Janne Warman – i tasti bianchi e neri della morte

CHILDREN OF BODOM: INTERVISTA ESCLUSIVA A JANNE WARMAN •

 

E’ passato parecchio tempo dall’ultima volta in cui si è avuto occasione di scambiare due parole con qualcuno proveniente da una delle band cardine di un sottogenere come il melodic death, nonché una delle realtà Metal più affermate degli ultimi vent’anni; sono infatti passati vent’anni del debutto dei Children Of Bodom sul mercato e quindi quale miglior momento per farsi una chiacchierata con uno di loro? Prima dell’esibizione in quel del Live Club di Trezzo sull’Adda (qui il report) il buon Janne Warman, tastierista e membro attivo sin dall’esordio, si presta a rispondere a qualche domandina della redazione. Buona lettura!

Ciao Janne, è un piacere poter scambiare due parole con te in un’occasione così particolare. Il tour odierno è infatti una commemorazione del vostro primo periodo di attività; dopo vent’anni e dopo tanti album come vi sentite a riproporre esclusivamente i vostri primi album dal vivo?
JANNE
– Ciao a tutti. Come hai detto sono passati vent’anni, il che significa che quando abbiamo iniziato eravamo ancora dei ragazzini che non si aspettavano certo di arrivare al punto dove siamo effettivamente arrivati; i nostri primi lavori nascono dall’idea di prendere determinati elementi musicali e combinarli con altri in modo da ottenere il sound che tutti ben conoscete. Il primo lavoro “Something Wild” è giustamente tutt’ora il più grezzo della nostra discografia, mentre dal secondo, forse più politicizzato, “Hatebreeder” abbiamo iniziato ad arricchire e a far maturare la nostra proposta. Quest’anno volevamo proporre qualcosa di speciale per i fans, ma anche per noi stessi poiché tornare così indietro e rispolverare anche una parte un po’ trascurata del nostro repertorio è certamente un’emozione anche per noi.

Una domanda suggerita da una cara amica su questo argomento: analizzando i molti album che vedono il vostro nome in copertina, soprattutto i primi, ti ritieni soddisfatto di ogni brano partorito dalla vostra mente artistica o c’è magari qualcosa che oggi ti piacerebbe correggere?
JANNE
– Sicuramente in vent’anni la nostra musica si è evoluta e volta per volta abbiamo apportato delle modifiche alla nostra proposta; se analizziamo i primi lavori, come detto in precedenza, sono decisamente più grezzi e volendo più acerbi nonostante la qualità che ci è stata riconosciuta. Però ammetto che non mi piacerebbe molto l’idea di tornare indietro e riregistrare modificando ulteriormente delle proposte che fanno parte della nostra storia così come sono e che sono amate dai nostri ascoltatori appunto così come sono; ovviamente se analizzassi con la mente che ho oggi dei lavori eseguiti quando ero un ragazzetto troverei dei punti perfezionabili, ma ritengo non sia compito né mio né di altri andare a cambiare qualcosa che così com’è ha dato tanto a noi e ai nostri fans. Ci sono artisti oggi giorno che oltre alle rimasterizzazioni, che tutto sommato ci stanno considerando il passare degli anni, si mettono in testa di riprendere magari un album o dei brani che tutti amano e riregistrarli da capo con le capacità, la line-up e la resa odierne; ciò per me non ha senso perché comunque non è detto che una band possa fare meglio ora rispetto a una volta e comunque si va a modificare qualcosa che ha un ruolo così com’è e che nessuno ha richiesto di veder modificato.

E secondo te quale può essere considerato il vostro miglior lavoro? O almeno, quale tu personalmente preferisci?
JANNE
– Domanda difficile, ma credo che il quarto album “Hate Crew Deathroll” rappresenti tutt’ora il picco più alto raggiunto dalla nostra musica, nonché il miglior mix dei vari elementi che utilizziamo appunto ormai da vent’anni. Non per niente è anche il preferito di molti nostri ascoltatori.

Invece, per quanto concerne il prossimo futuro dei Children Of Bodom, cosa possiamo aspettarci?
JANNE
– Beh, stiamo lavorando al nostro nuovo album e speriamo di poterlo lanciare sul mercato entro quest’anno o comunque entro un periodo non troppo lungo; poi a parte ciò abbiamo ovviamente piani per altri tour e altre apparizioni varie. Non ci fermiamo mai insomma, siamo sempre in giro a diffondere la nostra musica.

Quindi sarete parecchio presi; ci sono piani magari per qualche apparizione a qualche grande festival la prossima estate?
JANNE
– Sì, diciamo che la stesura del nuovo album avrà la priorità appena avremo finito il tour corrente perciò abbiamo preferito non prendere troppi impegni per l’estate e per i festivals. Chiaramente qualche apparizione la faremo, ma sarà un’estate dedicata principalmente al nuovo album che speriamo di realizzare nel migliore dei modi.

A tal proposito. Negli ultimi anni, dopo l’uscita di Roope, avete assunto due chitarristi in formazione con voi: prima tuo fratello e compagno di band nel progetto Warmen Antti, e ora l’ex Norther e attuale Naildown Daniel Freyberg. Com’è il feeling in studio e dal vivo col vostro nuovo ingresso?
JANNE
– Dal punto di vista della registrazione e del songwriting non è cambiato molto rispetto al passato poiché comunque generalmente, per quanto certo dia il suo contributo, non è diciamo il principale addetto alla composizione o alla registrazione anche se sicuramente il suo suono e il suo personale tocco sulla chitarra sono giustamente leggermente diversi rispetto a quelli dei suoi predecessori. Per quanto riguarda invece l’attività live da sicuramente un ottimo contributo sul palco e sulle sei corde e siamo contenti della scelta di includerlo come membro fisso nella band.

Facciamo una piccola digressione parlando dei Warmen: sono destinati a rimanere un side-project messo un po’ in secondo piano come ahimè è inevitabile che sia o magari ci sono dei piani per il futuro anche per loro?
JANNE
– In origine il progetto Warmen, come suggerisce anche il nome, è stato ideato da me e mio fratello per divertirci e per poter mettere su disco alcune idee musicali che nel mio caso magari non trovavano un loro posto negli album dei Children Of Bodom; essendo un tastierista e curando molto la parte melodica ho spesso molte idee compositive che mi piacerebbe applicare. Purtroppo, come da te riconosciuto, è inevitabile che rimanga un progetto molto più di nicchia però in effetti, appena saremo tutti più liberi, conto di dedicarmici un po’ magari anche quest’anno.

Curiosità personale: cosa puoi dirci delle tue ispirazioni strumentali come tastierista? Sappiamo che originariamente lo stile di Jens Johansson ha avuto molta importanza per te.
JANNE
– Sì, originariamente io mi innamorai del sound tipico delle tastiere applicate al Metal melodico grazie al contributo di Jens in alcuni dei più noti album degli Stratovarius come ad esempio “Episode”, “Visions” e quant’altro. Da lì ho iniziato la mia formazione anche ovviamente ascoltando molte altre proposte del genere e di conseguenza molti altri tastieristi validi capaci di dare un contributo oltre che atmosferico, di accompagnamento eccetera anche di natura solistica.

Tornando a parlare dei Bodom. Sono passati mi pare due anni dalla vostra ultima data in Italia e comunque di occasioni per vedervi nel nostro paese ne abbiamo avute molte in passato; chi ti parla, ad esempio, vi ha visti per la prima volta nel 2009 coi Cannibal Corpse all’Alcatraz di Milano. Cosa puoi dirci, in base alle tue esperienze, sull’ambiente Metal italiano?
JANNE
– Dal punto di vista del pubblico tanto di cappello in tutta sincerità; appunto abbiamo suonato molte volte qui da voi e conservo un bel ricordo di quasi ogni esibizione: la passione e la grinta del pubblico italiano per la musica, e non solo per quella, sono qualcosa da ammirare così come l’accoglienza che ci riserva tutte le volte. Ricordo ad esempio la nostra esibizione sempre qui qualche anno fa per il tour di “Halo Of Blood” e anche in quella occasione ci siamo divertiti moltissimo e siamo ripartiti pienamente soddisfatti. Anche dal punto di vista delle band sicuramente avete il vostro bel da dire sulla scena.

Se tu dovessi dirci qual è stata la vostra migliore esperienza live, quale citeresti?
JANNE
– Non è semplicissimo risponderti, ma potendo scegliere penso ti citeremmo le nostre date in Giappone, soprattutto la prima. (ridiamo perché lo dicono tutti) Mi ricordo ancora che quando ci dissero che avremmo suonato in Giappone reagimmo tutti sì esaltati, ma nel contempo abbastanza divertiti al pensiero, ma è bastato poco per rimanere letteralmente folgorati dall’accoglienza ricevuta nel paese del Sol Levante: un pubblico fenomenale, una gestione del live e dell’organizzazione generale a dir poco impeccabile e ottimi musicisti amanti della tecnica. Poi si sa che i giapponesi hanno una discreta passione per le proposte Metal melodiche come il Power e il Melodic Death; mi vengono in mente ad esempio i Gyze con cui abbiamo avuto modo di esibirci non molto tempo fa.

Voi siete ancora una band relativamente giovane, ma comunque vent’anni di attività hanno il loro peso; poiché di cambiamenti se ne vedono. Una domanda che capita di fare spesso: secondo te alla luce dei cambiamenti che stanno avvenendo nel mondo e nella musica cosa dovrebbe cambiare per permettere alle giovani band di potersi affermare in qualche modo?
JANNE
– Personalmente non so cosa esattamente dovrebbe cambiare, ma ho comunque qualcosa da esporre sull’argomento: partendo dal presupposto che oggi è diventato particolarmente difficile per le giovani band, soprattutto in alcuni paesi, poter dire la loro sul mercato, il problema è che l’industria musicale difficilmente investe tanto sui giovani e anche se non mancano comunque le label che si occupano di promuovere le band sconosciute, queste ultime rimangono molto spesso nell’underground e in certi casi diventano frustrate per gli sforzi poco ripagati. Oltre a suggerire agli ascoltatori di comprare più album magari di realtà poco affermate e supportarle in sede live io credo che bisognerebbe dare una chance anche ai nuovi metodi di promozione e di finanziamento che vanno in questo periodo; so che ad esempio il crowdfunding è un’iniziativa bistrattata da alcuni artisti e da moltissimi ascoltatori, ma ritengo sia davvero un buon modo di comunicare ai fans una necessità di aiuto per poter promuovere la propria musica. Nessuno costringe nessuno a scommettere o comunque a investire su un artista o su una band, ma dato comunque lo scarso supporto di molte label e di gran parte dell’industria credo che chiedere un aiuto alla parte fondamentale del mercato, ovvero il pubblico, sia tutto sommato condivisibile.

Provenite da un paese molto quotato nell’ambiente Metal globale odierno ovvero la Finlandia; purtroppo molti artisti vostri connazionali affermano che l’idea del pubblico esterno che vede il vostro paese come uno dei migliori per il supporto alla musica non sia propriamente veritiera. Tu cosa puoi dirci in merito?
JANNE
– Purtroppo i suddetti artisti mi trovano abbastanza d’accordo: si ritiene che in Finlandia ci sia un ambiente Metal invidiabile, ma non è propriamente così, anche se sicuramente ci sono molti musicisti nonostante una popolazione non particolarmente numerosa. Attualmente la scena musicale finlandese non punta certo in direzione del Metal e negli ultimi anni ahimè si è notato un calo di intensità nell’ambiente del nostro genere preferito, ma d’altronde, è un discorso che si potrebbe fare per gran parte del mondo attualmente. Si spera ci possa essere un’inversione di tendenza quanto prima.

Questo è quanto, vi rimandiamo al video per i saluti. Grazie Janne, alla prossima.
JANNE
– Grazie a voi, a presto.

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riprese video Stefano Forensi