Prestigiatore? Illusionista? No! semplicemente Michael Angelo Batio

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MICHAEL ANGELO BATIO: INTERVISTA ESCLUSIVA •

Non sono molti i chitarristi che possono vantare una tecnica come la sua e, ancor più, una velocità di esecuzione da far invidia anche alla fibra ottica. Stiamo parlando di Michael Angelo Batio, funambolico chitarrista statunitense che abbiamo avuto il piacere di intervistare lo scorso 24 marzo poco prima del suo concerto al Planet di Roma (qui il report). Il simpatico shredder ci ha raccontato il suo percorso di musicista tra aneddoti e storie vissute.
Ringraziamo per la partecipazione e il suo prezioso aiuto Gianna Chillà (singer dei Black Hornets, la band che accompagna Michael), che ha organizzato questo interessante incontro.

Bentornato in Italia, Michael e ti ringraziamo della tua disponibilità. La prima domanda è una mia personale curiosità: ma tu sei consapevole che Dio ti ha fatto un dono?
M.A. BATIO – Sì! (ride con noi) Ma non è abbastanza, bisogna lavorare al proprio dono! Come i miei amici dicono sempre “Ciò che Dio ti ha dato, Dio si può riprendere”! Se non lavori sodo sul tuo dono, averlo ricevuto, non è abbastanza!

Quando è stata la prima volta in cui hai capito che potevi arrivare a questi livelli?
M.A. BATIO – Avevo 12 anni, ed avevo sempre suonato live, le persone impazzivano! Capivo che potevo sentire la musica nella mia testa e riuscivo a risuonarla! La cosa che mi rendeva diverso quando ero piccolo, era che molti ragazzi suonavano la chitarra molto velocemente, ma io non ho mai fatto solo quello. Posso suonare molto veloce, ma suono sempre delle melodie. L’ho scoperto solo successivamente che ero così veloce ed ero davvero contento di essere uno dei più veloci, ma non scrivo e non penso la musica in quel modo, io penso la musica sottoforma di melodie.

Hai iniziato col suonare la chitarra o qualche altro strumento?
M.A. BATIO – Ho iniziato con il pianoforte.

Perché sei poi passato alla chitarra?
M.A. BATIO – Perché la musica che mi piace è suonata principalmente dalla chitarra e non dal pianoforte. Quando ascolto il rock e anche il jazz, sento la chitarra in quella musica e mi piace! Quando andavo sulla spiaggia da ragazzo mi portavo la chitarra e non il pianoforte, sarebbe stato un po’ complicato! (ride) La chitarra è il mio strumento principale, ma mi piace anche suonare il piano.

Qual è stata la scintilla che ti ha fatto venire la voglia di imparare a suonare uno strumento?
M.A. BATIO – Avevo dieci anni quando ho iniziato a suonare la chitarra, e sapevo che questo era quello che avrei fatto. A mio padre non piaceva il fatto che volessi fare il musicista e mi ripeteva sempre di trovarmi un lavoro. Ha iniziato ad essere più accondiscendente solo quando ha visto che alla gente piaceva quello che suonavo ed ho iniziato a guadagnare dei soldi con la musica. Mio padre odiava il mondo della musica, ma apprezzava il fatto che iniziavo a diventare popolare! Quindi posso dire che non gli piaceva che facessi il musicista, ma lo accettava.

I nuovi chitarristi hanno moltissimi idoli da poter imitare e seguire, quando hai iniziato tu ovviamente non ce n’erano così tanti. Chi è stato il chitarrista che ti ha ispirato di più?
M.A. BATIO – Come già vi ho detto prima, mi sempre piaciuta molta musica diversa, i chitarristi che mi hanno ispirato sono persone come Al Di Meola o Robert Fripp.
Jimmy Page, Eric Clapton, Jimi Hendrix sono stati dei grandi chitarristi, ma non ho mai provato ad imitarli perché ho una tecnica completamente diversa. Prima degli anni ’60, prima della generazione di Elvis Presley, quelle chitarre erano chitarre jazz, solo dopo sono diventate rock! Mi piacciono le chitarre di una volta, preferisco i musicisti jazz, infatti io uso dei plettri per il jazz (Jim Dunlop Jazz da 1.0 mm n.d.r.). Per me quindi il mio obbiettivo è suonare bene il rock e non solamente “Purple Haze”, voglio essere tecnicamente molto meglio di come si suonava prima dell’avvento del rock. Mi piace moltissimo B.B. King, Al Di Meola, John McLaughlin, Allan Holdsworth: questa sì che è una grande scuola di chitarra!

Hai ideato tu questa tecnica della doppia chitarra?
M.A. BATIO – No! Quando ero un ragazzo c’era un sassofonista jazz, nero, di nome Rahsaan Roland Kirk che suonava due sassofoni contemporaneamente! Era un uomo molto vecchio, ed anche cieco, solo successivamente ho scoperto che riusciva a suonarne anche tre, ma io l’ho visto suonare solo con due. Quando vidi questa cosa mi dissi che avrei fatto la stessa cosa con la chitarra!

Ma tu sei mancino o destro di base?
M.A. BATIO – Sì io sono mancino! Dovrei suonare con le chitarre per mancini, ma quando ero ragazzo non c’erano quel tipo di chitarre, si trovavano solo chitarre normali! Così mio padre mi disse “Se ti va bene ti prendi una chitarra normale, altrimenti niente chitarra!”. Ci sono molti chitarristi mancini che suonano con la chitarra standard, posso nominarti Steve Morse, Vinnie Moore, giusto per farti un esempio, sono mancini!

M.A.Batio interview @ Planet - Roma 24-03-2016 [01]

Un breve ricordo del periodo dei Nitro…
M.A. BATIO – Jim Gillette, era molto giovane, aveva circa diciannove anni. Mi ricordo una marea di ragazze urlanti! Io ero il guitar hero, il cantante e il bassista avevano diciannove anni, tutti nella band eravamo gran bei ragazzi! Con Jim si stava davvero bene ed eravamo dei grandi amici e ci siamo divertiti molto! Siamo ancora amici!

Avete mai pensato ad una reunion?
M.A. BATIO – No. Sapete è come un matrimonio, e questo matrimonio è finito! (ride) Voglio molto bene a Jim, siamo una famiglia, ma non vediamo una reunion nel futuro! Lui sta benissimo, sposò Lita Ford, hanno avuto due figli, ma ora sono divorziati. Lui è una persona diversa ora, non sta più nel mondo della musica come ci sto io.

Ti ricordi la tua prima esibizione live di sempre?
M.A. BATIO – Sì, avevo dieci anni ed era di fronte tutta la mia scuola. Il mio amico Richard suonava la chitarra ritmica e non era per niente bravo, ma lui era mio amico così lo portai lo stesso. Non riuscimmo a trovare un bassista. Avevo un altro mio amico che si chiamava Kirk, come il capitano Kirk di Star Trek, lui era davvero molto bello e le ragazze impazzivano per lui, gli chiesi se poteva suonare la chitarra e lui mi rispose di no. Lo convinsi e gli diedi una chitarra e gli dissi che doveva stare al centro del palco e muovere la chitarra e fare scena! Il batterista era di un anno più grande di me, lui sapeva suonare, in pratica io e il batterista eravamo gli unici due che sapevamo suonare veramente! Questo fu il mio primo show e anche alle ragazze piacque molto, c’erano circa 500 studenti, il posto era abbastanza grande.

M.A.Batio interview @ Planet - Roma 24-03-2016 [02]

C’è qualche canzone di altri artisti che avresti voluto scrivere tu?
M.A. BATIO – Ci sono un paio di canzoni, e sono canzoni dei The Beatles come “Let It Be” o “In My Life” oppure “Blackbird”. Canzoni come queste. Un’altra canzone è quella che canta Andrea Bocelli, “Time To Say Goodbye” (versione di “Con Te Partirò” cantata in Inglese da Andrea Bocelli e Sarah Brightman n.d.r.), la melodia è fantastica! Queste sono canzoni che avrei davvero voluto scrivere!

E c’è un gruppo dove avresti voluto suonare?
M.A. BATIO – Ce ne sono molte di ottime band che mi vengono in mente, fammi pensare… Posso suonare molti stili diversi, ho fatto la session-guitar per cui riesco a copiare gli stili degli altri musicisti, non mi piace, ma sono in grado di farlo. Sembra strano, ma sarebbe divertente suonare nei Kansas e mi sarebbe piaciuto essere il chitarrista di Elvis! Oh, mi sarebbe piaciuto suonare anche nei King Crimson!

Un’ultima domanda: che cosa ti sarebbe piaciuto fare se non fossi stato un musicista?
M.A. BATIO – Ti dirò cosa sarei stato in grado di fare. Sono nato con qualità artistiche, per esempio so disegnare molto bene, per cui se non fossi diventato un chitarrista professionista avrei disegnato i fumetti di Spiderman! Un mio amico, coetaneo, aveva la famiglia che veniva dalla Germania, all’epoca lui suonava la batteria e io la chitarra. Andavamo a casa sua a suonare, poi ci fermavamo e ci mettevamo a disegnare, poi riprendevamo a suonare, poi tornavamo a disegnare di nuovo. Vi devo dire una cosa riguardo questo mio amico: lui era più bravo di me a disegnare, era incredibile! E’ diventato un artista per la NASA negli Stati Uniti. Quando andate in giro nei musei per il mondo e vedete dei dipinti della NASA, magari di Giove o di qualche altro pianeta, sicuramente li ha fatti lui, è diventato un famoso artista di immagini dello spazio. Ed io sono diventato un famoso chitarrista! Lui era più bravo in arte, mentre io ero più bravo in musica. Ma amo disegnare e sono molto bravo! A casa della mia famiglia ci sono dei dipinti che ha fatto il mio bisnonno greco che risalgono a 150 anni fa!

traduzione Connor  
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 foto e riprese video:  Stefano Panaro  –  elaborazione video:  Federica Borroni