André Andersen: racconti di caccia

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ROYAL HUNT: INTERVISTA ESCLUSIVA AD ANDRÉ ANDERSEN •

Alto, passo sicuro, occhiali da sole scuri, André Andersen scende dal tour bus e ci viene incontro, ci saluta e insieme a lui ci accomodiamo all’interno del Circolo Colony di Brescia, dove è prevista, questa sera, l’unica data italiana dei Royal Hunt in questo tour europeo 2016 (qui il report). Ecco cosa ci ha raccontato l’eclettico tastierista russo in questa intervista.

Ciao André, innanzi tutto vorremmo ringraziarti per averci dato l’opportunità di essere qui e parlare un po’ con te. La prima domanda è per presentare la band ai nostri lettori: come vi siete formati e quali sono i tuoi ricordi dei primi anni?
ANDRÉ – La band è stata formata ufficialmente con il primo album nel 1991, ma è nata sotto il nome di Royal Hunt nel 1989, abbiamo suonato per un paio di anni e poi abbiamo ottenuto un contratto e pubblicato il nostro primo album. Riguardo i primi anni posso dirti che era abbastanza dura, ma tutto era molto emozionante! Mi ricordo in particolar modo tutto quello che riguarda il primo cd, è un grande piacere quando finalmente hai tra le mani questo prodotto, hai ufficialmente pubblicato un album! E’ probabilmente il ricordo più vivido che ho, poi il tour che abbiamo fatto successivamente e tutto era così emozionante! Lo è ancora, ma in maniera diversa. Le esperienze di questo genere che si fanno per la prima volta si vivono sempre più intensamente.

Ti ricordi cosa hai provato quando sei salito su un palco per la prima volta?
ANDRÉ – Fortunatamente ho iniziato a suonare su grandi palchi già da quando ero molto giovane, a 17 anni ho fatto il mio primo concerto, davanti a duemila persone, la mia band era abbastanza popolare, ma me la stavo letteralmente facendo sotto! Ero così spaventato! (ride)

Avete appena pubblicato un album live, “Cargo”: pensavate fosse il momento giusto per farlo?
ANDRÉ – Non era nei nostri piani. Abbiamo suonato in tre festivals estivi: al LoudPark in Giappone, al ProgPower in America e Rockingham nel Regno Unito. Quando siamo arrivati al primo festival, eravamo alla fine della scaletta ed abbiamo potuto registrare, al LoudPark c’è stata la stessa situazione, abbiamo avuto una registrazione di qualità davvero alta. Quando siamo tornati a casa in ottobre ed avevamo ancora qualche mese prima che iniziasse questo tour, l’etichetta discografica e il management ci chiesero se tutto quel materiale che avevamo registrato live, volevamo pubblicarlo dopo aver fatto un missaggio, così l’avremmo potuto far uscire giusto in tempo per il tour! Le canzoni sono di buona qualità, io ancora non sono riuscito a vedere il disco perché è uscito quando noi eravamo già partiti per il tour. La reazione delle persone che lo hanno ordinato è stato positivo. Gli è piaciuto! Quindi immagino sia un buon prodotto! (Dice quest’ultima frase ridendo)

In questo disco live suonate tutto l’album “Paradox” (del 1997 n.d.r.): perché questa scelta? Pensate che sia il lavoro che vi rappresenti al meglio?
ANDRÉ – Ci è stato chiesto dal ProgPower festival. E’ stato chiesto alla band se potevamo suonare tutto l’album “Paradox” al festival ed abbiamo accettato, non lo facevamo da circa vent’anni, ci è sembrata un’ottima idea. Non credo sia quello che ci rappresenti al meglio tra tutti, ma c’è questa comunità prog che pensa che “Paradox” probabilmente sia il nostro album migliore, ma io non sono d’accordo. Credo che abbiamo fatto altri album che sono migliori di “Paradox”. Ma sai, la gente ha dei punti di vista diversi su quello che fai, io incontro sempre i nostri fan ed ognuno ha il suo album preferito, per alcuni è “A Life To Die For”, per altri è “Moving Target” o “Paradox”.

Ipotizziamo che ci sia una persona che non abbia mai ascoltato i Royal Hunt: quale album gli consiglieresti di ascoltare dicendo che è quello che incarna al meglio la vostra essenza?
ANDRÉ – Credo sia l’ultimo, l’ultimo è sempre l’idea migliore!

In tutti questi anni la band ha cambiato molte volte formazione…
ANDRÉ – Non così tante come i Megadeth! Ma abbastanza! (ride)

 …qualcuno se n’è andato, qualcuno è tornato. Credi di aver raggiunto, finalmente, la formazione perfetta?
ANDRÉ – Hai la formazione perfetta ogni volta che la band riesce a lavorare,vuol dire che si trova nella condizione migliore. Al momento è impossibile comparare i Royal Hunt del 2000 con i Royal Hunt del 2016, sono molto diversi, anche se il materiale è lo stesso, compreso quello nuovo. Ogni line-up ha i suoi punti di forza. Può sempre cambiare,ma c’è molto rispetto per ogni singolo membro che ha militato nella band. Fortunatamente sono ancora molto amico con tutti ragazzi con i quali ho suonato, li vedo ogni tanto.

Come nascono le vostre canzoni: lavorate insieme su un’idea comune oppure ognuno presenta qualcosa?
ANDRÉ – Di solito è così: io scrivo un brano e lo mando agli altri sotto forma di demo, dal momento che io conosco molto bene gli altri ragazzi, so cosa potrebbe piacere ad Andreas o a Jonas, so qual è il loro punto forte e il loro lato debole. Questo succede anche per tutti gli altri membri della band, e quando ho finito e gli dò il brano, lo suonano, e ognuno di loro lo interpreta a modo suo, alle volte è minimale, alle volte è più elaborato, dipende dalla canzone. Questo metodo dà ad ognuno di noi molto spazio per esprimerci ed ognuno sente che una parte della canzone gli appartiene. E’ molto importante apportare alla canzone qualcosa di proprio e non sentirsi solamente come una drum machine che viene programmata per suonare.

Iniziate dalla musica o da qualche ispirazione particolare?
ANDRÉ – Non ha importanza per me, di solito parto dall’idea di aver una certa emozione, che almeno per me è la parte più importante, una data emozione connessa a quella canzone in particolare. L’ispirazione può venire dal leggere un libro, da una conversazione. Alle volte parlando con le persone sento delle cose che trovo interessanti e prendo degli appunti, poi dopo, magari un anno dopo, mi rileggo quella riga che avevo scritto e mi suscita dei sentimenti, delle emozioni! E’ così che inizia per me! Dopo di ciò non ha importanza, magari ho dei testi che si incastrano perfettamente con queste emozioni, è la progressione di base. La cosa importante rimane l’emozione originale che ha scaturito tutto questo. osso prendere ispirazione da qualsiasi cosa.

Che importanza ha avuto per la band il ritorno di DC Cooper alla voce?
ANDRÉ – E’ stato importante quanto l’arrivo di ogni membro nella band. Ne abbiamo parlato, lo abbiamo sentito cantare in studio e abbiamo provato a registrare qualcosa. Ha funzionato. E’ stato divertente a dire la verità, lo abbiamo incontrato in questa sala prove dell’etichetta discografica e lui erano circa 15/16 anni che non entrava in studio con noi. Ma alla fine gli è venuto tutto naturale, come se avesse registrato il giorno prima! Sembrava non fosse cambiato nulla!

E i fan, ovviamente, ne sono stati felici…
ANDRÉ – Sì, molti fan, non tutti ovviamente, ma molti sì, soprattutto quelli che ci seguivano nel periodo in cui DC cantava con noi dal 1994 al 1998 più o meno. I fans più giovani lo stanno scoprendo adesso! Alcuni stanno proprio scoprendo la band ora! Alcuni giorni fa ho incontrato un fan a Siviglia in Spagna, e lui aveva appena scoperto “Collision Course”! (“Paradox 2 – Collision Course” del 2008 n.d.r.)

Come sta andando questo tour?
ANDRÉ – Fino ad ora molto bene, sì. Il pubblico è grandioso e quando possiamo, dopo il concerto, proviamo ad uscir fuori per salutare i fan e autografare qualcosa, le persone ne sono davvero contente ed emozionate! E’ bello, quando vedi le persone che apprezzano ciò che fai, ti fa venire voglia di farlo di nuovo, e anche di migliorare! E’ bello comunicare con gli altri.

Qual è il tour che ricordi con più piacere?
ANDRÉ – Probabilmente il tour di “Paradox” perché abbiamo suonato di continuo, con i Saxon per un lungo periodo, poi siamo tornati a casa e dopo poco siamo ripartiti. Era un continuo, siamo stati in tour a lungo, eravamo richiesti continuamente! Nel periodo di break ci siamo messi tutti a lavorare ai nostri album solisti! Avevamo suonato troppo insieme, e ci siamo presi sei mesi di pausa. Il ricordo più divertente che ho dei miei tour risale al 2001 o 2002, c’era John (John West, è stato il cantante dal 1999 al 2006) ed era il tour dell’album “The Mission”, quel tour fu divertentissimo, non ricordo esattamente perché, il tempo era sempre bello, ci divertivamo ogni giorno. Mi ricordo tante cose che contano, come per esempio ogni mattino l’arrivo in delle città bellissime, la voglia di uscire, ed essere sempre felici. Anche questo tour è stato grandioso!

“Devil’s Dozen” è il vostro ultimo album ed è del 2015, negli ultimi anni avete pubblicato un disco ogni due anni circa, quindi ci siamo quasi: vi state preparando per il prossimo?
ANDRÉ(Esplode in una forte risata) Odio questa domanda! (continua a ridere) Non lo so! Perché al momento a dire la verità stiamo parlando con due video companies, e stiamo pianificando, di fare un DVD di questo tour. Forse! Vorremmo che il video fosse girato in qualche bel teatro o roba del genere, vedremo se sarà possibile a Mosca o ad Osaka. Stiamo valutando le possibilità. E’ un po’ una tradizione per noi fare un live ogni dieci anni, ne abbiamo fatto uno nel ’96, poi nel 2006, e quest’anno 2016 vorremmo fare anche il DVD. Questa scaletta inoltre è completamente diversa da “CARGO”. Ci proveremo, ci piacerebbe fare anche il blur-ray con il suono surround. Vediamo, potrebbe essere il nostro prossimo passo. Riguardo il nuovo album vedremo, deve essere una cosa spontanea, se verrà, verrà!

Per te è importante l’opinione dei fan?
ANDRÉ – No, per niente. Puoi pensarlo se vuoi, ma se inizi a pensare a ciò che vogliono i fan, allora per favore non fare più musica! Rispetto l’opinione dei fan, ma non la seguo mai! Nel mio lavoro è incluso rendere la band felice, siamo in cinque nella band, e queste cinque persone devono essere tutte completamente soddisfatte dell’album che si è fatto. Poi la gente decide se l’album gli piace o meno. Se inizi ad ascoltare cosa vogliono le persone, non c’è più una sola opinione, hai migliaia di opinioni diverse ed è impossibile! Inoltre non fai più la tua arte se inizi solo ad ascoltare ciò che la gente ti dice, sarebbe un modo di fare le cose molto commerciale, e a me non piace.

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elaborazione video Federica Borroni