Hardcore Superstar, il ritorno alle origini

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HARDCORE SUPERSTAR: INTERVISTA ESCLUSIVA A JOCKE BERG •

Gli Hardcore Superstar si intrattengono con Metalrock, in occasione della loro tappa a Trezzo sull’Adda (Mi) del 25 ottobre insieme a Michael Monroe. Ha parlato Jocke Berg in un’intervista riguardante i loro progetti, la stesura del loro nuovo album dal titolo HCSS, pubblicato nel corso del mese di aprile 2015. E’ un lavoro in cui la band ha deciso di tornare alle origini, riprendendo da vecchie demo del 1994.

Come sta andando questo tour?
Molto bene. Era un nostro obbiettivo da lungo tempo e finalmente ci siamo riusciti. Devo dire che la risposta del pubblico è stata meravigliosa.

Nel vostro ultimo album (HCSS n.d.r.), avete deciso di tornare alle origini del vostro sound, perché?
Abbiamo ricevuto una vecchia demo del 1994 su cassetta da un fan, da Londra, con tre canzoni: “Glue”, “Fly” e “Growing Old”. Erano troppo belle per essere lasciate nel dimenticatoio, così abbiamo deciso di riarrangiarle e sono diventate quelle che sentite oggi. Erano le nostre prime canzoni.

Joe Barresi, ha influenzato in qualche modo la vostra musica?
No, lui si è occupato solamente del missaggio, perché HCSS è un album che abbiamo autoprodotto. Ci siamo recati nel suo studio a Pasadena e devo dire che siamo molto soddisfatti del risultato.

Che cosa ci puoi dire di quest’esperienza negli USA?
Siamo rimasti lì solamente per due settimane, con Joe Barresi, per il misaggio dell’album come dicevo prima e abbiamo tenuto anche due  concerti, di cui uno con gli Steel Panther, e uno al Whiskey a go-go come headliners. Suonare là è stato come un sogno che diventa realtà… Torneremo negli States il prossimo Febbraio.

E l’idea per l’artwork?
Ci piaceva fare skate, per cui volevamo riprodurre il tipico look della tavola Power Peralta, con i teschi e quelle cose lì. Jerker Josefsson ha fatto l’artwork e ha diretto il nostro video della track “Don’t Mean Shit”.

In questo vostro ultimo lavoro ci sono delle canzoni orientate verso un sound ed uno stile più punk. Puoi parlarmi di “The Ocean”?
Quella canzone parla di come chiunque può mentirti alle spalle, di nascosto, farti fesso. Cercare di capire chi ti ha fottuto è un po’ come scrutare e cercare una persona nell’oceano.

Puoi parlarmi della vostra carriera fino ad ora?
Io e Martin abbiamo formato la band nel 1997. Eravamo in tre all’epoca, io suonavo la chitarra e cantavo, Martin era al basso e un altro ragazzo di nome Mika suonava la batteria. Successivamente si è unito Thomas Silver e da allora abbiamo fatto 10 album. E’ stato un po’ come essere sulle montagne russe!

E su queste montagne russe ora siete in alto o in basso?
A dire la verità non ci sono mai stati momenti di alto o di basso, è sempre un lento salire ed arrampicarsi verso il punto più alto.

Sei soddisfatto?
Sì certamente!

Voglia di intraprendere una carriera solista?
No, no fa per me a dire la verità. Sono una persona fatta per stare in una band!

Cosa è cambiato quest’anno?
Quest’anno è accaduto moltissimo. Siamo stati negli States, abbiamo pubblicato un nuovo album e già scritto altri dieci brani per il prossimo album. Credo che continueremo a scrivere fino a maggio del 2016, dopodiché inizieremo a provare e a registrare. Cambia sempre tutto, noi lavoriamo costantemente e continuamente.

Sai che in Italia ci sono molti fan degli Hardcore Superstar? Che differenze hai trovato tra l’Italia e la Svezia?
Sì, i fan Italiani sono pazzi, mi piacciono questi “crazy motherfuckers”! Sono pazzi anche gli svedesi, la differenza è che hanno un comportamento così (fa un verso timido n.d.r.), invece gli Italiani sono così (imita la potenza della folla ai concerti che incita una band n.d.r.).

Dimmi qualcosa del prossimo album.
Abbiamo appena iniziato a scrivere, non posso dirti altro!

Tornerete in Italia?
Certamente, noi torniamo sempre!

E a Roma?
Lo spero davvero! Vorrei suonarci di nuovo!

Mi hai detto lo stesso nell’intervista del precedente tour, ma siamo di nuovo al nord!
E’ l’agenzia che decide, io ho comunicato la mia volontà di andare a Roma, ma forse sarà possibile la prossima volta, di nuovo…

 

si ringrazia per la traduzione Connor

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