digger, personalmente penso prima a quello che una canzone rappresenta e poi la tramuto in musica.

Componete in studio, oppure vi mandate le idee via mail?
CHRIS – Normalmente creiamo i pezzi a casa, quando entriamo in studio il materiale è già praticamente tutto pronto, e dobbiamo solo registrare.

Qual è stata la reazione dei fan al vostro ultimo album “Healed By Metal”?
CHRIS – Oh, ottima! Penso che tutti vogliano essere “curati dal metal”, perciò i fan lo hanno accolto calorosamente e ne siamo veramente soddisfatti. È un tipico album heavy metal tedesco dei Grave Digger, vi abbiamo messo tutti i nostri marchi di fabbrica. È stato molto ben recepito!

Che album consiglieresti a qualcuno che non ha mai ascoltato i Grave Digger?
CHRIS – Penso che per iniziare a conoscere i Grave Digger si potrebbe iniziare da… mmm… forse “Tunes Of War”, “Excalibur”, “The Grave Digger” o “Return Of The Reaper”. Queste potrebbero essere delle ottime scelte per iniziare.

Preferisci suonare in un festival all’aperto oppure in un piccolo club al chiuso?
CHRIS – Sono due cose ben diverse, ed ognuna ha la sua magia. Suonare davanti a 150 persone in un piccolo locale è ugualmente emozionante rispetto a suonare davanti a 40.000 persone, dipende dalla chimica che si viene a creare tra i fan e la band alla fine.

Che ne pensi dei fan italiani?
CHRIS – Sono folli! Amo l’Italia, e ho visto cosa è successo stasera, tutti conoscevano le parole e cantavano a pieni polmoni. Ci ha fatto tantissimo piacere!

Quali sono i vostri piani futuri?
CHRIS – Alla fine dell’anno il tour sarà finito, abbiamo un paio di show programmati per l’inizio del 2018, e con l’anno nuovo inizieremo a comporre per il prossimo album, che sarà pubblicato a settembre con Napalm Records.

E avete già dei pezzi pronti?
CHRIS – Non ancora, ma abbiamo parecchie idee. Non ci fermiamo mai, siamo sempre pieni di creatività ed energia, e con queste idee possiamo andare avanti ancora per almeno un paio di album.

Grazie mille per il tempo dedicato a METALFORCE!
CHRIS – Grazie a voi!

traduzione Ivan Spurio Venarucci   

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