Play It Loud 2015: le leggende del metal di scena al Colony

PLAY IT LOUD! FESTIVAL 2015:
RAZOR + HEIR APPARENT + IRON ANGEL + ADX + TYSONDOG +
DESOLATION ANGELS + HOCCULTA + CRYING STEEL +
IRONSWORD + SIN STARLETT + ROSAE CRUCIS + STONEWALL
live @ Circolo Colony, Brescia
– sabato 24 ottobre 2015 – 

LIVE REPORT •
Dodici gruppi, quattordici ore di metallo incandescente: questo ci ha offerto il Play It Loud 2015, una vera e propria full immersion per i tanti headbangers che si sono ritrovati al Circolo Colony di Brescia il 24 ottobre. La My Graveyard Productions ancora una volta organizza con grande professionalità questo festival, diventato ormai uno degli appuntamenti più importanti del panorama metal italiano, ma non solo. Ben sette sono state le band che per la prima volta sono approdate su un palco del nostro Paese e che hanno contribuito a rendere unico questo evento.

Stonewall
La lunga maratona ha inizio, già una discreto numero di persone è pronto sotto il palco del Colony per dare supporto alla prima band in programma: gli Stonewall. Arrivano dalla Puglia e propongono un metal dai riff robusti ed aggressivi che si rifà ai grandi classici del metal, Judas Priest in primis. Una performance di buona fattura, che ha messo in luce le loro lodevoli attitudini. I cinque ragazzi hanno dato il via a questo festival col piglio giusto, grazie alla buona prova delle due asce Antonio Scelzi e Pierluigi Guerrieri, che senza difficoltà hanno colpito nel segno con i loro assoli mai scontati e sempre precisi, sostenuti dal drumming granitico di Antonio Guerrieri. Degne di nota “No More Fear” e soprattutto “Fight To Survive” che danno modo a Dionigi Neri di mettere in risalto la sua vocalità. A conti fatti direi che non c’è stato nessun momento di flessione nella loro esibizione, a dimostrazione che anche le giovani leve il metal, quello vero, lo hanno nel sangue.

Setlist: “Victims Of Evil” – “No More Fear” – “Dark Revelations” – “Figh To Survive” – “Feel My Blade” – “We Can Change The World” – “Children Of The Night”

STONEWALL lineup:
Dionigi Neri – Vocals
Antonio Guerrieri – Drums
Antonio Scelzi – Guitars
Pierluigi Guerrieri – Guitars
Nicola Braccia – Bass
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Rosae Crucis
Non ha bisogno di molte presentazioni la band che ora si accinge a salire sul palco: si tratta dei Rosae Crucis. Fedeli alla loro immagine, questi cavalieri sono pronti alla battaglia, decisi ad imprimere il loro marchio su questo festival. La voce epica di Giuseppe Cialone chiama a raccolta i tanti adepti riuniti qui in questo tempio del metal, la “Militia Templi” è pronta a combattere con loro la “Guerra Santa” nel nome del Metal. Una delle loro caratteristiche è il cantato in italiano che dà una particolare enfasi alle loro parole così imperiose, come quelle “eroiche” di “Fede, Potere, Vendetta” (tratte da “La Gerusalemme Liberata”) che esaltano il pubblico e lo fomenta. La loro fede (quella nel metal) li porta così a concludere questa “Crociata” vittoriosamente.

Setlist: intro “Oriente Eterno” – “Hiram Abif” – Sancta Sactorum” – “Militia Templi” – “Fede, Potere, Vendetta” – “Massoneria” – “Guerra Santa” – “Crociata”

ROSAE CRUCIS lineup:
Andrea “Kiraya” Magini – Guitars
Giuseppe “Ciape” Cialone – Vocals
Tiziano “ShreadMaster” Marcozzi – Guitars
Piero “Bohemian Moloch” Arioni – Drums
Daniele “KK” Cerqua – Bass
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Sin Starlett
Proviene dalla vicina Svizzera la band che ora sta per entrare in scena, sono i Sin Starlett, al loro debutto su un palco italiano. La band propone un metal ottantiano che a tratti ricorda i primi Accept, con accordi semplici e forse a tratti anche scontati, che hanno del già sentito, ma ciò non toglie che i ragazzi hanno una notevole energia e danno la carica giusta con brani come “Force And Thunder” (un titolo che è già tutto un programma) o “Edge Of The World” che mettono in risalto la loro passione per quelle sonorità che hanno reso immortale l’heavy metal. Una band che ha, secondo me, delle potenzialità nascoste e che può anche dare di più. Da rivedere prossimamente e forse in un orario che non sia quello di pranzo, dato che gran parte del pubblico ha preferito andare a rifocillarsi, piuttosto che sostenerli nella loro prima apparizione nel Bel Paese.

Setlist: “Beholders Of The Claw” – “Headed By The Hexx” – “Force And Thunder” – “Digital Overload” – “Edge Of The World” – “Blood In The Streets” – “Black Magic Sky” – “Winds Of Fury”

SIN STARLETT lineup:
Elias Felber – Vocals
Reno Meier – Guitar
Jan Horat – Guitar
Lukas Marti – Bass
Elias Burri – Drums
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Ironsword
Decisamente più numerosi sono i metalhead che si apprestano ora ad accogliere i portoghesi Ironsword, gruppo attivo da ben venti anni. Il loro epic metal fa salire la temperatura nel Colony, esaltando i tanti amanti del genere che vedeva protagonisti negli anni ’80 band come Manilla Road, ai quali gli Ironswod si rifanno apertamente. Il power trio, senza tante remore, ci schiaccia col suo sound grezzo, maschio, che non ammette compromessi di sorta e che porta all’ebollizione un pubblico infiammato dalla potenza delle loro canzoni. Una lunga scaletta la loro, brani brevi ed intensi che evocano eroiche battaglie, impavidi cavalieri, fratellanze di spada e di sangue, pezzi dai titoli epici come “Kings Of The Night”, “Brothers Of The Brave” o “Vengeance Will Be Mine”, cantate in coro da tutti quanti incitati dalla rude voce di Tann. La “spada di ferro” ci trafigge con “Ring Of Fire”, brano con cui chiudono il loro sanguinoso assalto al Colony,

Setlist: “Kings Of The Night” – “None But The Brave” – “Brothers Of The Blade” – “Cimmeria” – “March On” – “Eye For An Eye” – “Forging The Sword” – “Vengeance Will Be Mine” – “First Master” – “Nemedian Chronicles” – “Calm Before The Storm” – “Ring Of Fire”

IRONSWORD lineup:
Tann – Guitars, Vocals
João Monteiro – Drums
Jorge Martins – Bass
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Crying Steel
Entrano ora in scena i Judas Priest… ehmm… scusate, ma chiudendo gli occhi è questa la sensazione che si prova ascoltando la musica che arriva dal palco. In realtà ora è il turno dei Crying Steel, storica band nostrana attiva sin dai primi anni ’80. Non sarò qui ad elencarvi le qualità della band, letale come al solito con brani come l’inziale “Defender” o la coinvolgente “Raptor”, con i riff micidiali delle chitarre di Franco Nipoti e JJ Frati che preparano quelle solide basi su cui Ramon Sonato può far sfoggio delle sue notevoli doti canore: stratosferico. La sola nota di demerito va al pubblico, praticamente assente durante la loro esibizione, salvo qualche vero rocker che ha scapocciato con foga su “Rockin’ Train”. Eppure i Crying Steel hanno tutte le carte in regola per poter scrivere un compendio su come si faccia metal, ma evidentemente questo non è sufficiente per fare breccia nei cuori di giovani metallari meno avvezzi alle sonorità, diciamo così, più classiche. Quindi peggio per loro, i fedelissimi rimasti si sono goduti l’accelerazione dell’incessante drumming di Luca Ferri, che insieme allo scatenato Angelo Franchini, imprimono il ritmo forsennato di “Thundergods” con cui chiudono la loro prestazione. Inossidabili come l’acciaio!

Setlist: “Defender” – “Shut Down” – “Raptor” – “No One’s Crying” – “Heaven’s ”’ – “Beverly Kills” – “Rockin’ Train” – “Thundergods”

CRYING STEEL lineup:
Alessandro “Ramon” Sonato – Vocals
Franco Nipoti – Guitar
Luigi “JJ” Frati – Guitar
Angelo Franchini – Bass
Luca Ferri – Drums
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Hocculta
Restiamo in suolo italico con gli Hocculta. Qualche problemino tecnico iniziale li costringerà ad accorciare il loro set, ma il tempo è tiranno e le band in programma sono ancora tante. Il gruppo meneghino ripropone vecchi brani riveduti e corretti con un taglio più moderno, come “We’ll Play Again”e “Dream Of Death”, alle quali affiancano il nuovo singolo “Don’t Be Afraid”, in una sorta di continuità tra presente e passato, come a dire che la vecchia guardia è sempre presente sulla scena. La loro non sarà una performance esente da errori, qualche sbavatura si noterà qua e là, condizionati dall’incedere del tempo che non gli lascia molto spazio ed anche da un soundcheck un po’ affrettato. Questo però di certo non sminuisce il loro valore, visti anche i tanti applausi attribuiti dal pubblico, merito anche del loro hard’n’heavy frutto della loro lunga esperienza e quando vogliono sanno anche dare un’impronta decisamente più speed alla loro musica, basti ascoltare la conclusiva “Warning Games”. Nel complesso una buona prova.

Setlist: “We’ll Play Again” – “Supreme Sacrifice” – “If You Know” – “Lonely” – “Don’t Be Afraid” – “Dream Of The Death” – “Warning Games”

HOCCULTA lineup:
Massimo Lodini – Vocals
Daniele Pobbiati – Drums
Siro Burchiani – Bass
Marco Bona – Guitars
Gianmaria Scattolin – Guitars
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Desolation Angels
Tranne qualche piccolo taglio nelle scalette, la tabella di marcia viene seguita alla perfezione. Siamo al giro di boa, è il turno dei britannici Desolation Angels, al loro esordio in terra italiana, ed ecco che riviviamo l’epopea della NWOBHM. Certo, non sono in molti a ricordare i loro esordi e il tempo passa per tutti, ma quei brani con cui si sono fatti conoscere e che ripropongono con lo stesso entusiasmo di quasi trent’anni fa, ci danno ancora la carica. Pezzi come “Dance With The Demons” o la successiva “Fire” uniscono la spigolosità dei riff delle chitarre di Keith Sharp e Robin Bramcher, all’eleganza interpretativa, ma nel contempo graffiante, della voce di Paul Taylor. Sonorità che a tratti riportano alle mente quelle saxoniane era “Denim And Leather” e che mantengono vivo ancora quelli spirito immortale che ha caratterizzato la musica metal di quegli anni. Il pubblico applaude, fa sentire il suo calore alla band inglese intonando numerosi cori, come in “Valhalla”, e alla fine li omaggia con molti applausi dopo “Evil Possessor”, con la quale si congedano per lasciare spazio alla band seguente.

Setlist: “Sweeter The Meat” – “Mental Band” – “Dance Of The Demons” – “Fury” – “Spire Of The Deep” – “Archangel” – “Medusa” – “Only Time Will Tell” – “Valhalla” – “Evil Possessor”

DESOLATION ANGELS lineup:
Paul Taylor – Vocals
Chris Takka – Drums
Clive Pearson – Bass
Keith Sharp – Guitar
Robin Brancher – Guitar
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Tysondog
Ancora la Terra di Albione protagonista della scena con i Tysondog, che ci trascinano nel vortice del loro irrefrenabile sound. Un impatto devastante quello degli inglesi: aggressivi, decisamente cattivi e spietati. Già con l’iniziale “Blood Money” cominciano a scuotere le fondamenta del Colony. Fanno a brandelli le nostre povere orecchie con “Into The Void”, con un sound compatto e prorompente. Clutch Carruthers ci ruggisce contro e come un leone in gabbia si muove in lungo e largo senza sosta, pronto a dare la zampata finale e catturare la sua preda. Ma qui non si fanno prigioneri, Tysondog è una macchina da guerra che distrugge tutto al suo passaggio, pronta ad esplodere colpi a fuoco rapido come su ”Hammerhead” dove il duo Paul Burdis / Phil Brewis più che delle chitarre sembra imbracciare dei mitragliatori. Non c’è un attimo di tregua e la band nel finale mette a segno una sequenza di brani al fulmicotone, “Painted Heroes”, “Shadow Of The Beast” e “Taste The Hate” che non lascia via di scampo: non resta che inchinarci al loro strapotere e firmare la nostra resa. La loro prima campagna d’Italia è vinta!

Setlist: “Blood Money” – “Into The Void” – “Don’t Let The Bastards (Grind You Down)” – “Hammerhead” – “Dead Meat” – “Cry Havoc” – “The Inquisitor” – “Playing With Fire” – “The Machine” – “Painted Heroes” – “Shadow Of The Beast” – “Taste The Hate”

TYSONDOG lineup:
Clutch Carruthers – Vocals
Kev Wynn – Bass
Paul Burdis – Guitars
Phil Brewis – Drums
Steve Morrison – Guitars
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Adx
E’ il turno dei cugini francesi Adx che valicano le Alpi per la prima volta, pronti a far cadere molte teste con la ghigliottina che campeggia minacciosa sui teli alle loro spalle. Con loro si scatenano i primi pogo, evidentemente la birra comincia a fare i suoi effetti e a far sciogliere il pubblico che fino a quel momento aveva seguito con più attenzione le varie band. Ora invece con gli Adx ci si lascia andare all’headbanging frenetico con “Tourmente Et Passion”, e poi li seguiamo nella visita guidata di “Notre Dame De Paris”, tra schitarrate furiose e ritmi galoppanti. Qui non si balla il Can-Can, non siamo a Le Folies Bergère, il Colony è il tempio del metal (come ci ha detto poco prima il cantante dei Crying Steel, Ramon Sonato) e i francesi ce ne danno la prova con la loro spinta esplosiva. L’ensamble parigino non colpisce di fioretto, ma ci abbatte con la mannaia con pezzi come “Red Cap” o “Fleau DeDieu”. I due nuovi innesti Julien Rousseau al basso e Nicklaus Bergen alla chitarra, affiancano con fierezza gli altri membri storici della band, donando una rinnovata linfa vitale al loro sound: provate ad ascoltare “Division Blindée”. Il patibolo ci attende e con “Caligula” gli Adx ci danno il loro colpo di grazia. Per dirla alla Charles Aznavour: for me Formidable!

Setlist: “Tourmente Et Passion” – “Notre Dame De Paris” – “Red Cap” – “Déesse Du Crime” – “Prisonnier De La Nuit” – “L’étranger” – “Le Fléau De Dieu” – “Prière De Satan” – “Division Blindée” – “Caligula”

ADX lineup:
Didier “Dog” Bouchard – Drums
Pascal Betov – Guitars
Phil Grelaud – Vocals
Julien Rousseau – Bass
Nicklaus Bergen – Guitars
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Iron Angel
E se poco prima con gli Adx c’erano state le prime pogate, ora con l’entrata degli Iron Angel scoppia l’apocalisse. Sì, perché la veemenza teutonica del loro sound non conosce limiti e brutalmente ci strapazzano con tutta la loro potenza. Dirk ci affronta a muso duro ed insieme ai suoi compagni mette in atto la totale demolizione del Colony fomentando i metalhead presenti sotto il palco e mettendo a dura prova, ancora una volta, le transenne davanti al pit. “Metalstorm”, “Sinner 666”, “Son Of A Bitch”, una dopo l’altra trasformano in una bolgia la platea del club bresciano, tra i riff selvaggi delle chitarre di Jojo Folta e Mitsch Meyer e l’incontenibile propulsione della sezione ritmica di Schrotti (batteria) e Didy Mackel (basso) che rendono il loro sound semplicemente travolgente. Non siamo di fronte a dei cesellatori, certamente non lavorano di fino, anzi tutt’altro ed è proprio questo che noi vogliamo: metal all’ennesima potenza senza fronzoli, rabbia nuda e cruda, quella che ha dentro un vero “Heavy Metal Soldier”. Probabilmente la band che più mi ha esaltato e che spero torni presto da noi, perché il loro esordio nella nostra penisola è stato decisamente straripante.

Setlist: intro “Winds Of War” – “Metalstorm” – “Sinner 666” – “The Metallian” – “Fight For Your Life” – “Son Of A Bitch” – “Legions Of Evil” – “Hunter In Chains” – “Black Mass” – “Heavy Metal Soldiers” – “Rush Of Power”

IRON ANGEL lineup:
Schrotti – Drums
Dirk Schröder – Vocals
Didy Mackel – Bass
Jojo Folta – Guitars
Mitsch Meyer – Guitars
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Heir Apparent
Al sound “very ignorant” degli Iron Angel, si contrappone ora l’eccellenza e la classe degli Heir Apparent. La band americana, anch’essa in Italia per la prima volta, sale in cattedra e con infinita maestria mette in scena un vero e proprio capolavoro. In un crescendo sonoro, canzone dopo canzone dipingono panorami di rara bellezza sui quali la fantastica voce di Will Shaw può spaziare con la sua estensione che non conosce confini, con una naturalezza che è quasi disarmante. Non c’è brano dove Will non metta in mostra le sue doti canore, dando quel tocco di raffinatezza a canzoni come “The Servant” o “Hands Of Destiny”, tanto per citarne alcune. Il tecnicismo è parte integrante della band, mai un piccolo errore, mai un’imprecisione, mettendo in mostra una superiorità assoluta con un sound che spazia dal metal classico ed epico, alle sonorità più progressive che arricchiscono le loro melodie, grazie anche alla perizia che ognuno di loro ha nel suonare il proprio strumento: dai ricami imbastiti dal basso di Derek Peace, ai virtuosismi sui tamburi di  Ray Schwartz, amalgamati dalle armonie ricercate delle tastiere di Op Sakiya, sulle quali la chitarra di Terry Gorle può tessere le sue trame musicali. Insomma, una band dalle molteplici sfaccettature che lascia in ognuno di noi un senso di grandiosità e ci si chiede come mai gli Heir Apparent non abbiano raggiunto quel successo che invece meriterebbero. In esclusiva per il pubblico italiano suonano anche “Cacophony Of Anger”, mai eseguita in sede live e chiudono con “Another Candle” raccogliendo una meritatissima e prolungata standing ovation. Inchiniamoci alla loro magnificenza.

Setlist: “Entrance” – “Dragon’s Lair” – “The Servant” – “Crossing The Border” – “Hands Of Destiny” – “Tear Down The Walls” – “Running From The Thunder” – “A.N.D…. Drogro Lived On” – “We, The People” – “The Cloak” – “Masters Of Invasion” – “R.i.p.” – “Cacophony Of Anger” – “One Small Voice” – “Decorated” – “The Fifth Season” – “Keeper Of The Reign” – “Another Candle”

HEIR APPARENT lineup:
Derek Peace – Bass
Terry Gorle – Guitars
Ray Schwartz – Drums
Op Sakiya – Keyboards
Will Shaw – Vocals
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Razor
E siamo arrivati al gran finale di questo fantastico festival, dal Canada per la prima volta ecco i Razor! Lasciamoci prendere a “rasoiate” dal loro thrash tagliente e micidiale: il terrore corre sul filo… del rasoio! Si parte con “Nowhere Fast” e il massacro ha inizio. La furia delle loro canzoni va di pari passo con quello che nel frattempo si prepara in sala, un incontrollabile vortice umano mette a dura prova la resistenza dello staff del Colony, impegnatissimi a respingere i numerosi “assalti” dei numerosi “surfers” che si lasciano trasportare verso il palco. La violenza di brani come “Cut Throat”, “Iron Hammer” o “Instant Death” spronano sempre più i fan nel loro pogo ininterrotto, mentre i Razor continuano il loro martellamento senza soluzione di continuità. L’impeto che mettono Bob Reid & Co. è veramente sconvolgente, tra i riff furibondi di Dave Carlo, il drumming selvaggio di Rider Johnson, la ferocia con cui Mike Campagnolo strapazza il suo basso, guidati dalla voce cruenta di Bob che dà la carica a tutti i propri fan. Ci avviciniamo alla fine, non prima di essere seviziati con “Electric Torture” e poi farci stendere con un knock-out con la successiva “The Pugilist”. Ad “Evil Invaders” è affidata la conclusione del loro show, che mette la parola fine a questa lunga giornata.

Setlist: “Nowhere Fast” – “Cross Me Fool” – “Cut Throat” – “Violent Restitution” – “Iron Hammer” – “Behind Bars” – “Stabbed In The Back” – “Instant Death” – “Sucker For Punishment” – “Speed Merchants” – “Goof Soup” – “Electric Torture” – “The Pugilist” – “Take This Torch” – “Evil Invaders”

RAZOR lineup:
Dave Carlo – Guitars
Bob Reid – Vocals
Rider Johnson – Drums
Mike Campagnolo – Bass

Per chiudere vorrei unirmi a tutte le persone, artisti e non, che ieri hanno ringraziato Giuliano Mazzardi che con la sua MGP organizza ogni anno questo evento, nel quale mette tutta la sua passione, competenza e impegno affinché il risultato sia sempre migliore… sempre più LOUD!

report Rockberto Manenti