Metalitalia.com Festival 2017 – report Day 1

METALITALIA.COM FESTIVAL 2017 – Day 1:
EDGUY + RHAPSODY OF FIRE + GRAND MAGUS + LABYRINTH +
SECRET SPHERE + WHITE SKULL + HOLY MARTYR + TRICK OR TREAT
live @ Live Music Club, Trezzo sull’Adda (Mi)
– sabato 9 settembre 2017 –

 

LIVE REPORT •

Un weekend che si tinge di verde quello di cui ci accingiamo a parlare: il Metalitalia festival è ormai un appuntamento fisso ogni anno per ogni metallaro che si rispetti, e per questa edizione datata 2017 l’evento compie un ulteriore passo in avanti, trattandosi di ben due giorni di grande musica e non più uno solo com’era stato per le edizioni precedenti. Anche per quanto riguarda gli stand ci sono delle new entry, su tutti il banchetto dedicato alla cucina vegana, situato nel tendone posto nel cortile del locale. Musicalmente la giornata di cui parleremo in questo articolo è stata pensata per tutti coloro che amano quel genere così magico ed evocativo che è il Power Metal, seppur con un paio di band dallo stile più o meno differente inserite all’interno della line-up, il che aiuta sicuramente a spezzare l’eventuale senso di monotonia. I nomi presenti non hanno certo bisogno di presentazioni e vedono come esponenti principali i tedeschi Edguy e la rinnovata formazione dei Rhapsody Of Fire. Ringraziamo ovviamente Metalitalia, Eagle Booking, Vertigo e il Live Club per aver offerto questo splendido spettacolo. Buona lettura!

 

TRICK OR TREAT
La simpatica band modenese inaugura l’edizione 2017 del festival, ancora forte della recente uscita dell’album “Rabbits’ Hill Pt. 2”, nonché del passaggio sotto una label importante come Frontiers Records. Pochissimo il loro tempo a disposizione, tant’è che sono solo cinque i pezzi che compongono la loro breve setlist, di cui quattro provenienti dal sopracitato ultimo album, come ad esempio “The Graet Escape” e la già nota e conclusiva “United”, e una cover della sigla italiana del cartone animato giapponese Daitarn III, la quale sarà anche presente sull’album di prossima uscita dedicato appunto al mondo di anime e quant’altro.
Alessandro Conti è sempre una garanzia dietro al microfono, così come tutti i suoi compagni di band che riescono sempre a intrattenere i presenti suonando comunque con la massima professionalità i loro strumenti. La nota dolente dello show è appunto la durata così risicata, e purtroppo non c’è molto altro da dire in merito, in assenza anche di alcuni loro pezzi ormai iconici come “Loser Song” o la stessa “Rabbits’ Hill”; non possiamo fare altro che attendere una loro esibizione più duratura e più corposa per parlarne meglio.

Setlist:

  1. Black rabbit of Death
  2. Cloudrider
  3. The great escape
  4. Daitarn III
  5. United
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foto: Yuri Minghini

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HOLY MARTYR
Li avevamo già visti in questo stesso festival qualche edizione fa, e ora sono tornati sulle scene con un nuovo album e nuovi concerti gli Holy Martyr, prima band diciamo esterna al Power Metal del lotto di oggi. Il loro genere, per chi non lo sapesse, è un Epic Metal di stampo piuttosto classico e per gli appassionati sono forse una delle più note realtà italiane ad aver adottato questo specifico stile musicale così di nicchia eppure ancora oggi così esaltante per molti. Si sono esibiti quest’anno anche al festival greco Up The Hammers in compagnia di gente come i Cirith Ungol, giusto per rendere l’idea; sta sera invece tornano a esibirsi nel milanese con uno show anch’esso piuttosto breve: anche per loro sono cinque i pezzi proposti (sei contando l’intro “Shores of Elenna”), con una prima parte dedicata all’ultimo lavoro “Darkness Shall Prevail” e un proseguimento che prende un brano da ogni loro album, chiudendosi con la grintosa “Lakedaimon” dal loro secondo album, dedicato alle tematiche di matrice ellenica. Forse ci saremmo aspettati un po’ di coinvolgimento generale in più, ma tutto sommato chi vi parla si ritiene soddisfatto e speriamo di poterli rivedere con un po’ di tempo in più a disposizione.

Setlist:

  1. Shores of Elenna
  2. Numenor
  3. Born of hope
  4. Shichinin no samurai
  5. Vis et Honor
  6. Lakedaimon

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 foto: Yuri Minghini
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WHITE SKULL
Anche per la nota band veneta si potrebbe musicalmente parlare di una posizione da outsider rispetto al genere predominante della giornata, se non fosse che il loro ultimo album “Will of the Strong” si può collocare perfettamente all’interno del suddetto genere per via dello stile musicale adottato appositamente. Nella setlist trovano posto tre estratti del loro nuovo lavoro, mentre il resto si compone di veri e propri inni molto cari a qualunque loro estimatore: dalle storiche “The Roman Empire” e “Asgard” fino alle recenti “Under This Flag” e “Red Devil”. Qui la classe la fa veramente da padrone, con dei musicisti sempre talentuosi e dalla iconica presenza on stage, come il virtuoso Danilo Bar e il loro storico axeman Tony Fontò, e con un generale senso di realizzazione nell’ascoltare dei brani così storici per ciò che ne concerne la scena Metal puramente italiana, che anche andando indietro con gli anni lascia perfettamente intendere a tutti quanta qualità c’è stata e c’è tutt’ora tra le nostre fila di acciaio. Fa inoltre piacere notare che una band dalla carriera quasi trentennale è ancora in grado di rinnovarsi aprendosi a delle contaminazioni che rendono sì un po’ più moderno ma anche piuttosto accattivante il loro sound; i nuovi pezzi sono infatti molto ben funzionanti anche dal vivo e si collocano alla perfezione insieme ad altri brani più datati e amati dal pubblico. Sempre una garanzia anche loro, insomma.

Setlist:

  1. Holy Warrior
  2. The Killing Queen
  3. The Roman Empire
  4. Under This Flag
  5. Will of the Strong
  6. Lady of Hope
  7. Red Devil
  8. Asgard

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foto: Yuri Minghini

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SECRET SPHERE
Un’altra nota Power Metal band, un altro iconico vocalist di chiara fama; i Secret Sphere insieme al buon Michele Luppi sono un’altra conferma del fatto che in Italia siamo pieni di realtà davvero valide, eppure così sottovalutate da svariati anni a questa parte, affiancate da colleghi che son stati forse un po’ più fortunati. Eppure il Power Metal in Italia gode davvero di una tradizione invidiabile, e la band guidata dal chitarrista Aldo Lonobile, che vedremo on stage anche domani, può vantare nella propria discografia dei lavori che definire maiuscoli sarebbe poco. Anche il loro nuovo album “The Nature of Time” ha messo d’accordo più o meno tutti gli estimatori delle suddette sonorità, strizzando anche in particolar modo l’occhio agli elementi Prog; e anche per loro la setlist inizia con delle tracce provenienti dall’ultima produzione in studio, per poi dare importanza a tracce comunque recenti come la bellissima “Lie to Me”, fino a un finale dedicato interamente all’album “A Time Never Come”, riproposto recentemente dalla band anche nei negozi con una nuova edizione datata 2015. La simpatia del nostro Michelone sul palco è cosa nota, tanto quanto la preparazione tecnica sua e dei musicisti che compongono una formazione che come molte altre avrebbe meritato un po’ di successo in più, esattamente come un’altra band davvero molto simile che calcherà questo stesso palco dopo la pausa.

Setlist:

  1. The Calling
  2. Courage
  3. Faith
  4. The Fall
  5. Lie To Me
  6. Rain
  7. Legend
  8. Oblivion
  9. Lady Of Silence

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foto: Yuri Minghini

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LABYRINTH
Dei Labyrinth quest’anno abbiamo già parlato più volte, e anche in questa occasione non possiamo che essere entusiasti del lavoro svolto on stage da Olaf Thorsen, Roberto Tiranti e compagni; si tratta infatti di un combo che ha dato vita ad alcuni degli album più belli della storia del Power Metal italiano, e anche loro sono tornati quest’anno con un nuovo album dal titolo “Architecture of a God”, del quale troviamo ben cinque estratti in scaletta, che qualcuno ha ritenuto essere un po’ troppi, sperando invece in una maggiore attenzione verso i loro classici tanto amati. Tutto sommato però noi non condanniamo assolutamente la scelta e, anzi, data comunque la qualità del lavoro in questione fa piacere poter ascoltare tanta buona musica non ancora così diffusa, forse si sarebbe potuto sostituire “Freeman” con qualcosa d’altro (come ad esempio la assente “In The Shade”), non essendo essa una canzone particolarmente apprezzata; le tre tracce rimanenti provengono tutte dal capolavoro “Return To Heaven Denied”, e il momento di massima esaltazione giunge sulla devastante “Thunder”, senza nulla togliere ovviamente al finale con la iconica “Moonlight”. E’ la quarta volta che si è assistito a un loro show negli ultimi dodici mesi, eppure è sempre incredibile notare quante emozioni può stimolare una band anch’essa così sottovalutata; siamo tutti felici del loro ritorno sulle scene e speriamo continuino così ancora per molto tempo.

Setlist:

  1. Bullets
  2. Still Alive
  3. Freeman
  4. Architecture Of A God
  5. A New Dream
  6. Thunder
  7. Falling Rain
  8. Someone Says
  9. Moonlight

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foto: Yuri Minghini

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GRAND MAGUS
Prima band non italiana del lotto, gli svedesi Grand Magus rappresentano anche un altro outsider dal genere Power Metal, proponendo invece la loro particolare formula che prende spunto dall’Heavy Metal più epico, così come dal Doom e in alcuni elementi persino dal Folk/Viking e dallo Stoner.
Sono quindi una band piuttosto amata e discussa che di certo non potrà piacere a tutti, ma che sicuramente può risultare irresistibile grazie a dei brani esaltanti come la iniziale “I, the Jury”, la defenderissima “Steel Versus Steel”, la recente “Varangian” e quant’altro; ricordando inoltre che questi signori sono solo in tre sul palco, eppure riescono a trasmettere più energia di molti combi ben più numerosi. Forse è stata una scelta un po’ audace inserire una band sul loro stile in una giornata caratterizzata da sonorità decisamente più vivaci e colorate, ma data anche la presenza degli Holy Martyr si può dire che i calcoli sian stati fatti bene; la risposta del pubblico infatti è ottima e il loro show termina relativamente in fretta nonostante il tempo a disposizione fosse comunque più che discreto.
Chi vi scrive ha assistito una sola volta a un loro show da headliner, rispetto alle innumerevoli occasioni simili a questa in vari festival e tour; sarebbe bello poter di nuovo avere un full show di questi tre vichinghi dalle nostre parti, poiché si meritano tutto il loro successo senza ombra di dubbio, indipendentemente dai gusti!

Setlist:

  1. I, The Jury
  2. Varangian
  3. On Hooves of Gold
  4. Steel Versus Steel
  5. Like the Oar Strikes the Water
  6. Forged in Iron – Crowned in Steel
  7. Iron Will
  8. Hammer of the North

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foto: Yuri Minghini

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RHAPSODY OF FIRE
Qui bisogna fare un discorso più lungo e non particolarmente esaltante: chi vi scrive ha assistito per la prima volta a un full show della band che porta il suddetto nome nel lontano 2011 all’Alcatraz, rimanendo ammaliato dalla grinta e dalla passione mostrata dai vari Fabio Lione, Alex Staropoli e, soprattutto, Luca Turilli e compagni. Successivamente sappiamo tutti che la band si è divisa in due diversi progetti di cui uno, a nome Luca Turilli’s Rhapsody, ha evoluto il sound in una forma di stampo quasi fantascientifico, assumendo ovviamente dei musicisti incredibili in formazione, mentre l’altra ha proseguito con lo stile iconico della band con risultanti un po’ altalenanti, per quanto l’ultimo “Into The Legend” sia un album molto valido, fino a stravolgere completamente la formazione, già modificata in precedenza per forza di cose, a seguito dell’uscita dalla band di Fabio Lione, sostituito dal talentuosissimo Giacomo Voli, e dei fratelli Holzwarth. Sappiamo però che da quest’anno uno dei progetti si è fermato nel momento in cui è stata messa su quella che sarebbe dovuta essere la vera e propria reunion dei Rhapsody, che ci ha deliziato recentemente con delle esibizioni a dir poco magiche pur essendo rimasta orfana dello storico tastierista Alex Staropoli, il quale ha preferito concentrarsi sulla nuova line-up dei Rhapsody Of Fire qui presente, proponendo una compilation dei brani iconici della band coi nuovi membri.
L’assenza di Alex dalla reunion è stata un colpo al cuore per molti fans, che ora si stanno chiedendo che ne è stato di quella particina dei Rhapsody rimasta in disparte fin’ora; beh, sta sera ciò cui si è assistito non è altro che una delle esibizioni migliori e più devastanti dell’intero festival, con una scaletta maiuscola, che prende un po’ da tutta la storia del gruppo, e dei musicisti dannatamente talentuosi come il chitarrista Roberto De Micheli e il sorprendente e sopra citato Giacomo Voli, il quale ha cantato in una maniera incredibile e sarebbe da annoverarsi già tra le migliori voci che popolano il panorama Power mondiale. Inoltre, a differenza dei Rhapsody in reunion che han preferito non assumere un sostituto per ragioni anche comprensibili, usando quindi un numero maggiore di basi, qui abbiamo la presenza di una tastiera che è tra le più famose del genere. Brani leggendari come “Dawn of Victory” e “Emerald Sword”, così come anche alcune tracce meno conosciute come “March of the Swordmaster”, la violentissima e più recente “Reign of Terror”, la meravigliosa “Magic of the Wizard’s Dream” e quant’altro sono qualcosa di impagabile dal vivo ed è impossibile non emozionarsi ancora oggi, grazie anche a dei musicisti così capaci.
C’è però un grosso problema: questi non sono i Rhapsody! Ebbene sì, per chi è cresciuto con quella musica e quella formazione, vedendola anche dal vivo sia ai tempi che di recente grazie alla reunion (seppur orfana di un membro), è impossibile pensare a questa nuova line-up come qualcosa che porta il nome Rhapsody, o Rhapsody Of Fire che dir si voglia: non solo le facce sono cambiate, ma l’attitudine sul palco è completamente differente rispetto a quella devastante di Turilli e compagni, e per quanto Giacomo Voli sia un fenomeno della natura si sente la mancanza della voce del caro Fabio Lione; questo discorso lo si potrebbe fare anche per Alessandro Conti coi Luca Turilli’s Rhapsody, ora temporaneamente fermi, ma è diverso trattandosi di una band con una nuova identità e che ospita comunque ben tre membri che ora troviamo anche nella reunion.
Ci siamo dilungati anche troppo, ma era inevitabile; in conclusione possiamo dire che la band che ha suonato sta sera è stata davvero fenomenale, ma è comunque una band che nulla ha più a che fare con quella che molti di noi hanno sempre amato, e scende più di una lacrima pensando a quello show all’Alcatraz nel 2011 con quella formazione che ora esiste di nuovo ed è in giro per un ultimo reunion tour, e che sta proponendo davvero dei grandi show, seppur senza un membro tanto importante che ha fatto una scelta che noi non vogliamo condannare, ma nemmeno possiamo condividere o apprezzare. Sicuramente, se i nuovi album saranno esaltanti come lo show odierno, i Rhapsody Of Fire meriteranno grandi elogi e ci delizieranno ancora… ma come una band a se stante, non certo come i Rhapsody, che tra un po’ probabilmente cesseranno del tutto di esistere per come li conosciamo, tornando a vivere come due realtà separate e differenti, che ora sarebbero potute essere di nuovo una sola ancora per un po’… ma si sa, non tutto va come noi vorremmo.

Setlist:

  1. Distant Sky
  2. Dargor, Shadowlord of the Black Mountain
  3. The March of the Swordmaster
  4. Flames of Revenge
  5. Into the Legend
  6. Land of Immortals
  7. Holy Thunderforce
  8. Wings of Destiny
  9. The Village of Dwarves
  10. When Demons Awake
  11. Dawn of Victory
  12. Reign of Terror
  13. The Magic of the Wizard’s Dream
  14. Emerald Sword

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foto: Yuri Minghini

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EDGUY
Parlando di graditi ritorni, gli odierni headliner sono davvero qualcosa di gradito; non li vedevamo ormai da un bel po’ di tempo, con Tobias che ha preferito concentrarsi sugli Avantasia lasciando un pochino da parte la allegra band che ora si accinge a calcare il palco del Live Club. La loro compilation “Monuments” è già sul mercato, e sta sera ci sono grandi aspettative che per fortuna, lo diciamo subito, vengono adeguatamente ripagate: l’apertura è affidata alla recente “Love Tyger”, per poi proseguire con degli inni immortali come “Vain Glory Opera”, la dirompente “Mysteria”, “Tears of a Mandrake” eccetera, raggiungendo l’apice con la magica “Babylon”, tanto richiesta dai fan in ogni occasione, e con la toccante “Save Me”. Inaspettata invece in scaletta la tostissima “Ministry of Saints”, che però fa parte di uno dei loro album più sottovalutati a parere di molti, quindi ben venga la sua presenza questa sera. Lo show dura meno di quanto ci si aspettasse e si conclude con “Superheroes”, “Out of Control” e con l’encore per il quale viene eseguita la immancabile “King of Fools”; ci lasciano così gli headliner della serata che come tali ci hanno proposto un live accattivante e assolutamente degno della fama di cui gode questa band teutonica, che rappresenta forse la perfetta coesione tra Power Metal e Hard Rock, con una formula allegra e gioiosa che permette a tutti i presenti di dedicarsi a un po’ di sano dj set con ancora un grande sorriso sulla faccia, che ricorda quello che aveva chi vi parla ben otto anni fa quando li vide per la prima volta al Gods Of Metal del 2009. Forse Tobi non era all’apice della forma con la voce, come purtroppo gli succede talvolta, ma come personaggio e come frontman è qualcosa di unico ed è sempre una gioia poterlo vedere in azione, così come anche i suoi compagni giullari metallici.
Si chiude così la prima giornata di questa edizione 2017 del Metalitalia.com festival, che da domani si tinge di nero per tutti coloro che preferiscono sonorità più lugubri o che hanno semplicemente una sufficiente apertura mentale per passare da un genere all’altro senza problemi.

Setlist:

  1. Love Tyger
  2. Vain Glory Opera
  3. Mysteria
  4. Tears of a Mandrake
  5. The Piper Never Dies
  6. Lavatory Love Machine
  7. Land of the Miracle
  8. Ministry of Saints
  9. Babylon
  10. Save Me
  11. Superheroes
  12. Out of Control
  13. King of Fools
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foto: Yuri Minghini