Jari Mäenpää – il mago delle stagioni

 

WINTERSUN: INTERVISTA A JARI MÄENPÄÄ •

Quando si parla dei Wintersun non si può non pensare a quanto questa band sia per certi versi controversa, eppure così geniale dal punto di vista compositivo ed evocativo, con all’attivo tre album simili ma anche ben diversi tra loro sia musicalmente sia per quanto riguarda il concept. L’ultimo arrivato “The Forest Seasons” ha diviso la critica e il pubblico come ogni lavoro col loro nome scritto sopra, data la sua struttura particolare e le tematiche piuttosto inaspettate da tutti coloro che ancora attendono il fantomatico “Time II”. Va quindi da sé che di domande al geniale Jari ce ne sarebbero da fare, e fortuna ha voluto che ci fosse occasione per parlare un po’ con la mente che sta dietro a tutte le magiche composizioni dei Wintersun; ci auguriamo che possa destare l’interesse di tutti i suoi estimatori, ma anche di coloro che ancora oggi non riescono del tutto ad apprezzare la sua proposta musicale. Intervista svolta in collaborazione con Elena Baiardi di Metalpit.it con la quale ci sono state anche delle domande in comune che troverete qua sotto. Buona lettura!

Ciao Jari! Iniziamo parlando dell’album “The Forest Seasons”: com’è sopraggiunta l’idea del concept che si trova alla base di questo lavoro così particolare?
JARI
– Ti dirò che è stato originariamente qualcosa di piuttosto inaspettato anche per me. Nel 2014 ero impegnato a lavorare su alcune idee per “Time II”, però sinceramente non ne ero particolarmente soddisfatto poiché mi sembrava di non riuscire a farlo suonare come volevo, perciò ho deciso di prendermi del tempo per me e sono andato a correre nella foresta. Era una bellissima estate ed ero in un posto relativamente nuovo nonostante la vicinanza a casa mia, e a un certo punto era come se la foresta avesse in un certo senso aperto la mia mente. Nel frattempo stavo ascoltando alcune idee per dei riff e ce n’era uno in particolare che continuava a risuonarmi in testa tanto da farmelo associare alla foresta stessa; da lì poi venne tutto il combinato disposto di idee che diedero vita al brano “The Forest That Weeps”, messa insieme in circa un mese. Successivamente ho preso altri riff e altre idee musicali contraddistinte da emozioni differenti tra loro e le ho abbinate anch’esse al concetto della foresta per ottenere così altri brani dedicati ognuno a una diversa stagione anche in base all’atmosfera e alle emozioni evocate: alcune più energiche, altre più oscure o fredde e così via. Essendo che “Summer” era già pronta direi che il concept per l’album era pronto.

Se tra le quattro composizioni, e quindi in un certo senso le quattro stagioni, tu dovessi scegliere quella che ti rappresenta di più, quale sarebbe?
JARI
– Oh beh penso che potrebbero essere “Eternal Darkness (Autumn)” e “Loneliness (Winter)”, ovvero in generale la parte più oscura dell’album, sia a livello compositivo che come atmosfera evocata, molto in linea con lo stile dei Wintersun.

Diresti che provenire da un paese come la Finlandia, con quindi inverni lunghi e freddi e con molta oscurità, abbia influenzato il tuo modo di fare musica?
JARI
– Sicuramente sì, anche se in giovane età tendevo a non farci molto caso, devo dire che con l’età l’influenza generale delle stagioni si è fatta molto più evidente sul mio corpo e sulla mia mente. Per farvi un esempio, nel periodo che va da Ottobre a Dicembre tende a essere molto buio e freddo, il che può avere diciamo un effetto deprimente, però a Gennaio quando inizia anche a scendere la neve ci si riesce a sentire un po’ meglio pensando alla luminosità trasmessa appunto dalla neve e al fatto che si sta avvicinando la primavera, durante la quale invece si è più energici in attesa dell’estate.

Cosa possiamo aspettarci ora dal futuro dei Wintersun?
JARI
– Innanzitutto ci concentreremo sul portare avanti il tour e le date in generale rimanendo su livelli più alti possibile, nel frattempo mi sto dedicando a del nuovo materiale e nuovi progetti sui quali ho intenzione di sperimentare delle influenze e degli stili nuovi in modo da arricchire ulteriormente la mia proposta musicale, anche se è abbastanza difficile determinare esattamente in quale direzione. Ovviamente non posso dire molto in merito poiché è importante mantenere un accenno di segretezza.

Una domanda che penso molti vorrebbero farti riguarda la tua scelta di non suonare più la chitarra dal vivo per dedicarti solo alla voce. Come hai preso questa decisione e come hai scelto il chitarrista che avrebbe suonato al tuo posto?
JARI
– Allora, partiamo dal presupposto che le canzoni dei Wintersun tendono comunque a essere piuttosto varie e alquanto difficili da suonare, e quindi diventa anche più complicato riuscire a imprimerle nella propria memoria muscolare in modo da eseguirle al meglio mentre si è anche concentrati a cantare, oltre ovviamente alla fatica che si fa passando molto tempo in tour, e per questo ho deciso che a livello di resa sarebbe stato meglio delegare qualcun altro al compito di suonare la chitarra al mio posto, in modo da avere anche più tempo da passare in studio invece di dovermi esercitare continuamente con la chitarra. Asim lo conoscevamo già da diversi anni avendo lui militato principalmente come cantante in varie band dalle nostre parti, come ad esempio i Kiuas, oltre che per l’azienda della sua famiglia che produce vestiti in pelle, perciò quando abbiamo scoperto che era anche un chitarrista gli abbiamo chiesto di mandarci qualche video per poi prenderlo in pianta stabile nella band una volta appurato che aveva tutte le carte in regola. Inoltre, oltre ad avere uno stile che ben si adatta alla musica dei Wintersun, è anche una persona gradevole e a modo suo un po’ fuori di testa, il che rende anche piacevole stare molto tempo in sua compagnia.

Facendo un passo indietro nella carriera della band, ricordiamo ancora l’essenza totalmente folle del primo album, che tuttavia è piuttosto diverso dal più complesso e elaborato “Time I”. Com’è avvenuta questa evoluzione di stile tra un album e l’altro?
JARI
– E’ difficile da spiegare; tendenzialmente direi che è stato un cambiamento abbastanza spontaneo e naturale, ma andando più nel dettaglio mi sento di dire che la mia intenzione era quella di utilizzare delle orchestrazioni a un livello superiore e amalgamarle con un utilizzo migliore e più elaborato della chitarra, per poi rendere il tutto diciamo meno folle e diretto, ma più vario e elaborato sfociando così nelle suite che compongono i nostri due album più recenti. Tra le varie ispirazioni per la potenza del muro sonoro che volevo ottenere e in generale per questo sviluppo potrei citare ad esempio l’album “Infinity” di Devin Townsend, del quale sono un discreto estimatore. Oltre a tutto ciò penso si sia capito che mi piace sperimentare sempre nuove vie per dare un’identità ai miei lavori, e il prossimo vorrei che fosse ancora più elaborato e folle dei precedenti.

Ripensando alla tua carriera in generale, ti ritieni soddisfatto fino a ora o c’è magari qualcosa che vorresti cambiare o che vorresti realizzare in futuro?
JARI
– Sicuramente ritengo di essere più soddisfatto ora rispetto ai tempi. Il crowdfunding è stato un enorme successo a tratti inaspettato, poiché è stato quasi come se i fan ci avessero fatto sentire davvero la loro presenza e il loro supporto per permetterci di districarci da quella situazione di difficoltà in cui ci trovavamo, e che quasi ci impediva di poter proseguire lo sviluppo della nostra musica. Ovviamente c’è ancora molto che spero di poter fare in futuro, tra album e concerti spettacolari; inoltre, stiamo filmando i nostri concerti durante questo tour e ci auguriamo di poterne tirar fuori qualcosa di valido da proporre ai nostro ascoltatori e supporter.

Essendo tu comunque un musicista ancora piuttosto giovane e potremmo dire all’avanguardia per il tuo modo di proporre musica, cosa pensi ci sia di migliore in questo periodo nella scena musicale, in particolare quella Metal, rispetto a una volta? C’è anche magari qualche band che secondo te merita una menzione particolare?
JARI
– Non c’è dubbio che i più grossi progressi siano stati fatti nel campo della produzione e delle tecniche di registrazione, che hanno permesso in buona parte di rendere anche la musica dei Wintersun quella che è ora; e anche la fruizione della musica è molto più agevolata rispetto a un tempo. Per quanto riguarda le band io citerei sicuramente i Meshuggah e tutti coloro che si approcciano al filone djent sul loro stile, e inoltre trovo che tra le sorprese degli ultimi anni meritino una menzione i tedeschi Orden Ogan, con le loro numerose influenze Power Metal, e non solo, amalgamate in modo unico e personale, e anche i Summoning che col loro ultimo album sono riusciti nuovamente a sorprendermi anche se comunque li ascolto da molti anni. In generale trovo che le band debbano cercare di stupire e di essere personali, in modo da dare un’identità effettiva alla loro proposta.

Chi ti segue anche sui social sa che sei un estimatore degli Emperor, che sono recentemente tornati proponendo inoltre nella sua interezza l’album “Anthems to the Welkin at Dusk”. Tu cosa ne pensi di questa sorta di trend molto in voga adesso a base di reunion e rievocazioni di vecchi album?
JARI
– Dipende dall’intenzione con cui una determinata band lo fa, poiché è inutile negare che molti lo fanno semplicemente per avere un ritorno economico; mentre se è un’operazione volta effettivamente a riproporre qualcosa di tanto caro ai fan allora può avere il suo perché per quanto anche la parte economica voglia chiaramente la sua parte. L’anno prossimo sarà il quindicesimo anniversario del nostro primo album e volendo si potrebbe fare qualcosa per l’occasione, ma sinceramente non sono convinto preferendo tendenzialmente dedicarmi a cose nuove e avendo molto materiale da assemblare e successivamente proporre agli ascoltatori, che mi auguro siano sempre curiosi di sentire un po’ quali novità bollono nel calderone dei Wintersun.

Una curiosità personale: come vedresti la musica dei Wintersun in un film o un telefilm? Magari anche composta da voi direttamente. Dopotutto avete uno stile che ben si adatta al compito.
JARI
– Sicuramente potrebbe essere interessante, io stesso per la composizione di molti brani mi sono ispirato ad alcune colonne sonore di alcuni film tipo “Memorie di una Geisha” o simili; tant’è che anche gli intro strumentali utilizzati nell’album “Time I” hanno molto in comune con lo stile compositivo tipico delle colonne sonore ad esempio a opera di Hans Zimmer eccetera, il quale tra l’altro ha fatto anch’egli una composizione dal titolo “Time”. Per quanto riguarda il dedicarci noi a una soundtrack non sarebbe male come idea, ma ho decisamente troppo Metal in testa da proporre per pensare a una cosa simile al momento (ridiamo). Però chiaramente non si sa mai.

Prima di chiudere, in base alle tue esperienze che idea hai dell’ambiente Metal italiano?
JARI
– Oh, per me è sempre un piacere esibirmi dalle vostre parti, riceviamo sempre una accoglienza calorosa da parte di un pubblico coinvolto, movimentato ed energico come pochi se ne trovano in giro. Ricordo ancora la nostra data a Bologna di quest’autunno dove davvero posso dire che ci siamo divertiti come capita di rado. Ringrazio ovviamente tutti i nostri supporter italiani che spero continueranno a seguirci.

Finito! Vi rimandiamo al mini video con i saluti. Grazie Jari e a presto!
JARI
– Grazie a voi!

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