Udo: il colonnello dal cuore di metallo

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INTERVISTA ESCLUSIVA A UDO DIRKSCHNEIDER •

1980. E’ uno dei tanti pomeriggi passati da Consorti (all’epoca uno dei negozi di dischi più forniti della capitale) ad ascoltare le novità della settimana… un nome nuovo fa capolino nelle vaschette che contengono i vinili nel settore hard’n’heavy: Accept! Incuriosito, lo faccio predisporre sul piatto, entro in cabina e… “I’m A Rebel” divenne mio! Questo fu il mio primo contatto con il leggendario combo tedesco e ne fui subito conquistato. Una band che possiamo annoverare, senza ombra di dubbio, tra le più importanti nella storia dell’Heavy Metal.
Molte cose sono cambiate negli Accept nel corso degli anni, prima fra tutte, e sicuramente la più importante, quella che ha visto dividere le strade tra il cantante Udo Dirkschneider e il resto del gruppo, seguendo così due carriere distinte e separate, accompagnate, lungo il percorso, da riunioni e nuove separazioni.
In ogni caso entrambe le parti hanno sempre avuto un’enorme influenza nel panorama metal mondiale grazie ai capolavori che sono stati capaci di scrivere, vere e proprie pietre miliari che ancora una volta abbiamo avuto la possibilità di ascoltare al Circolo Colony di Brescia, dove Udo e i suoi Dirkschneider hanno tenuto un concerto il 9 aprile nell’ambito del “Back To The Roots Tour”, nel quale il singer tedesco, con il suo attuale gruppo, sta proponendo per l’ultima volta brani tratti dalla produzione Accept, per chiudere così definitivamente un capitolo del suo passato (qui il report).
Potete quindi immaginare l’emozione nell’avviarmi verso la dressing room, accompagnato dal tour manager, dove a breve avrei incontrato il mitico Udo Dirkschneider!

Ciao Udo! E’ un onore per me essere qui! Seguo la tua musica dal secondo album degli Accept nel 1980, ti ho visto live la prima volta nel 1986 a Roma (con Dokken di supporto ndr) per il “Russian Roulette tour”.
UDO – Ciao! Ne è passato di tempo!

Dopo aver percorso a lungo una tua strada personale, ora sei tornato alle tue “radici” e in questo tour riproponi una scaletta con solo brani degli Accept: perché questa decisione?
UDO
– Ma sai, sono un po’ stanco di tutto quello che si sente dire in giro riguardo chi faceva meglio alcuni brani degli Accept e chi altri, e chi mi chiedeva perché suonavo ancora delle canzoni degli Accept e chi mi chiedeva perché non le eseguivo più! E allora ho deciso di smetterla con tutte queste storie e fare un altro tour, ma solo con pezzi degli Accept. Per me è come chiudere un libro in questo modo. Poi dopo questo tour non suonerò più queste canzoni. Ma fammi dire che lascerò una piccola porta aperta nel caso in cui gli Accept si dovessero sciogliere, allora in quel caso continuerei ad eseguire le vecchie canzoni della band, ma nel frattempo, penso che se le persone vogliono sentire i brani degli Accept, possono andare ai loro concerti!

Hai scelto il nome Dirkschneider per questo tour.
UDO
– Sì, perché chiamare la band U.D.O. era un po’ complicato anche se i membri sono gli stessi, questo perché avrebbe confuso le idee al pubblico che magari si sarebbe aspettato di sentire delle canzoni degli U.D.O.!

Penso che gli Accept abbiano avuto una grande influenza su tutte le generazioni metal dopo di voi, Ma come è nata invece la tua passione per la musica e quali sono state le tue influenze?UDO – Io ascoltavo moltissime bands, te ne posso citare qualcuna: Uriah Heep, Rolling Stones, Led Zeppelin, Jimi Hendrix. All’inizio per me era solamente un hobby ed avevo una band a scuola con Michael Wagener (famoso produttore discografico – ndr), abbiamo iniziato a fare musica insieme. Nel 1969/70 ho chiamato la band Accept ed abbiamo iniziato a cercare altri musicisti, intorno al 1975/76 si unì per primo Wolf Hoffmann poi arrivò Peter Baltes. E poi col tempo Stefan Kaufmann, Jorg Fischer…

Ti ricordi il tuo primo concerto in assoluto?
UDO
– No a dire la verità, è passato così tanto tempo! Sicuramente è stato a scuola!

Hai scritto tantissimi brani e pubblicato moltissimi dischi sia con gli Accept che da solo con la tua band: quale pensi sia, nella tua opinione, il disco più rappresentativo?
UDO
– Molte persone dicono che “Breaker” (pubblicato con gli Accept nel 1981 – n.d.r.) ha influenzato molti musicisti, anche il modo di suonare le chitarre così veloce. Per me invece con gli Accept è “Balls To The Wall” (pubblicato con gli Accept nel 1983 – n.d.r.), perché è un album dove ogni cosa è al posto giusto! Invece con gli U.D.O. sono convinto sia “Faceless World”.

Credo che “Fast As A Shark” sia uno dei più grandi capolavori di tutti i tempi. Quando l’avete scritta avresti mai pensato che sarebbe divenuta un pezzo fondamentale della storia del metal e che ancor oggi è un brano attualissimo? Come è venuta fuori?
UDO
– No! Assolutamente non l’avrei mai pensato! L’idea è venuta fuori una sera ad una festa, sicuramente eravamo ubriachi, c’era un disco di canzoni folk tedesche che girava, abbiamo iniziato a fare gli stupidi ed è venuta fuori esattamente la stessa cosa con lo stridio che si sente sull’intro di “Fast As A Shark”! (ride)

Hai sempre suonato heavy metal e mai ceduto a compromessi. Hai mai pensato di voler cambiare tipo di musica? Da dove prendi tutta questa energia?
UDO
– No, e perché mai dovrei cambiare? (ride di gusto) Negli anni ’90 quando il metal non andava molto,alcune band hanno provato ad aggiustare il tiro e seguire cose più moderne, noi con gli Accept abbiamo fatto il disco “Death Row”.
Per quanto riguarda la mia energia, cerco di vivere in maniera più salutare possibile, ho smesso di fumare, credo di essere molto fortunato, la mia voce ancora funziona e mi sento in forma! Non saprei che altro aggiungere se non che credo di essere davvero fortunato! Mi piace ciò che faccio e mi diverto a farlo, se non mi dovessi divertire smetterei subito!

Nelle tue canzoni ci sono a volte riferimenti alla Russia: è dovuto ad un interesse particolare per quel Paese?
UDO
– Non esattamente. Per esempio “Russian Roulette” doveva essere chiamato “War Games”, ma c’era il film con quel nome e avrebbero voluto i diritti, per cui alla fine non ricordo chi se ne venne fuori con il nome “Russian Roulette”, ma non aveva nulla a che fare con l’album e nessuna delle canzoni! (ride)

Quindi non è una vera e propria passione per la Russia?
UDO
– Sì, ma venne successivamente, con gli U.D.O., non con gli Accept. Quando feci il primo tour in Russia, nel 1998 credo, con gli U.D.O. non sapevo fossimo così popolari lì! Con gli Accept c’ero stato una volta, mi sembra fosse il 1993, e facemmo un solo show a Mosca. Con gli U.D.O. fu incredibile, siamo una delle poche band che può fare un tour in tutta la Russia, siamo molto conosciuti, il mio chitarrista è Russo (Andrey Smirnov – ndr) e lui me l’ha confermato! Mi piace molto quel paese, mi piace la gente, sono molto amichevoli.

Se guardi indietro al passato, c’è qualcosa che cambieresti o va bene così?
UDO
– Certamente! Tornando indietro attraverso quello che hai imparato sapresti quello che dovresti fare e non fare, sapresti quali sono gli errori che non commetteresti di nuovo. Ma in un certo senso è stato un bene commettere determinati errori nella vita così ho potuto imparare velocemente, soprattutto per quanto riguarda il music business! Come per esempio quando venni buttato fuori dalla mia stessa band nel 1986, con il senno di poi sarebbe diverso, ora pretenderei lealtà e direi: “Hey! Questo è il nome che ho dato io alla band, me lo tengo io, non siete di certo voi a licenziarmi!”

C’è un concerto in particolare che ricordi molto volentieri?
UDO
– Oh ce ne sono davvero tanti! Al momento posso dirti che preferisco quello degli U.D.O. quando siamo stati al Wacken ed abbiamo fatto i classici insieme all’orchestra militare!

Cosa si prova a suonare col proprio figlio? Sei un padre orgoglioso?
UDO
– Lui suona la batteria da quando ha quattro anni, quando Francesco (Jovino – ndr) ha lasciato la band abbiamo fatto delle audizioni per dei batteristi, poi abbiamo chiesto a lui e ci ha pensato un po’ su. Non sapeva se poteva essere in grado di suonare con noi, ma dopo due settimane di riflessione ci ha detto di sì! Credo che stia facendo davvero un ottimo lavoro! Sono orgoglioso, certamente, e nel momento in cui suoniamo insieme non nascono problematiche che possono nascere tra padre e figlio, il suo ruolo qui è quello di batterista della band. Il privato rimane nel privato.

Nella tua carriera hai avuto alcune belle collaborazioni: qual’è l’artista con cui hai avuto un’intesa migliore?
UDO
– Con Ronnie James Dio! Quando ci incontravamo parlavamo per ore. Che dirti: uno dei migliori se n’è andato!

“Decadent” è il tuo ultimo album in studio, hai in programma di farne uno nuovo?
UDO
– Sì, certo ne vorrò fare uno nuovo di disco, credo che inizieremo nei primi mesi del prossimo anno, e poi molto probabilmente quando uscirà faremo il tour per promuoverlo!

Avete già qualche canzone nel cassetto?
UDO
– No, al momento non ce ne sono di pronte! C’è qualche idea, ma nulla di pronto! All’inizio del prossimo anno, con molta calma, ci metteremo a scrivere e vedremo che tipo di materiale verrà fuori!

Ultima domanda: cosa vuoi fare da “grande”?
UDO
– Ho una marea di cose da fare! Devo finire questo tour e poi chissà quante altre cose!

  traduzione Connor  

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riprese
ed elaborazione video:  Federica Borroni