Death D.T.A.: l’immortale eredità di Chuck Schuldiner

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DEATH D.T.A.: INTERVISTA ESCLUSIVA A BOBBY KOELBLE •

Il 21 aprile 2016  è una data storica per i metallers del Nord Italia: molti giovani cresciuti con i dischi della band floridiana che ha cambiato in maniera radicale la musica metal, portandola all’estremo e successivamente esplorando nuove soluzioni compositive, hanno finalmente potuto incontrare alcuni dei loro eroi ed ascoltarli suonare quelle canzoni immortali live davanti a loro! Ovviamente vedere i Death senza Chuck è un po’ come andare ad un concerto dei Queen senza Freddie Mercury, ma sulle assi del Circolo Colony di Brescia Bobby Koelble, Max Phelps e la mitica sezione ritmica Steve DiGiorgio/Gene Hoglan hanno rinverdito i fasti di un’epoca che, perlomeno per lo spazio di alcune canzoni, si è rimaterializzata agli occhi, alle orecchie e nel cuore dei fans presenti. Per i lettori di  Metalforce, la nostra Sharon Gallo ha intervistato proprio il buon Bobby Koelble, ascia dei D.T.A.!

Ciao Bobby, grazie di poterci dedicare un po’ del tuo tempo. Hai collaborato con Chuck Schuldiner nel periodo di maggior successo dei Death: quale è il tuo ricordo di Chuck e di quei tempi?
BOBBY – Era una persona molto divertente, era fantastico. Io e Chuck ci siamo conosciuti molto tempo fa, in pratica ci conoscevamo di vista da una vita. Avevamo un amico in comune che lavorava in un negozio di dischi, e quando ha avuto bisogno di un nuovo chitarrista nella band, lui ci ha messo in contatto, mi ha chiamato e abbiamo fissato un’audizione. Era una grande persona e vivevamo vicini, per cui ci fu ancora più facile incontrarci e diventare grandi amici! Fu grandioso tutto il tempo che rimasi nella band, fu davvero divertente. Lui era davvero un ragazzo normale, non era il tipico metallaro grezzo e arrabbiato che uno si aspetta, lui amava gli animali, amava lavorare in giardino, amava cucinare. Ci sono molti ragazzi del mondo metal che sono così fuori dal palco, ma non te lo aspetteresti mai! Era un tipo divertente, gli piaceva fare lo sciocco e ridere.

Aver suonato nei Death ha in qualche modo influenzato la tua carriera musicale nel comporre e nel suonare?
BOBBY – Oh sì, credo proprio di sì. Credo che ognuno sia il prodotto delle proprie esperienze passate e delle proprie influenze, indipendentemente da quali esse siano o siano state. I Death hanno definitivamente cambiato il modo in cui io suono e scrivo heavy metal. Sono stato nella band per un paio d’anni, ed ero immerso nella situazione continuamente, quindi è stato inevitabile che le situazioni e la vita andassero a plasmare il modo in cui sarei andato a pensare musicalmente nel futuro.

Il DTA Tour (Death To All Tour n.d.r.) sta andando alla grande in tutto il mondo: vi aspettavate tutto questo successo? Vi aspettavate che i fans non avessero mai dimenticato i Death dopo la morte di Chuck?
BOBBY – Oh è davvero grandioso, sì! E ai concerti ci sono moltissimi ragazzi più giovani, ragazzi che vanno ancora a scuola, che hanno l’età dei fans che venivano ai nostri concerti dei vecchi tempi! Ci sono molte persone che non hanno mai avuto la possibilità di vedere Chuck. Posso dire di essere sorpreso sì, negli anni ’90 l’heavy metal per un periodo, non dico che fosse scomparso, ma era stato quasi completamente sommerso dalla musica mainstream. Negli anni 2000 è tornato prepotentemente. Per noi è bello vedere la reazione di questi ragazzi, è bello incontrare i nostri fans e vedere l’impatto che la nostra musica ha su di loro.

Siete dei grandi musicisti e le vostre canzoni sono molto tecniche: c’è una canzone che trovate più complicato eseguire?
BOBBY – Credo che nel repertorio di ogni band ci siano dei brani più difficili e dei brani più facili da eseguire. Il lavoro qui è più difficile per me che per Gene Hoglan a dire la verità, quel ragazzo è davvero un’animale! Fa un ottimo lavoro, suona delle cose davvero complicate! A tutti noi della band piacciono le sfide in ambito musicale, ci divertono! Quindi sì, alcune sono più difficili di altre, ma come nello studio delle lingue, alcune lingue sono più difficili di altre, e credo sia così per ogni cosa.

Ci sono dei progetti futuri?
BOBBY – Sì, io ho un progetto di musica heavy di cui ancora non abbiamo deciso il nome. Tu come ti chiami?

Io? Mi chiamo Sharon…
BOBBY – Sharon… Sì, forse lo chiameremo proprio così! (ride scherzando) Ti manderemo una copia dell’album! E’ un progetto con un mio amico del Canada che attualmente fa parte della tribute band dei Death. Dovrebbe essere tutto pronto tra l’estate e Settembre/Ottobre non posso dire nulla con più precisione perché non abbiamo un’etichetta, è un album autoprodotto. Sono molto attivo come musicista, suono jazz, fusion, jazz/rock, funk, suono con il bassista Dave LaRue, che ha suonato con Steve Morse e i Dixie Dregs, e tutti grandi musicisti di questo tipo.

Che cosa pensi del pubblico Italiano? E’ la prima volta che suoni in Italia?
BOBBY – I fans italiani sono molto affettuosi! Abbiamo suonato qui in Italia nel 1995, a Milano. Sono tornato qualche anno fa anche con i Nader Sadek, una sorta di “conceptual-band” messa insieme da un visual artist, all’epoca suonavo con Flo Mournier dei Cryptopsy, Rune Eriksen dei Mayhem, Travis Ryan dei Cattle Decapitation e Martin Rygiel dei Decapitated, ed abbiamo suonato in questo stesso club! Abbiamo suonato anche a Roma, amo l’Italia! Steve DiGiorgio, puoi intuirlo dal suo nome, ha origini italiane! E’ bello tornare qui e suonare per i grandi fans italiani!

traduzione Connor 
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 riprese:  Sharon Gallo – elaborazione video:  Federica Borroni