Uriah Heep: la nostra forza è la musica

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URIAH HEEP: INTERVISTA ESCLUSIVA A PHIL LANZON E RUSSELL GILBROOK •

Una delle band più leggendarie della storia dell’hard rock e del rock in generale, una produzione discografica che ha avuto inizio dal 1970 e prosegue tutt’ora, milioni di dischi venduti, in due parole: Uriah Heep. Abbiamo avuto l’onore e il piacere di poterli incontrare il 19 marzo scorso in occasione della loro tappa all’Orion di Ciampino (Roma), dove hanno strabiliato tutti con un concerto straordinario (qui il report). Ecco cosa ci hanno detto in questa intervista il tastierista Phil Lanzon e il batterista Russell Gilbrook.

E’ un piacere rivedervi, ci siamo incontrati due anni fa al Baloma Bikers Festival di Cercemaggiore, vicino Campobasso.
PHIL
– Ciao! Felice di incontrati nuovamente!

La band è “on the road” dal 1969: cosa si prova ad essere una band così longeva?
PHIL
– E’ davvero una lunga strada! (ride)

Qual è il segreto che vi ha dato la forza per tutto questo tempo?
PHIL
– La sopravvivenza, la sopravvivenza! (Phil e Russell ridono). La forza della musica è ciò che ci fa continuare ad andare avanti, la musica è ciò che conta.
RUSSELL – E la passione, se hai passione per il lavoro che fai, diventa la tua vita. Noi lo amiamo!

E la musica è la vostra vita!
RUSSELL
– Proprio così.

Avete influenzato diverse generazioni di musicisti: siete orgogliosi di essere un esempio per le band che sono arrivate dopo di voi?
PHIL
– Certo, è molto importante Perché sentiamo di avere la responsabilità di aver dato a queste band, a questi artisti, l’ispirazione.

E lo stesso vale per i fans! Io ascolto gli Uriah Heep dal 1971!
PHIL
– Da molto tempo…!

Secondo la vostra opinione qual è l’album che vi rappresenta meglio?
RUSSELL
– Oh, questa è difficile! Trovo che ci siano molte buone canzoni in ogni album. E’ importante collaborare nello scrivere le canzoni, nel farle crescere.
PHIL – Se proprio vogliamo restringere il campo possiamo dire che i due più rappresentativi possono essere “Demons & Wizards”, per quanto riguarda la prima parte della nostra carriera (del 1972 n.d.r.) e “Sea Of Light” (del 1995 n.d.r.) per il periodo successivo fino ad oggi. E’ una mia opinione, ma anche quella di tante persone che ho sentito nel tempo.

In tutti questi anni il modo di fare musica si è evoluto, è cambiato: come è stato il vostro approccio e la transizione tra era analogica ed era digitale?
PHIL
– Tutti hanno provato la tecnologia per vedere se per loro era adatta o meno, e per lungo tempo nella musica non andava bene, l’analogico era molto meglio.

Gli Uriah Heep sono una band in stile “moderno-digitale” oppure usa ancora i metodi classici per creare la sua musica?
RUSSELL
– Noi registriamo live. Registriamo in studio. Non utilizziamo messaggi e-mail per mandarci brani o registrazioni varie! Molte persone lo fanno.

Come prende vita una vostra canzone?
PHIL
– Passo molto tempo a casa a registrare perché sto sempre a scrivere, non solo per gli Uriah Heep. Registro tutte le idee che mi vengono in mente e le metto in versione demo. Poi ascoltiamo tutto il materiale con gli altri e vediamo ciò che ci piace e non ci piace, le sistemiamo insieme. Di base inizia tutto così.

Si parte dalla musica?
PHIL
– Sì, inizia dalla musica. Sempre dalla musica! Non chiedermi il perché, ma mi succede così; molto raramente accade che io abbia delle parole o un testo per le quali devo trovare una melodia.

“Live at Koko” e “Totally Driven” sono i vostri ultimi due album, entrambi live; “Totally Driven” è una raccolta di vostre vecchie canzoni ri-registrate, ma è stato fatto originariamente nel 2001. Perché lo avete pubblicato solo nel 2015?
RUSSELL
– Abbiamo cambiato etichetta discografica. Ora abbiamo anche una copertina diversa e un totale di due cd in una confezione in digipack.

State pianificando la registrazione di un nuovo album?
PHIL
– Sì.
RUSSELL – Non ci sono date ancora.
PHIL – No, nessuna data!
RUSSELL – Siamo impegnati al momento, ma di sicuro lo faremo!
PHIL – Assolutamente sì!

E c’è già qualche canzone pronta?
PHIL
– Oh, sì!

Sarà uno stile che si rifarà ai vecchi album o seguirà più la strada degli ultimi lavori?
PHIL
– Lo scoprirai! (ridono)

Come è nata la vostra passione per la musica?
PHIL
– Quando ero un adolescente avevamo una radio a casa, stava in cucina, e suonava canzoni di Buddy Holly o Elvis Presley, e tutte le canzoni della fine degli anni ’50, a me piacevano tantissimo! Io ero un solo un ragazzino e mia madre, che Dio la benedica, mi ha fatto prendere lezioni di pianoforte. Io non volevo andare, volevo solo giocare, non mi piaceva studiare la musica, ma lei grazie a Dio mi costrinse! La mia passione iniziò a crescere da allora, ascoltavo ogni genere di musica.
RUSSELL – Mia mamma usava un’aspirapolvere e sentendo le vibrazioni io ci battevo le mie mani sopra. Mio padre suonava le tastiere, non era un professionista. Pensarono così di mettermi dietro una batteria e tutto iniziò da lì!

Vi ricordate la vostra prima esibizione in assoluto?
PHIL
– A dire la verità me lo ricordo ancora! (ride). 1964: nella scuola della chiesa, ci pagarono 40 centesimi! Mi ricordo quando abbiamo portato tutti i cavi, era un piccola band!
RUSSELL – Non me lo ricordo proprio perché suono da quando ho quattro anni, hanno iniziato a pagarmi a sei e a dodici stavo già facendo tour!

Il vostro primo concerto con gli Uriah Heep è stato…?
RUSSELL
– Il mio è stato nel 2007 in Finlandia.
PHIL – Il mio è stato da qualche parte in America (Russell ride) nel settembre del 1986!

E vi siete sentiti emozionati nel fare parte e suonare in una band così storica come gli Uriah Heep?
RUSSELL
– Sì, eccome!
PHIL – E’ stato grandioso!

A questo punto gli facciamo ascoltare Caterina Caselli che reinterpreta “Lady In Black” in italiano con il titolo “L’Uomo Del Paradiso”.
Conoscete questa canzone? Lei è una cantante italiana, il brano risale al 1972 ed è la cover di “Lady In Black” con il testo in italiano: l’avevate mai sentita?
PHIL
– No, non l’avevo mai sentita, è la prima volta.

Si usava qui da noi, tra gli anni ‘60 e ’70, fare a versione in lingua italiana di un brano famoso inglese o americano dell’epoca.
RUSSELL
– A volte capita che degli artisti di altri paesi, facciano delle cover delle nostre canzoni, e noi non ne veniamo a conoscenza finché non arriviamo in quel paese!

Vi ringrazio della vostra disponibilità e di averci dedicato un po’ di tempo.
PHIL
– Grazie a te!

traduzione Connor 
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  elaborazione video Federica Borroni