ULVEDHARR – I LUPI NON SI FERMANO

ULVEDHARR: INTERVISTA AD ARK •

Noi di MetalForce abbiamo fatto due chiacchiere con una band italiana che sta avendo molti riscontri positivi sia in terra italica che all’estero: gli Ulvedharr. Scoprite con noi qualcosa in più su questa fantastica band e sul loro album “Total War”.

Iniziamo subito partendo dal vostro nome: come mai “Ulvedharr”?
ARK: La storia di questo nome sarebbe molto lunga, ma cercherò di essere breve. Nasce tutto dalla passione che ho coltivato fin da giovanissimo (Ark) per la storia, nella fattispecie per quella germanica e di conseguenza, col tempo, mi son messo a studiarne anche la mitologia per carpirne le radici fino a fondo. Detto ciò incappai nella dualità guerriera dei Berserker che tutti conoscono, ma fui affascinato anche dagli, appunto Ulfhednar. Ulvedharr non è altro che la nomea Ulfhednar rivisitata in maniera tale da rendere io nostro nome abbastanza cattivo si, ma al tempo stesso difficilmente imitabile.

Il vostro stile è unico. Nei brani possiamo trovare sonorità Thrash, Death e addirittura Black. Come descrivereste il vostro sound?
ARK: Ci abbiamo provato in molti modi. Ci hanno provato in molti modi. Noi col tempo siamo giunti alla conclusione che si può trattare di Old School Death Metal dei primi anni novanta, ma al tempo stesso le influenze sono talmente variegate che il modo vero sarebbe solo Orobic Metal, come fosse solo nostro, nonostante chiunque cerchi di categorizzarci nel “simili a”. Penso che tra i pochi vanti che possiamo avere ci sia almeno quello che, quando senti un nostro pezzo, sai subito che siamo noi.

Da dove prendete ispirazione per le tematiche delle vostre canzoni?
ARK: Principalmente dalla nostra storia europea. In particolare io e Mike siamo piuttosto appassionati dell’argomento storico e del nostro passato continentale, quindi, molto spesso, trovandoci a discutere di questo o quest’altro fatto storico, esce la tematica prima di una prossima canzone.

Per quanto riguarda la parte musicale invece, quali sono le band che vi hanno maggiormente influenzato?
ARK: Sembrano e dico sembrano molto evidenti ma non è sempre così. Fin dai primordi ci hanno affibbiato come ispirazione massima i Sepultura, ma vi svelo che ne conosco si e no due canzoni e non mi fanno impazzire. C’è in primis la scena Death/Death melodico svedese, come Entombed, Dismember, Grave e ovviamente gli Unleashed, ma tra i maggiori ispiratori abbiamo i Dissection e gli Immortal anche se non si direbbe. Io in particolare ho molta influenza anche dal Thrash tedesco come Destruction e Sodom, ma è il mix d’influenze di tutti a creare il nostro sound finale (e mi spiace, ma i Sepultura proprio no).

È facile notare come il lupo sia un animale molto spesso presente nel vostro “mondo”, addirittura in molti post su Facebook vi chiamate “lupi” e così chiamate anche i vostri fan. Come mai?
ARK: Perché oltre al fatto del nome (Ulv significa lupo in lingua nordica) è come se volessimo far sentire chi ci segue parte di un branco; ma non un branco qualsiasi, un branco di lupi, ovvero quell’animale tanto amato quanto odiato, simbolo di violenza ma anche di famiglia e fratellanza. Sostanzialmente questo è il messaggio alla base del concetto dei “lupi” e del “wolfrecognizewolf”.

Avete condiviso il palco con band del calibro di Testament, Exodus, Anthrax, Morbid Angel e molti altri, che effetto ha fatto? Cosa vi hanno donato queste esperienze?
ARK: Quando sei ragazzino sogni queste opportunità e le vedi irrimediabilmente impossibili, inarrivabili, specie se nasci e cresci lontano dalle città in un paesino in mezzo alle montagne. Che posso dire se non che alle primissime esperienze ovviamente era un emozione unica, quasi da lasciare paralizzati. Col tempo, non dico ci si faccia l’abitudine, resta sempre e comunque motivo di orgoglio e un emozione enorme, ma scopri man mano le persone che stanno dietro a quelli che da moltissimi anni vedevi solo come idoli. Ne scopri l’umanità e spesso l’umiltà, a volte addirittura amici che ti trascini negli anni a venire. Questo rende di volta in volta questo tipo di possibilità un enorme “bagaglio scolastico” sul come ci si comporta sopra e sotto il palco perché in quel caso sei tu che devi imparare. Ci ha insegnato sopra ogni cosa che l’essere umili e riconoscenti alla lunga paga.

Parlateci un po’ di “Total War”, il vostro ultimo album pubblicato pochi mesi fa.
ARK: “Total War” è il a non essere totalmente monotematico. Abbiamo fatto la scelta di allargare gli orizzonti delle storie che volevamo raccontare senza restare incentrati su un’unica tematica. Ma la parte tematiche è venuta a posteri, stavolta abbiamo sì calcato sull’acceleratore, ma non solo: siamo stati attenti ad ogni singola perché suonasse perfetta, cercando di camuffare la complessità dei pezzi poiché alcuni, vi assicuro, sono davvero impegnativi da suonare. L’intento era quello di trasmettere un po’ di cultura orobica unita ad una martellante “ignoranza Metal”.

Qual è stata la reazione del pubblico, sia italiano che non, dopo la pubblicazione di “Total War”?
ARK: Al momento stiamo avendo moltissimi riscontri in Italia e non solo, finora quasi tutti molto positivi. Questo ovviamente mi fa piacere. Grazie alla nostra musica stiamo pian piano raccogliendo ciò che abbiamo seminato e questo è motivo di grandi soddisfazioni.

Progetti futuri? Avete già qualcosa in serbo?
ARK: Sicuramente estendere l’attività live oltreconfine il più possibile, ma tutto verrà rivelato in futuro. Vi posso già dire che il successore di Total War è già in cantiere e i lavori sono già avviati. I lupi non si fermano mai.

Volete lasciare un messaggio per i vostri fan e per i lettori di MetalForce?
ARK: Ricordatevi sempre di credere nei vostri sogni. Vi costerà fatica e lacrime, ma se ci credete davvero li realizzerete. Detto questo, ancora più importante, non dimenticatevi di ringraziare man mano che il vostro sogno si realizza, perché è anche grazie a chi vi sta intorno che tutto diventa realtà. Quindi grazie a tutti i nostri fan e ai lettori di MetalForce, grazie davvero.

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