Myrath: siamo tutti uguali, senza alcuna distinzione!

myrath-logo

MYRATH: INTERVISTA ESCLUSIVA AD ELYES BOUCHOUCHA •

Basta ascoltarli una sola volta per subire il fascino della loro musica ed essere conquistati da quelle sonorità così particolari che miscelano sapori di terre lontane a quelli più prettamente occidentali, in una sorta di globalizzazione delle culture e delle arti. Stiamo parlando dei Myrath, band tunisina che abbiamo incontrato in occasione del concerto tenuto il 3 marzo scorso all’Alcatraz di Milano in apertura ai Symphony X (qui il report). Ecco cosa ci ha detto il tastierista Elyes Bouchoucha in questa interessante intervista.

Ciao Elyes, è un grande piacere essere qui e poter scambiare qualche parola con te. Cominciamo da una domanda che serve per introdurvi e farvi conoscere ai nostri lettori: come sono nati i Myrath?
ELYES
– Ci siamo formati nel 2001, abbiamo iniziato come una band che faceva solamente covers, in particolare dei Symphony X, Dream Theater, Sonata Artica, Children Of Bodom. Eravamo dei teenagers ed abbiamo cominciato così, suonando le canzoni delle nostre band preferite! Poi nel 2006 abbiamo aperto un concerto per Robert Plant e la band Adagio, era in Tunisia. Il produttore degli Adagio sentì un nostro pezzo e ci propose di “salire a bordo” con lui e si offrì di produrci! Noi pensavamo che stesse scherzando e ci stesse prendendo in giro e invece fu così che facemmo il nostro primo album “Hope”, poi venne “Desert Call”, quindi “Tales Of The Sand” ed ora abbiamo il singolo “Believer”! E’iniziato tutto quando abbiamo suonato per aprire il concerto per Robert Plant e gli Adagio.

Tu sei uno dei fondatori della band. Cosa è cambiato nel corso degli anni all’interno del gruppo?
ELYES
– Oh, abbiamo molte facce nuove! (ride) A dire la verità abbiamo cambiato il bassista e il batterista due volte… Sì, io sono uno dei fondatori, o meglio il chitarrista (Malek Ben Arbia – n.d.r.) è uno dei fondatori della band ed io mi sono unito a loro subito dopo. Era sempre nel 2001 ea dire la verità inizialmente il cantante ero io! Successivamente Zaher si è unito alla band nel 2007.

E’ stato un percorso difficile, il vostro, suonando questo tipo di musica nel tuo Paese?
ELYES
– No per niente! Molte riviste quando mi intervistano mi pongono questa domanda. La Tunisia è un paese libero e si può suonare qualsiasi tipo di musica! A dire la verità abbiamo molti festival metal e live. Recentemente sono passati i Symphony X, Anathema, abbiamo avuto anche Michael Jackson in passato, oppure Mariah Carey. Da noi passano molti artisti! In Tunisia siamo liberi e va tutto ok!

Nella vostra discografia, secondo la tua opinione, quale è l’album che meglio vi rappresenta?
ELYES
– L’ultimo “Legacy”, nel modo più assoluto! La differenza tra “Legacy” e gli altri credo che sia proprio nell’esperienza che si fa con gli anni, con i tour, e con l’età inizi a vedere la tua musica in maniera differente. Con “Legacy” abbiamo fatto veramente un lavoro di gruppo tra i musicisti e chi scrive i testi. Ovviamente abbiamo avuto anche noi i nostri momenti negativi dopo la perdita del nostro manager che era anche il padre di Malek. Poi c’è stata la rivoluzione nel nostro paese. “Legacy” è un album molto profondo che rappresenta ciò che abbiamo fatto in questi ultimi due anni e mezzo.

Quindi quest’album, da come ne parli, non è un punto d’arrivo per voi, ma un passo importante del vostro percorso!
ELYES
– Esatto! Un passaggio molto importante! Noi non abbiamo nessun limite, il nostro limite sarà solamente il cielo!

E se qualcuno non avesse mai ascoltato i Myrath, quale album suggeriresti di ascoltare?
ELYES
– Senza ombra di dubbio sempre“Legacy” perché ci trovi la melodia, gli aromi Tunisini e in particolar modo tipici dell’intero Nord Africa.

Allora parliamo del vostro ultimo lavoro, appunto “Legacy”. Ci puoi dire di cosa parlano i testi? E’ un concept album?
ELYES
– No, non è un concept, perché nelle canzoni abbiamo provato a parlare di ciò che abbiamo vissuto in questi ultimi tempi, molte cose collegate al nostro paese e alla nostra band. Musicalmente ognuno di noi ha la sua personale fonte di ispirazione. La maggior parte di noi, però, è chiaro che provi a fare della musica che unisca sia sonoritàmetal che quelle più tradizionali delle nostre terre, come succede quando nasci e cresci in Tunisia e magari in una famiglia puoi ascoltare entrambi i generi!
Per quanto riguarda invece i testi,negli altri album avevamo la persona che scriveva i testi per noi che si chiama Aymen Jaouadi. In “Legacy” abbiamo la nostra paroliera che si chiama Perrine Perez Fuentes che ha fatto la copertina dell’album e ha scritto metà delle canzoni.

Come funziona il processo di scrittura delle vostre canzoni?
ELYES
– Di norma iniziamo con poche semplici note. Per esempio “Believer”, il singolo del nuovo album, ho fatto sentire a Kevin, il produttore, le poche note che ho scritto al pianoforte, l’idea gli è piaciuta subito e allora ho sviluppato il resto. Ho messo i miei arrangiamenti. Ho iniziato da una semplice melodia di poche note in una versione acustica.

Quindi iniziate dalla melodia?
ELYES
– Sì, da un piccola melodia che poi si allarga e si sviluppa in una vera e propria canzone.

Prima, chiacchierando, hai detto che è molto facile per te mescolare il metal con la musica Tunisina. Perché?
ELYES
– Ho la fortuna di vivere in un paese molto civilizzato, con una lunga storia, la storia della Tunisia è davvero ampia, ed io ne sono davvero orgoglioso. Sono orgoglioso della mia cultura e del mio paese, abbiamo aperto le braccia a tutti i nostri fratelli dall’Italia, dalla Francia e da qualsiasi paese! E’ un cancello che si è aperto e si apre a tutte le culture. A questo aggiungi il fatto che i miei genitori ascoltano molta musica di diverso genere, e mio papà come già ti ho detto ascolta metal, allora capisci che riesco ad unire la mia cultura (che amo), con la musica che amo.

Quando eri piccolo la tua famiglia ha mai ostacolato la tua passione per la musica?
ELYES
– No,certamente no! Io sono molto fortunato perché prima di tutto ho il supporto della mia famiglia. Quando avevo cinque anni mio papà mi ha portato al conservatorio così ho potuto fare i corsi classici, e sono arrivato fino alla mia laurea al conservatorio. Dopo che ho finito l’Università della Musica in Tunisia ora sto facendo il master in musicologia a Parigi!
Anche tutti gli altri membri sono supportati dai genitori. Quando io ho detto a mio padre “Voglio fare la mia carriera nel mondo del metal” lui mi ha risposto “Sei proprio sicuro?” e per farla breve io gli ho risposto “Se io avessi voluto suonare musica pop o tradizionale nel mio paese, avrei potuto farlo e guadagnare soldi, ma non sarei stato felice ed avrei avuto dei rimpianti. So che è molto difficile riuscire a farcela, soprattutto quando vivi in Tunisia dove l’industria metal non ha etichette”.
In Tunisia non abbiamo il supporto che c’è in Europa o negli USA per esempio, si spinge maggiormente la musica tradizionale, ma noi abbiamo fatto questa scommessa con noi stessi, e ci stiamo riuscendo, passo dopo passo.

Vi auguro veramente tutto il meglio possibile!
ELYES
– Grazie infinite! (sorride)

Come è iniziata la tua passione per la musica?
ELYES
– Sono stato messo davanti ad un pianoforte quando avevo solamente un anno, perché ti ripeto, sono molto fortunato, il mio papà suona la chitarra e a lui piace il metal, ascolta i Black Sabbath, i Pink Floyd e sono cresciuto in una famiglia in cui si suona. Anche mia sorella è una pianista. La mia famiglia mi ha sempre incoraggiato ad iniziare a suonare prestissimo!

La tua maggiore fonte di ispirazione?
ELYES
– Credo sia la gente. Quando parlo con le persone. Mi dicono spesso che sono un buon ascoltatore, e questo è perché sono curioso di sapere cosa c’è dentro ogni persona. Vorrei sempre sapere perché le persone che mi circondano sono felici oppure tristi. In ogni persona c’è un film e queste persone sono la mia principale fonte di ispirazione. Traduco tutte queste emozioni in musica.

Ti sei evoluto nel tuo modo di suonare?
ELYES
– Certo! Quando sei un ragazzino provi ad imitare i tuoi idoli o a fare quello che fanno loro, il nostro primo album, lo dicono anche molti nostri fan, ha moltissimo dello stile dei Symphony X, ovviamente per noi è un onore avere un sound simile al loro! Ma andando avanti, in ogni album provi a mettere la tua firma, il tuo tratto distintivo nella musica che scrivi.

Ed è stato difficile farlo?
ELYES
– Sì, ma solo quando lo fai per la prima volta. Tendi sempre ad ispirarti ai musicisti ed alle band che ti piacciono,ma poi trovi il modo di scrivere la tua musica!

Durante questo tour che posti toccherete?
ELYES
– Credo che siamo fortunati perché visitiamo dei posti davvero magnifici come Milano, Madrid, il Regno Unito! Tutti i paesi sono speciali ed ogni volta che siamo in tour scopriamo posti meravigliosi! Per esempio stavolta sono stati inseriti per la prima volta Regno Unito e Portogallo!
Stiamo ancora crescendo come band, ma proviamo a farlo in modo molto intelligente. Si cresce lentamente perché siamo ancora giovani e dobbiamo salire un gradino alla volta! Questa è una cosa molto importante. Ci sono molte band che sono alla ricerca di soldi e fama, vogliono averli senza aspettare. Noi, al contrario, siamo molto pazienti!

Prossimo obiettivo? Giappone?
ELYES
– Oh, ci piacerebbe davvero molto! Ma ovunque è bellissimo e ci sentiamo molto fortunati perché grazie a “Tales Of The Sand” siamo stati in tour per moltissimo tempo! Siamo arrivati anche a Dubai, ad Atlanta negli USA, tutto il Nord Africa. Stiamo piano piano scoprendo nuovi paesi e nuove persone. Con “Legacy” proveremo a raggiungere il Sud America e ovviamente anche il Giappone!

Quale tour ricordi con più piacere?
ELYES
– In assoluto il tour con gli Orphaned Land! E’ stato il tour più epico che abbiamo mai fatto perché il nome del tour era “The Tour of Peace” (Il Tour della Pace – n.d.r.). Loro vengono da Israele, ed avere una band da Israele e una dalla Tunisia in tour insieme, vivere sullo stesso tourbus, e condividere tutto è stato incredibile! L’ultimo giorno abbiamo pianto perché ci dovevamo separare. Immagina!
Bisogna dire alla gente di mandare a f****lo i politici e la politica perché stanno distruggendo tutto questo!
Noi vogliamo fare musica e la musica è la nostra politica. Non ci sono differenze tra di noi, ma solo amore. Siamo tutti uguali indipendentemente dal nostro colore, dalle nostre origini, dalla nostra religione. Dobbiamo stare insieme, ecco tutto!

traduzione Connor 

elaborazione video
Federica Borroni