WOLF HOFFMANN – Teutonic Metal Heart!

ACCEPT: INTERVISTA ESCLUSIVA A WOLF HOFFMANN •

 

Un’inaspettata e piacevole chiacchierata con l’uomo i cui riff hanno fatto sapere al mondo intero che l’heavy metal non era materia solo per inglesi ed americani, e che hanno aperto la strada al power metal di stampo europeo. Signore e signori: Wolf Hoffmann degli Accept!

Ciao Wolf, bentornato in Italia. E’ sempre un grande onore per noi incontrarti. Dal 2010 avete pubblicato quattro grandi album e fatto molti tour: una seconda giovinezza per gli Accept!
WOLF
– Sì, un’effettiva rinascita. È pazzesco, non avrei mai pensato potesse accadere. Per me gli Accept sono stati grandi negli anni ’80 e finché sono durati nei ’90, poi non abbiamo avuto più un cantante e la band era praticamente inesistente. Ma è arrivato Mark Tornillo a farci capire che lui poteva di nuovo dare voce al gruppo e io e Peter (Baltes, il bassista, ndR) ci siamo guardati e abbiamo pensato che potevamo correre il rischio. Sono passati 10 anni, abbiamo fatto 4 album, 2 registrazioni live, io persino un lavoro solista (“Headbangers Symphony” del 2016, il primo era stato “Classical” nel 1997). Sono stati anni davvero impegnativi e tutto quanto ha ricevuto un’ottima accoglienza. E’ tutto molto più soddisfacente che negli anni ’80, in cui ci sono stati alcuni alti e bassi.

“The Rise of Chaos” segue la scia degli altri capitoli più recenti della vostra discografia. Trovi qualche differenza con il precedente, “Blind Rage”?
WOLF
– È nostra intenzione tracciare una strada, non c’è niente da cambiare. Abbiamo provato molte cose nella nostra vita e adesso sappiamo cosa vogliamo noi e i nostri fan. Sperimentare significa essere alla ricerca di qualcosa, per noi la ricerca è finita: sappiamo cos’è giusto e cosa non lo è per noi. È dura restare coerenti, ma lo facciamo alzando il livello di qualità. Devi imparare ad ascoltare la tua voce interiore, ma forse negli anni passati abbiamo ascoltato un po’ troppo quello che gli altri avevano da dire.

Puoi parlare del processo compositivo delle vostre canzoni?
WOLF
– Io e Peter scriviamo i riff sia per conto nostro che insieme. Selezioniamo il materiale e cerchiamo di costruire qualcosa. Quando abbiamo un titolo o una melodia lo passiamo a Mark, anche se lui preferisce quando ha i testi o le melodie pressoché ultimati.

A cosa vi siete ispirati per i testi di questo nuovo lavoro?
WOLF – Prendendo ispirazione dall’informazione, dai programmi televisivi, dagli articoli di giornale, dalle conversazioni. Ma capita spesso che un titolo o una frase arrivi all’improvviso perché siamo sempre in giro e nel mondo attuale abbiamo molti disordini e Trump che porta un certo scompiglio.

Nei vostri dischi c’è sempre un mix di riff potenti e parti classicheggianti… quanto la musica classica ha influenzato il tuo sound?
WOLF – È sempre stata un’influenza. Anche prima che ne fossi pienamente consapevole componevo con un tocco di classica. Solo più tardi, quando mi sono sforzato di combinare heavy metal e musica classica, ho realizzato che avevo già fatto qualcosa del genere in “Metal Heart” del 1985. L’anno scorso abbiamo suonato alcune canzoni tratte dal mio “Headbangers Symphony” con elementi orchestrali al Wacken. Non pretendo di essere un musicista classico, il mio è solo un omaggio.

Negli ultimi venti anni è cambiato tutto nella musica, molte bands sono scomparse, ma voi siete sempre in forma smagliante… quale è il vostro segreto?
WOLF – Abbiamo un cuore d’acciaio tedesco! Scherzi a parte, non penso ci sia altro modo che apprezzare quello che facciamo, anche i momenti meno piacevoli compresa anche la fatica di viaggiare in continuazione. Fa tutto parte del gioco.

Come vedi il futuro del metal e del rock in generale?
WOLF
– Non ne ho davvero idea. Il mondo cambia così rapidamente che non sappiamo come sarà tra trent’anni. Spero che i concerti non siano mai rimpiazzati da qualcos’altro, da dj che sono macchine e non musicisti che si esibiscono. L’esperienza di un live, con il gruppo che suona gli strumenti e il frontman che canta bene e fanno musica, deve rimanere.

Come sta andando il tour?
WOLF
– Il tour sta andando benissimo, abbiamo fatto il tutto esaurito in Germania. Siamo accompagnati dai  Night Demon, davvero una buona band. Non m’importa se vengono migliaia di persone o se ne vengono pochissime, se queste sono coinvolte da ciò che suoniamo. Abbiamo fatto spettacoli favolosi di fronte a un pubblico ridotto.

C’è un posto, escludendo ovviamente la Germania, dove potresti dire di sentirti a casa?
WOLF – Viaggiamo un sacco, la mia casa è in America ora, lì c’è la mia famiglia, mia moglie, i miei cani, ma non mi sento legato a nessuna nazione, neppure sia la Germania.

Quale album cambiò la tua vita e ti ha portato a fare il musicista?
WOLF – “Deep Purple In Rock” perché la chitarra teneva in piedi tutta la musica. Certo, sentivo anche i Jethro Tull, ma nella musica di Blackmore ciò che conta è il riff e questo mi ha catturato. Altre influenze importanti sono gli AC/DC e i Judas Priest.

Quale è stato il primo concerto che hai visto?  E quale, invece, come musicista?
WOLF – Ho visto tanti bei concerti, ma non ricordo quale sia stato il primo. Invece da musicista è stato a scuola, eravamo in tre: due chitarristi e un batterista. Suonammo per 10 minuti ed ero convinto che fossimo stati fantastici!

Ti ringraziamo per il tempo che ci hai dedicato, Wolf. Per noi è stato un grande piacere parlare con te!
WOLF – Grazie a voi!

si ringrazia Lorenzo Cipolla per la cortese collaborazione   

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