Blue Rose Fest Open Air – live report

BLUE ROSE FEST OPEN AIR:
METAL CHURCH + GAME OVER + SIGN OF THE JACKAL +
EXTIRPATION + DEMOLITION SAINT + RAWFOIL
live @ Parco La Bressanella, Cusano Milanino (Mi)
– domenica 6 agosto 2017 –

 

LIVE REPORT –

A distanza di un anno esatto dal loro ultimo passaggio, tornano in Italia i grandiosi Metal Church. La storica band americana questa volta è protagonista assoluta del Blue Rose Fest, evento open air organizzato dalla Rocker Sound in collaborazione con Eagle Booking e Red Mist. Tutto è pronto al Parco La Bressanella di Cusano Milanino per rendere ancor più rovente questo già torrido inizio del mese d’agosto.

Rawfoil
Caldo afoso, temperatura bollente: di certo non sono l’aspetto più invitante per un festival all’aperto, ma nonostante ciò c’è già un discreto numero di impavidi defenders che, sfidando il sole cocente, sono pronti a dar manforte alle cinque band nostrane che faranno da apripista agli headliner della serata.
Ai brianzoli Rawfoil l’onore e l’onere di aprire il programma. Purtroppo qualche piccolo inconveniente tecnico farà ritardare la partenza e, come spesso accade, per recuperare tempo prezioso, i cinque ragazzi si vedranno tagliare parte della scaletta. Questo, comunque, non gli impedisce di darci un saggio del loro thrashinante sound: un tupa-tupa continuo, figlio di Exodus e della Bay-Area in generale che si riassume in pezzi come “Demons Inside” o “Cult Of Ignorance”. Ecco, appunto, direi che il loro sound è “ignoranza” pura (nel senso buono del termine) che in crescendo ha man mano coinvolto i presenti, fomentati dall’aggressione vocale del singer Francesco che, anche nell’aspetto fisico, ricorda Rob Dukes (Exodus).
Essere prima band, come è noto, non paga mai, ma nonostante un partenza un po’ in sordina, hanno saputo aggiustare il tiro per arrivare a testa alta al traguardo con la conclusiva “Circle Of Hate”. Decisamente un buon inizio.

Setlist:

  1. Fail
  2. Demons Inside
  3. Cult Of The Ignorance
  4. Circle Of Hate

RAWFOIL lineup:

  • Francesco “One Fire” – Vocals
  • Ruben “Robben” Crispino – Guitar
  • “Ribo” Lorenzo – Bass
  • Giacomo “Jack” – Guitar
  • Marco – Drums
{{title}} {{title}}

foto: Stefano Forensi

_______________________________________

Demolition Saint
Ci si dirige, ora, verso il thrash più classico e d’annata con gli emiliani Demolition Saint. Brani ben costruiti, cambi di velocità e raddoppi di chitarra grazie al perfetto sincronismo delle due asce Nicolò Bondioli e Matteo Mastrangelo: queste sono i principali ingredienti che caratterizzano brani come “Under the Pyramids” o “Beyond the Doors of Insanity”.
Il pubblico apprezza ed applaude e canta insieme a loro “Ignorance is the Law”. Tra accelerazioni e grandi cavalcate, i Demolition Saint onorano il palco del Blue Rose Fest con una prestazione esemplare. Bravi!

Setlist:

  1. Btk
  2. Under The Pyramids
  3. Heroes Or Fools?
  4. Alone With Myself
  5. Humanized Beast
  6. Beyond The Doors Of Insanity
  7. Ignorance Is The Law
  8. Street Trash

DEMOLITION SAINT lineup:

  • Danny Schiavina – Vocals
  • Nicolò Bondioli – Guitar
  • Matteo Mastrangelo – Guitar
  • Eugenio Zambardi – Bass
  • Emanuele Revello – Drums
{{title}} {{title}}

foto: Stefano Forensi

_______________________________________

Extirpation
Il cammino verso la parte centrale del programma prosegue con gli Extirpation. Con loro ci addentriamo nei meandri del black. Sonorità più cupe tinteggiate di thrash che tanto ricordano i norvegesi Mayhem, forse non proprio in sintonia con il resto della serata, ma che colpiscono con violenza l’ascoltatore.
Look a tema, scream portato all’estremo, distorsione al massimo: gli Extirpation rovesciano sul pubblico del Blue Rose Fest tutta la loro rabbia con brani brevi, ma dalle trame oscure e violente, come l’iniziale “Wings of Decadence” o la distruttiva “Controlled by Rage”.
Non sono un estimatore di questo genere, ma questo non toglie agli Extirpation che nei loro pezzi dalla costruzione minimalista ed essenziale, si riassuma tutta la brutalità del loro sound. Direi che in attesa di entrare nella “chiesa del metal” loro erano gli “indemoniati” di turno.

Setlist:

  1. Wings Of Decadence
  2. Daily Struggle
  3. Thrash The Enemy
  4. Sick Life
  5. Desires Of Dust
  6. Controlled By Rage
  7. Fall In The Dark
  8. Into Disease
  9. Consumed System
  10. Eternal Moments
  11. Dawn Of Ignorance

EXTIRPATION lineup:

  • Darak – Bass & Vocals
  • Eros – Guitars
  • Magikk – Guitars
  • Elia – Drums
{{title}} {{title}}

foto: Stefano Forensi

_______________________________________

Sign Of The Jackal
A parte il piccolo intoppo iniziale, con la conseguente, purtroppo, riduzione della setlist dei Rawfoil, il festival procede in maniera sistematica, grazie anche ad una organizzazione perfetta e ben strutturata. Il pubblico comincia ad essere più numeroso, complice anche l’orario e il conseguente abbassarsi della temperatura, che permette, finalmente, un attimo di respiro. E’ il turno ora dei Sign Of The Jackal.
Con i trentini si torna agli anni ’80, la cosiddetta old school che, personalmente, continuo a considerare l’unica scuola degna di chiamarsi heavy metal. E sì, perché con la band di Rovereto ci tuffiamo a piè pari nell’epoca d’oro del metal, con brani e sonorità classiche che seguono alla lettera i dettami e le regole di come si deve suonare heavy metal.
Tra i riff serrati del duo Bob e Max, i loro assoli taglienti, il drumming costante e roccioso di Corra e il basso prepotente di DD (che non ha nulla a che fare con il più famoso DD Verni degli Overkill), i Sign Of The Jackal colpiscono dritto al bersaglio con pezzi come quello con cui danno il via al loro set, dal titolo ancora non definito e momentaneamente (e simpaticamente) chiamato semplicemente “Nuova2”.
“Night Curse”, “Classe 1999”… tutti brani che scatenano l’headbanging e riportano alla mente un solo nome: i Warlock di Doro Pesch.
Già, perché i Sign Of The Jackal, come la band tedesca, hanno una presenza femminile dietro il microfono: la gagliarda e tosta Laura.
La nostra frontwoman esprime tutta la sua forza con una vocalità aggressiva, ma nel contempo sa mettere in mostra una notevole estensione vocale che si concretizza nella conclusiva “Evil”, ottima riproposizione del famoso brano dei Mercyful Fate, che tutto il pubblico canta a squarciagola insieme a lei.
Insomma, con i Sign Of The Jackal personalmente ho rivissuto i bei momenti di un passato che è sempre vivo in chi ama certe intramontabili sonorità. Perfetti!

Setlist:

  1. Intro / Nuova2
  2. Paura Nella Città Dei Morti Viventi
  3. Night Curse
  4. Classe 1999
  5. Heavy Metal Demons
  6. Heavy Rocker
  7. Beyond The Door
  8. Night Of The Undead
  9. Evil (Mercyful Fate cover)

SIGN OF THE JACKAL lineup:

  • Laura – Vocals
  • Bob – Guitar
  • Max – Guitar
  • DD – Bass
  • Corra – Drums
{{title}} {{title}}

foto: Stefano Forensi

_______________________________________

Game Over
I cambi palco procedono celermente e senza difficoltà, la macchina organizzativa funziona alla perfezione ed il pubblico sta man mano aumentando a vista d’occhio. Tra birra, buon cibo e qualche chiacchiera, si arriva alla penultima band della serata: i Game Over.
Molto apprezzato e ben conosciuto nell’ambiente metal italiano, il combo ferrarese pettina tutti con il suo thrash divertente e stradaiolo. La loro formula è semplice, ma ultra-efficace: repentini cambi di velocità, ritmi incessanti (quelli sostenuti da Vender), assoli al fulmicotone (quelli di Ziro e Sanso) e rapidità di esecuzione che si riassumono in pezzi come “Another Dose of Thrash” o, tra le tante, “C.h.u.c.k.”.
Spazio anche alla cover di “Iron Fist” (Motörhead), resa ancor più veloce dai nostri quattro, che esalta un pubblico gasatissimo e che poi si scatena ancor di più su “Tupa Tupa Or Die” (e come non esaltarsi su questi ritmi).
Artefice del fomento generale il frontman Reno, che attizza ed alimenta l’energia del pubblico che li applaude a lungo dopo una prova sugli scudi. Promossi a pieni voti.

Setlist:

  1. Intro: What Lies Within…
  2. 33 Park Street
  3. Another Dose Of Thrash
  4. Masters Of Control
  5. H.U.C.K.
  6. Iron Fist (Motörhead cover)
  7. Overgrill
  8. Mountains Of Madness
  9. Neon Maniacs
  10. Tupa Tupa Or Die
  11. Gates Of Ishtar
  12. Dawn Of The Dead

GAME OVER lineup:

  • Reno – Bass/Vocals
  • Ziro – Guitar
  • Sanso – Guitar
  • Vender – Drums
{{title}} {{title}}

foto: Stefano Forensi

_______________________________________

Metal Church
Ed arriva il tanto atteso momento clou della serata, si sgombra il palco e si prepara la scena per l’arrivo dei maestri Metal Church. Il pubblico ora è numeroso, ad occhio più di 400 persone hanno raggiunto la location e per essere una domenica d’agosto (tempo di ferie) questo è un gran bel risultato.
Le note del tema di “Terminator 2” si diffondono maestose: tutto è pronto per l’ingresso della leggendaria band statunitense. E quando poi esplode “Fake Healer” è l’apoteosi: entriamo nelle magiche atmosfere dei Metal Church.
Mike Howe è il mattatore della serata, la sua carica di energia lo fa saltare da un punto all’altro della scena: scende tra il pubblico, lo abbraccia e i fan lo ricambiano con tutto il loro affetto. Con la sua straordinaria vocalità, pezzo dopo pezzo, interpreta quelli che sono autentici capitoli di storia del metal, vere pietre miliari come “In Mourning”, tanto per citarne una.
Il pubblico li acclama a gran voce ripetutamente e la band ci ringrazia nel modo migliore: suonando pezzi come la stratosferica “Needle and Suture” dove i riff del mastermind Kurdt Vanderhoof colpiscono a ripetizione senza sbagliare un colpo, autentiche rasoiate letali che sono il marchio di fabbrica del sound dei Metal Church.
E poi “Start the Fire”, la nuovissima “Reset”, “Gods of Second Chance” introdotta dal roboante basso dello straripante Steve Unger.
Ci si diverte sopra e sotto il palco: tutti a cantare ed urlare su “Date with Poverty”. Ulula alla luna il simpatico Mike: è il momento di “No Tomorrow” che accende ancor più gli animi e mette in moto il nostro air guitar.
E poi alle loro spalle la new entry, Stet Howland: il possente drummer detta il ritmo granitico di ogni brano, picchiando come un martello pneumatico e rendendo la vita difficile ai suoi tamburi, sollecitandoli a dismisura dall’inizio alla fine.
Spazio anche alla grandiosa “Watch the Children Pray”, interpretata in maniera sublime da un ispirato Mike Howe, incontenibile trascinatore delle folle, che spesso ci ringrazia per essere qui stasera. E come mancare a questo appuntamento?
Ascoltare poi il superlativo solo di Rick Van Zandt su “No Friend Of Mine” vale da solo il costo del biglietto (tra l’altro adeguatissimo): l’imponente chitarrista sale in cattedra e ci incanta con le sue virtuosistiche evoluzioni sulla sei corde. Chapeau!
Ma non finisce qui: arriva anche “Beyond The Black”, un gradito tuffo nel passato per chi, come me, li ha conosciuti nel 1984 proprio con questo brano immortale.
Ci salutano per qualche istante, prima di rientrare annunciando che al termine dell’esibizione ci avrebbero aspettati tutti al banco del merchandise per autografi e foto: una sorpresa a coronare una serata eccezionale. Ed eccoli riprendere la marcia con gli ultimi due brani della loro scaletta: “Badlands” e la magnifica “Human Factor” che il pubblico intona a squarciagola accompagnandoli, così, fino alla conclusione della loro stratosferica performance.
L’entusiasmo è alle stelle, gli applausi prolungati la dicono tutta sulla grande riuscita della serata e sull’impatto positivo che ha avuto su tutti i partecipanti. Ci sentiamo di estendere l’applauso, seppur virtualmente, a tutta l’organizzazione che ha costruito con professionalità un evento unico, quindi il ringraziamento va alla Rocker Sound, a tutto lo staff del Blue Rose, alla Eagle Booking e anche alla Red Mist, che hanno contribuito a rendere perfetta questa prima edizione del Blue Rose Fest Open Air. E sì, perché noi vogliamo anche la seconda edizione il prossimo anno!

Setlist:

  1. Fake Healer
  2. In Mourning
  3. Needle And Suture
  4. Start The Fire
  5. Reset
  6. Gods Of Second Chance
  7. Date With Poverty
  8. No Tomorrow
  9. Watch The Children Pray
  10. No Friend Of Mine
  11. Killing Your Time
  12. Beyond The Black
  13. Badlands
  14. Human Factor

METAL CHURCH lineup:

  • Mike Howe – Vocals
  • Kurdt Vanderhoof – Guitar
  • Rick Van Zandt – Guitar
  • Stet Howland – Drums
  • Steve Unger – Bass
{{title}} {{title}}

foto: Stefano Forensi