The Dead Daisies – il cuore pulsante del rock

THE DEAD DAISIES: INTERVISTA A MARCO MENDOZA • (english version below)

In occasione della tappa italiana del tour promozionale di “Burn it Down”, abbiamo incontrato Marco Mendoza, bassista della all star band The Dead Daisies. Poco prima dell’inizio del live, in un’area esterna al locale adibita a press room di fortuna (al coperto dalla pioggia incessante di quel pomeriggio), Marco ci viene incontro sorridente e ci saluta cordialmente e da vero gentleman sistema tavolino e sedia, prontissimo per chiacchierare con noi di Metalforce.

Ciao e ben ritrovato in Italia! Non la prima volta ne per te ne per la band. La tappa italiana è sempre inclusa nei vostri tour, come vi sentite quando suonate qui e cosa ne pensate del pubblico e del fanbase italiano?
MARCO
– Sai, sono passato dall’Italia parecchie volte dagli anni ‘90 ad oggi e per me in particolare che sono latino-espanol-americano-mexicano ne sento la passione, ne sento il sangue. Voi qui amate la musica, amate l’arte e apprezzate il Rock n Roll e il rock classico e dobbiamo mantenerlo vivo e quindi noi cerchiamo sempre di insistere per avere una data italiana nei tour e se dobbiamo scegliere una sola città di certo scegliamo Milano ma ci piacerebbe andare più a sud – come a Roma per esempio – e forse lo faremo in futuro ma di certo posso dire che ogni volta che lasciamo l’Italia ci sentiamo di aver trovato nuovi amici e di certo torneremo spesso! E il fanbase europeo è ottimo!

Questo è il tour promozionale dell’ultimo album “Burn it Down”, che presenta un sound un po’ più aggressivo rispetto ai precedenti lavori ma sempre fedele alle influenze della vecchia scuola. Come è avvenuto il processo creativo dietro questo disco e quali sono state le principali influenze?
MARCO
– Come sapete, The Dead Daisies è un progetto partito 5 anni fa dal nostro fondatore David Lowy, e nel corso di questi anni ci sono stati alcuni cambi di line-up ma siamo sempre andati avanti e soprattutto con questo ultimo lavoro la formazione si è stabilizzata e assieme al nostro produttore Martin Frederiksen che ci ha guidato verso la giusta direzione. Quando abbiamo realizzato “Make some noise”  abbiamo definito chi siamo, come band, come sound, per poi registrare un album live “Live&Louder” spingendoci al livello successivo. E più è il tempo che si passa insieme come band a comporre e più la musica diventa intensa e prende varie direzioni e quando abbiamo iniziato il processo creativo per “Burn it Down” abbiamo parlato su come rendere il suo più profondo, più duro e più pesante insieme al nostro produttore e siamo contenti del risultato finale e anche i feedback che stiamo ricevendo da tutte le parti del mondo è positivo.

Adesso che l’album è appena uscito, siete soddisfatti del risultato finale o se potreste tornare indietro ne cambiereste qualcosa?
MARCO –
Ottima domanda, ci succede sempre! Ogni volta che si registra qualcosa, si scrive la musica e si compone sono momenti che accadono in un determinato periodo. L’album è stato registrato ad ottobre ed è uscito ad aprile, sono passati 7 mesi e nel frattempo siamo stati in tour per 2 mesi e abbiamo suonato le canzoni dal vivo comprendendole un po’ meglio e se noi potessimo tornare indietro nel tempo cambieremmo qualcosa, ma non si può. L’album è una rappresentazione del nostro sound, della nostra direzione che poi interpretiamo dal vivo e noi principalmente siamo una live band , amiamo suonare dal vivo, stare sul palco per noi è il massimo e siamo spesso in tour e concerto dopo concerto va sempre meglio e ci conosciamo sempre di più musicalmente, ho suonato in un po’ di band e questa è una delle migliori sul palco e per quanto riguarda cambiamenti sulle canzoni li possiamo fare durante i live e non a caso abbiamo anche registrato live e lo rifaremo credo.

Il vostro sound è ricco di influenze old school e nelle vostre setlist includete sempre una cover e qualche tributo. Quanto è importante per voi rendere omaggio alle grandi band del passato e come queste influenzano il vostro stile?
MARCO –
E’ molto semplice: siamo ancora dei fan delle band di cui facciamo cover e della loro musica – siamo fan dei Deep Purple, dei Led Zeppelin, i Beatles, i Rolling Stones – perché hanno segnato un’era e noi per primi come tanti altri siamo cresciuti con certe canzoni che tutt’ora ci ispirano e ci motivano e vogliamo rendere omaggio a queste band e ringraziarle per la musica e perché il modo migliore di celebrare il Rock n Roll è anche includere alcuni classici, in particolare in questo tour “Bitch” degli Stones. Come ho detto prima, diamo molta importanza alla performance live e includere un pezzo classico del rock è sempre una scelta azzeccata che fa scatenare il nostro pubblico e inoltre ci teniamo molto a portare anche noi la bandiera del Rock n roll oltre che rendere felici i fan.

Ognuno di voi ha alle spalle decenni di carriera ed esperienze in diverse band di grande fama. I vostri trascorsi muiscali influiscono in qualche modo nello stile e sound dei The Dead Daisies?
MARCO –
Assolutamente sì, noi siamo il prodotto di cosa abbiamo fatto e dove siamo stati in passato e anche parlando in generale siamo tutti il risultato delle nostre esperienze a partire dall’infanzia fino all’età adulta ed è lo stesso nella musica. Noi siamo statai molto fortunati a suonare in altre grandi band e le nostre esperienze arricchiscono i The Dead Daisies perché commettiamo meno errori avendo imparato da quelli del passato, quindi sì decisamente ne siamo influenzati e va benissimo così.

4 album, moltissimi tour, l’esperienza cubana, altri progetti musicali, cambi di line-up… come fate a tenere un ritmo così intenso e a gestire tutto ciò?
MARCO –
E’ vero, tutto ciò è impegnativo ma l’idea centrale di questa band è di fare la miglior musica e i migliori show possibili su questo livello andando sempre avanti nonostante i cambiamenti  e gli impegni di ciascuno di noi.

Da un paio di anni a questa parte la line-up è stabile a parte la recente entrata di Deen Castronovo alla batteri. Qual è il segreto dell’alchimia che c’è tra voi, in studio e sul palco, e come fate a mantenerla date le vostre esperienze e stili differenti?
MARCO –
In realtà è molto semplice, proprio perché facciamo questo da sempre e abbiamo tanta esperienza che abbiamo capito subito di cosa tratta il progetto e ci siamo impegnati per comporre la miglior musica insieme. Brian (Tichy, precedente batterista ) ha deciso di lasciare per seguire altri progetti, rimane comunque un fratello e farà sempre parte della famiglia ed è un incredibile musicista e batterista. Deen è uno migliori batteristi e io e Doug lo sapevamo bene avendoci già lavorato insieme in passato, in più è uh ottimo cantante e compositore che può dare moltissimo alla band ed è anche un fratello. Quindi per noi è stato tutto naturale, lui ha preso parte subito alle canzoni e sapeva già in che direzione andare e ha registrato le parti di batteria in soli 2 giorni. Un musicista pazzesco che calza a pennello nella band e, con la guida di Marty Frederiksen e noi tutti, si è inserito subito nella composizione (del nuovo album) ed è così che continueremo ad andare avanti.

Parlando appunto di ‘’Burn it Down’’ come è avvenuta la composizione e la produzione delle canzoni? Qual è il messaggio che volete comunicare con questo album?
MARCO –
Ad oggi contiamo appunto 4 album – 5 se contiamo anche l’EP – e il nostro metodo è di riunirci, come ogni band dovrebbe, e sommare le idee e lavorare alle canzoni con i testi, riff e melodie e così iniziamo a costruire il tutto. Abbiamo lavorato a Revoluciòn senza un produttore ma con un amico ingegnere che ci ha aiutato con la produzione ed è stato un processo molto lungo perciò questa volta abbiamo deciso di concentrarci su questo e abbiamo scelto l’aiuto di Marty Frederiksen, che è un ottimo chitarrista e compositore, ed è diventato praticamente un sesto membro della band e tutti quanti insieme con l’alchimia che si era creata abbiamo formato ogni canzone. Il messaggio che proviamo a mandare attraverso la nostra musica fin dal primo album è di provare a fare la differenza. “Burn  it Down” significa cambiare il sistema e canzoni come Resurrected o The Dead and Gone vogliono rappresentare proprio questo, svegliarsi e fare la differenza. Il messaggio è che ognuno di noi nel proprio piccolo può fare la differenza è rendere il mondo un posto migliore. Io ho 5 figli e penso al mondo che lasceremo alle prossime generazioni, il mondo in cui cresceranno e come possiamo renderlo migliore. Questo è il messaggio, il cambiamento può partire da noi, modificando il nostro modo di pensare, mostrando gentilezza e rispetto verso gli altri, o anche più in grande a livello politico o con piccole cose come il riciclaggio che può sembrare banale ma se guardiamo il quadro per intero possiamo fare la differenza. Questo è il messaggio e noi usiamo il RocknRoll per trasmetterlo. Sai, c’è spesso tanta energia negativa in questo genere, noi ai tempi abbiamo vissuto il RocknRoll diversamente da oggi che siamo tutti padri e mariti con una famiglia e adesso vogliamo dare il nostro contributo positivo per il mondo. Non sei d’accordo?

Certo! Lo trovo molto positivo dato che non è molto comune per questo genere che per anni era appunto tutto “sesso,droga e RocknRoll”, quindi questo messaggio è anche nuovo da un certo punto di vista.
MARCO –
Esatto, Sex,drugs and RocknRoll è figo, ma adesso io, ad esempio, sono un ex alcolista e non bevo più nulla ed è difficile venire in Italia e non assaggiare un po’ di vino, ma non posso e non lo voglio fare, non ne ho più bisogno. Perciò, i cambiamenti nello stile di vita, nei valori come padre si riflettono sull’essere musicista: come possiamo fare la differenza ed è questo ciò che proviamo di fare. Capisc’? (Marco rallegra l’atmosfera con qualche parola in italiano che conosce).

Ci avviciniamo al termine dell’intervista e non posso non chiedere qualche anticipazione sul prossimo video che uscirà presto “Dead and Gone”, avete già pubblicato qualche immagine sui social dopo averlo girato a Berlino.
MARCO –
Allora, senza anticipare troppo dico che sarà molto figo e ci siamo divertiti molto a girarlo con l’aiuto di un grande regista e un’ottima produzione e non vediamo l’ora venga pubblicato. Noi non lo abbiamo ancora visto terminato ma abbiamo visto qualche pezzetto e ci piace già molto. Ci saranno molti riferimenti alla musica anni 70 e 80 con cui siamo cresciuti e siamo davvero eccitati a riguardo.

Bene, Marco. Grazie per il tuo tempo e per questa intervista, ma lasciaci fare un’ultima, curiosa domanda. Se i The Dead Daisies avessero scritto una canzone del passato, quale sarebbe?
MARCO-
Secondo me “Imagine”, poi magari i ragazzi della band ne nominerebbero altre, ma io dico questa perché si avvicina al messaggio di cui parlavamo prima, sognare un posto in cui vivere in armonia senza religioni, senza politica, senza soldi e vivendo di condivisione e anche di musica.

E invece qual è una vostra canzone che rappresenta al meglio il vostro messaggio?
MARCO-
In questo momento sono davvero preso bene dalla title-track “Burn it Down”, ma nell’album ce ne sono altre di cui amo i temi trattati come “Resurrected” o “Set me free” che parla di noi musicisti sempre in giro, mi ricorda molto “Free Bird” dei Lynyrd Skynyrd, siamo sempre lontani da casa e sentiamo spesso la mancanza di casa, della nostra famiglia, del nostro letto, telecomando o cane ma amiamo quello che facciamo e questa canzone ne parla. Ma al momento di tutto l’album forse la più rappresentativa è “Resurrection” che sentirete presto stasera.

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(english version)

THE DEAD DAISIES: INTERVIEW WITH MARCO MENDOZA •

During the last date of the promotional tour for “Burn it Down” that took place here in Italy, we met Marco Mendoza,bass player in all-star band The Dead Daisies. Just a bit before the concerts to start, in a makeshift press area outside the club – sheltering us from the pouring rain of that afternoon – Marco comes to us smiling and warmly greets us and as a true gentleman, heps us to position the table and chairs, totally ready for this interview with us from Metalforce.

Hello and welcome back here in Italy! Always included date in all the latest tours, how you feel to play there and what you think about the italian audience and fanbase?
MARCO – You know, I’ve been starting touring in Italy since the mid 90s and for me in particular because I’m latino-espanol-americano-mexicano I feel the passion, I feel the blood of this country and love for music, for the arts and really appreciate Rock N Roll and we want to keep it alive so we always try to insist to have an italian date and if we have to one city of course it’s gonna be Milano but we would like to go south – like Rome – and maybe we will in the future and everytime we leave Italy we feel like we make new friends and of course we’re gonna come back often! And the european fanbase is amazing!

This is the promo tour for “Burn it Down”,the latest release. A record with a sound a little bit rough than the previous ones but always with some old school influences in it. Which have been your inspiration and how has been the creative process behind it?
MARCO – We have been doing this for 5 years now and there has been few line up changes but we always move forward and when we recorded “Make some Noise” we settled who we are as a band, as a sound, as a collective sound together with our producer Marty Frederiksen, he helped find the direction and then we came out with “Live&Louder” that is a live album and by playing the music that you record you take it to the next level and the more time you spend together the tighter the music gets. So when we started the writing process of “Burn it Down” there have been countless efforts and we talked about going a little more harder and deeper. And we are happy with it and the feedback all over the place it’s good too.

Now that the album is out, are you totally satisfacted with it or if you could go back in time would you make some changes to it?
MARCO – Oh, that’s a good question, this always happen! Everytime you record something or write music it’s a moment in time. The album was recorded back in October and came out in April, 7 months ago and now we’ve been playing the songs live for 2 months and now we understand the songs a little better and if we could go back and change things we would but we can’t and we don’t. I thing I do want to say is that this band is a live band, we love to perform, we tour a lot and get to know each other musically. You know, I’ve been in few bands and this one is great and for some eventually changes we can only do it live and we also recorded a live album and we probably do that again.

Talking about old school, how much is important to make a tribute and being isnpired by the big bands of the past? How you choose the cover songs that are always included in your setlist?
MARCO – It’s very simple. We are still fans of this music we cover, still fans of these bands – we are fans of Deep Purple, of Led Zeppelin, of Beatles and Rolling Stones – because we grow up to those great songs as many other folks. So we get inspired, we get motivated and we want to say thank you for the music and for the great songs, let’s celebrate Rock n Roll and how not include classic Rock songs – like “Bitch” of the Stones – and as I said before, live performance is a bottom line so when we incorporate into the set a song that everybody knows is like wow! – this is classic rock. So we keep going the Rock n Roll flag and the fans enjoy that.

Each one of you has decades of career and played in other big bands. All yours previous experiences are influencing on The Dead Daisies music?
MARCO – Absolutely yes. Because we are the products of where we have been and also in general, all human beings are products of all the past experience since the childhood to adulthood and it’s the same in the music business. We also are very lucky we layed in some great Rock bands and yes, that is a part of The Dead Daisies success because we are making less mistakes, we learned from the past and take the experiences with us today.

4 records, always on tour, the Cuba experience, the other music projects, some line-up changes. There is so much going on and how can you keep pace all of this?
MARCO – Well, of course it’s a little challenging. The core of this band, with its management and our founder David Lowy, it’s to provide the best live shows as possible and because at this level we are all so busy with music but so into it and we are keep moving forward through the line-up changes and the other projects of each one of us.

Now the line-up is steady since two years. Only Deen Castronovo at the drums joined recently and seems like he’s already fitting in well. And how can you all create the alchemy, in studio as o stage, among so experienced musicians because, as we mentioned, each one of you has is own personal path and style.
MARCO – It’s very simple, we’ve been doing this since long time. We had lots of experiences and we understood what was the project about and put up the best songs together. Brian (Tichy – former drummer) decided to leave to follow other things, but he’s still a brother and a part of the family and he’s an amazing musician and drummer. Deen is one of the guys too and top drummer on the planet – me and Doug (Aldrich) already worked with him – and he’s also a great singer and songwriter and he brings so much to the band. For us this change has been so natural, he came in, he saw the songs and knew exactly which direction we were going and fit like a glow in the band. His drumtracks were done in 2 days. He’s an amazing drummer and musician and with the direction of Marty Frederiksen we get together to arrange and that’s how we’ll continue, it’s a mission and we are going forward.

Talking about “Burn it Down”, can you explain how worked the composition and the production of the songs? The lyrics are so various, what’s the message you want to communicate with this record?
MARCO – We done 4 records – 5 to count the EP too – and we get together in a room as a band should and bring all the ideas, the riffs, the lyrics, melodies and than we start build the songs. When we worked on Revoluciòn without a producer, we had an engineer friend of us that helped with the production and has been a long proces because of that, so this time we decided to focus on that and so Marty Frederiksen, that is also a great singer, songwriter and producer, he became the sixth member of the band and helped us to put together the alchemy of the band. The message that we want to give started with “Revolutiòn” until the lest record and is try to make a change. “Burn it Down” wants to change the system, songs like “Ressurected” or “Dead and Gone” want to say this, wake up and try to make a difference. The messages is that in our own little world we can make a difference to make this place a better place. I have 5 children so it’s good to think about our heritage, to our kids and what world we are giving to them. There is a lot of good and bad things in the world and we could make a difference and make better things happen. How? By changing the way we think, by being kind and respecting the others, or getting involved in politic or starting recycling…. I know it sounds trivial but it’s true,in the bigger picture we can all make a difference. Wouldn’t be nice if we can make a change and make a world a better place, that’s the common tread of our lyircs. There’s a lot of negative energy in the lifestyle of Rock’n’Roll especially in the past, and we lived that time but now we are all fathers and husbands and we are older and now we want contribute to a better place. Do you like the message?

Yes, of course! It’s totally positive and not so common in Rock n Roll and it’s good to keep it positive.
MARCO – Exactly! The Sex, drugs & Rock’n’Roll is great but now we’re doing different. I’m a recovering alcoholic, it’s hard for me to come to Italy and not having a bit of wine but I can’t and I don’t need it. So life changes and values changes as human being and as a father and as a musicians too influence the message we want to communicate. Capisc’? – italian words to cheer up the mood of the interview by Marco –

So we are close to the end and plaese give us just few words about the next “Dead and Gone” video that is about to be relaesed, we saw some sneak-peak on socials.
MARCO – Well, without spoiling anything all I can say is that is pretty amazing and we had a great time shooting it and we had great production team and really looking forward to it and we saw not the finished product but we saw some and we love it. There are some reminescences of the 70s and 80s that we love and we have big stage and big production and we are so excited about it, it’s gonna be cool.

Before leaving we have just some last and curious questions: if you could have written a past famous song, which one would have been?
MARCO – “Imagine”, in my own opinion, – maybe the guys can have different answers – but I think that this song talks about a dreamworld with no wars, no money, no religion, no crap only living together in armony and sharing. There would be music? I hope so.

And among all the The Dead Daisies songs, what’s a song that better represent the band’s philosophy?
Right now I’m really excited about “Burn it Down”, the titletrack and the whole album and I love the topics of the songs like “Resurrected” or “Set me free” which talks about us people in rock music business that we are often away from home, travelling the world, kinda like Lynyrd Skynyrd’s “Free Bird” , that’s the idea. We love what we do and we have a great time doing this but we going through moments were we miss home, our family, our children, remote controller, my bed or my little puppy but we keep going. But probably the most representative song of this album is “Resurrected” yes, and you’re gonna hear soon tonight.