The Answer – la risposta dell’Irlanda al rock’n roll


THE ANSWER: INTERVISTA ESCLUSIVA A CORMAC NEESON •

Il Regno Unito è da sempre una sorta di divina donna incinta in grado di dare continuamente la vita a centinaia di band e, addirittura, a interi generi musicali tanto apprezzati da determinate fette di pubblico: basti pensare ai colossi del Rock britannici o alla New Wave Of British Heavy Metal; non capita però tanto spesso di ritrovarsi a parlare di una proposta proveniente da un paese diverso dall’Inghilterra ovvero, in questo caso specifico, dall’Irlanda del Nord. I The Answer sono ormai una realtà consolidata e con alle spalle ben diciassette anni di attività nel settore e siamo orgogliosi di informarvi che, in occasione della loro esibizione a Trezzo sull’Adda, siamo riusciti a fare una piacevole chiacchierata col loro vocalist Cormac Neeson, sempre munito di cappello sulla testa. Ci auguriamo che possa stuzzicare la curiosità di voi lettori amanti di certe sonorità ispirate direttamente agli anni 70’. Buona lettura!

 

Ciao Cormac, partiamo parlando del vostro ultimo album “Solas”: ormai è un anno che è disponibile sul mercato ed è il vostro sesto lavoro in studio. A un anno di distanza ti ritieni soddisfatto dell’andamento del suddetto album?
CORMAC
– Ciao a tutti! Direi proprio di sì, l’accoglienza è stata positiva sin da subito da parte della critica e anche del pubblico, e durante l’anno trascorso dall’uscita abbiamo avuto modo di leggere numerosi pareri in merito e anche di confrontarci con alcuni esponenti del nostro pubblico per conoscere il loro parere, e pensa che c’è chi lo ha definito il nostro album migliore o, quantomeno, il suo preferito personalmente; per non parlare di tutti coloro che hanno iniziato ad approcciarsi alla nostra musica proprio grazie al suddetto album, magari trovandolo online o assistendo a un nostro concerto. Tutto ciò non può che riempirci di gioia poiché ha richiesto davvero molto lavoro e molto impegno, e sapere che la fatica ha dato i frutti sperati è sicuramente una soddisfazione notevole.

Cosa pensi possano aspettarsi i vostri ascoltatori da un vostro prossimo lavoro in studio?
CORMAC
– Ti dirò che non è facile risponderti poiché al momento non abbiamo ancora del tutto le idee chiare su quale direzione e quali dettagli marcare maggiormente in quello che sarà il nostro settimo album, partendo ovviamente dal presupposto che abbiamo tutta l’intenzione di prendere gli elementi più riusciti di “Solas” e maturarli ulteriormente inserendoli in un lavoro differente. Non ci è dato sapere cosa gli ascoltatori si aspettino da noi, ma tutto sommato credo che giustamente non lo sappiano del tutto nemmeno loro; la nostra formula in fin dei conti si è sempre ispirata alle sonorità anni 70’ con in più un tocco personale, e sicuramente questo rimarrà invariato.

Dopo un po’ di anni sotto una casa discografica relativamente in vista e attiva come Napalm Records, come ti senti di definire il rapporto che spesso le band hanno oggi giorno con le label?
CORMAC
– Anche quel tipo di rapporto non è certamente più lo stesso rispetto a svariati anni fa, vuoi perché vendere dischi è diventato più difficile o per il semplice fatto che i tempi sono cambiati e ora usufruire della musica è un qualcosa che può avvenire in molteplici modi grazie all’online. Purtroppo questo spesso sfocia in una pressione notevole imposta alle band, il che tende a minare la creatività e la spontaneità nelle propria proposta artistica, portando poi a scontri e al mancato supporto con la conseguente rottura dei rapporti. Napalm Records ci supporta da tre album e al momento non abbiamo mai avuto ragione di lamentarci, anzi direi che siamo piuttosto soddisfatti di come si svolgono i rapporti tra noi.

Parlando invece di questo tour: siete in compagnia di due solide realtà della musica Rock (Mr.Big e Faster Pussycat), seppur piuttosto diverse tra loro e anche da voi. Cosa ti senti di dirci in merito?
CORMAC
– Indubbiamente parliamo di un bill molto valido e in grado di fare gola a molti ascoltatori di musica Rock di varia entità poiché, come da te riconosciuto, rappresentiamo tre filoni piuttosto diversi e questo va ulteriormente incontro a tutti quegli estimatori che apprezzano la possibilità di variare il più possibile coi loro ascolti anche in sede live. Poiché ci siamo noi che di rifacciamo molto al sound anni 70’ come detto prima, poi una band ci culto dell’Hard Rock americano come i Faster Pussycat e, per finire, una vera e propria istituzione se si parla di sonorità semplici ed elaborato allo stesso tempo, con una line-up composta da alcuni dei migliori musicisti del mondo, parlando ovviamente dei Mr Big. Tutto ciò per come la vedo io compone qualcosa che sicuramente può fare la gioia di noi musicisti partecipi, dei fans della musica Rock ma anche di un estimatore della musica in generale con una buona dose di curiosità.

Non capita spesso di poter scambiare due parole con un musicista Nord Irlandese, come ti senti di descrivere la scena musicale da quelle parti in questo momento?
CORMAC
– Ci sono sicuramente alcune differenze così come anche svariate somiglianze con la scena che si può trovare ad esempio in Inghilterra, anche se in misura decisamente inferiore per una questione di popolazione e di cultura, almeno in merito ai generi Rock e affini. Ci sono numerose band che si impegnano per cercare di proporre qualcosa di valido, suonando anche in locali di dimensioni modeste e provando in un garage per dare sfogo alla propria voglia di fare musica, per poi ovviamente unire questo con la voglia di fare festa e stare insieme bevendo birra magari anche in compagnia dei fan o degli estimatori in generale. Una buona scelta la si può avere ad esempio a Belfast, da dove provengono due realtà secondo me molto valide e che vi consiglio, ovvero gli Screaming Eagles e i Maverick, due band che incarnano perfettamente quello di cui parlavo poco fa.

I The Answer sono nati nell’anno 2000 e oggi giorno sono parte integrante di quella che è considerata la nuova ondata di musica Rock ispirata direttamente agli anni 70’. Cosa ne pensi tu di questa sorta di revival che stiamo vivendo?
CORMAC
– Penso che sia davvero una buona cosa la voglia di riproporre qualcosa che ha portato a tante gioie tanto tempo fa e che continua ancora a farlo grazie a chi ancora oggi lo segue con passione; considerando che oggi giorno alcune band sembrano quasi essere ossessionate dall’innovazione, tanto da proporre dei veri e propri pastrocchi alla fine di tutto, io sostengo che per suonare in una Rock band non è indispensabile avere delle idee chissà quanto innovative, anche se è comunque opportuno avere una propria identità e non risultare semplicemente dei cloni di qualcun altro: usando i The Answer come esempio mi sento di dire che lo scopo non è quello di fare semplicemente una citazione magari ai Led Zeppelin, ma piuttosto quello di dare un contributo e una goccia di linfa nuova a questo genere così magnifico e ancora così amato oggi giorno.

A tal proposito: se tu dovessi enunciare alcune importanti ispirazioni per i The Answer quali citeresti?
CORMAC
– Per me personalmente come cantante, io citerei sicuramente Paul Rodgers e ovviamente Robert Plant, dal momento che i Led Zeppelin sono palesemente la nostra fonte di ispirazione principale, insieme a numerosi altri artisti come i The Black Crowes, Rory Gallagher e in generale tutti coloro che hanno sempre saputo come incarnare adeguatamente lo spirito della musica Rock senza trascurare ovviamente le radici Blues e quant’altro.

C’è anche da dire che siamo in un periodo in cui si fanno sempre più frequenti gli annunci di ritiro da parte di numerosi artisti a noi tanto cari, giunti ormai a un punto conclusivo per quella che è la loro carriera. Cosa pensi abbia il futuro in serbo per la musica Rock alla luce di questo?
CORMAC
– E’ davvero difficile fare ipotesi sull’argomento, purtroppo è inevitabile che musicisti giunti quasi alla settantina d’anni vogliano mettere un punto alla loro lunga avventura e ritirarsi a vita privata lasciando però tanti bei ricordi sul mercato e nei cuori degli appassionati. Sicuramente ciò di cui la musica ha bisogno oggi giorno è tutto il supporto possibile da parte degli ascoltatori, che dovrebbero evitare di fossilizzarsi e rimuginare sempre su ciò che è stato prima e provare a vedere quali gioie può offrire la scena attuale, permettendo così al genere di prosperare ancora e di far crescere le band di popolarità a tal punto di riuscire almeno in parte a ricordare i grandi fasti del passato. Quando questo concetto sarà stato assimilato da più ascoltatori possibile sarà davvero un bel momento.

Cambiando argomento. Eccezion fatta per il vostro tour con gli AC/DC svariati anni fa, quali citeresti come le esperienze più importanti nella carriera dei The Answer?
CORMAC
– Dunque, sicuramente il tour con gli AC/DC da te citato è stato qualcosa di unico poiché ci ha permesso di esibirci in delle locations davvero immense in tutto il mondo al fianco di una band tra le più influenti però, essendo noi Nord Irlandesi, credo che una delle esperienze più importanti per noi sia stata l’esibizione al Ulster Hall di Belfast, una delle location più importanti, storiche e gettonate per tutta la scena musicale del paese; successivamente, guarda a caso, ti dirò che anche la produzione del nostro ultimo album “Solas” nel nostro studio personale è da annoverare tra le esperienze fondamentali, basti pensare al fatto che per l’occasione abbiamo ricontattato alcuni collaboratori di vecchia data che avevano lavorato a suo tempo alla produzione del primo album “Rise”, che per l’occasione si sono spostati dalle nostre parti per dare un contributo degno di nota e con un sapore quasi nostalgico per noi, come un simbolo anche di tutti i compromessi che abbiamo accettato in passato e della soddisfazione che proviamo ora a fare le cose come davvero vogliamo.

Ora una domanda un po’ particolare. Sappiamo che tre delle vostre canzoni sono state inserite in dei videogiochi nel corso della vostra carriera, riferendosi a questo: pensi che, per le band non molto famose, inserire la propria musica in dei media differenti come ad esempio i videogiochi o il cinema possa essere una buona idea per ottenere visibilità?
CORMAC
– Beh, sicuramente sì. Partendo dal presupposto che oggi giorno è molto difficile fare carriera nel mondo della musica, trovo che il poter inserire una propria canzone magari in un film, in un videogioco o in una pubblicità possa rappresentare una discreta opportunità da cogliere nel momento in cui diventa possibile. Ovviamente esiste chi ci tiene a fare il puro a tutti i costi, ma bisogna anche sapersi adattare ai tempi e ai cambiamenti.

In base alle tue esperienze come ad esempio la data da headliner al Legend Club a Milano, come ti senti di definire il pubblico italiano?
CORMAC
– Direi che le definizioni migliori che posso utilizzare sono: caloroso, appassionato e energico, e questo perché è piuttosto frequente sentire molti musicisti entusiasti del calore ricevuto in una location italiana durante un concerto, soprattutto pensando al fatto che, al contrario, esistono delle occasioni in cui la gente ha preferito rimanere impassibile, senza trasmettere assolutamente niente alla band; poiché, bisogna dirlo, chi si esibisce deve trasmettere emozioni a un pubblico, ma in parte anche viceversa, e fino ad ora le nostre esperienze in territorio italiano sono sempre state positive, anche nell’occasione da te citata o anche a Torino o in varie altre date in locations più o meno grandi.

Direi che abbiamo finito, grazie mille Cormac! Ci vediamo presto!
CORMAC
– Grazie a voi, e grazie Metalforce! A presto!

 

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