Follow The Cipher: la nuova era del metal

FOLLOW THE CIPHER: INTERVISTA ESCLUSIVA ALLA BAND •

 

Il metal è un genere bello perché vario… e lo è ancora di più quando una band riesce ad autodefinire la propria proposta musicale. Anche i Follow The Cipher appartengono a questa categoria e con il loro ciphermetal sono pronti a conquistare l’Europa. In attesa di pubblicare il loro primo disco sotto l’egida di Nuclear Blast il prossimo 11 maggio, Metalforce vi offre un’esclusiva ed esaustiva intervista condotta qualche tempo fa con il combo svedese, presentandovi anche alcune sfaccettature di cui, forse, non eravate a conoscenza.

Ciao ragazzi e benvenuti su Metalforce. È un piacere ospitarvi. Come va?
KEN –
Ciao e grazie. È un piacere altrettanto per noi essere qua!

Ken, i Follow The Cipher era inizialmente un progetto nato per essere una creatura solista, ma col tempo si è estesa fino a diventare una vera e propria band. Cosa ti ha spinto ad allargare i tuoi orizzonti, se cosi possiamo dire?
KEN – Sì, all’inizio sembrava una cosa divertente realizzare un progetto solista, perché non permetti a nessuno di scontrarsi con la tua forza, puoi fare le tue cose con i tuoi ritmi e esattamente nel modo in cui vuoi farle. Ovviamente non so cantare, ehehe.
VIKO – Ahahahaha.
LINDA – Sì che sai cantare! Ti ho sentito! Puoi cantare!
KEN – No, no! Non so farlo… Ad ogni modo, avevo bisogno di qualcuno che cantasse le canzoni che stavo per completare, così mi sono messo in contatto con un management che mi ha aiutato a testare alcune persone che si sono poi presentate alle audizioni. C’erano cinque o sei persone che si erano candidate come cantanti e Linda era l’ultima che abbiamo provinato. La decisione è stata piuttosto rapida e le abbiamo affidato questo ruolo. Poco dopo mi è balenata in testa l’idea di mettere su una band, perché era una cosa divertente e ho voluto fare un passo in avanti. Non so spiegarti il perché, so solo che è successo! Era altresì divertente poter suonare questo tipo di musica con gli amici, anche perché col tempo ci si potrebbe annoiare a suonare in proprio e a scrivere testi per i fatti propri. Potrebbe sembrare una causa persa che, nel nostro caso, si è rivelata una cosa buona!

I Follow The Cipher sono una band ancora nuova nel panorama musicale ma già siete stati etichettati come la nuova sensation del metal svedese. Che effetto vi fa essere etichettati in questa maniera?
VIKO – Credo sia una cosa grossa, come posso definirla Ken? Responsabilità?
KEN – Sì, decisamente!
VIKO – Ti grava un po’, ti sta sulle spalle, ma allo stesso tempo è veramente fantastico e divertente. Siamo super entusiasti di questo! Sembra bello, ovviamente!
KEN – Sì, è sconvolgente, è una grandissima opportunità!
LINDA – Io devo ancora capire se sono sveglia o se sto ancora sognando o se, addirittura, mi trovo in una fase intermedia. In futuro, magari, questa cosa potrebbe anche crescere…

Recentemente siete stati annunciati nel roster di Nuclear Blast. Come è nata la vostra collaborazione? Vi siete proposti voi o è stata l’etichetta ad avervi notato?
KEN – No, non è andata così. Credo che sia stato Jonas, il nostro bassista, a metterci in contatto. Sai, lui è in contatto con Par, il bassista dei Sabaton e si sono messi a discutere in merito a questa faccenda. Tuttora nemmeno io so come sia andata, ma so che Par ci aveva suggerito di provare a proporci alla Nuclear Blast. Terminato il nostro live con i Sabaton, abbiamo scoperto che Markus di Nuclear Blast era presente all’evento ed era lì ad osservarci, subito dopo il concerto ci siamo presentati al bar riservato ai vip, agli artisti e lo stesso Markus ci aveva detto che l’etichetta ci aveva già messo gli occhi addosso da due anni o qualcosa del genere… Dopo quel concerto, abbiamo avuto ottimi riscontri da parte di Markus e ci aveva comunicato l’intenzione di voler lavorare con noi. Quello è stato il punto di inizio. Gli abbiamo inviato un paio di demo e così via. Diciamo che si è trattato di trovarsi al posto giusto nel momento giusto. È stata semplice fortuna!
VIKO – A dire il vero, non avevamo ancora finito il disco, per cui tutto il processo si è svolto molto frettolosamente sino ad arrivare il punto in cui ci troviamo oggi.
KEN – Per noi è una cosa piuttosto incredibile, poiché non avevamo per le mani alcun tipo di materiale. Questo è il nostro primo disco, quindi siamo molto sorpresi del fatto che un’etichetta di questo calibro abbia voluto correre il rischio e cogliere l’occasione di lavorare con noi. È difficile da capire ma ne siamo giustamente consapevoli, ehehe.

A maggio uscirà il vostro self-titled album. Il disco è stato anticipato ben da due singoli, “The Rising”” e l’ultimo “Valkyria”. Pensate che questi possano essere un buon biglietto da visita per la band?
VIKO – Credo che questi due brani rappresentino piuttosto bene il sound dei Follow The Cipher. Una delle ragioni per cui abbiamo scelto “Valkyria” come singolo promozionale accompagnato da un vero video è perché volevamo mostrare gli elementi appartenenti al nostro sound: ci sono infatti le parti metal, gli urli, le voci di grande intensità… All’inizio hai questa dualità delle voci che creano un’atmosfera che ti portano a ballare, era il brano perfetto da presentare al pubblico. Credo sia un ottimo pezzo.
KEN – Penso che entrambe le canzoni possano rappresentare bene il disco. Il resto dell’album è abbastanza versatile, diverso. Rimaniamo comunque sempre nella stessa categoria, pur avendo maturato altre cose nelle altre canzoni presenti nel disco, quindi sì… questi due singoli rappresentano bene il nostro sound, come hai detto tu!

So che forse è bruttino da dire – e in tal caso mi scuso con tutti quanti voi – ma ho letto in giro che molta gente ha accostato la vostra proposta musicale ai ben più noti Amaranthe, anche se personalmente credo che la voce di Linda sia più grezza, più forte rispetto a quella pop, delicata di Elize Ryd. Invece, se posso dirlo, io ascoltando “Enter The Cipher” ho avuto la sensazione di ascoltare i Nightwish, sensazione che è svaporata sempre di più, ascolto dopo ascolto, tant’è che la vostra musica è molto più personale. Se doveste descrivere la vostra proposta musicale, come la descrivereste al vostro pubblico?
LINDA – Beh, la band è composta da cinque persone diverse, spesso scherziamo molto su questo ma io credo che i Follow The Cipher abbiano un proprio genere, non so se voi ragazzi siate d’accordo con me (Linda era in video conferenza con la sottoscritta e i due chitarristi, ndr).
KEN – Noi cerchiamo di creare un nostro genere, sì.
LINDA – Sì, noi vogliamo fare qualcosa che sia funzionale per noi. Volevamo far qualcosa di nuovo, per cui perché non avere un nuovo genere musicale? Io credo che il “cipher metal” sia il nostro genere!
KEN – Io vorrei aggiungere che la gente tende spesso a categorizzare il nostro sound. Solo perché noi abbiamo una donna nella formazione e suoniamo metal, non significa che suoniamo allo stesso modo di altre band! Alissa White-Gluz, frontwoman degli Arch Enemy, ha sottolineato molto bene questa questione in un video diffuso in rete qualche tempo fa, dove diceva di essere anche lei piuttosto frustrata per questa situazione! Non significa che se c’è una persona che guida la band, allora tutte le band suonino alla stessa maniera. Proprio per questa ragione, credo che i Follow The Cipher non possano appartenere alla stessa categoria che vede inclusi gli Amaranthe, siamo distanti miglia e miglia! Cerchiamo sempre di includere anche altri elementi all’interno della nostra musica. Ad ogni modo, gli Amaranthe sono una grandissima band, mi piacciono abbastanza ma con questo voglio dire che noi cerchiamo di fare le nostre cose, non tentiamo di emulare altre persone!
VIKO – Per quel che mi riguarda, non credo vi siano problemi se un fan ci associa alla stessa categoria a cui appartengono gli Amaranthe. Voglio dire: se ti inventi qualcosa di nuovo, non dovresti dire: “Suona così, suona cosà”. Bisognerebbe sempre pensare che quando ci si paragona ad altre band bisogna valutarne il sound e via discorrendo…

Questa domanda è rivolta a Ken: so che in passato hai avuto modo di collaborare con i Sabaton per la stesura di “Carolus Rex”, tant’è che il brano è presente nel vostro omonimo debut album. Posso chiederti a cosa è dovuta la scelta di inserire questo pezzo particolare nel disco?
KEN – Mmmh, a dire il vero è stato Markus di Nuclear Blast a tirare fuori questa idea, suggerendoci di inserirla all’interno del disco. Pensava che fosse una mossa appropriata, per cui ci siamo cimentati nel ricreare questa canzone. È stato divertente ricreare questo brano con il nostro sound, poiché abbiamo aggiunti alcuni elementi diversi sia nel nostro tipo di pre-produzione che nella musica stessa. Abbiamo cercato di rendere le chitarre ancora più massicce e abbiamo anche la voce fantastica di Linda, la quale è molto potente. Abbiamo dato una nuova vita al brano, la ragione è questa.

Una cosa che mi ha colpito vedendo alcuni vostri live e persino il video di “Valkyria” è sicuramente legata ai costumi di scena, dove interpretate ciascuno una sorta di personaggio. Che cosa potete dirmi a riguardo?
KEN – Jonas ha sempre scelto di essere un pirata, lo è sempre stato! Penso che abbia iniziato a mascherarsi da pirata da quando lo conosco, ha sempre avuto questa fissa nel volersi acconciare con cappelli e cose varie. Gli è sempre piaciuto questo genere di cose e credo che potrebbe perfettamente ricoprire il ruolo di front leader nella band! Per quel che mi riguarda, sarò onesto con te: abbiamo tenuto il nostro primo e vero concerto al Masters Of Rock, sono sempre stato rinchiuso nel mio seminterrato, nel mio studio e, sebbene abbia tenuto pochi concerti, passare dall’essere rinchiusi nel proprio seminterrato a ritrovarsi su un palco come quello del Masters Of Rock mi ha reso molto nervoso; pertanto, l’uso di una maschera che mi coprisse il volto mi ha permesso di fare sul palco ciò che volevo. Questa è una storia vera! Tutto è stato percepito molto bene.

Un’altra cosa che mi ha incuriosita è legata all’utilizzo del colore rosso e nero che molto caratterizzano la band: non parlo ovviamente dei bellissimi capelli di Linda, sia chiaro, ma parlo proprio del quadro generale, dalle foto promozionali che troviamo in rete, l’artwork stesso. Che cosa potete dirmi in merito? Sono colori che, in qualche modo, vi rappresentano? Rappresentano la vostra personalità, la vostra musica, un ipotetico messaggio che volete trasmettere al pubblico?
KEN – Inizialmente, pensavo che fosse una cosa piuttosto personale avere il colore rosso. Diciamo che inizialmente era stata pensata più per essere una cosa strategica, ma è altresì una cosa che mi piace. Mi piace molto il contrasto che si crea tra il nero, il rosso e il bianco. Dona veramente un feeling drammatico. Questi colori sono anche parte dei nostri outfit, questa è una cosa che ha ispirato la scelta dei colori. Voi ragazzi volete aggiungere qualcosa?
LINDA – Credo che sia una cosa molto potente avere questo colore molto forte che si contrasta con il nero e il bianco. Mi piace molto l’abbinamento.

Di solito questa è una delle mie tante domande caratteristiche che mi piace porre per mettere a proprio agio la gente che intervisto, quindi cercherò di porvi ciò che sto per chiedervi in maniera giocosa. Secondo voi, perché le persone dovrebbero ascoltare e, di conseguenza, dare una chance ai Follow The Cipher? Potreste, ad esempio, fornirmi una motivazione ciascuno proprio per cercare di incitare la gente a seguirvi e a supportarvi!
VIKO – Come prima motivazione, potrei dire: “Perché no?”, ma so che non potrebbe essere abbastanza. La gente dovrebbe darci un ascolto perché credo che potrebbero trovare un sacco di cose nella nostra musica. Penso che la nostra musica potrebbe essere abbastanza interessante da ascoltare! Questa è la mia motivazione, grazie!
LINDA – Io potrei semplicemente dire che potrebbero ascoltare qualcosa, vedere qualcosa, addirittura provare qualcosa… la nostra musica potrebbe addirittura spingere la gente a ballare, yeah! Sì.
VIKO – Sì, per noi questo è un sogno che si avvera, ci troviamo con un’etichetta del calibro di Nuclear Blast e vediamo questo sogno concretizzarsi in un CD, un album che speriamo possiate ascoltare. È un sogno!
KEN – Questo è il prodotto, il risultato di quattro anni di duro lavoro, nel quale abbiamo messo le nostre anime. Se volete sperimentare qualcosa di nuovo, provare una nuova esperienza con una nuova tipologia di metal, dove potrete trovare delle vocals veramente potenti, accompagnate da una produzione massiccia, allora questa band fa al caso vostro! Questa sarebbe la mia motivazione: dare una chance!

Parliamo di live. Se non sbaglio, avete avuto modo di esibirvi su uno dei maggiori palchi europei, quello del Masters Of Rock, dove vi siete esibiti di fronte a migliaia di persone. Che sensazione avete avuto? Vi andrebbe di raccontarci che cosa vi ricordate di quest’esperienza?
KEN – Quella è stata un’esperienza veramente interessante, poiché eravamo molto nervosi! Era il nostro primo concerto, ricordo che ci trovavamo nel backstage e quando siamo saliti sul palco, la prima cosa nella quale siamo incappati è stato un problema tecnico… ovviamente, dopo lo show, la questione è scomparsa, per cui quella è stata la primissima impressione, ahahaha.
VIKO – Parlando seriamente, abbiamo fatto il concerto e tutto quanto ci è sembrato fittizio… o almeno, per me è sembrato così, sebbene vi fosse stato questo problema tecnico. Anche perché il problema sembrava appartenere a me, quindi è stata colpa mia. Ancora oggi non capisco cosa possa essere successo, ci sto ancora riflettendo affinché non possa succedere più. La mia chitarra si era sfasciata e così abbiamo perso circa 20 minuti. Ricordo che ero così arrabbiato quando sono salito sul palco, perché eravamo al Masters Of Rock e temevo che quello potesse essere il mio ultimo show. Certamente è stato il concerto più grande di tutta la mia vita, abbiamo suonato i nostri brani e quando siamo tornati nel backstage, eravamo tutti arrabbiati. Personalmente, credo che sia stato lo show peggiore di sempre, è andato tutto male, anche se sul palco ci siamo comunque divertiti. Ricordo di aver sentito questa sensazione tremenda, dovuta a questo problema tecnico e mi rendo conto di essere io il responsabile di tutto quel disastro onstage. Se tornassi indietro nel tempo, potrei dire che forse non è stato poi del tutto male, suonare di fronte a questa enorme quantità di gente è una cosa non del tutto realistica! Come diceva Ken prima, siamo sempre stati rintanati nel nostro seminterrato dove suonavamo la chitarra e trovarsi al Master Of Rock ci ha dato la sensazione di essere di fronte a qualcosa di fittizio. È stato un mix di sentimenti!
KEN – Quando siamo scesi dal palco, eravamo molto arrabbiati con noi stessi per aver permesso che questo fosse accaduto. Noi siamo una band nuova, siamo una nuova band live, mi verrebbe da menzionare la legge di Murphy. Il punto di svolta di quella giornata, però, è stato durante la signing session: pensavamo che nessuno sarebbe venuto allo stand per incontrarci, ma quando ci siamo presentati, c’era una montagna di gente che era venuta a farci un saluto e a farsi foto. Quello, per me, è stato un punto di svolta.
LINDA – In così poco tempo sono stata investita da tante emozioni: allo stesso tempo mi sentivo arrabbiata e mi sentivo felice. Mi son chiesta che cosa fosse successo durante questa signing session! Anche il proprietario del festival si è presentato nella nostra tenda dopo lo show ed era molto contento! Noi eravamo dispiaciuti del fatto di aver riscontrato questo problematiche durante il live, ma lui era contento a prescindere. È stato molto interessante!

Magari un giorno avremo modo di vedervi anche sul palco di Wacken Open Air… e ve lo auguro, perché lo meritate tantissimo!
TUTTI – Grazie mille!

Avrete modo di vedervi anche in Italia, o perlomeno in Europa, in sede live? Mi piacerebbe moltissimo prendere parte ad un vostro live show! Da quel poco che ho visto su Youtube, io ho percepito tanta sinergia tra di voi e tanta energia!
KEN – Spero possa accadere presto, perché al momento abbiamo solo due show prenotati. Uno è in Repubblica Ceca, l’altro è il Graspop in Belgio. A questo punto, però, non abbiamo ancora nulla nel contratto, ci stiamo lavorando al momento proprio con Nuclear Blast; inoltre, abbiamo già ricevuto delle richieste per intraprendere un tour in estate, ma stiamo aspettando tempi migliori. Speriamo di poter andare in tour quest’autunno. L’obiettivo è quello di coprire principalmente l’Europa, per cui speriamo vivamente di riuscire a venire in Italia! È il nostro obiettivo!

I Follow The Cipher sono, per l’appunto, una band ancora nuova, tutta da scoprire. A maggio pubblicherete, come dicevo all’inizio, il vostro debut album e vi attenderanno sicuramente molte cose belle lungo questo fantastico percorso. C’è qualcosa che vi piacerebbe augurare a voi stessi? Un desiderio che vi piacerebbe auto-regalarvi?
KEN – Che tipo di augurio potrei avere in testa? Ahahahahah
VIKO – La pace nel mondo.
KEN – Non credo di aver capito la domanda nel modo più appropriato.
VIKO – Io mi auguro che il nostro debut album possa lasciare veramente il segno, perché noi amiamo veramente questo disco, spero che il pubblico possa veramente amarlo. Mi auguro anche che possa esserci il divertimento, perché vi è stato un duro lavoro, sebbene il cuore pulsante sia sempre stato il divertimento; pertanto spero che questo cuore possa diventare sempre più grande.
KEN – Il mio desiderio sarebbe quello di poter incontrare tutti quelli che ha speso buone parole nei nostri confronti, che hanno parlato bene di noi, così come vorrei conoscere queste persone che non abbiamo mai visto, ne sentito, né incontrato finora! Parlo di quella gente che ci ha dedicato parole buone sul nostro profilo Facebook, su Youtube. Il punto, alla fine, è questo: scrivere musica che possa piacere ad altre persone e ricevere la gratitudine per aver fatto qualcosa di buono, aver composto dei brani. Non so se capisci quel che voglio dire…
LINDA – Sono d’accordo con Viko e Ken in merito a questa vicenda. Per quel che mi riguarda, vorrei poter scoprire nuovi posti di questo mondo, mi piacerebbe incontrare le persone che vivono in questo music business e persone alle quali piace la musica. Finora ho incontrato bravissime persone che ho conosciuto sia su Facebook, che nella vita reale. Parlo di gente che vive in Svezia, in Europa, nel mondo… Al momento mi reputo una ragazza fortunata! Mi auguro di poter vivere questa sensazione anche in futuro e che la famiglia dei Follow The Cipher possa divertirsi lungo questo percorso.

Sapete, la scena musicale, specialmente quella svedese, si differenzia molto da quella italiana per tantissime ragioni. Infatti, per una band italiana è veramente difficile riuscire ad avere un minimo di riconoscimento, a meno che non abbia alcune raccomandazioni o sia veramente tanto valida da ottenere al volo un contratto discografico, anche se credo che il discorso possa applicarsi a qualsiasi band, a prescindere dalla etnia o dalla cittadinanza. Secondo voi perché all’estero c’è una maggiore possibilità di ottenere contratti discografici, booking di date rispetto ad altri paesi europei? Si tratta di mentalità diversa? Di lavorare con una mentalità più aperta? Di avere più chance o privilegi? Che cosa fa veramente la differenza?
VIKO – Non saprei dirti esattamente, poiché è una domanda piuttosto difficile alla quale rispondere. Da quello che ho sentito, la Svezia è un paese che vanta molti musicisti, un sacco di buona musica proviene dal nostro paese. Non sto dicendo che la buona musica arriva solo dalla Svezia, attenzione, la buona musica può provenire anche da altri paesi, ma credo che forse alla base ci sia un’ottima “sensazione di pancia”, sempre se si parla di musica che provenga dalla Svezia. Ovviamente tutti quanti dovrebbero avere la propria occasione per fare musica, non bisognerebbe dar troppa importanza al paese. Scusa se non riesco a risponderti adeguatamente a questa domanda, mi dispiace.
LINDA – Non conosco la situazione in Italia, ma in Svezia si può iniziare da subito a ricevere un aiuto economico da parte del governo per comporre musica e cose così… quindi se abiti in Svezia, hai la possibilità di fondare una band in qualsiasi momento, puoi avere un posto dove puoi fare le tue prove e a volte il governo stesso aiuta le band giovani ad avere degli show. Forse è anche per questo che possiamo vantare così tanti buoni musicisti…
KEN – Io credo che questa sia un’ottima domanda, è una domanda molto diversa dalle altre. Quel che posso dire è che non conosco molte realtà metal provenienti dall’Italia e proprio con stupore, mi chiedo a che cosa possa essere dovuta una situazione simile. Se prendiamo, ad esempio, la Spagna potrei dirti che conosco molte formazioni di questo paese, so come viene vista la cultura del metal in Germania, perché vi sono stato parecchie volte. Conosco la cultura del metal svedese, perché abito qui. È una domanda alla quale, forse, non riesco a dare una risposta un po’ più concreta…
VIKO – Forse dipende dal sole! L’Italia è un come il paradiso, dove ti puoi trovare a suonare la chitarra a casa senza problemi. La Svezia, invece, è un paese oscuro, cupo, dove ti ritrovi seduto nel tuo seminterrato “to function this life”. Questa è la risposta! Io credo che la questione sia circa questa.
KEN – Siamo troppo depressi per poter imparare a suonare decentemente uno strumento!

Attualmente cosa bolle in pentola per la band?
KEN – Possiamo dire di aver fatto tutto in una botta sola. Abbiamo girato tutti i video musicali, abbiamo realizzato le grafiche, la copertina, abbiamo fatto il mixing e le registrazioni dell’album, tutto nello stesso periodo! Al momento stiamo guardando cosa fare nel futuro, ma non abbiamo niente che bolla in pentola. Ci prenderemo un po’ di pausa da tutto questo stress e raccogliere una nuova energia per scrivere il prossimo album.

VIKO – Cercheremo anche di trovare il tempo per uscire insieme, visto che da qualche periodo a questa parte è stato solo lavoro, lavoro, lavoro.