Grave Digger: una salute di… metallo!

GRAVE DIGGER + LADY REAPER + NOVERIA + TRACTORS
live @ Traffic, Roma
– giovedì 5 ottobre 2017 –

 

 

LIVE REPORT •

Tornano al Traffic di Roma i Grave Digger. La Erocks porta nuovamente sul palco del locale capitolino la storica band tedesca, pronta a “sotterrarci” con tonnellate di autentico metallo Made in Germany!

Tractors
Come è solito essere qui a Roma, la pigrizia e l’indolenza regnano sovrane e quando è il momento per i Tractors di entrare in scena, le presenze sono veramente poche. Mi permetto, quindi, di chiedere scusa ai ragazzi dei Tractors per questa cattiva consuetudine che caratterizza il pubblico romano. Eppure sui social tutti si ergono a paladini ed espongono, sulle loro bacheche, altisonanti proclami per sostenere la scena…: credo che nemmeno con delle solide impalcature il pubblico della capitale riuscirebbe a “sostenere” qualcosa… Ma veniamo alla musica.
Incuranti dello scenario (desolato) che si pone di fronte ai loro occhi, armati di vanghe e rastrelli, ecco i Tractors cominciare la semina del loro Agri-Metal.
Tra le potenti zappate di pezzi come “Falce Fienaria” o le badilate che arrivano tra capo e collo con la divertente “Chicken’s Life” (con tanto di coccodè intonato dal simpatico Emiliano Natali), la band viterbese ci rallegra con i suoi testi di vita campagnola e gli scherzosi riferimenti a titoli di film famosi, accompagnandoli con un sound energico e roboante… proprio come un trattore!
Sugli ottimi spunti chitarristi del duo Paolo Nevi e Michele Arnone, aleggia spesso il thrash di overkilliana memoria, ma senza disdegnare anche qualche ammicchevole sguardo al passato più remoto, con duetti chitarristici che ricordano quelli di Robertson/Gorham dei Thin Lizzy, e che ogni tanto fanno capolino: basti ascoltare “Il Silenzio dei Pappataci”.
Certo, non colpiranno di fioretto col loro sound spartano e very ignorant e se andiamo a scavare più profondamente, affiorano elementi punk personalmente poco graditi, ma che evidentemente fanno parte della loro natura grezza e genuina… come d’altronde deve essere un vero contadino! Beh, direi che una volta tanto queste NON sono braccia rubate all’agricoltura!

Setlist:

  1. Countryhouse Boys
  2. Falce Fienara
  3. Pianta o Muori
  4. Chicken’s Life
  5. Il Silenzio Dei Pappataci
  6. Arma Letame
  7. Fucili A Sale

TRACTORS lineup:

  • Emiliano Natali – Bass, Vocals
  • Paolo Nevi – Guitars
  • Michele Arnone – Guitars
  • Giorgio Pioli – Drums
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foto: Edoardo De Michelis

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Noveria
Se poco prima abbiamo ascoltato del sano e (passatemi il termine) rozzo thrash’nroll, con l’arrivo sul palco dei Noveria si aprono le porte alla classe e al tecnicismo.
E sì, perché con loro la musica cambia e prepotentemente il livello di qualità si alza fino a raggiungere l’eccellenza!
Non me ne vogliano le altre band, ma i Noveria, con le loro progressioni power (di quello tosto), hanno dato una dimostrazione di come si debba suonare ogni strumento presente sulla scena, a cominciare dai funambolici virtuosismi di Francesco Mattei, capace di strabiliarci con scale pentatoniche ed impossibili legati che nemmeno un provetto marinaio saprebbe sciogliere.
Ma anche l’ospite d’eccezione Paolo Campitelli (Kaledon) dimostra tutta la sua bravura con fraseggi e variazioni sul tema, facendo letteralmente volare le sue dita sulla tastiera.
E che dire poi del lavoro prezioso e minuzioso del bassista Andrea Arcangeli, a creare, così, insieme ai suoi compagni, una cornice pregiata nella quale incastonare le performance vocali di Francesco Corigliano.
Per ultimo ho lasciato intenzionalmente Omar Campitelli: semplicemente impressionante!
Il drummer strapazza la sua batteria con violenza, ma nel contempo con precisione assoluta, dando vita ad una prestazione da dieci e lode. Chapeau!
Insomma, con i Noveria, tra tecnica e costruzione millimetrica dei brani, abbiamo avuto la dimostrazione di come anche in Italia si possa produrre della musica di alta qualità al pari (se non di più) di band estere molto più blasonate (senza fare nomi). Perfetti!

Setlist:

  1. Shock
  2. Denial
  3. Utopia
  4. Fallen From Grace
  5. Downfall

NOVERIA lineup:

  • Francesco Corigliano – Vocals
  • Paolo Campitelli – Keyboards
  • Omar Campitelli – Drums
  • Francesco Mattei – Guitar
  • Andrea Arcangeli – Bass
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foto: Edoardo De Michelis

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Lady Reaper
Nel frattempo il pubblico comincia ad affluire, ma era prevedibile visto il buon seguito che la band ora in arrivo, ha nella Città Eterna: tocca ai Lady Reaper.
Purtroppo qualche problemino tecnico ritarda la loro esibizione e i ragazzi poi si vedranno costretti a tagliare la scaletta.
Sfrontati, aria sbarazzina e irriverente, tra un sound che strizza l’occhio all’hard di vecchio stampo (Kiss e Sweet degli esordi, per intenderci), miscelato ai capisaldi del metal anni ’80, e qualche battuta divertente all’indirizzo del pubblico (e del sottoscritto), i Lady Reaper portano una ventata di freschezza all’interno del Traffic, facendo scatenare, soprattutto, la frangia più giovane dei loro fan che, su pezzi come “Methastasis” o “Frozen Revenge”, intonano cori a squarciagola, diretti dal gigionico Simone Oz con tanto di frac e bacchetta.
Tra balli e salti (compresi quelli che lo stesso Simone fa tuffandosi tra il pubblico), i Lady Reaper fanno divertire e si divertono a loro volta, creando una solida empatia con chi li segue, ed è proprio questo lo spirito giusto per affrontare il palco.
Se la tecnica non è il loro forte (ma d’altra parte niente e nessuno avrebbe potuto surclassare i Noveria in questa serata), l’immediatezza e la spontaneità fanno invece parte del loro bagaglio e, in ogni caso, di tempo per crescere e maturare, anche dal punto di vista prettamente strumentale, ne hanno, ma i frutti già si vedono.
Certo, l’importante è non buttarla in caciara come hanno fatto nella riproposizione finale di “In the Hall of the Mountain King “ di Grieg, ma tra la loro incontenibile esuberanza e la pressione dei tecnici tedeschi che premevano per far chiudere il loro set velocemente, per questa volta gliela facciamo passare. E poi avendoli visti crescere, un certo affetto per loro lo nutro anch’io e tra gli applausi che gli ha regalato il pubblico del Traffic, sappiatelo ragazzi, ci sono stati anche i miei.

Setlist:

  1. Methastasis
  2. Stop the Mops
  3. Catch the Moon
  4. Frozen Revenge
  5. Headless Ride

LADY REAPER lineup:

  • Simone Oz – Vocals
  • Stefano Jekyll – Guitar
  • Federico Red – Guitar
  • Gabriele Gimi – Bass
  • Berardo Bear – Drums
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foto: Edoardo De Michelis

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Grave Digger
Non c’è tempo per i sentimentalismi, bisogna sgombrare la scena: è il momento dei grandissimi Grave Digger. La band tedesca è pronta a dare lezione di come si suoni heavy metal. E chi meglio di loro, che sono in pista da oltre 35 anni, può farlo?
Il tristo mietitore è pronto a falciare le sue vittime designate, quindi prepariamoci ad essere colpiti dalla sua affilata lama.
L’avvio, purtroppo, non è dei migliori: un problema tecnico alla chitarra di Axel Ritt costringe la band ad interrompere per risolvere prontamente la situazione. Un pit stop forzato che aumenta la nostra voglia di goderci la loro esibizione dopo questa falsa partenza.
Da “Healed by Metal” alla conclusiva “Heavy Metal Breakdown” la loro sarà una lunga cavalcata attraverso gli anni, proponendo hits che hanno fatto la storia dell’heavy metal: pietre miliari come “Witch Hunter”, alla quale si affiancano pezzi come l’insidiosa “Ballad of a Hangman” o la rocciosa “The Dark of the Sun” che scatenano sin dalle prime battute il pubblico lanciando pogo a ripetizione.
La voce al vetriolo del mastermind Chris Boltendhal risuona rabbiosa nel Traffic, fomentando i fan assiepati sotto palco, impossessati da quel sound carico di energia e che alimenta la nostra voglia di metal: le rasoiate letali di Axel Ritt su “Knight of the Cross” lasciano un segno indelebile su ognuno di noi. Ironfinger (questo il soprannome di Axel) mette in mostra le sue capacità tecniche con quegli assoli velenosi che si sprigionano violentemente dalla sua sei corde, e i riff a ripetizione che ci spara addosso poi con “Excalibur” infiammano il pubblico facendo esplodere il caos in platea.
Ma il chitarrista tedesco sa anche creare la giusta atmosfera accompagnando Chris con la chitarra acustica durante “The Ballad Of Mary”, dandoci, così, un attimo per riprendere fiato prima che Jens Becker ci introduca negli oscuri meandri della più cadenzata “Season of the Witch”: e l’headbanging è d’obbligo!
Ed ora le cornamuse che lo stesso Tristo Mietitore (al secolo Markus Kniep) suona, ci accompagnano tra le colline scozzesi e ci guidano verso i campi di battaglia sui ritmi granitici dettati da Stefan Arnold in “Highland Farewell”… e il mulinello umano in centro sala continua…
Il pubblico li acclama, inneggia al loro nome senza sosta e ne vuole sempre di più e i Grave Digger ci accontentano con un doppio encore finale: prima con l’accoppiata “Morgane Le Fay”/“Rebellion” e poi, al loro rientro, con “The Round Table” seguita dalla conclusiva e immancabile “Heavy Metal Breakdown” che scatena ancora una volta di più tutto il pubblico portandolo all’esaltazione più caotica.
Insomma, una dimostrazione di forza che, nonostante il tempo passi inesorabile, non lascia alcun dubbio: i Grave Digger sono sempre in ottima salute e il metal è la cura giusta per esserlo!

Setlist:

  1. Healed By Metal
  2. Lawbreaker
  3. Witch Hunter
  4. Ballad of a Hangman
  5. The Dark of the Sun
  6. Knights of the Cross
  7. Hallelujah
  8. The Ballad of Mary (Queen of Scots)
  9. Season of the Witch
  10. Highland Farewell
  11. Excalibur
  12. Morgane Le Fay
  13. Rebellion
  14. The Round Table
  15. Heavy Metal Breakdown

GRAVE DIGGER lineup:

  • Chris “Reaper” Boltendahl – Vocals
  • Stefan Arnold – Drums
  • Jens Becker – Bass
  • Marcus Kniep – Keyboards
  • Axel “Ironfinger” Ritt – Guitars
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foto: Edoardo De Michelis