Kobra And The Lotus – “Una luce nel buio”

KOBRA AND THE LOTUS: INTERVISTA ESCLUSIVA A KOBRA PAIGE •

I Kobra And The Lotus tornano finalmente in Italia, per la prima volta nella capitale. Ne abbiamo approfittato per fare due chiacchiere con la band canadese e scoprire qualcosa in più su di loro.

Kobra Paige, come nasce la tua passione per la musica e quali sono stati gli artisti che ti hanno ispirato?
KOBRA: La mia passione per la musica è nata quando ero davvero piccola. Mio padre suonava il piano in una band New Wave e conobbe mia madre proprio in quel periodo, quindi la musica ha sempre fatto parte della mia famiglia. Il mio primo approccio con la musica l’ho avuto grazie a Vivaldi, in seguito mi innamorai dei Queen, dei Beatles, Michael Jackson, artisti che mio padre mi fece conoscere. E poi, quando avevo sei anni, ho sentito il desiderio di cantare, da allora la musica è parte della mia vita.

Quando hai deciso di formare una band?
KOBRA: Quando avevo quindici anni. Dopo aver visto dal vivo i Judas Priest, decisi di formare una band. Non era nulla di serio, suonavamo soprattutto cover di Guns N’ Roses, Mötley Crüe e band Sleaze Rock in generale. Quando avevo diciassette anni, invece, trovai delle persone con cui fare musica più simile a quella di Megadeth e Metallica; lavorammo insieme per molto tempo.

Puoi spiegarmi il perché del nome Kobra And The Lotus?
KOBRA: C’è una ragione. Il loto è un fiore meraviglioso che cresce dal fango, questo può essere considerato una metafora che si riferisce a molte cose che accadono nella nostra vita. Per esempio, può riferirsi a gente che è nata e cresciuta in una situazione molto difficile ma che poi è riuscita a realizzarsi. Oppure può essere una metafora anche per il Metal, poiché molta gente giudica questo genere spesso senza conoscerlo e senza averlo mai ascoltato. Io credo che il Metal sia qualcosa di profondo, di intricato e bellissimo. Il cobra invece è un protettore, come ho scoperto in India. Perciò credo sia davvero un simbolo molto interessante. Una parte fondamentale di questa band è il messaggio che viene trasmesso attraverso la musica, un incoraggiamento, come una luce nel buio.

Come è nato il rapporto con Gene Simmons e quanto è stato importante per voi?
KOBRA: Beh, da questo rapporto sono nate cose positive e negative. Ovviamente la sua conoscenza e la sua esperienza sono state molto importanti per noi, però tutto questa ha anche fatto sì che molta gente ci girasse le spalle. Abbiamo dovuto sudare per uscire da questa condizione, è stato davvero triste. Però noi non ci siamo mai fermati, siamo sempre andati avanti e abbiamo lavorato duramente.

C’è stata una sorta di cambio di sonorità dai vostri esordi al nuovo album “Prevail I”, da sonorità Speed/Heavy Metal a sonorità più orecchiabili e di tendenza. È stata un’evoluzione naturale o altro?
KOBRA: Sì, è stata assolutamente un’evoluzione naturale. In parte perché credo siamo compositori molto preparati, in parte perché non vogliamo fare qualcosa che già esiste e in parte perché volevamo attirare più gente.

Perché avete deciso di fare due capitoli di Prevail? Quando arriverà il secondo?
KOBRA: So che è una risposta un po’ strana, ma è stato mio padre ad avere questa idea. Inizialmente ho rifiutato, poi ne ho parlato con gli altri ragazzi della band e abbiamo deciso di seguire l’idea di mio padre. Avevamo tutte le carte in regola per farlo, senza problemi. Il secondo capitolo manterrà lo stesso sound del primo, quindi sarà molto simile. Quando arriverà? L’11 maggio, ricordatevi questa data!

Come nasce un brano dei Kobra And The Lotus?
KOBRA: Beh, dipende. A volte tutto parte da un riff, altre volte dalla parte elettronica. Per esempio, i brani dell’ultimo album sono nati quasi tutti in modo diverso. Alcuni elementi li abbiamo addirittura aggiunti mentre eravamo in studio per registrare.

Avete spesso cambiato lineup, soprattutto bassista e secondo chitarrista. Attualmente vi avvalete di un grande axeman italiano, Andrea Martongelli: come siete arrivati a lui?
KOBRA: Andrea mi è stato suggerito diverse volte da diversi artisti, ad esempio David Ellefson dei Megadeth e Gus G. Devo dire che è davvero un grande chitarrista, oltre ad essere una persona fantastica, quindi spero di poter continuare a lavorarci. Ovviamente ci servirebbe qualcuno di “fisso”, ma so che non è facile, perché comunque lui poi sarà impegnato con gli Arthemis per alcune date in Giappone, quindi vedremo.

Vi ho sempre visti live almeno 4 volte ma sempre a Milano, questa è la prima volta a Roma, la città più bella del mondo: avete avuto modo di visitare la città? Che ne pensate?
KOBRA: Amo Roma, mi piace molto la sua storia. Ci sono stata due volte anni fa, come turista. I miei genitori ci vengono ogni anno almeno una volta! Durante i tour, però, non abbiamo molto tempo libero.

Cosa vi aspettate dal pubblico romano?
KOBRA: In generale amo gli italiani, il loro modo di fare. Credo che stasera troveremo un pubblico molto carico. Sarà una serata interessante!

si ringrazia Nick Picerno per la gentile collaborazione.

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riprese video: Stefano Panaro