PALLBEARER: NON SIAMO SOLO UNA BAND DOOM METAL

PALLBEARER: INTERVISTA ALLA BAND – (in collaborazione con Loud And Proud) •

 

I Pallbearer sono semplicemente una delle migliori band partorite dalla scena heavy rock/metal nell’ultimo decennio. Dopo i primi anni di carriera all’insegna di un doom metal chitarristico abbastanza pesante ma estremamente melodico si sono sempre più spinti verso sonorità più complesse, tra rimandi a prog, classic e post rock. Dopo un fortunato tour in compagnia degli headliner Paradise Lost i ragazzi dell’Arkansas hanno appena rilasciato un singolo inedito pubblicato in via digitale (‘Dropout’, a noi ignoto al momento dell’intervista) ed hanno annunciato giusto un mese fa un nuovo tour europeo da headliner sempre a supporto del loro ultimo album ‘Heartless’, il primo pubblicato dalla band per la prestigiosa Nuclear Blast. Saranno in Italia per una data unica italiana al Circolo Magnolia di Milano il 23 luglio 2018.

Ciao ragazzi, ancora congratulazioni per quello che rimane il vostro ultimo album ‘Heartless’ e per l’accordo con la prestigiosa Nuclear Blast. Iniziamo parlando del nuovo album. Io ho la mia idea, ma mi piacerebbe sapere da voi gli elementi che differenzano i Pallbearer dalla stragrande maggioranza dei doom metal act della scena.
BRETT – Noi non siamo una band doom metal

Beh, questo è un primo punto molto importante.
BRETT – Abbiamo usato il doom come punto di partenza per poi esplorare un sacco di altri territori…

Quali sono gli elementi che caratterizzano il vostro sound?
BRETT – Un sacco di melodia innanzitutto, cerchiamo anche di usare ritmi diversi rispetto a quelli che di solito senti dai gruppi doom, un po ‘come i Confessor nei primi anni ’90, stiamo prendendo la nostra strana ed insolita direzione… più passa il tempo da quando abbiamo iniziato a scrivere canzoni e più ci siamo stancati di fare quello che facevamo prima per poi aggiungere sempre cose nuove ad ogni successiva occasione.

Il focus sulle chitarre soliste, gli elementi prog rock e l’amore per le linee vocali molto melodiche vi vedono scavare in altri territori, musicalmente parlando, come appunto il prog rock, ma anche il rock classico e persino il post rock. La vostra è stata una scelta consapevole per distinguervi in una scena metal piena di così tante band che vogliono suonare soprattutto super-pesanti con l’effetto fuzz e tutto il resto?
JOSEPH – Certamente, ma più che farlo per differenziarci e metterci in mostra, lo facciamo per il piacere di creare il nostro suono originale ed anche perché è il tipo di musica che ci piacerebbe ascoltare.

Alternate brani rock diretti come “Thorns” con cose più complesse e malinconiche come “A Plea For Understanding”, che mostrano maggiore profondità e la voglia di esplorare altre terre dal punto di vista musicale, siete destinati a farlo ancora di più in futuro o non vi vedete prendere troppo le distanze dagli elementi del doom metal?
BRETT – Penso che ci sia anche un modo di minimizzare o massimizzare l’esplorazione musicale, per es. probabilmente non torneremo mai al suono dei primi brani, nel nostro primo demo ed in ‘Sorrow And Extinction’ (l’esordio discografico) usavamo al meglio sempre gli stessi elementi, i ritmi lenti, le chitarre heavy e qualche piccola melodia suonata con la chitarra, stop. Ora utilizziamo sempre più elementi sonori, ma anche perché siamo convinti che alternare la cosa a momenti più minimali sia davvero interessante. Non stiamo diventando più tecnici solo per il gusto di esserlo.

Uno degli aspetti che mi piacciono di più dei Pallbearer è il fatto che ogni strumento abbia la sua possibilità di brillare, se sono corretto ci sono almeno due compositori principali nella band, Joseph e Brett, giusto? Ok, parlatemi del processo di songwriting nella band.
BRETT – Di solito parte tutto da una melodia che ho in testa, e che registro con un pedale loop, alla quale aggiungo sempre nuove parti espandendo le idee fino a farle diventare una bozza di canzone, a volte è un processo relativamente rapido, a volte ci vogliono anni, se io e Joseph non abbiamo canzoni complete allora le scriviamo insieme, aggiungendo via via diversi elementi alle composizioni dell’altro.
JOSEPH – Spesso registriamo cose con il telefono e ce le mandiamo, non vivendo più vicini, quindi di solito ci scambiamo le nostre idee costantemente. Condividiamo queste parti musicali reciprocamente…

Sono felice che la scena doom / stoner stia diventando abbastanza grande da dare la possibilità a così tante band di fare un tour internazionale, ma mi piacerebbe sapere se non credete che troppe band inizino a suonare in modo troppo simile le une alle altre, con quegli effetti, quei pedali fuzzy che rendono il sound iperpesante, l’enorme distorsione e tutto il resto…
BRETT – Il mio problema con questa idea non è il fatto che ci siano tante band che suonano in modo simile le une alle altre ma il fatto che ce ne siano così tante che vogliono suonare esattamente come gli Electric Wizard e gli Electric Wizard ci sono già…
JOSEPH – Esatto, loro sono ancora una band e fanno ancora dischi…
BRETT – E alcune di loro sono davvero buone band, ma per me non è mai stato un obiettivo suonare come qualcun altro, perché suonare come qualcuno che esiste già? Non puoi mai essere valido come gli originali. Se hai intenzione di investire tanto nella tua band tanto vale che tu faccia fare qualcosa che suoni come la band e non la copia di qualcun altro. Anche con la nostra musica, tu puoi sentire influenze qui e là ma non potrai mai ascoltare per intero un nostro disco e poi dire: “Sembra di ascoltare gli Sleep o i Cathedral”

Ok, mi piacerebbe conoscere le vostre canzoni preferite dei Pallbearer su disco e le preferite da suonare dal vivo.
BRETT – E ‘difficile, A me piacciono tutte
MARK LIERLY – “Given To The Grave”, c’è così tanta improvvisazione quando la suoniamo dal vivo, non viene mai uguale due volte, mai…
JOSEPH – “Dancing in Madness” è la mia preferita da suonare.

Un classico che suonate dal vivo ormai da molto tempo…
JOSEPH – Sì. la stavamo jammando già quando stavamo realizzando ‘Foundations Of Burden’

E la tua Devin?
DEVIN – Su ‘Heartless’ probabilmente è ‘Lie Of Survival’

Quando ho ascoltato l’intro di ‘Lie Of Survival’ per la prima volta ho pensato ad una sorta di colonna sonora doomy dello splendido film ‘Into The Wild’, sembra di essere immersi nella natura mentre la si sente, il vostro è un sound molto evocativo. Non l’avete ancora suonata dal vivo?
BRETT – Non in questo periodo, forse nel prossimo tour.

Ci sarà una seconda leg europea del tour?
BRETT – Beh, per la verità quella con i Paradise Lost è già stata la seconda leg europea, la prima era stata nella primavera dello scorso anno ma non eravamo passati per l’Italia.

E prima di registrare il prossimo album vi vedremo di nuovo dalle nostre parti?
BRETT – Sì, è probabile che ci vedrete di nuovo (ed infatti la nuova data estiva è stata annunciata da un mese e sarà il 23 luglio al Circolo Magnolia di Milano).

Firmare per una label come la Nuclear Blast non è una cosa da poco, ha cambiato più la percezione che la gente ha di voi o ha davvero prodotto cambiamenti in seno alla band?
MARK – Alcune persone ci hanno detto “vi siete venduti”.

Se continuerete a dire che non vi piace la parola doom qualcuno avrà qualcosa da ridire.
MARK – Abbiamo solo detto che non siamo una doom band, non che non ci piace il doom, che è ovviamente un elemento del nostro sound ma non l’unico, quella di doom band non ci sembra la descrizione migliore per quello che suoniamo ora.
Per anni abbiamo avuto i nostri fan europei lamentarsi per la scarsa distribuzione dei nostri dischi. Ora che abbiamo una migliore distribuzione c’è qualcuno che si lamenta comunque o che ci definisce dei “sold out”. Ti facciamo notare che il nuovo album era già stato composto interamente prima di firmare per la Nuclear Blast e che loro non ci hanno detto di cambiare assolutamente nulla. Ma lo stesso qualcuno ha detto che siamo diventati più commerciali

Come possono essere etichettate come commerciali composizioni di dodici minuti che hanno elementi prog e che richiedono certamente svariati ascolti?
BRETT – Esattamente, ahahah. Infatti quando ‘Heartless’ è stato pubblicato diverse persone inizialmente non l’hanno apprezzato, sapevo che se la gente ci avesse dato una possibilità quelle opinioni sarebbero cambiate.

Quanti album ci sono nel vostro contratto con la Nuclear Blast?
BRETT – Solo uno.

Penso che non vorranno farsi sfuggire una band di talento come voi. Cosa pensate fin qui del loro supporto? L’etichetta in America riesce ad essere efficace come in Europa?
BRETT – Non ne sono sicuro, penso sia più grande in Europa di sicuro, il nostro obiettivo principale comunque era un accordo per una distribuzione più capillare. Tutti gli album ordinati d’importazione venivano a costare ai nostri fan il doppio considerando anche le spese di spedizione.

Stavo parlando con un ragazzo dei Windhand dopo uno show suonato a Bologna lo scorso anno a proposito della scena doom in America. Lui mi ha risposto: “Una Scena?” come se il solo parlarne fosse più che altro legato a qualcosa di mediatico o ad un numero ristretto di fan. Le cose vanno così male in America?

MARK – La scena heavy negli Stati Uniti è meramente una sottocultura, non ci sono i grandi festival metal, se vai in un locale dove si fa musica troverai sempre qualcuno che è appassionato ma è diverso dall’Europa.

Quindi la scena è molto underground?
MARK – Estremamente underground, in Europa vedi gente che veste capi metal, t-shirt o altro con una certa frequenza, non è così in America, ogni tanto vedi una black t-shirt, ma è una rarità. 

Ho guardato il videoclip per il brano ‘I Saw The End’, è stato fatto interamente dall’etichetta o ci siete voi dietro alle sue scelte? Soprattutto nella parte finale non l’ho trovato molto adatto al sound, all’artwork ed all’immagine della vostra band che di solito crea un mood più atmosferico, etereo ed evocativo…
BRETT – E’ stato realizzato da un tipo che si è messo in contatto con noi tramite il management, personalmente io stavo cercando di seguire una strada diversa, ma è andata così.

Il risultato finale è stato di vostro gradimento?
BRETT – E’ stato ok, è una bizzarra interpretazione e forse la cosa l’ha reso più memorabile.
JOSEPH – Io non l’ho trovato male, anzi ho preferito la parte finale. Hai presente la band Portal? allora guarda il video di ‘Curtain’, realizzato sempre dallo stesso regista, è grandioso (il regista si chiama Zed Deans). E’ per quello che ci siamo interessati a lui.
MARK – E’ il mio video metal preferito di ogni tempo. ‘Curtain’.
JOSEPH – A me il nostro video non dispiace, ma tieni conto del fatto che nessuno di noi l’ha visto fino a che non era già stato completato. Non abbiamo avuto la possibilità di esercitare un controllo creativo sul clip.

Comunque è meglio di quello di ‘Bible Black’ degli Heaven And Hell di una decina d’anni fa, quando lo videro Tony Iommi e Ronnie James Dio non la presero bene…
BRETT – Ahahah, penso di averlo visto…

Ho letto che tra i vostri ascolti preferiti c’è anche il kraut rock, gruppi come i Tangerine Dream o i Marillion…
BRETT – Assolutamente sì, spaziamo davvero tanto riguardo ai gruppi che ci piacciono da ascoltare.

E’ possibile mantenere un controllo creativo totale sulla propria musica incidendo per una label come la Nuclear Blast o è necessario rinunciare alla possibilità di prendere certe decisioni per andar loro incontro?
BRETT – Non potremmo davvero lavorare come band se qualcuno, dall’esterno, ci dicesse cosa fare e come farlo.
JOSEPH –
E se questo accadesse ci sarebbe davvero una reazione molto severa da parte nostra.

Parliamo dei gruppi, o degli album o dei brani che vi hanno spinto a salire su questo “ottovolante” che è la carriera musicale. Quali sono le vostre influenze?
MARK – ‘Smells Like Teen Spirit’ dei Nirvana per me.
BRETT – Nirvana.
JOSEPH – ‘Land Of Confusion’ dei Genesis

L’anima prog della band?
BRETT – Un po’ più tardi rispetto ai Nirvana anche “Close To the Edge“ degli Yes è stato importante per me.

Ragazzi voi avete un’eccellente coppia di chitarristi in un genere da sempre ricco di band che hanno saputo sfruttare alla grande le due chitarre, dai Candlemass ai Trouble, dal Paradise Lost ai My Dyind Bride, quali sono le vostre influence chitarristiche principali e perché?
BRETT – A me piace tanto Andrew Latimer dei Camel per il suo melodico “phrasing” chitarristico, Robin Trower (dei Procul Harum) ovviamente Tony Iommi, ma soprattutto chitarristi prog come Steve Rothery dei Marillion e Steve Hackett (che ovviamente ha fatto la storia con i Genesis NdMax).
DEVIN – David Gilmour…

Joseph e Mark invece per quanto riguarda le vostre influenze principali?
JOSEPH – John Wetton 100%
MARK – Bill Bruford, i King Crimson erano incredibili.

Li ho visti l’anno scorso dal vivo, uno show meraviglioso, con questo effetto stereo fornito dalle tre batterie disposte l’una accanto al’altra…
MARK – Anche qualche nostro amico li ha visti ed è rimasto impressionato tantissimo.

Io ricordo bene un vostro concerto in un piccolo locale di Bologna (Il Freakout club, NdMax) ed era stato veramente bello ma suppongo che andare in tour con i Paradise Lost dev’essere stata una grande esperienza, Che cosa avete imparato da quel tour? Avete avuto modo di conoscere meglio i membri dei Paradise Lost?
BRETT – Abbiamo conosciuto Greg un paio d’anni fa quando era impegnato con l’altro suo gruppo, i Vallenfyre, e siamo diventati amici, sono grandi ragazzi, è stato un bel tour con i Paradise Lost.

Potreste vedervi continuare questa vita per altri 20, 25 anni?
BRETT – Beh, sì ci siamo da 9 anni, e da 7 quasi costantemente in tour, perché no…

Diteci qualcosa sui vostri futuri, progetti. Avete intenzione di registrare un live album, immagino che con brani così lunghi ad ogni successivo tour dobbiate lasciare fuori dalla scaletta delle vere gemme…
BRETT – Guarda durante lo scorso tour c’è stato un giorno che stavo davvero male ed un nostro amico ha cantato per me, abbiamo chiesto a qualcuno su facebook se avesse registrato lo show e da quella volta io sto pensando seriamente alla possibilità di registrare un nostro concerto, anche perché le canzoni, per come le suoniamo dal vivo, sono diverse dalle loro versioni di studio che hanno tante sovraincisioni in più e penso che sarebbe interessante. Perché no? E poi abbiamo abbastanza materiale ora. 

Suonavate qualche cover in passato?
BRETT – Quando avevamo solo un album suonavamo qualcosa di Dio, un medley, poi abbiamo ovviamente suonato ‘Over And Over’ (un brano dei Black Sabbath sempre dell’era con Dio alla voce) che era contenuta nell’EP. Abbiamo fato anche ‘Blind’ dei Korn ma solo come scherzo.

Prima di lasciarvi non mi avete detto quali gruppi vorreste nel vostro bill dei sogni
MARK – Black Sabbath e Metallica.
BRETT – Ahahah.

Ed il vostro Arkansas com’è?
MARK – E’ bello, davvero.

Vi ispira la sua natura quando componete?
MARK – Forse, a volte è facile dimenticare quanto bello sia il posto dove vivi, poi lo lasci e ti torna in mente tutto.

E poi ti capita di viaggiare e di trovare tutto bello anche quando a volte non lo è.
BRETT – Esatto, è così un po’ ovunque, comunque oggi c’è davvero un bellissimo sole qui…


   riprese video: Sabina Baron –  elaborazione video Federica Borroni