Destruction – pace, amore e… thrash!

DESTRUCTION: INTERVISTA A MIKE SIFRINGER •

 

Il Rock The Castle a Villafranca di Verona ha riunito, nella seconda giornata del festival, una selezione delle migliori band thrash metal europeee e statunitensi di tutti i tempi. Gli amici di Metal Maximum Radio, nell’occasione, hanno incontrato Mike Sifringer, chitarrista dei tedeschi Destruction. Ecco di cosa ha parlato in questa intervista con DJ Mike. (il podcast dell’intervista a questo link)

 

Ciao! Qui DJ Mike per Metal Maximum Radio! E oggi sono qui con Mike dei Destruction! Ciao Mike, come stai?
MIKE –
Ciao Italia! Tutto bene! Ho appena suonato ad un festival qui appena fuori Verona, in un castello, mi sono divertito sul palco e mi è sembrato che anche il pubblico si sia divertito, e ne sono felice!

Molto bene! Ho alcune domande per te, e la prima è piuttosto semplice: come descriveresti in poche parole la carriera dei Destruction?
MIKE –
Mmmm… è stato un cammino difficile. Ma sai, se non pedali non arrivi da nessuna parte. A volte non è stato affatto facile, ad esempio nel nostro primo tour negli Stati Uniti. Sono stati due mesi e mezzo all’interno di un piccolo furgone, si viaggiava in continuazione, niente aria condizionata, sudore in tutto il veicolo. Ma a conti fatti ho dei ricordi molto belli. Se non lavori duro non arrivi da nessuna parte. Sono felice di aver visto praticamente tutto il pianeta, molti paesi, molti volti felici, ciò mi rende orgoglioso e felice.

Per quanto riguarda il vostro ultimo album, ‘Thrash Anthems II’, la copertina è veramente bella. Chi l’ha disegnata?
MIKE –
L’idea è stata di Schmier (voce e basso, n.d.r.), le catene e tutto il resto, sai anche che abbiamo due versioni, quella rossa e gialla e quella blu, successiva. L’idea e il disegno iniziali sono opera del maestro Schmier.

Com’è stata la ricezione di ‘Thrash Anthems II’ da parte della stampa e dei fan?
MIKE –
Non ho sentito ancora molte lamentele! Alcune persone sono state sorprese dal fatto che abbiamo fatto un secondo ‘Thrash Anthems’, ma avevamo molte buone canzoni, e ci siamo detti: perché non farne un altro? Forse è stato un rischio, ma finora tutto alla grande!

Nella tua carriera con i Destruction, se tu dovessi scegliere un solo album o una sola traccia da far sentire a una persona che non ha mai ascoltato i Destruction, per fargli conoscere la vostra musica, quale sceglieresti?
MIKE –
Beh dipende se conosco i gusti del tipo! Nella nostra carriera abbiamo cambiato sound e stile diverse volte, perciò è difficile scegliere una sola canzone. Forse la più matta è ‘Release From Agony’, l’intero album è veramente da matti e fa ancora successo. Però è veramente difficile scegliere una sola canzone.

E qual è l’album che rappresenta al meglio i Destruction?
MIKE –
Chi può dirlo? È stato tutto un processo di 34 anni. Ogni volta abbiamo dato il massimo. È come se tu chiedessi ad una madre con otto figli quale sia il suo preferito. È difficile fare una scelta. 

Per quanto riguarda i testi di ‘Thrash Anthems II’, quali sono le vostre principali influenze?
MIKE –
Anche questo dipende in base ai diversi periodi. Agli inizi il nostro inglese non era così buono, sai, quando hai 17 o 18 anni non hai un’ottica riguardo la politica e il mondo, pensi a Satana e a tutte queste cose molto black metal, ma poi cresci… tutti noi siamo sempre stati molti interessati alla politica e alla storia, e ci sembrava stupido continuare a parlare dell’inferno, di Satana e di questa roba. Ci siamo evoluti, e ci siamo addentrati nella politica, in tematiche sociali e forse anche un po’ punk, ma mi piace il nuovo stile. Non vogliamo insegnare nulla a nessuno, ma se c’è qualcosa che non è giusto devi dirlo. Forse qualcuno potrà avere qualche idea o spunto dalla nostra musica. 

Nei vostri album, nell’ultimo o in quelli precedenti, c’è qualche messaggio che volete comunicare ai vostri ascoltatori e ai vostri fan?
MIKE –
Pace e amore! (ride, n.d.r.) Detta così è molto hippie, lo so… ma in generale mi piace parlare con Schmier di tutto ciò che ci circonda. Ad esempio, l’avidità è uno dei grandi problemi dell’umanità, il volere sempre di più, l’avere tutto e ancora volere di più, e si finisce sempre per togliere ad altri. Succedono molte cose spiacevoli, e l’umanità è veramente stupida. Molte cose si potrebbero risolvere se le persone perseguissero dei buoni ideali, ma tutti non fanno altro che dire “voglio questo, mi serve questo”. Così distruggeremo il pianeta e le nostre stesse vite. Può sembrare il messaggio di un prete, non una cosa adatta al metal, ma fanculo, questa è protesta! Protesta contro gli idioti. Chi ha bisogno di 10 macchine o di 5 barche? Capitalismo… (ride, n.d.r.) 

Com’è la vostra relazione con i fan italiani?
MIKE –
Amiamo molto venire a suonare qui! I fan italiani sono dei pazzi, molto appassionati, e belle persone! L’anno scorso in Italia abbiamo avuto dei problemi con il promoter, che ha detto cose brutte su di noi. Siamo arrivati alla location e non c’era impianto, non c’erano luci, non c’era niente, e abbiamo dovuto cancellare lo show perché non si poteva suonare. E lui ci ha buttato merda addosso, dicendo che eravamo degli arroganti. Ma se la gente va ad uno show e paga, vuol dire che vuole vedere un minimo di qualità, non solo rumore. Semplicemente non era un posto per suonare. Però questa è stata l’unica esperienza negativa, in genere amiamo venire qui. 

Ma oggi avete fatto un grandissimo show nel castello di Villafranca qui a Verona! Io vi ho visti, ma per chi non vi ha sentito: cosa si dovrebbero aspettare da un live dei Destruction?
MIKE –
Beh, per lo meno che sia veramente tutto live. Solo tre strumenti ed una voce, niente orpelli, niente plastica. Molte band hanno basi, cori che spuntano dal nulla, una seconda chitarra anche se c’è un solo chitarrista. Noi non lo facciamo: la gente può aspettarsi un live genuino al 100%. E poi grande energia, quello sì! 

Durante quest’anno, come vi siete sentiti sul palco in quanto band?
MIKE –
Beh, è sempre una gran cosa stare sul palco. Non cambia mai. Più passa il tempo e più diventa divertente, perché conosci i trucchi del mestiere, sai come risolvere il problema se qualcosa va storto, a volte hai palchi e sound pessimi, ma più invecchi e meglio riesci a gestire gli errori e sistemarli. È sempre bello andare sul palco, non è una questione di anno… beh poi quest’anno abbiamo suonato di nuovo in Giappone, credo sia la sesta volta nella nostra carriera. Abbiamo suonato anche a Singapore, in Thailandia, poi anche un tour australiano di otto date. È stato una figata. 

Ok, per me è tutto! Grazie per il tuo tempo, per la tua passione e per la tua musica, e grazie per il vostro live di oggi!
MIKE –
Grazie a te! Grazie, Italia!

 

 ringraziamo Ivan Spurio Venarucci per la cortese collaborazione

 potete ascoltare l’intervista completa a questo link