Dall’Oriente, al Mondo, verso l’Universo

EPICA + VUUR + MYRATH
live @ Estragon, Bologna
– venerdì 1 Dicembre 2017 –

 

LIVE REPORT •

Si prospetta una serata fiammeggiante ed esotica all’Estragon club in questo primo giorno di Dicembre, in cui le colline bolognesi si sono avvolte in una fredda coperta di neve. Sono molti i fans accorsi a questa terza data italiana del tour di “The Holographic Principle”, ma molti sono qui anche e soprattutto per vedere i Vuur di Anneke, recentissimo gruppo nato dall’unione di membri provenienti da gruppi diversi. A dare un tocco medio-orientale al tutto la prima band metal tunisina ad aver firmato per una casa discografica: i Myrath.

MYRATH
Ambientazione scabra per il quartetto franco-tunisino che per le atmosfere delle proprie canzoni meriterebbe un palcoscenico più indicato. All’appello manca Elyes (tastierista) al momento in Francia per registrare per il prossimo disco. Assenza che si nota giacché le sue parti registrate e trasmesse in sede live non rendono al meglio. Una danzatrice del ventre (Kahina Spirit) inizia ad esibirsi sotto delle soffuse luci rosse sulle note dell’intro dell’ultimo disco “Jasmin”, che da una calma melodia di strumenti a fiato esplode in una travolgente musica orientale dai connotati epici che ci catapulta in un mondo esotico di grandi palazzi e deserti fatti di miraggi. Si abbassano i toni ed entra la band che inizia carica come una molla con l’ultimo singolo “Believer” che acchiappa subito una fetta del pubblico che comincia a danzare. “Get Your Freedom Back” è leggermente più “metal” ma non mancano le grandi influenze orientali per una canzone che parla di combattere ogni giorno per la libertà della mente, agghindata di un interessante assolo di basso di Anis. “Con Merciless Time” rientra la ballerina che ci delizia nuovamente coi suoi movimenti perfettamente in sincronia con una musica che riesce a bilanciare magnificamente le influenze metal con quelle orientali, nelle strofe di questa canzone è il basso di Anis a farla da padrone in uno strano duetto in simbiosi col ventre della ballerina. I membri della band sono un po’ statici a parte Zaher (cantante) che interagisce col pubblico senza strafare, ma sono tutti e quattro (più una) sempre entusiasti e ogni loro canzone è sentita. Morgan dietro le pelli fa il suo lavoro senza stupire più di tanto ma condisce i tempi più lenti con giochi di prestigio con le bacchette. Mentre gli assoli di Malek non sono meri sfoggi di abilità ma melodie con una loro identità, ben incastrate in ogni brano. I Myrath ci invitano il 22 marzo a venire a sentirli dal vivo a Milano come headliner, un gruppo che vale la pena di vedere almeno una volta nella vita per sentire qualcosa di nuovo.

Setlist:

  1. Jasmin
  2. Believer
  3. Get your freedoom back
  4. Nobody’s Lives
  5. Merciless Time
  6. Beyond The Stars

MYRATH lineup:

  • Zaher Zorgatti – lead vocals
  • Malek Ben Arbia – guitar
  • Morgan Berthet – drums
  • Anis Jouini – bass
  • Elyes Bouchoucha – keyboards

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foto: Anna Minguzzi

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VUUR
Band attesa quasi quanto gli Epica che propone il proprio primo disco con un interessante concept che vede ogni canzone incentrata su una città diversa visitata da Annekke nel corso della sua vita. Si parte con un brano lento ed oscuro che fa percepire subito le grandi differenze stilistiche col gruppo precedente. “Time – Rotterdam” è una canzone che parla di una delle città della patria di Anneke. Il riff principale duro e graffiato accompagna tutta la canzone mentre a cambiare è la voce della cantante entrando sempre di più in un’interpretazione intima del brano. Per i primi due-tre brani le chitarre sulla scena sono ben tre: a quelle di Jord e di Ferry, si aggiunge quella di Anneke, utilizzata solo per accentuare qualche passaggio. Il basso di Johan non serve solo per accompagnare, ma pare quasi avere una propria voce che a tratti diventa la colonna portante dei brani. Durante la loro esibizione il pubblico è molto più statico rispetto alla prestazione dei Myrath -a parte qualche devotissimo fan- questo perché è una musica che si presta più ad un orecchio attento e riflessivo che ad un ascolto spensierato ed allegro come per i Myrath. Anneke ha una voce splendida che a volte diventa uno strumento aggiunto che utilizza per fare vocalizzi melodici che addolciscono le cupe atmosfere della band. Assieme alle canzoni della band ritroviamo anche qualche cover dei loro vecchi gruppi che fa entusiasmare una fetta dei fans instancabili della cantante. Piccola lezione di olandese di Anneke che ci spiega il significato di Vuur, e cioé “fuoco”; nonostante nelle prime canzoni fosse sembrata distante da un rapporto col pubblico, una volta messa via la chitarra ci si accorge che è l’esatto contrario.
Gruppo che esalta i propri fedeli fans e che riesce ad interessare anche chi non li conosce.

Setlist:

  1. Time – Rotterdam
  2. My Champion – Berlin
  3. The Storm (The Gentle Storm cover)
  4. Fallout (Devin Townsend Project cover)
  5. Days Go By – London
  6. Your Glorious Will Shine – Helsinki
  7. Strange Machines (The Gathering cover)

VUUR lineup:

  • Anneke Van Giersbergen – lead vocals
  • Jord Otto – guitars
  • Ferry Duijsens – guitars
  • Johan Van Stratum – bass
  • Ed Warby – drums

 

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foto: Anna Minguzzi

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EPICA
Le magniloquenti note orchestrali dell’intro “Eidola” cominciano quando il locale ridiventa buio, fasci di luce azzurra illuminano la sala mentre i fans cominciano a scalpitare sotto al palco attendendo con ansia l’ingresso della band. Il primo ad entrare è Arien che, come per l’intro di “The Quantum Enigma” in sede live, accompagna quella di questa sera con degli assoli di toms e timpani. Uno ad uno entrano anche gli altri piazzandosi nelle loro postazioni guardando dritto nel cuore del pubblico. Brevissimo attimo di silenzio e buio ed inizia “Edge Of The Blade” accompagnata dal boato del pubblico che cresce di intensità all’ingresso di Simone. I ritornelli di questa canzone esplodono nei momenti più intensi in cui la voce di Mark si unisce a quelli della frontgirl. Senza pause parte una delle storiche canzoni della band “Unleashed” che accresce l’entusiasmo in preparazione dell’unica canzone suonata del nuovo “The Solace System” accolta molto positivamente, anche se ci si aspettava un numero maggiore di canzoni da questo EP. Le sorprese da questo momento in poi sono una più incredibile dell’altra, a partire da “Reverence (Living In The Heart)” canzone di “The Quantum Enigma” mai suonata nei precedenti tour, per continuare con la mastodontica, attesissima e sperata “The Holographic Principle (A Profound Understanding Of Reality)” che è una lunga suite -di quasi dodici minuti- che passa da atmosfere quiete e sognate, ad aspetti più aggressivi in cui il growl di Mark e le tastiere di Coen dominano la scena, il tutto per trasmetterci il messaggio che la realtà è in fondo una scelta, una scelta che noi dobbiamo fare con cura liberandoci dalle nostre paure e dal passato. Dopo questa le tetre note di “Ascension” aleggiano nell’aria per esplodere in mitragliate di doppio pedale e riff aggressivi che danno il via ad un piccolo pogo nel parterre. Per “Storm The Sorrow” Simone dice che hanno uno special guest, la telecamera che registra a 360° posizionata apposta sul palco, e ci consiglia di non metterci le dita del naso perché lei vede tutto (cosa che Coen non esita a fare). Il vero special guest per questa canzone è Anneke che duetta con Simone per tutta la durata del brano strappando sorrisi a trentadue denti al pubblico. Dopo la favola della buona notte e dei brutti sogni di “Once Upon A Nightmare” anticipata dalla richiesta di Simone di accendere torce dei cellulari e accendini, recitata dalla stessa in maniera superba, il palco ridiventa oscuro per il classico encore. A quel punto il pubblico comincia ad inneggiare il nome della band accompagnato da dietro le quinte dalla tastiera a mezzaluna di Coen, che improvvisa la melodia di “We Will Rock You” dei “Queen”. A quel punto Isaac sale sul palco improvvisando qualche parola in italiano che suscita l’ilarità del pubblico, e assieme a Coen iniziano a far urlare alla platea in coro “Ciao” sulle note iniziali di “Sancta Terra”.
Piano piano rientrano tutti e la canzone comincia.
Gli Epica sono sempre delle presenze sceniche incredibili, si muovono con sicurezza sul palco e guardano spesso dritto negli occhi i fans di sotto (può sembrare scontato ma sono molti gli artisti che guardano solo in fondo alla sala). Simone è in formissima mentre Mark sembra un po’ giù di tono, a sostituirlo è spesso Isaac che canta bene quasi quanto lui. Il basso di Rob è imponente e dà una struttura compatta a tutte le canzoni mentre Arien sfoggia spesso assoli complessi e veloci che, però, non stonano mai nel complesso. Coen come al solito potrebbe recitare oltre che suonare, e i siparietti in cui lui è il protagonista sono sempre divertenti. Concerto che si chiude con la storica e immancabile “Consign To Oblivion” con annesso obbligatorio wall of death di cui anche Mark si dichiara colpito.
Ancora una volta gli Epica hanno dimostrato di apprezzare l’Italia e i fans regalandoci uno show ricco di sorprese senza disdegnare affatto i pezzi storici.

Setlist:

  1. Edge Of The Blade
  2. Unleashed
  3. Fight Your Demons
  4. Reverence (Living In The Heart)
  5. The Holographic Principle (A Profound Understanding Of Reality)
  6. Ascension – Dream State Armageddon
  7. Dancing In The Hurricane
  8. Storm The Sorrow
  9. Uchain Utopia
  10. Once Upon A Nightmare
  11. Sancta Terra
  12. Beyond The Matrix
  13. Consign To Oblivion

EPICA lineup:

  • Simone Simons – lead vocals
  • Mark Jansen – rhythm guitar, vocals
  • Rob Van Der Loo – bass
  • Coen Janssen – keyboards
  • Arien Van Weesenbeek – drums
  • Isaac Delahaye – lead guitar, vocals
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foto: Anna Minguzzi