Dream Theater: prog in una notte di mezza estate

DREAM THEATER + EVERGREY + VIRTUAL SYMMETRY
live @ Auditorium Parco della Musica, Roma
– mercoledì 1 luglio 2015 –

LIVE REPORT •
Quest’anno la rassegna estiva “Luglio Suona Bene” ha avuto l’onore di ospitare uno dei gruppi di maggior riferimento della scena prog-metal mondiale: i Dream Theater. La band americana è tornata a Roma nella suggestiva Cavea dell’Auditorium del Parco della Musica e sta festeggiando in questi giorni i trent’anni di carriera con un tour celebrativo. Ad accompagnare John Petrucci & Co. nella data romana troviamo gli svedesi Evergrey e gli italiani Virtual Symmetry.

Virtual Symmetry
L’onore di dare l’avvio alla serata è affidato alle sapienti mani dei Virtual Symmetry, gruppo che definire solo progressive-metal sarebbe forse riduttivo, dato che molti sono gli elementi che influenzano il loro sound e che vengono sviluppati con intelligenza e perizia. Non a caso ho usato il temine “sapienti mani” perché la band milanese nel tempo avuto a disposizione, seppure breve, ha dimostrato tutta la sua classe e bravura. I Virtual Symmetry hanno un rapporto particolare con i Dream Theater, visto che il tastierista Jordan Rudess è stato ospite nel brano “Program Error (We Are The Virus)”, quindi quale miglior scelta per aprire proprio un concerto dei grandi “Maestri”? E lo fanno proprio con il brano appena citato, una lunga suite (come tradizione progressive vuole) in cui i nostri sei ragazzi mettono in mostra le loro qualità e se tanto mi dà tanto, per loro si preannuncia un percorso carico di risultati positivi e di sicuro successo, lo stesso che hanno raccolto qui nella capitale dopo la loro esibizione. Non c’era ancora tantissimo pubblico quando hanno cominciato a suonare, in fondo erano solo le 20 e si sa il pubblico romano è pigro, ma chi era lì ha potuto apprezzarne le particolari doti di musicisti e il loro songwriting elaborato e nel contempo armonioso, frutto della perfetta coesione tra i loro componenti. Nelle loro fila vi è anche Marco Pastorino, già chitarrista nei Secret Sphere e nei Temperance, ma coinvolto in questo progetto nel ruolo di cantante. E che cantante! Questo proprio a dimostrare che la band di Valerio Villa (chitarrista e fondatore) è composta da polistrumentisti dal talento innato che il pubblico capitolino ha giustamente apprezzato e a lungo applaudito. Bravi!

Setlist: “Program Error (We Are The Virus) – “Pegasus” – “Souls Reflections”

VIRTUAL SYMMETRY lineup:
Valerio Æsir Villa – Guitars
Marco Pastorino – Vocals
Mark Bravi – Keyboards
Federico Maraucci – Guitars
Alessandro Poppale – Bass
Davide Perpignano – Drums
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Evergrey
A giudicare dalle numerose richieste di informazioni che alcuni tra il pubblico mi ponevano, probabilmente eravamo in pochi a conoscere il gruppo che era in procinto di salire sul palco: gli Evergrey. Quel che è certo è che chi domandava loro notizie in questo momento sarà su internet per scoprire qualcosa di più su di loro e ora sarà annoverato tra i loro fan più accaniti, perché la band di Tom Englund (voce e chitarra) ha fatto vedere a tutti di che pasta sono fatti. Confesso che il motivo principale della mia presenza qui erano proprio loro, decisamente più vicini al metal che più mi esalta, intriso di power fino al midollo (con venature prog) e poi in fondo i Dream Theater li avevo visti tante volte, mentre loro, da quel che mi ricordo, solamente una in occasione di un festival metal a Vagos in Portogallo un paio d’anni fa. Insomma, l’occasione di vederli in casa non andava perduta e credo che pure il resto dell’audience è rimasta pienamente soddisfatta.
Anche per loro il 2015 è un anno particolare: ricorre infatti il ventennale della loro fondazione, una lunga carriera corredata da ben dieci album, di cui uno live.
“King Of Error” è il loro biglietto da visita e dà l’esatta dimensione di come questa band abbia la capacità di unire un sound decisamente potente e d’impatto alla costruzione più articolata del progressive, arricchendolo di atmosfere misteriose e ricercate.
Tom incita il pubblico e lo coinvolge facendogli battere le mani al ritmo di pezzi come “The Fire” o “Black Undertow”. “E’ la prima volta che suono davanti ad un pubblico seduto” – ci dice con la sua possente voce – “facciamo pure noi lo stesso”. E così anche Henrik Danhage si siede a bordo palco e ci accompagna con l’intensa “Mark Of The Triangle”, dove il chitarrista ci offre una grande performance e lo farà per tutta la serata con i suoi assoli taglienti e letali.
Il tempo però è tiranno e purtroppo anche gli Evergrey non hanno molti minuti a disposizione, la loro scaletta infatti si comporrà solo di otto brani, più che sufficienti però a far capire anche a chi non li aveva mai ascoltati che loro sono dotati di un particolare tocco come quello di “A Touch Of Blessing”, la canzone con la quale ci salutano raccogliendo un meritato e lungo applauso e a giudicare dalle numerose persone che si sono alzate per andare a stringergli le mani direi che Roma è stata fieramente conquistata.

Setlist: “King Of Errors” – “Leave It Behind Us” – “The Fire” – “Monday Morning Apocalypse” – “Black Undertow” – “Mark Of The Triangle” – “Broken Wings” – “A Touch Of Blessing”

EVERGREY lineup:
Tom S. Englund – Vocals / Guitars
Rikard Zander – Keyboards
Johan Niemann – Bass
Jonas Ekdahl – Drums
Henrik Danhage – Guitars
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Dream Theater
Ora la location è quasi al completo, la sensazione di austerità del luogo che aleggia sopra di noi rende più solenne l’attesa dell’arrivo degli ospiti principali: i Dream Theater. E’ chiaro che tutti i presenti sono qui per loro, si notano anche famosi personaggi dello spettacolo come il compositore Claudio Simonetti (Goblin) o l’attore Giampiero Ingrassia, ma in questo caso qui in veste di grandi appassionati di rock e quando la maestosa intro che accompagna l’arrivo in scena dei magnifici cinque risuona nella Cavea, anche loro si uniscono alle grida di ovazione ed agli applausi che accolgono l’ingresso dei Dream Theater: che la rappresentazione abbia inizio.
I Dream Theater proporranno durante la serata brani presi da ogni disco della loro produzione, ripercorrendo così tutte le tappe della loro lunga e straordinaria carriera, seguendo passo passo l’ordine progressivo di uscita di ogni album. Ed ecco allora che si possono riascoltare pezzi che la band non esegue da tempo immemore, come l’iniziale “Afterlife”, la suggestiva “A Change Of Seasons: II Innocence”, la più aggressiva “Burning My Soul” o l’emozionante “The Spirit Carries On” cantata da tutti i presenti: insomma, ce n’è per tutti i gusti e per tutte le età, soprattutto per coloro che sono al loro cospetto per la prima volta.
Su di loro, ovviamente, si è già detto tutto, non c’è bisogno di elogiare, una volta di più, la loro tecnica strumentale e artistica, che siano dei musicisti sublimi è noto a tutti, anche a chi non li ha mai veduti e che questa sera finalmente può rendersene conto di persona. L’eccellenza assoluta, quasi non umana, i Dream Theater sono programmati in maniera perfetta per non sbagliare mai. Ah, quanto sarebbe bello almeno per una volta vederli commettere un piccolissimo errore e farci capire che sono di carne ed ossa (e cartilagine, come direbbe Totò) anche loro. E invece no! E’ una soddisfazione che non ci daranno mai a cominciare dalla voce di James LaBrie che non ha perso la sua vena interpretativa dopo tutti questi anni, o al genio creativo di Jordan Rudess che ci incanta con le sue mani eseguendo trucchi di prestigiditazione sulla sua tastiera, senza dimenticare le “funamboliche” imprese di John Myung col suo basso o le acrobatiche evoluzioni delle bacchette che Mike Mangini fa volare sui suoi tamburi, trovando, tra l’altro, anche il tempo di sistemarsi più volte il berretto sul suo capo.
E poi lui, John Petrucci, immenso chitarrista che ancora una volta di più strabilia e meraviglia con la sua incommensurabile tecnica di shredder, a completare così un ensemble straordinario e fuori dal comune che ci pietrifica con la naturalezza e la semplicità con cui eseguono quei brani così strutturalmente complicati per chiunque, ma non per loro. Forse una cosa gli manca però: un approccio più diretto col pubblico, un’interazione che li renderebbe più alla nostra portata, tant’è che LaBrie non spiccica molte parole con noi e comincia a parlare un po’ di più solo su “Constant Motion” dicendoci che stanno preparando il nuovo album e che torneranno anche il prossimo anno. Ma in fondo si esprimono meglio con la loro musica che evoca in ognuno di noi le giuste “Images And Words” (come cita il titolo del loro album più famoso e che li ha consacrati al mondo intero).
Chiudono con “Bridges In The Sky”, ma per ultimare il percorso manca ancora un disco all’appello e così, richiamati a gran voce, tornano per l’ultimo brano in programma, “Behind The Veil”, tratto dal loro lavoro più recente che prende il titolo proprio dal loro nome: “Dream Theater”.
Si conclude così, nel tripudio generale, un’altra loro performance eccezionale, forse un po’ breve rispetto ai loro canoni, salutata da tutto il pubblico con una calorosa standing ovation, a dimostrazione che anche in Italia sappiamo apprezzare chi fa Musica con la M maiuscola e di non essere un popolo che segue solo le mode del momento o chi crede di fare rock perché usa una chitarra elettrica.

Setlist: “Afterlife” – “Metropolis Pt.1: The Miracle And The Sleeper” – “Caught In A Web” – “A Change Of Seasons: II Innocence” – “Burning My Soul” – “The Spirit Carries On” – “About To Crash” – “As I Am” – “Panic Attack” – “Constant Motion” – “Wither” – “Bridges In The Sky” – “Behind The Veil”

DREAM THEATER lineup:
James LaBrie – Vocals
John Petrucci – Guitars
John Myung – Bass
Jordan Rudess – Keyboards
Mike Mangini – Drums

report: Rockberto Manenti