LUNARSEA – UN ASTRO DELLA SCENA METAL CAPITOLINA

LUNARSEA: INTERVISTA ESCLUSIVA A FABIANO ROMAGNOLI •

 

Se siete appassionati di metal nostrano, sicuramente avrete visto o almeno sentito parlare dei Lunarsea, formazione melodic death romana all’attivo da quindici anni. Forse una discografia di tre album in quindici anni può sembrare piccola, ma questo non significa che i romani non si diano da fare: anzi, sono quasi sempre impegnati in tour, e dedicano ad ogni album il tempo che merita al fine di ottenere il miglior risultato possibile. Ho avuto il piacere di intervistare per METALFORCE Fabiano Romagnoli, chitarrista e membro fondatore della band, che mi ha parlato del passato più o meno recente dei Lunarsea, ma anche dei loro progetti futuri.

Questa primavera vi ha visti impegnati in un tour europeo insieme agli Orphaned Land, tour che ha toccato anche la capitale. Com’è stata quest’esperienza? Hai dei ricordi in particolare da condividere?
FABIANO – Innanzitutto è doveroso un saluto a tutti i lettori e un ringraziamento per l’intervista concessaci. Il tour con gli Orphaned Land è stato un’esperienza che ci ha fatto capire in primis la differenza tra far parte di tour dove sei delegato a band di supporto come logistica e trasporto proprio, ossia il classico furgoncino che segue il tour bus del gruppo headliner, rispetto a band che effettua un supporto diretto, quindi avendo a disposizione l’intera logistica del gruppo headliner (posto letto sul tourbus, strumentazione di riserva, fonico, etc etc). La sostanziale differenza è che dovendo passare metà giornata nei locali per l’esibizione, e l’altra metà letteralmente a dormire sul tourbus senza preoccuparsi del viaggio e problematiche varie di logistica,si arriva ad effettuare ogni esibizione nel relax più totale, e ne giova sicuramente la performance. La pecca è che nonostante si viaggi tanto e si vedano tantissime città, in realtà, dei posti visitati non rimane un ricordo storico, se non del locale e della piazza adiacente. 🙂 🙂 È un tipo di tour dove bisogna essere portati a condividere spazi minimi in 25 persone, quindi c’è bisogno di una certa dose di pazienza, umiltà, aiuto reciproco e sopportazione quando ti trovi a vivere per tanti giorni a stretto contatto con persone di diversa cultura, religione e abitudini.

In questo periodo siete attivi nella scrittura del vostro prossimo album: puoi darci qualche anticipazione?
FABIANO – Il disco è programmato per il secondo quarto del 2019 (giugno-settembre), stiamo procedendo ad un ritmo di un pezzo al mese in fase di scrittura come siamo soliti fare, quindi siamo nei tempi stabiliti.

Jacopo e Andrea sono i membri di più recente acquisto: come li avete scelti? E come si sono integrati all’interno della band?
FABIANO – Alessandro si è occupato della scelta del nuovo chitarrista e batterista. Ci sono piaciuti e sono entrambi nella fase “entusiasmo”. Speriamo duri a lungo.

Come funziona il processo di scrittura di un brano dei Lunarsea? Ora che ci sono tre membri nuovi rispetto all’ultimo album, le cose sono/saranno diverse?
FABIANO – Il processo di songwriting e stesura dei testi/linee vocali è sempre stato svolto da me e Cristian (Antolini, bassista, n.d.r.) dal 2003 ad oggi. Non per una questione di “autorità”, ma perché essendo entrambi parte dei Lunarsea fin dalla nascita, abbiamo bene in testa un marchio di fabbrica e di come devono essere strutturate certe sonorità, per continuare un certo mood musicale in pieno stile Lunarsea. Inoltre, essendo impegnati solo con i Lunarsea, riusciamo a dedicare più tempo e testa al progetto rispetto agli altri musicisti. Questo ci consente di dedicare tutto il tempo libero solo ed esclusivamente ai Lunarsea, e di conseguenza ricevere elogi/critiche, ma consapevoli che si è dato il massimo, senza distrazioni date da altri progetti/band parallele.

Quest’anno segna il decennale del vostro album “Route Code Selector”, che avete deciso di celebrare attingendovi ampiamente nelle vostre scalette. A distanza di dieci anni, che effetto ti fa quest’album? Ci sono cose che cambieresti?
FABIANO – “Route Code Selector” regge benissimo alla prova del tempo. Un album decisamente che si pone a metà tra “Hydrodynamic Wave” (molto più power come sonorità) e “Hundred Light Years” (che fu un banco di prova per vedere se potevamo premere sull’acceleratore e non scendere sotto i 220 BPM di velocita per un intero disco). Per il nuovo album, almeno da parte mia, mi piacerebbe tornare a sonorità tipiche miste tra “Hydrodynamic Wave” e “Route Code Selector”.

Uno dei vostri brani che apprezzo di più è “Aphelion Point”, sia per il suo sound un po’ diverso dagli altri pezzi, sia per la presenza di Tim Charles dei Ne Obliviscaris. Com’è nata questa collaborazione?
FABIANO – La cosa buffa e che ci fa sempre sorridere di “Hundred Light Years”, è che per noi musicisti i brani più efficaci sono sempre stati “3 Pieces Of Mosaic”, “Ianus”, “Sonic Depth Finder” e “As Seaweed” da riproporre in sede live, mentre per gli ascoltatori, brani come appunto “Aphelion Point”, “Pro Nebula Nova”, “Ephemeris 1679” sono dei must.  Il che è positivo, significa che l’80% del disco ha canzoni valide.

Quali sono i pezzi che preferite proporre live?
FABIANO – “Magnitude 9.6”, “As Seaweed”, “Five-Sided Platform Shape”, “Found Me Cryogenized” e “Sonic Depth Finder”.

Sin dal vostro esordio vi siete affermati come band melodic death metal di stampo svedese. Durante questi quindici anni, senti di aver raccolto anche nuove influenze di altri generi e artisti? Ce ne saranno di nuove nel prossimo album?
FABIANO – Ormai dopo 15 anni, le etichette ci interessano relativamente, non vi e più la sfida di dover fare qualcosa di diverso, ormai c’è un nome, e per chi è diventato un fan dei Lunarsea, si aspetta un disco con sonorità Lunarsea, non abbiamo più “l’ansia” da songwriting.

Oltre al nuovo album, avete ulteriori progetti in cantiere?
FABIANO – Per ora e fino alla release del nuovo album, se capiterà un tour o date singole le faremo con cognizione di causa, ma per circa un annetto il nostro focus sarà il nuovo album.

Guardando alla tua personale esperienza, che consigli daresti ad una band emergente che voglia fare metal, e in particolare melodic death metal?
FABIANO – Di concentrarsi di più sul prodotto da studio in termini di produzione, grafica, formati, libretto interno, mastering e promozione e di investire il 90% su questo fronte. Di non suonare sempre e comunque pensando che sia il modo ottimale di farsi conoscere. Soprattutto di questi tempi, dove è facilissimo partire in tuor e fare da supporto a chiunque pagando slot e buy-on. Non è così che aumenta la popolarità di un gruppo, anzi. Per mia esperienza, il 90% dell’audience si trova on-line e non ai concerti. Ed è in quel canale che bisogna investire di più, poi il resto verrà da se.  Importantissimo poi, come in ogni ambito della vita, il fattore “cuore”, ossia “culo”. 🙂 🙂 🙂