Loudness: il tuono dell’est echeggia ancora dopo 35 anni

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LOUDNESS: INTERVISTA ESCLUSIVA A MINORU NIIHARA •

Ai miei tempi (come si suol dire) Internet non esisteva e i negozi di dischi specializzati in hard&heavy si potevano contare sulle dita di una mano, reperire novità discografiche era abbastanza difficile e tra l’altro qui da noi non tutto veniva importato, soprattutto le edizioni giapponesi. Informazioni e notizie le trovavamo su quelle riviste straniere che, prima dell’avvento di illustri settimanali italiani del settore, ci “illuminavano” sul magico mondo metallico. Una di queste era Kerrang! che nelle proprie pagine, tra i vari articoli, ospitava inserzioni pubblicitarie di negozi sparsi per mezza Europa e che ci facevano sognare per la quantità di materiale ed ultime uscite disponibili nel loro catalogo. Fu proprio in questo modo che nel 1982, via telefax (il progenitore delle odierne e-mail), ordinai ad un record shop in Belgio, tra i vari vinili, anche “Devil Soldier” degli allora sconosciuti Loudness. Ammetto che fui attratto dal loro nome così esplicito e soprattutto dalla curiosità di ascoltare in che modo suonasse metal un gruppo giapponese… e il Sol Levante mi conquistò al primo ascolto! Il fax si rimise in funzione ed arrivò anche “The Birthday Eve” (il loro primo album) e da allora attesi sempre con impazienza ogni loro nuovo lavoro. Capirete quindi quale emozione abbia potuto provare nel poterli incontrare di persona per la prima volta, dopo oltre trent’anni, in occasione della loro data al Circolo Colony di Brescia lo scorso 22 luglio (il cui report potete leggere qui).
Ecco la nostra intervista a Minoru Niihara, lo storico cantante della mitica formazione nipponica.

Ciao Minoru, per me è un grande onore incontrarti!
Anche per me! Grazie!

Come sono nati i Loudness?
Akira (Takasaki – n.d.r.) studiava chitarra e lui voleva fare il suo solo album nel 1980 e cercava dei musicisti, quindi chiese ad un suo amico se conosceva un bravo cantante e il suo amico gli disse che c’era un cantante di nome Niihara, ed ero io, il suo manager mi contattò per fare un’audizione e fui scelto. Il batterista e il bassista provenivano dai Lazy, per cui avevano bisogno solo di un cantante. Prima che partissero i Loudness, il bassista dei Lazy se ne andò, voleva fare musica più pop, così dovemmo cercare un nuovo bassista. Akira pensò che io conoscevo il ragazzo giusto, Masayoshi (Yamashita – n.d.r.), noi crescemmo insieme, era un ragazzo del vicinato, avevamo già fatto delle jam session insieme, in studio, cover, brani rock, insomma tantissime cose! Decidemmo allora di fare qualcosa insieme. Ottenemmo un contratto con un’etichetta giapponese che voleva fare il solo album di Akira, ma lui decise di voler fare una band e non era più interessato ad un suo progetto solista. Così sono nati i Loudness!

Come le illustrazioni sulle copertine dei vostri primi album anche i Loudness si sono evoluti e cresciuti…
Avevamo un produttore per la nostra band e lui ci ha dato l’idea per le immagini delle cover. Sulla copertina del primo album c’è un uovo, sul secondo l’uovo si è schiuso e così via. Al nostro quarto album “Disillusion” abbiamo rotto con il nostro produttore e si è interrotto il concept dell’evoluzione delle nostre copertine.

Poi è arrivato Mike Vescera: è stata una scelta più commerciale o musicale?
Volevano avere più successo, quindi è stata una mossa più commerciale. Volevano avere più successo negli States, per cui avevano bisogno di un  cantante che cantasse in inglese perfettamente. Così hanno preso un ragazzo americano piuttosto che me. E questo è per raccontarlo in breve.

Cosa pensi riguardo questa decisione?
Era il tempo di dividerci, perché erano dieci anni che eravamo insieme nella band, e avevamo bisogno di fare qualcosa di differente, nel frattempo io sono diventato un cantante migliore e loro sono diventati un rock band migliore. Nel  2000 siamo tornati di nuovo insieme.

Successivamente i Loudness hanno cominciato a seguire diverse linee musicali? Perché?
Nel 1990 io vivevo a Tokyo, Akira voleva suonare qualcosa di diverso, più heavy. Lui era influenzato da bands come i Pantera. Non voleva continuare a a suonare le solite cose, voleva sperimentare e fare delle nuove cose.

Qual’è il periodo più rappresentativo della band, secondo la tua opinione?
Nel 1984 quando abbiamo firmato con l’etichetta Americana, è stato il momento più alto! Ha cambiato completamente la nostra vita, una cosa grandiosa! Fare tour per l’America con AC/DC, Mötley Crüe, suonare nei grandi stadi di fronte a 50.000 persone tutte le sere. Siamo stati fortunati, abbiamo avuto un periodo bellissimo!

I Loudness sono sempre stati considerati una delle migliori band di heavy metal non solo del vostro Paese, ma di tutto il mondo (e io concordo): quali gruppi vi hanno ispirato?
Non è semplice essere originali ed avere uno stile unico! Noi siamo stati influenzati dai Led Zeppelin, Mötley Crüe, AC/DC. Forse abbiamo scritto dei brani che assomigliano ai loro, ma non di proposito.

In Giappone, agli inizi degli anni ’80, l’Heavy Metal non era così diffuso…
Oh no! Non era famoso proprio per niente! Per la techno-music era il periodo di maggiore splendore. “Heavy metal? Hard rock? Dimenticatelo! E’ una musica così fuori moda!” dicevano mote persone oppure “Loudness? Cosa fanno? Hard rock? Ma dimenticateli! è così fuori moda!”. Non ho mai mollato. Poi dall’Inghilterra è arrivata in Giappone la moda della N.W.O.H.M. ed è cambiato tutto! I Loudness sono quindi diventati fortunati e parlavano di noi come dei bravissimi musicisti e dicevano “Hey! Guarda quelli! Sono giapponesi ma suonano metal!”.

Un piccolo ricordo di Munetaka Higuchi
Siamo rimasti scioccati, quando ci hanno detto che aveva il cancro. Durante un controllo medico gli venne diagnosticato un cancro al fegato. Fece tutto ciò che gli era possibile, fece un intervento chirurgico, ma non funzionò. Era troppo tardi. Così quando è venuto a mancare noi eravamo davvero scioccati. Lui era come un boss, un leader di questa band, ed era lui che diceva: “Facciamo così!” oppure “Facciamo in questo modo!”. Un vero boss, un fratello maggiore. Lui era professionale, rigoroso, molto rigoroso. Anche se poi era sempre ubriaco! Sempre feste, divertimento e Jack Daniel’s! (ride)

I giapponesi bevono molto?
Ooh! Dipende! Non reggono molto l’alcol! Gli piace bere molto Sake Giapponese!

Cosa c’è nel futuro dei Loudness?
Non lo sappiamo ancora, potremmo provare a fare delle belle canzoni, ci teniamo! Ahah! (ride) Non so come saremo, magari puoi dircelo tu! Ahah! E chi lo sa! (ride)

Questa è la vostra prima volta in Italia, cosa vi aspettate dal pubblico Italiano?
Spero che la gente si diverta al nostro show, e che sia uno spettacolo selvaggio! Siamo davvero emozionati e contenti di suonare qui, perché ci saremmo voluti venire ogni volta in Italia. L’Italia è il paese dell’Heavy Metal e dell’Hard Rock! Questo è quello che pensiamo! Siamo così felici di essere qui oggi!

Siete una band giapponese, e cantate in giapponese, perché avete deciso di dare un nome Inglese al gruppo?
Ooh! Abbiamo preso questo nome dal pulsante dello stereo! Quando lo premi il suono diventa più forte!

Posso chiederti cosa ne pensi degli Anthem, altra band giapponese che io adoro?
Aaah! Loro sono dei nostri cari amici! Sono bravi!

Ora che siamo arrivati alla fine dell’intervista, puoi fare un saluto ai nostri lettori?
Hey Metalrock! Il mio nome è Minoru Niihara dei Loudness, dal Giappone! Siamo qui da un paio di giorni e siamo davvero emozionati di suonare per voi oggi! Grazie!!


si ringrazia per la traduzione Connor

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