Textures – la biologia nel prog metal moderno

 

TEXTURES: INTERVISTA ESCLUSIVA A STEF BROKS •

Con l’occasione del concerto dei Textures (qui il report), band progressive metal moderno olandese, al Planet Live Club di Roma, METALFORCE ha approfittato per fare due chiacchiere con il batterista Stef Broks, il quale ci ha parlato del loro ultimo album, dei progetti futuri della band e ha rivelato alcune curiosità sulla loro musica.


Ciao Stef! Come va?
STEF – Tutto bene, grazie! Sono un po’ stanco, ma per il resto tutto ok. Oggi siamo stati al Colosseo, la città è fantastica ed il tempo è perfetto!

Sono contento! Iniziamo l’intervista. Il “Within The Horizon Tour” è iniziato questa settimana in Francia, e stasera è il quinto show. Come ti senti ad essere di nuovo in tour?
STEF – Siamo stati in tour davvero tantissime volte, per noi è una cosa normale, di routine. Dopo tanti anni ormai ci sentiamo a nostro agio in tour, perché sappiamo a cosa andiamo incontro. Per ogni show, ovunque suoniamo, abbiamo già un’idea più o meno precisa di cosa accadrà in questo o in quel momento, e ciò ci rilassa molto. Ma dall’altra parte ci si stanca lo stesso, si dorme poco e cose del genere… è parte del lavoro.

Il vostro ultimo album, “Phenotype”, è uscito più di un anno fa. Quest’album rappresenta una qualche evoluzione o punto di svolta nella vostra carriera?
STEF – Ad un anno e due mesi dalla sua uscita, forse non lo definirei un punto di svolta… diciamo che è più una summa di tutto ciò di cui siamo capaci e di tutto ciò che abbiamo fatto nei nostri quattro album precedenti. Non di più, non di meno. È una sorta di rendiconto. Quando l’abbiamo pubblicato lo vedevo diversamente, sembrava un punto di svolta. Ma forse eravamo ancora troppo emozionati dall’uscita dell’album. Alla fine, non credo che sia un punto di svolta.

Per quanto riguarda “Genotype” (album di prossima pubblicazione, n.d.r.), a che punto siete con la produzione dell’album?
STEF – L’album è scritto a metà, ma allo stato attuale delle cose non stiamo riuscendo a completarlo con facilità. Abbiamo anche avuto una discussione con la Nuclear Blast, la nostra etichetta, perché ci serve più tempo, sicuro più di un anno e mezzo, che è il tempo che ci eravamo prefissati. Ci stiamo ancora lavorando, ed ogni volta che andiamo in tour lavorarci diventa difficile… poi succedono altre cose, ad esempio Joe (Tal, chitarrista n.d.r.) ha avuto un bambino… però allo stesso tempo sappiamo che un sacco di fan lo stanno aspettando! Su Facebook molti ci scrivono che sono eccitati a riguardo. C’è molta roba scritta, ma nulla è registrato… però ti assicuro che anche noi non stiamo nella pelle.

Avete ancora intenzione di concepirlo come un un’unica traccia da 45 minuti, o avete cambiato idee nel frattempo?
STEF – Sì, il piano è ancora quello! Forse la divideremo in sezioni, ma sarà un unico pezzo.

Forse è troppo presto per rispondere a questa domanda, ma avete pensato già a come pubblicizzarlo? Pubblicherete degli estratti di questo brano?
STEF – In realtà ne abbiamo già parlato… ci sono alcuni minuti di questo pezzo che sono particolarmente catchy, e forse li pubblicheremo come singolo. Più o meno come hanno fatto anche i TesseracT hanno fatto così con il loro primo album. Ma c’è ancora tempo! Vedremo cosa ne pensa la Nuclear Blast.

“Phenotype” e “Genotype” sono due aspetti di uno stesso concept: ciò vale solo per i riff e per la musica, o anche per i testi?
STEF – Dunque, torniamo un po’ indietro nel tempo… un po’ di tempo fa ho detto ai ragazzi: “quando pubblicheremo un album, non voglio che sia semplicemente un album”. Con ogni album voglio che i Textures comunichino un’idea, perché è stato così sin dall’inizio. Eravamo sulla strada per pubblicare un semplice album, l’album numero 5. Naaah! Io volevo qualcosa di speciale. Allora sono venute fuori tutte queste idee, il doppio album, il concept, ecc… alla Nuclear Blast però l’idea del doppio album non è piaciuta, perché una cosa molto anni ’80/’90, ed è molto difficile promuovere un lavoro del genere. Ci hanno detto che andava bene fare un concept di due album, ma le pubblicazioni sarebbero dovute essere due. E con questo mood abbiamo iniziato a scrivere. Di fatto è tutto iniziato con la musica, i testi sono venuti dopo. Uri (Dijk, tastierista n.d.r.) ci ha proposto il concept per l’album, insieme a suo fratello, che studia biologia all’università. Loro parlano molto di biologia tra di loro, e così è nata l’idea di “Phenotype” e “Genotype”, e ci è sembrata che si sposasse perfettamente con la musica.

Perciò è stato Uri a scrivere i testi?
STEF – Per quest’album Uri ha scritto la maggior parte dei testi, insieme a Daniël (De Jongh, cantante n.d.r.), ma per ogni album è stato diverso. Per “Polars” (album del 2004, n.d.r.) tutta la band ha scritto i testi, Jochem (Jacobs, n.d.r.), il nostro ex-chitarrista, ne ha scritta la maggior parte. Per il secondo album, “Drawing Circles”, forse io ne ho scritta la maggior parte. Poi è subentrato Eric (Kalsbeek, n.d.r.), il nostro ex-cantante, che ha lavorato interamente sui testi e sulle linee vocali di Silhouettes (album del 2008, n.d.r.). Per “Dualism” (album del 2011, n.d.r.), di nuovo io e Daniël abbiamo scritto la maggior parte dei testi… e per “Phenotype” è stato Uri. Uno degli aspetti più meravigliosi della band è che ognuno riesce ad essere il più utile possibile. Per quanto riguarda i Textures, non si tratta di una band-ego, ma siamo una vera squadra, e ognuno può esprimere se stesso quanto vuole. È una cosa meravigliosa, ma è anche molto difficile far funzionare questo sistema democratico… Joe, il nostro chitarrista, all’inizio trovava molto difficile lavorare in questo mood, perché era solito lavorare in band capitanate da una sola persona… non userò un termine politico per questo (ride, n.d.r.). Il nostro mood democratico era qualcosa di totalmente nuovo per lui, e lui stesso ammette che gli ci sono voluti anni per decifrare questo codice. Ed ora funziona tutto alla grande!

Perdonami se ripropongo una questione annosa… venite spesso classificati come una band “djent”, anche se la vostra storia è cominciata prima che il termine venisse coniato. Cosa pensi di questa etichetta? Pensi che sia utile per descrivere la vostra musica?
STEF – Non me ne importa assolutamente! Se la gente ci chiama “djent” è ok, ci sono molte altre band che vengono definite “djent” e sono band incredibili, come i TesseracT, i Periphery… sono tutti grandi musicisti che vogliono fare qualcosa di nuovo con il loro sound, con i riff. Mi sta bene, ma la vedo in maniera totalmente diversa.

Perciò non avete volontariamente aderito ad questo trend, ma è stato qualcun altro a darvi questa etichetta, giusto?
STEF – Sì. Io vedo la nostra musica come musica “progressive”, anche se questo stesso termine viene abusato. Dire “progressive” non vuol dire nulla. Per come la vedo io, “progressive” significa voler fare qualcosa di nuovo, che progredisce appunto, ed è questo che noi cerchiamo di fare. Noi non siamo “progressive” come lo è il prog rock, ma siamo “progressive” nel senso che vogliamo esplorare nuovi sound. La nostra musica è difficile da etichettare, alla fine io dico semplicemente che facciamo metal moderno, perché usiamo mezzi moderni nel songwriting e in studio ecc… Metal moderno. Ecco come lo chiamo con mia nonna. (ride n.d.r.) Non voglio che i Textures siano associati alle vecchie band metal, il nostro sound è diverso da quello. Forse la cosa più rilevante è che scriviamo di cose più positive. A metà degli anni ’90 c’è stato un cambiamento nelle tematiche del metal: prima la maggior parte era oscurità, morte e sangue, poi c’è stata una svolta, si è iniziato a scrivere testi diversi… Penso ai Fear Factory, ai Death, ai Life Of Agony, ma ci sono state molte nuove band con ottiche diverse sulla musica metal, e penso che siamo più parte di questo gruppo.

Quali sono le canzoni che preferisci suonare live, e quali quelle che ricevono la miglior reazione dal pubblico?
STEF – La miglior reazione credo che ce l’abbiamo sempre con “Laments Of An Icarus”, per via del suo riff, alla gente piace tantissimo! C’è una storia fica dietro: forse non conosci il video di Mr Oizo… verso la fine degli anni ’90 c’era questo video con un orsacchiotto di peluche, una sorta di Muppet, che fa headbanging mentre sta seduto al suo ufficio, come Tony Montana di Scarface. Se ne sta seduto lì con il suo sigaro, e poi entra questa musica che definirei dubstep ante litteram. E questa ritmica che combina crome con terzine di crome è troppo fica! E questa è l’idea da cui è nato il riff di “Laments Of An Icarus”. Ecco, quando un’idea è fica, lo rimane sia con un peluche che muove la testa, sia con un riff metal. Per quanto mi riguarda, la canzone che preferisco suonare è “Singularity”, da “Dualism”, perché è una canzone molto che dà molto spazio alla batteria. Non è troppo veloce né troppo lenta, ha tantissime cose dentro, c’è molto spazio per l’improvvisazione, c’è molto groove. Credo sia una delle canzoni migliori dei Textures, ha una delle migliori storie e delle migliori climax, ne sono molto orgoglioso!

In Ottobre avete partecipato all’Epic Metal Fest a Tilburg, nella vostra città natale. Com’è stato?
STEF – È stato pazzesco! Quel giorno abbiamo suonato due show lo stesso giorno! Abbiamo suonato all’Epic Metal Fest alle 3 del pomeriggio, ed abbiamo incontrato tutte le band, fra cui anche i nostri amici italiani Fleshgod Apocalypse, e anche gli Epica… è stato veramente un bel festival, al chiuso, con 3000 persone. Ma dopo aver suonato lì, siamo dovuto andare via per suonare al Prog Power, nell’Olanda meridionale, ed anche lì è stato molto divertente. Alla fine eravamo stanchissimi, ma ne è valsa la pena.

Ultima domanda. Al di là del metal, ascolti o trai ispirazione da altri generi musicali?
STEF – Per la maggior parte altri generi. Parlo per tutta la band. Quando abbiamo iniziato la band, ascoltavamo ognuno roba diversa. Ecco cosa c’è nel mio iPhone (prende lo smartphone n.d.r.): Pink Floyd, Van Morrison, l’ultimo album dei Bear’s Den, una band indie pop… poi c’è il punk rock degli Undeclinable Ambuscade… c’è molta musica classica… poi c’è Ólafur Arnalds, un pianista ambient, roba veramente bella! E poi José James, che fa r’n’b, come D’Angelo… c’è Julian Lage, un chitarrista jazz… Nick Cave, The Dillinger Escape Plan… anche molto jazz, non sono un appassionato di jazz ma cerco di ascoltare sempre roba nuova. Oh, poi c’è Danny Elfman, il compositore di colonne sonore… Chet Baker, Katatonia, il pianista Yann Tiersen, i Wardura, band norvegese dal sound dark ed epico, non è metal… The Dear Hunter, musica molto catchy ma più orientata verso il musical… Fiona Apple… c’è veramente di tutto, come puoi vedere.

L’intervista è finita! Grazie per il tempo concesso a METALFORCE.
STEF – Grazie a te!

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