Kamelot – la musica come rifugio

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KAMELOT: INTERVISTA ESCLUSIVA A OLIVER PALOTAI –

In occasione dell’unica data italiana degli americani Kamelot (qui il report), lo scorso 19 ottobre al Phenomenon di Fontaneto d’Agogna abbiamo incontrato il tastierista della band Oliver Palotai che ci ha parlato della loro musica, dei rapporti con i fans e di molto altro in questa interessante intervista.

Ciao Oliver e bentrovato: come stai?
OLIVER – Bene! Siamo grati di essere ritornati di nuovo in Italia, ho molti buoni amici qui.

Durante la vostra carriera avete pubblicato quattro concept album: pensate di riuscire ad esprimervi al meglio con questo tipo di lavori?

OLIVER – Non necessariamente. Se abbiamo idee che sono sufficienti per un intero concept album allora si sviluppa automaticamente, non è una cosa dovuta. A volte accade, a volte no.

Parliamo di “Haven”: su questo album utilizzate delle soluzioni particolari, come ad esempio l’elettronica o la musica estrema in un mix con melodie esotiche. Potete parlarci di queste scelte?
OLIVER – Usando suoni che vengono da diverse sorgenti può essere di forte ispirazione. Cerchiamo sempre di mettere dei nuovi colori nel nuovo album che stiamo scrivendo. Non è necessariamente una scelta consapevole la nostra, magari capita che troviamo dei nuovi suoni e poi ci costruiamo una canzone intorno. Non abbiamo un solo modo di scrivere le canzoni, la cosa è molto più complessa.

“Haven” ha dei testi molto oscuri, è un album molto dark. Puoi parlarmi della storia che c’è dietro a questo lavoro?
OLIVER – Come ho già detto “Haven” dovrebbe essere un rifugio, che ognuno definisce e vede in modo diverso. Per esempio: noi abbiamo molti fans che vengono ai meet&greet e ci raccontano quanto la nostra musica sia importante per loro, è capitato molto spesso di sentirci dire da alcuni di loro che si sarebbero suicidati se non fosse stato per la nostra musica che è riuscita a dargli un significato più profondo alla vita. A volte si scherza e si ride, ma quando ti senti raccontare storie come queste capisci che c’è molto di più dietro la musica, e tutto questo centra perfettamente il senso della nostra musica.

Parliamo dell’artwork di “Haven”. E’ molto bello, credo che l’autore Stefan Heilemann abbia fatto davvero un bel lavoro. Puoi dirmi qualcosa riguardo l’idea del disegno
OLIVER – Stefan è uno dei miei migliori amici ed abita a venti minuti da casa mia. E’ una persona molto creativa. Usciamo spesso insieme e il nostro scopo principale nella vita è trovare tutte le birre esistenti al mondo. Beviamo molto! E’ una persona fantastica!

Quindi si può dire che tra di voi c’è un rapporto di amicizia che vi lega ancor prima di un rapporto di lavoro?

OLIVER – Assolutamente sì!

Siete stati in tour per diversi anni, quali sono le differenze tra lo stare in tour in Europa e lo stare in tour negli USA?

OLIVER – Essere in tour in Europa significa essere ogni giorno in una nazione diversa, con una mentalità diversa e una reazione diversa del pubblico. Negli USA è molto più omogeneo. Mi piace molto perché lì le persone sono entusiaste, amichevoli, ma sanno anche come mantenere la distanza, cosa che spesso la gente non riesce a fare in altri paesi. In Europa la cosa bella è il venire a contatto con lingue diverse e posti molto diversi!

La scena rock negli USA probabilmente è molto più vasta

OLIVER – No! E’ più vasta qui! La scena metal per il nostro genere di musica è più grande qui. Negli USA abbiamo più che altro… uhm come posso descrivertelo? Sean come si dice? (chiede il supporto del bassista Sean Tibbetts) Forse US metal. In Europa la scena di metal Europeo e melodico, Scandinavo è molto più presente. Noi siamo un mix di metal Americano e metal Europeo.

Durante questi anni molte bands hanno scritto canzoni o interi album con temi distopici, come per esempio i Megadeth. Cosa ne pensate di questo tema?

OLIVER – Credo sia un tema che un certo modo rispecchia i nostri tempi, si sta vivendo un epoca cruciale in cui molte cose stanno accadendo come i cambiamenti politici, climatici o l’intelligenza artificiale. Sono tutti temi che fanno pensare e alle volte possono rendere insicure le persone per ciò che riguarda il futuro dell’umanità. Tutto questo gli artisti lo inseriscono nella propria musica.

 Come è cambiato in questi anni il vostro modo di comporre un album?
OLIVER – Per quanto mi riguarda io ora quando preparo le canzoni e arrivo ad avere la versione demo, sono in realtà canzoni quasi terminate. Le versioni demo non sono più solamente delle idee registrate così. Tendo invece ora a mettere la traccia di ogni singolo strumento. E’ chiaro che poi i ragazzi della band la suonano i modo migliore, ma cerco di preparare tutto quello che posso per dare corpo nel miglior modo possibile alla canzone. Alle volte succede diversamente, magari ci si incontra e si sviluppano insieme delle idee. Ogni canzone ha un approccio diverso per quanto riguarda il songwriting.

Avete già qualche idea o magari qualche canzone per il vostro prossimo album? Già sapete che stile volete dargli?

OLIVER – Sarà sicuramente un disco nello stile dei KAMELOT, avrà sicuramente dei nuovi colori, come ti dicevo prima, ma a parte questo non ho molto altro da aggiungere se non che ho una sola canzone scritta. Quando tornerò seriamente al lavoro sul nuovo songwriting si inizierà a pensarci!

traduzione: Connor  

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