Folkstone: tra goliardia e denuncia sociale

FOLKSTONE: INTERVISTA ESCLUSIVA A LORENZO MARCHESI •

 

In occasione del loro Oltre il Tempo Tour del 2018, Lorenzo Marchesi (singer) ci ha gentilmente concesso un’intervista il 24 marzo, all’Alchemica Music Club di Bologna, per rispondere a delle domande circa il loro ultimo album e i retroscena di alcuni pezzi di esso e, soprattutto, sulla loro evoluzione dal primissimo disco “Folkstone”, lavoro che hanno portato per intero in questo tour.

Ciao Lorenzo! Sono qui per conto di Metalforce. Innanzitutto ti ringrazio moltissimo per questa possibilità.
LORE: Figurati! Grazie a te.

Cominciamo a parlare di Ossidiana: come è nato e come siete giunti a questo titolo, e cosa significa?
LORE: Dirti come è nato l’album sarebbe troppo lungo (ride). Per quanto riguarda il titolo “Ossidiana” è proprio perché è un vetro, una pietra vulcanica che cambia nel tempo e prende forma, è molto cromatica e sia dolce che tagliente nelle forme. Diciamo che rispecchia proprio i Folkstone in questo momento: siamo cambiati negli anni, anche se comunque rimaniamo un gruppo rock, metal. E quella pietra nera, tagliente, che si trasforma nel tempo, ci ha preso subito. Quindi abbiamo detto: “Ok rappresenta bene i Folkstone attuali”.

Per l’aggettivo “tagliente” possiamo anche riferirci a canzoni come “Psicopatia” o “Sabbia Nera”; indubbiamente pezzi di denuncia.
LORE: Anche “Scintilla” penso. Sì, c’è dentro un po’ di tutto come sempre, raccontiamo di storie e raccontiamo anche di noi.

“Ossidiana” è un disco un po’ più ampio per certi aspetti. Un disco che tocca più atmosfere, cosa che nei dischi precedenti non è successo, almeno non in questa misura. Insomma, negli album scorsi non si può parlare di un vero concept che segue tutto il disco, ma le atmosfere a grandi linee erano quelle. In “Ossidiana” invece toccate lidi fin qui in esplorati, in “Asia” siete approdati in Oriente per esempio, quindi cose ben lontane dalle vostre corde.
LORE: Vero, giustissimo. Per altro quel pezzo tocca come testo corde lontane, spazia. Ma anche come struttura, come mood, come sound. È il pezzo che secondo me più rompe di più rispetto ai Folkstone. Poi anche la sperimentazione di “Dritto al Petto” che ha fatto Robi, che diverge proprio dalla sonorità degli altri pezzi. Per quanto riguarda le altre canzoni, va bene che ne cambia la sonorità, ma le riconduci a noi come gruppo. Questi due invece sono quelle in cui abbiamo voluto sperimentare di più, e uscire un po’ dal solito. Che poi è una cosa che come sempre provoca commenti discordanti. Si sa che queste cose succedono. Potevamo anche decidere di non metterle, però è un po’ assurdo ragionare così: se una cosa piace al gruppo, la si fa senza star lì a fare delle dietralogie. Per forza si va contro i gusti di qualcuno, soprattutto se esci da quello che hai sempre fatto. E così è stato nei nostri album; perché comunque siamo partiti in un modo e nei nostri cinque dischi abbiamo sempre cercato di innovarci, di percorrere altre strade, ma non forzate, quelle che ci venivano in quel momento.

Quindi questo è sotto certi aspetti anche un disco un po’ più impegnato socialmente. D’accordo che anche prima potevamo vedere pezzi “impegnati” come “L’ultima Notte”, ma qui forse questa componente è in risalto.
LORE: Sì. Come sempre raccontiamo quello che viviamo. Quindi ci sono anche fatti di cronaca, tipo “Scintilla” che parla della resistenza curda, è dedicata alle donne combattenti curde. Che adesso, purtroppo, sono state dimenticate. Prima erano degli eroi, poi sono arrivati i turchi, quindi le lasciano massacrare liberamente. Parliamo anche di cose che vediamo, c’è dentro un po’ di tutto. In “Psicopatia” parliamo di questo egoismo imperante che sta dilagando, che secondo me è quello il pezzo un po’ più di denuncia sociale. C’è dentro di tutto, come ti dicevo.

Cos’è cambiato però dal primo album a oggi? Come eravate allora, e come pensi che siate oggi?
LORE: Sicuramente eravamo molto più “goliardici”, mettiamola così… anche se non è cambiato molto (ride). Vabbe’ però anche musicalmente parlando eravamo molto più goliardici, era tutto molto più grezzo. I pezzi erano abbastanza semplici, ma nel tempo gli arrangiamenti e tutto il resto sono cambiati. Si tende a fare sempre qualcosa di più… non dico sofisticato, ma non ci si accontenta più dei semplici due accordi. Mentre come attitudine da palco siamo sempre quelli, anzi, forse è meglio darsi una calmata. (ride).

Perché avete scelto di fare questo tour di “Folkstone” dopo appena pochi mesi dell’uscita da Ossidiana?
LORE: Beh, perché abbiamo fatto i club a Novembre quindi abbiamo girato più o meno le stesse zone d’Italia, le stesse regioni. Abbiamo pensato che un altro tour nei club cadeva proprio a fagiolo con il decennale di “Folkstone” quindi abbiamo cambiato scaletta – che poi comunque ci saranno alcuni pezzi di “Ossidiana” – e abbiamo deciso di tornare nei club proponendo una scaletta nuova per uno spettacolo nuovo. Non avrebbe neanche avuto molto senso ritornare nei club con la stessa scaletta di Novembre. Quindi abbiamo rispolverato alcuni pezzi di “Folkstone” che non suonavamo veramente da tanto, abbiamo deciso sette date e siamo tornati nei club per divertirci. Perché sostanzialmente si suona per quello.

“Anna” è stata una canzone su cui si è dibattuto in lungo e in largo. Moltissime persone, me compreso, vorrebbero sapere di cosa parla e chi è questa fantomatica figura. Sempre che si tratti di una persona perché c’è addirittura chi ha detto, anche se mi sembra parecchio assurdo, che sia una qualche tipo di droga.
LORE: No, no, non è una droga strana. Mi ricordo ancora quando mi è venuto in mente, su questo pezzo, di scrivere quelle parole, perché io e Robi siamo partiti a scrivere da una mia frase: “ballava attorno al suono”. L’idea del pezzo era che: nel mio vaglio peregrinare, fra show e cose varie, avevo visto una ragazza che ballava semplicemente, e, ascoltando il mood di quel pezzo – perché avevamo già la parte strumentale – mi tornava in mente quella ragazza che ballava e se ne sbatteva allegramente di tutti gli altri che aveva intorno. Da lì è partito tutto il mio trip mentale intorno a quello che lei poteva pensare, anche se in realtà in non so minimamente a cosa stesse pensando. Allora lì tutta la canzone gioca intorno a questo: che mentre ti lasci andare scopri che fai parte dell’universo e sei tutt’uno con esso. Quando senti la musica e ti lasci andare a quel ritmo completamente, fai parte di qualcosa che è più grande di te, che manco lo conosci ma ne sei trascinato. E da lì partiva tutto un trip che sconfinava anche nella psichedelia, è per questo forse che può richiamare all’uso di droghe, ma non partiva da lì il ragionamento. Comunque io questa ragazza non so neanche come si chiami, ti dico la verità. Non gliel’ho neanche chiesto, parlandone con Robi c’è stato parecchio dibattito sul nome, e poi è venuto fuori “Anna”.

Figo. Non pensavo a qualcosa del genere. Come mai siete mai emigrati verso Tommy Vetterli per il mixaggio, “abbandonando” Yonathan?
LORE: Yonni aveva fatto da produttore ma non aveva mai fatto i mixaggi. Lui ci ha sempre aiutati a scrivere i pezzi. Ma ci ha anche aiutati a scrivere musicalmente dei pezzi. “Omnia Fert Aetas” l’ha scritta lui musicalmente, noi ci abbiamo messo il testo e le linee di cornamusa. Anche della stessa “Anna” il mood musicale è suo. Abbiamo collaborato ancora assieme, però il mixaggio l’ha fatto Vetterli. Un po’ perché Yonni adesso vive in Israele, quindi non era più pensabile fare il mix con lui. Vetterli lo conoscevamo di fama, lo abbiamo conosciuto di persona e si è rivelato un grandissimo professionista oltre che una grande persona. Abbiamo voluto provare e il risultato è super. Ci ha dato una grossa mano a far uscire la batteria, ha fatto un gran lavoro sulle voci. È stato figo lavorare con lui, siamo contenti.

Come mai Silvia non fa più parte della lineup?
LORE: Soprattutto nell’ultimo album l’arpa si è un po’ eclissata come strumento. La verità è questa. E non sentivamo più la necessità di avere un riferimento così forte. Perché se hai una persona che suona uno strumento sul palco deve suonarlo. Semplicemente è nato tutto da lì, per questo album abbiamo deciso di puntare su altro, ma non volutamente, i pezzi sono nati così. Se l’arpa non c’era non potevamo inventarci di metterla. Non c’è nulla di personale, tra l’altro ad Asti è venuta a suonare con noi durante la tournée di Ossidiana.

Tralasciando le influenze musicali di cui avete parlato in lungo e in largo in altre interviste. Quali sono le cose della vita quotidiana che ti ispirano?
LORE: Di solito proprio il vissuto. Le riflessioni e i pensieri che fai sulla tua vita. Poi mi ha sempre ispirato la montagna nella parte musicale, mi viene sempre da pensare a quella roba lì. Mi rendo conto magari a volte di essere ripetitivo. Però poi è slegata dal testo quindi è solo un riferimento musicale e di melodia che mi viene in mente quando suono.

Come mai avete scelto in passato e ancora oggi scegliete di auto-produrvi?
LORE: Perché in realtà ci troviamo bene così. Da “Il Confine” in poi non abbiamo più sentito la necessità di affidarci in toto come produzione a qualcuno che poi abbia anche la proprietà fisica del master. Noi ci arrangiamo e ci va bene così. Poi ognuno fa le sue scelte, non è che farne una è migliore di farne un’altra. Noi ormai siamo abituati così e ci sta bene così. Poi collaboriamo con la distribuzione: abbiamo avuto “Audioglobe” e adesso abbiamo “Universal Music” che cura la distribuzione. Ma la casa discografica è la nostra. È più laborioso e dispendioso, ma è una roba completamente tua, quindi se sbagli o fai bene è tutta colpa tua e te la gestisci da te. Non ci sono rimpianti.

Come mai anni fa siete venuti qui a Bologna per una tappa di “Oltre l’Abisso”, e avete scelto Zona Roveri. E da due date a questa parte scegliete l’Alchemica che è un posto che, per quanto lo apprezzi, è molto piccolo per voi, per questioni di spazio sul palco.
LORE: Noi stiamo dappertutto. Non è un problema lo spazio. Non ricordo neanche perché siamo andati in Zona Roveri, tramite i promoter ci hanno chiamato. Non so bene come risponderti, non c’è un buon motivo, ma ti assicuro che ci stiamo.

Vediamo, magari qualcuno ti accoppa con il bordone della cornamusa.
LORE: Di sicuro (ride).

So, perché lo dici spesso, che “Prua Contro il Nulla” è una delle canzoni a cui sei più legato. La domanda però è di dirci una canzone a cui sei legato in particolar modo e perché.
LORE: Beh, ovviamente ce n’è più di una. A Prua sono molto legato perché l’ho scritta in un determinato momento in cui non avevo nessuna direzione reale di vita. Mi è rimasta impressa perché ho vissuto quel periodo navigando a vista e mi sono aggrappato alla musica. Mi è sempre piaciuto suonarla e mi piace il significato. Mi piace ancora adesso perché ho dato due binari alla mia vita ma quei due sono spessi come le nostre ferrovie, fanno un po’ cagare. Si interrompono, ci sono incroci, non si sa mai cosa succeda.

Parliamo di Sabbia Nera e dalla sua critica rivolta alla società dei consumi.
LORE: È una critica rivolta al nostro benessere. È un po’ come quando parliamo di “Psicopatia”, non ci rendiamo conto che siamo una bolla di benessere esagerato. Anche una persona medio-bassa, come posso essere io che lavoro in una carpenteria, non si rende conto di quanto siamo fortunati e di quanto benessere abbiamo. Però di contro, sta salendo un egoismo pazzesco nei confronti di chi ha meno di te. È quella la pazzia fondamentale: noi abbiamo un sacco e odiamo chi ha di meno. Il mondo, secondo me, sta prendendo questa piega. La tecnologia ne fa parte, perché per fare tutti i nostri telefonini, di cui non riusciamo a fare a meno, mandano i bambini a morire nelle miniere per raccogliere la famosa sabbia nera ( n.d.r. coltan) ed è un dato di fatto. Bisogna almeno esserne consci e magari non esagerare, non sparare merda sul genere umano e non sentirsi più di qualcun altro, non sentire la propria cultura superiore a quella degli altri.

Siamo alla fine: vuoi dire qualcosa a Metalforce?
LORE: Grazie, che mi hai fatto delle belle domande. E poi volevo parlarti del discorso di Casal Romano del 13 aprile. Perché questa di stasera doveva essere l’ultima data del tour di “Folkstone”, poi, girando l’Italia, abbiamo trovato tanto affetto e partecipazione dei fan a questa particolare scaletta. Quindi abbiamo deciso di fare una festa che chiuda definitivamente il discorso a Casal Romano. Saranno con noi i “Furor Gallico”, faremo la scaletta di “Folkstone” e faremo anche un acustico finale dopo il concerto, sotto il tendone, come già era successo sempre lì a suo tempo. Sarà un’occasione per chiudere questo cerchio e divertirsi a manetta ancora una volta tutti insieme.

Abbiamo finito grazie mille!
LORE: Grazie a te!


  elaborazione video Federica Borroni