Filagosto: we fear nothing

LACUNA COIL + SINHERESY + MOTELNOIRE
live @ Filagosto, Filago (Bg)
– mercoledì 2 agosto 2017 –

 

LIVE REPORT •

La proposta del Filagosto è, ormai da quindici anni, la perfetta colonna sonora dell’estate bergamasca; l’eterogeneità della programmazione, e quindi il conseguente ricambio di pubblico a ognuna delle sei serate a ingresso gratuito, è da sempre il punto di forza di un festival che ha per protagonisti gruppi di portanza internazionale e realtà locali che spaziano dal Reggae al Metal, passando per Indie Rock e Rap. La sera del 2 agosto ha visto come headliner i Lacuna Coil, una delle realtà italiane più affermate a livello mondiale; ecco il report dell’intera giornata…

MotelNoire
Ore 21,30, i MotelNoire salgono sul palco accompagnati da un simpatico intro. Il loro è un Hard Rock schietto e ricco di elementi anni ’80; dopo tre pezzi spinti, in cui si nota l’ironica presenza scenica del singer Cristian Del Giudice e l’attitudine da “guitar hero” di Domenico Castaldi, fautore di assoli ben riusciti tra l’emozionale e il tecnico, i nostri ci propongono una ballata in cui finalmente emergono le tastiere, ma che risulta sottotono almeno fino al momento dell’assolo finale carico di pathos. “Shadows In The Dark” è un vero cavallo di battaglia; grazie ad un ritornello “catchy” dalla sintassi semplice rimane impresso in testa già al primo ascolto. Tutto ciò non si può affermare per “Welcome To My Life”, canzone cantata in italiano, che sembra essere nata dall’incontro tra i Negrita e Pino Scotto. Quella dei MotelNoire è una performance gradevole che riesce nell’intento d’intrattenere un pubblico in attesa degli headliner.

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foto: Stefano Forensi

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Sinheresy
L’Hard Rock dei MotelNoire non sarà di certo affine al genere proposto dai Lacuna Coli, questo è innegabile, ma la loro esibizione è stata di certo spontanea e genuina… non si può dire egualmente dei Sinheresy. Il combo triestino cerca di emulare, in ottica Alternative/Synphonic, il connubio tra musica heavy e intrecci di voce maschile e femminile – che ha portato al successo band come Theatre Of Tragedy, Within Temptation e gli stessi Lacuna Coil negli ultimi anni ’90 – senza dare parvenza di originalità. Nella maggior parte dei casi la strumentale si dimostra anonima e i cantati non riescono a lasciare il segno… lungi dall’essere un vero e proprio accanimento verso dei musicisti che sicuramente mettono impegno e passione nella loro musica e che hanno delle buone doti tecniche (il drummer Alfredo Macuz su tutti), oggettivamente si riconoscono sonorità sentite e risentite ed errori grossolani di “strategia” live (in ambito Heavy/Synphonic, utilizzare un’unica chitarra sia come lead sia come ritmica è una scelta stilistica, ma, nel momento degli assoli, non includere in base una linea di chitarra, che sorregga il tutto e che dia corpo al sound, è una svista che compromette la riuscita del pezzo, il quale inevitabilmente si “svuota”). Esibizione che, purtroppo, non lascia nessun momento degno di nota.

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foto: Stefano Forensi

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Lacuna Coil
Filago scivola nella penombra… vestiti da “zombie”, come di consueto dopo l’uscita di “Delirium”, Rayan Folden – che s’innalza dal retro del proprio kit – Coti Zelati e Diego Cavallotti fanno il loro ingresso un attimo prima che tutto esploda e che anche la coppia Ferro/Scabbia entri in scena sulle note di “Ultima Ratio”. Il primo lotto di brani mette subito in mostra il rinnovato sound del gruppo; a sprazzi Pop si aggiungono reminiscenze Alternative/Nu Metal (già incontrate in “Karmacode”, ma mai così presenti) prese in prestito dai Korn post-Issue e facilmente udibili nel drumming e nel basso di Coti Zelati, quest’ultimo capace di colmare, da solo, la mancanza di una seconda chitarra ritmica. Poco incisive le tastiere: il sound è talmente saturo e massiccio da inghiottire le basi pre-registrate, l’effettistica eterea, che ancora permette – su disco – di definire il gruppo con il termine “Gothic”, è completamente assente in questa sede. La resa dei brani sembra però giovarne poiché acquista una dimensione “brutale” mediata soltanto dalla delicata, ma allo stesso tempo aggressiva, voce di Cristina. Nonostante sia reduce da una polmonite, la frontwoman riesce comunque a regalare una buona e intensa prestazione. Sopra le righe è la performance di Andrea Ferro: growl potente e clean vocal convincente alzano il livello dell’intero live. Degni di nota i duetti in “Blood, Tears, Dust”, “My Deamons” e la classica cover di “Enjoy The Silence”, dove Ferro doppia efficacemente le linee vocali di Cristina in parte della strofa e nel ritornello. “Nothing Stands In Our Way” è il titolo del libro di prossima uscita che riassume la carriera dei Lacuna Coil; l’omonima canzone – anticipatrice dell’encore – è presentata da Cristina proprio in analogia al libro: l’unanime grido “We Fear Nothing” che si alza al cielo, insieme al dito medio di ognuno dei presenti, simboleggia la ribellione ai compromessi e alle imposizioni artistiche che il gruppo ha sempre coraggiosamente cavalcato, dimostrando di non aver paura di niente e nessuno. Spirito ribelle, ma anche giocoso: prima di chiudere in bellezza con “Zombies” e “The House of Shame”, Cristina e soci giocano con il pubblico a suon di cori. Il pubblico, ad inizio concerto prevalentemente statico, dimostra un apprezzamento crescente lungo tutta la durata della tracklist tanto da abbandonarsi ad headbanging e poghi vari. A conti fatti ci si accorge di aver assistito ad un ottimo live forte di una scaletta mirata agli ultimi successi e di una presenza scenica degna di nota; uniche pecche prevalentemente in fase di equalizzazione e mixaggio.

Setlist:

  1. Ultima Ratio
  2. Spellbound
  3. Die & Rise
  4. Heaven’s A Lie
  5. Blood, Tears, Dust
  6. Ghost in The Mist
  7. My Deamons
  8. Downfall
  9. Our Truth
  10. Enjoy The Silence
  11. Nothing Stands In Our Way
  12. Trip The Darkness
  13. Zombies
  14. The House Of Shame
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foto: Stefano Forensi