Dalla terra orfana al Jailbreak: Orphaned Land a Roma

ORPHANED LAND + LUNARSEA + SUBTERRANEAN MASQUERADE + ROAD TO JERUSALEM
live @ Jailbreak, Roma
– giovedì 15 marzo 2018 –

 

LIVE REPORT •

Il fatto che io stia scrivendo questo report non è affatto scontato, poiché la mattina di giovedì 15 marzo 2018, data del concerto degli Orphaned Land a Roma, il loro tourbus ha deciso di avere dei problemi, e solo grazie al tempestivo utilizzo di un bus scolastico la data è stata salva. Nonostante il ritardo nell’arrivo, la stanchezza dei musicisti e l’assenza di soundcheck, la serata si è svolta nel migliore dei modi, all’insegna della fratellanza fra culture e mondi diversi fra loro, uniti però dalla musica ed in particolare dal metal.
Un evento nato dalla collaborazione tra Rock On e Jailbreak Live Club, che ha richiamato i tanti fan della band medio-orientale nel noto locale capitolino.

 

Road To Jerusalem
Ad aprire finalmente la serata, di fronte ad un pubblico purtroppo ancora esiguo, i Road To Jerusalem, formazione internazionale basata in Danimarca e nota soprattutto per la presenza di Per Møller Jensen e Michael Skovbakke (ex-Konkhra) e di Andreas Holma (ex-Hypocrisy, Scar Symmetry). La band ha di recente pubblicato il suo eponimo album di debutto, e lo sta presentando in questi live di supporto alle ultime date del tour europeo degli Orphaned Land. Nonostante il background metal, anche estremo, dei membri, la band propone un sound a metà tra l’hard rock e il prog rock, sicuramente coinvolgente ma anche oscuro ed intricato. Combinando da un lato riff e sonorità tipiche di Led Zeppelin e AC/DC, dall’altra atmosfere che richiamano i Tool e i Soen, i Road To Jerusalem non fanno quel tipo di musica che ti cattura al primo ascolto. Lungi dal colpirti direttamente, il loro sound va analizzato ed in un certo senso “interiorizzato”. Dal punto di vista vocale, il richiamo alle voci acute e graffiate dell’hard rock è immediato; tuttavia, in diversi brani (come “Under Your Skin” o “Widowmaker”), il contrasto che si crea con atmosfere più misteriose e sognanti, ispirate ai Pink Floyd o ai già citati Soen, risulta intrigante. La musica dei Road To Jerusalem non è per molti, e forse è pensata più per lo studio che per il live; tuttavia la band ha presentato il giusto mix di energia e di atmosfera, e il loro set è stato, a modo suo, affascinante.

Setlist:

  1. Andromeda’s Suffering
  2. Ragtime Woman
  3. Under Your Skin
  4. Widowmaker
  5. Worm’s Warm Caress
  6. Them
  7. Village
  8. Poison Ivy

ROAD TO JERUSALEM lineup: 

  • Josh Tyree – Vocals
  • Michael Skovbakke – Guitar
  • Andreas Holma – Bass
  • Per Møller Jensen – Drums
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foto: 
 Stefano Panaro

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Subterranean Masquerade
Da Israele, come gli headliner, viene la seconda formazione della serata, i Subterranean Masquerade. Che la performance sarebbe stata fuori dalle righe si poteva presagire già dal fatto che Vidi Dolev (cantante), in abiti tradizionali, svolgeva quello che sembrava un bizzarro rito di purificazione con dell’incenso durante il cambio palco. Quando tutto è pronto, la band sale sul palco: sette componenti, di cui quattro in abiti tradizionali e tre in abiti moderni, che hanno offerto una delle performance più strane a cui io abbia assistito. Non è facile definire il genere di questa band: potrebbe essere un progressive metal con influenze orientali, ma quest’etichetta non rende conto di molti elementi della loro musica. I brani sono medio/lunghi e continuamente metamorfici: si alternano sezioni folk ballabili a parti metal estremo, fino a poliritmie e momenti più delicati, il tutto (apparentemente) senza ordine né coerenza, ma certamente studiato e volontario. Anche solo basandosi sulla musica, l’ascoltatore si sente trascinato in una dimensione caotica, folle e sempre mutevole. Ma a comunicare in modo inequivocabile questa sensazione di smarrimento ci pensa il già nominato Vidi Dolev, cantante pulito (solo live) della formazione: personaggio istrionico, folle, apparentemente sotto sostanze stupefacenti, Vidi monopolizza l’attenzione con il suo fare quasi schizofrenico, il suo muoversi incessantemente qui e lì, il suo fare facce e danze stranissime. Il suo modo di presentarsi sul palco è spregiudicato, convulso, parossistico direi, e se da una parte la sua presenza è decisamente coinvolgente, dall’altra quest’esagerazione a volte sfocia nel ridicolo. Un altro aspetto negativo è che l’attenzione viene quasi tutta convogliata su di lui, lasciando da parte il secondo cantante Eliran Weizman e soprattutto il resto della band. Si offusca così l’elemento propriamente musicale, che, come ho già anticipato, è molto complesso e labirintico, e denota grande abilità da parte dei musicisti; d’altro canto, di certo non si può dire che la performance sia stata noiosa, anzi, la singolarissima presenza scenica di Vidi combinata con la musica sempre in metamorfosi ha fatto sì che il set scorresse via senza lasciare alcun vuoto e senza annoiare. La band è decisamente controversa e sfida i limiti della comprensione, ma forse proprio per questo motivo si può dare un giudizio complessivo molto buono: si tratta di una band che fa musica molto elaborata e che allo stesso tempo fa un grande effetto in sede live.

Setlist:

  1. Early Morning Mantra
  2. Reliving The Feeling
  3. Place For Fairytales
  4. Nomad
  5. Hymn Of The Vagabond

 SUBTERRANEAN MASQUERADE lineup: 

  • Vidi Dolev – Clean vocals
  • Eliran Weizman – Harsh vocals
  • Or Shalev – Guitar
  • Tomer Pink – Guitar
  • Golan Fahri – Bass
  • Shai Yallin – Keyboards
  • Yalon Schori – Drums
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foto: 
 Stefano Panaro

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Lunarsea
Ultima band d’apertura prima degli headliner, i romani Lunarsea, formazione death metal attiva da ormai 15 anni e piuttosto nota all’interno della scena capitolina e non solo. Dal teatro dell’assurdo e dell’incomprensibile della band precedente, si ritorna a ranghi ben più lineari e comuni, ma non per questo peggiori o meno coinvolgenti. Dopo un’intro orchestrale, la band presenta il suo sound roccioso e potente con “Phostumous”. La musica della band è di chiaro stampo melodic death metal scandinavo, ma nonostante la facilità di classificazione, essa copre l’intero spettro di soluzioni che il genere permette, da riff melodici e diretti, di stampo a volte quasi power, solide sezioni ritmiche, fino a ritornelli cantati puliti e parti estreme di blast beat. Una particolare nota positiva va a Jacopo (chitarra) ed Andrea (batteria), membri di recente acquisizione ma che ormai sembrano aver pienamente consolidato la loro presenza: a giudicare dalla loro performance sicura e dinamica, si direbbe che siano parte dei Lunarsea alla stregua dei membri fondatori, delle cui abilità è quasi superfluo parlare. Tanto di cappello anche al cantante Alessandro, che riesce a modulare il suo growl e ad interpretare i brani (anche visivamente) in modo sempre vario e coinvolgente, senza mai cadere nella monotonia in cui rischia di incappare chi canta sporco. La scaletta ha attinto ampiamente dall’album del 2008 “Route Code Selector” in occasione del suo decennale, con brani come “Five-Sided Platform Shape”, “In A Firmness Loop Day”, “Magnitude 9.6” e “The Apostate”. Per il finale “As Seaweed”, i Subterranean Masquerade salgono sul palco a fare casino con la band (così come i Lunarsea erano saliti sul palco con l’altra band durante il loro set): si chiude così il set della band romana, la quale forse non spicca per originalità, ma che certamente sa il fatto suo.

Setlist:

  1. Intro/Phostumous
  2. 3 Pieces Of Mosaic
  3. Metamorphine
  4. Five-Sided Platform Shape
  5. In A Firmness Loop Day
  6. Magnitude 9.6
  7. The Apostate
  8. As Seaweed

LUNARSEA lineup:

  • Alessandro Iacobellis – Vocals
  • Fabiano Romagnoli – Guitar
  • Jacopo Pastore – Guitar
  • Cristian Antolini – Bass
  • Andrea Miazzetto – Drums
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foto: 
 Stefano Panaro

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Orphaned Land
Ed ecco finalmente i tanto attesi headliner: il rischio di cancellazione dello show ormai è passato, e nonostante i ritardi e le insicurezze gli israeliani riescono a regalarci il loro fantastico spettacolo. Come già detto, l’attuale tour è in promozione dell’ultima recente fatica della band, “Unsung Prophets & Dead Messiahs”: e proprio con “The Cave”, primo brano dell’album, si apre la setlist. Si prosegue con un alternarsi di brani eterogenei e ripescati dai diversi periodi della discografia della band: dalla diretta e ballabile “All Is One” dell’album del 2013 si passa a momenti più progressive metal ed elaborati, come “The Kiss Of Babylon (The Sins)” e “Ocean Land (The Revelation)”, tratte dallo storico “Mabool” del 2004. Il cantante Kobi non sembra al 100% della sua forma, sicuramente a causa della pesante giornata che ha sulle spalle; tuttavia non si risparmia, e dà tutto sé stesso per premiare chi, nonostante tutto, era lì per gli Orphaned Land. Con lo stesso spirito si sono esibiti gli altri membri: il bassista Uri è un fenomeno inarrestabile, mentre più delicati ma non meno presenti i due chitarristi; Matan dietro le pelli è sempre fenomenale. La scaletta si acquieta momentaneamente con “Let The Truce Be Known”, brano lento ma di notevole intensità, per poi riprendere a tutta forza con “Like Orpheus”, tratta dall’ultimo album. Sempre da “Unsung Prophets & Dead Messiahs” è tratta anche “In Propaganda”, uno dei momenti migliori di tutto il live: il brano è variegato e complesso ma decisamente godibile, e in sede live ha un grandissimo effetto; notevole l’assolo di basso di Uri, molto melodico ma allo stesso tempo travolgente. Immancabili le danzatrici del ventre, che fanno il loro ingresso su “Sapari”, brano inno della band. Sulle note di “In Thy Never Ending Way” si chiude il set, ma il pubblico acclama la band, che ritorna sul palco. Il bis, sicuramente per la stanchezza e per l’orario tardo, è costituito dalla sola “Norra El Norra”, che tuttavia, grazie anche alla danzatrice, risulta come al solito trascinante: in una festa dal sapore tutto medio-orientale si chiude il concerto di questa band che ha inventato, negli anni ’90, un genere musicale nel quale tutt’ora spicca.

Setlist:

  1. The Cave
  2. All Is One
  3. The Kiss Of Babylon (The Sins)
  4. Ocean Land (The Revelation)
  5. We Do Not Resist
  6. Let The Truce Be Known
  7. Like Orpheus
  8. Yedidi
  9. Birth Of The Three (The Unification)
  10. Olat Ha’tamid
  11. In Propaganda
  12. All Knowing Eye
  13. Sapari
  14. In Thy Never Ending Way
  15. Norra El Norra

ORPHANED LAND lineup:

  • Kobi Farhi – Vocals
  • Chen Balbus – Guitars
  • Idan Amsalem – Guitars
  • Uri Zelcha – Bass
  • Matan Shmuely – Drums
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foto: 
 Stefano Panaro