Gloryhammer vs. Civil War – battaglia metal al Legend!

GLORYHAMMER + CIVIL WAR + DENDERA
live @ Legend, Milano
– giovedì 11 gennaio 2018 –

 

 

LIVE REPORT •

 

Maghi, cavalieri, draghi e persino le truppe dell’Unione si ritrovano al Legend questa sera. Nel breve giro di una settimana, dopo aver visto Rage e Firewind, arriviamo nuovamente nell’accogliente club meneghino per assistere all’unica data italiana dei “fantasiosi” Gloryhammer che, in compagnia di Civil War e Dendera, sono pronti a far scatenare il numeroso pubblico presente qui stasera.

Dendera
Il ricambio generazionale nel mondo metal è strettamente legato al tipo di sound proposto dalle band e quest’oggi ne abbiamo un palese esempio: infatti sono in stramaggioranza giovanissimi i tanti presenti qui al Legend. Giovani come lo sono anche i Dendera, band inglese cui è affidata l’apertura del concerto. I cinque ragazzi, con il loro sound che strizza l’occhio all’heavy metal classico, ma con un approccio moderno, conquistano facilmente un pubblico che rimane coinvolto da brani come l’iniziale “Final Warning” o “Age Of Agony”. I britannici dimostrano di avere buone attitudini in scena, guidati da un istrionico frontman come Ashley Edison che prima “sottrae” scherzosamente uno smartphone ad un ragazzo in sala per fare dei selfie direttamente dal palco e poi incita a più riprese il pubblico e lo fomenta facendolo cantare insieme a lui alla maniera di un certo suo ben più famoso connazionale che risponde al nome di Bruce Dickinson. Ma, in fondo, a tratti un po’ tutto il loro sound ricorda quello dei Maiden, con repentini cambi di velocità e lunghe cavalcate dalle ritmiche serrate.
Intendiamoci, non ci troviamo di fronte ad una band che fa gridare al miracolo, alcune pecche e lacune qua e là vengono alla luce, ma i Dendera hanno decisamente assolto al loro compito di gregari in maniera esemplare e, sicuramente, meglio di tanti altri loro colleghi che affollano l’universo musicale. E gli applausi tributati da tutto il pubblico alla fine del loro set ne sono una chiara dimostrazione.

Setlist:

  1. The Awakening (intro strumentale)
  2. Final Warning
  3. Claim Our Throne
  4. Age of Agony
  5. Blood Red Sky
  6. The Daylight Ending

DENDERA lineup:

  • Ashley Edison – Vocals
  • Stephen Main – Lead Guitar
  • David Stanton – Lead Guitar
  • Bradley Edison – Bass
  • Andy Finch – Drums
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foto: Federica Borroni

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Civil War
Fucili in spalla e pronti a marciare in fila per due: sono in arrivo i Civil War! La band svedese è pronta a dare battaglia e a conquistare l’avamposto lombardo… Purtroppo, un piccolo problema tecnico interrompe la loro “avanzata” proprio sull’intro marziale che accompagna il loro ingresso e i nostri cinque sono costretti ad una breve pausa forzata. Ma niente paura: un piccolo reset ed eccoli di nuovo fieri e gagliardi pronti al nuovo assalto. E che assalto!
I Civil War colpiscono con precisione e senza pietà, forti di pezzi da novanta come “Uss Monitor” o la potente “Gettysburg” che fanno scattare il nostro irrefrenabile headbanging. I riff a ripetizione del duo Rikard Sundén e Petrus Granar, accompagnati dall’irruenza sonora del simpaticissimo drummer Daniel Mullback, fanno da perfetta cornice alla vocalità prorompente del singer Kelly Sundown Carpenter (l’unico vero americano della truppa), che con grande enfasi interpreta ogni brano e in alcuni momenti ricorda, con la sua tonalità graffiata, il celebre Jørn Lande. Alle loro spalle, a guidare tutte le operazioni sul campo di battaglia, ecco il generale Daniel Mÿhr che, con le sue tastiere, crea un tappeto sonoro compatto e dalle trame impenetrabili su cui Rikard e Petrus possono ricamare i loro assoli incisivi.
I Civil War dimostrano di essere una band compatta e micidiale e di aver forgiato una propria identità che li allontana definitivamente dal solito cliché che li accostava, inizialmente, ai Sabaton. Ora hanno però raggiunto la loro agognata indipendenza e possono correre a testa alta verso la vittoria: Milano è conquistata! Tutti in piedi e sull’attenti, quindi: è il momento di rendere gli onori ai vincitori assoluti della serata… e sulle note di “When Johnny Comes Marching Home” (famosa canzone popolare della Guerra di Secessione Americana) i nostri prolungati applausi accompagnano la loro uscita di scena. Bravi.

Setlist:

  1. USS Monitor
  2. Saint Patrick’s Day
  3. Gettysburg
  4. Deliverance
  5. I Will Rule the Universe
  6. Tombstone
  7. Bay of Pigs
  8. Rome Is Falling

CIVIL WAR lineup:

  • Daniel Mullback – Drums
  • Rikard Sundén – Guitars
  • Daniel Mÿhr – Keyboards
  • Petrus Granar – Guitars
  • Kelly Sundown Carpenter – Vocals
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foto: Federica Borroni

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Gloryhammer
Unicorni, spade e bacchette magiche si sostituiscono a cavalli, fucili e pistole: entriamo nel fantasioso mondo dei Gloryhammer.
La poliedrica band scozzese (con un innesto svizzero) arriva dal lontano spazio astrale per proporre, nella sua interezza, il secondo album “Space 1992: Rise Of The Chaos Wizards”, pronta ad essere sostenuta dai tantissimi fan accorsi qui oggi… e lo faranno dall’inizio alla fine!
Accolti dal boato del pubblico, i nostri cinque eroici personaggi danno il via all’eterna battaglia per la conquista della galassia, alla perenne lotta tra il difensore del regno di Dundee, Angus McFife (al secolo Thomas Winkler) e il malvagio mago Zargothrax (in questa sede impersonato, come nel tour precedente, dal misterioso Fake Chris).
Tra martelli prodigiosi e maligni goblin che sgattaiolano in scena, spunta, tra il pubblico anche un unicorno (bergamasco) di nome Mattia (e ribattezzato Mario), per dare quel tocco di folklore in più alla serata. Il nostro improvvisato “unicorno” sale sul palco per intonare insieme a Thomas “Questlords of Inverness, Ride to the Galactic Fortress” in un progressivo coinvolgimento di tutto il pubblico, in totale sintonia con i loro beniamini.
Che i Gloryhammer facciano presa sulle nuove generazioni di metallari lo si vede nel modo in cui la fascia più giovane del pubblico canta a squarciagola brano dopo brano, da “Universe on Fire” (con tanto di accenno a “The Final Countdown”) a “Heroes (Of Dundee)”, senza dimenticare, ovviamente, di urlare ripetutamente tutti in coro l’immancabile grido “Hoots! Hoots! Hoots!”, proprio mentre il bassista James Cartwright (alias The Hootsman) trangugia a dismisura, tutte d’un fiato, bottiglie su bottiglie di birra.
Non c’è che dire: i Gloryhammer (questa sera, ancora una volta, orfani del loro mentore Chris Bowes, impegnato con i suoi Alestorm) fanno divertire e si divertono sulla scena, dando prova di possedere anche ottime qualità musicali, dimostrando, così, che il loro non è una sola semplice rappresentazione.
La chiusura è affidata alla trascinante “Angus McFife” con la quale chiudono uno spettacolo coinvolgente e spumeggiante che ha entusiasmato veramente tutti, giovani e meno giovani.
Ed ora è tempo di inchinarsi al cospetto di Re Hootsman, incoronato davanti ai propri sudditi mentre le note di “The National Anthem of Unst” si diffondono maestose in sala.
Al prossimo viaggio interplanetario, ragazzi!

Setlist:

  1. intro: Infernus Ad Astra
  2. Rise of the Chaos Wizards
  3. Legend of the Astral Hammer
  4. Goblin King of the Darkstorm Galaxy
  5. intro: Also sprach Zarathustra (Richard Strauss song)
  6. The Hollywood Hootsman
  7. Victorious Eagle Warfare
  8. Questlords of Inverness, Ride to the Galactic Fortress!
  9. Universe on Fire
  10. Heroes (Of Dundee)
  11. Apocalypse 1992
  12. intro: Anstruther’s Dark Prophecy
  13. The Unicorn Invasion of Dundee
  14. Quest for the Hammer of Glory
  15. Magic Dragon
  16. Angus McFife
  17. outro: The National Anthem of Unst

GLORYHAMMER lineup:

  • Angus McFife – Vocals
  • Ser Proletius – Guitar
  • The Hootsman – Bass
  • Zargothrax – Keyboards
  • Ralathor – Drums
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foto: Federica Borroni