Rage & Firewind: al Legend la Befana è metal

RAGE + FIREWIND + DARKER HALF + SØNDAG
live @ Legend Club, Milano
– sabato 6 gennaio 2018 –

 

 

LIVE REPORT •

In occasione del primo avvenimento metallico dell’anno, il tour europeo dei Rage con il supporto di lusso dei Firewind, mi sono recato in quel di Milano, nella cornice del piccolo, ma accogliente, Legend Club. È possibile che la Eagle Booking abbia deciso di iniziare questo 2018 puntando su sonorità heavy/power classiche, magari anche sulla scia dell’entusiasmo per la tanto attesa reunion delle “zucche” più famose d’Europa da poco consumatasi anche in Italia, e, a giudicare dall’affluenza di pubblico e dalla qualità dell’evento proposto, posso solo dire che la scelta si è rivelata perfetta e se queste sono le premesse, si preannuncia un anno davvero interessante…

Søndag
Apertura affidata a questa giovane band piacentina, già forte di varie date in patria ed all’estero; la proposta dei cinque ragazzi, il cui stage acting sarà sacrificato dalla necessità di occupare parte del palco col proprio set di batteria, è un hard rock piuttosto moderno, con influenze che per brevità potremmo far confluire nel filone post grunge. I suoni in sala sono già abbastanza buoni, cosa che fortunatamente non cambierà durante la serata; la band sembra più efficace nel proporre i brani più tirati, che scorrono piacevoli e potenti nonché graziati da melodie spesso azzeccate, mentre nei brani più atmosferici tende un po’ a perdere di vista l’obbiettivo generale, facendo parzialmente scemare la tensione creata. Probabilmente questo giudizio viene influenzato anche dal contesto in cui i Søndag si sono esibiti, visto che la loro proposta esula completamente dal genere musicale proposto dagli altri gruppi in cartellone. Riassumendo, si può dire che i ragazzi di Piacenza si siano resi protagonisti di una performance comunque buona, pagando però il pegno di esibirsi in una situazione decisamente fuori contesto per il loro genere.

Setlist:

  1. Enter
  2. Glitter
  3. Lighter
  4. Slow down
  5. Blessed
  6. Stick to the plan
  7. The glitch
  8. Step by step
  9. Rather stay in the dark
  10. I promised to lie

SØNDAG line up:

  • Marcello Lega – Guitars
  • Riccardo Lovotti – Drums
  • Marco Benedetti – Guitars
  • Riccardo Demarosi – Voice / Bass
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foto: Matteo Donzelli

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Darker Half
Con l’arrivo sul palco dei Darker Half si vira verso sonorità heavy/power classiche, per non allontanarcene più durante tutta la serata, ed il pubblico, che nel frattempo sta iniziando a riempire il Legend, si dimostra più ricettivo e preparato ad accogliere l’assalto melodico dei quattro australiani. Si può dire onestamente che la proposta musicale del combo non brilli per originalità, pagando pegno ai soliti grandi nomi del panorama heavy/power classico; la band sale sul palco con grande grinta, desiderosa di conquistare nuovi fan, ed il cantante Steve “Vo” Simpson ripeterà più volte che sono arrivati fin qui dall’Australia, proprio per sottolineare il loro desiderio di farsi notare nel continente che ha dato i natali alle sonorità che li hanno ispirati. Purtroppo, proprio la performance del singer va talvolta ad inficiare la resa complessiva della loro serata, principalmente per un’insistenza nel puntare su toni acuti, sui quali però spesso la sua voce si assottiglia perdendo di corpo ed incisività. Unitamente a questo, i nostri denotano alcuni errori esecutivi particolarmente evidenti; la scelta di accattivarsi il pubblico con la cover di “Aces High” si rivela infatti un boomerang, con i musicisti che perdono l’attacco e suonano sfasati tutta la parte introduttiva. Ciononostante, alla fine della parte “incriminata”, il chitarrista Jimmy Lardner Brown scrolla le spalle ed assume un’espressione che pare dica: “Beh, dai, non è andata così male”; questa pare essere anche l’impressione della platea presente, che sostiene comunque i Darker Half con calore fino al termine della loro esibizione.

Setlist:

  1. Lost in Space
  2. Voice of the Dead
  3. Stranger
  4. Aces High (Iron Maiden cover)
  5. Aliens Exist
  6. Heaven’s Falling
  7. Take The Plunge

 DARKER HALF line up:

  • Steve ‘Vo’ Simpson – Vocals, Guitars
  • Simon Hamilton – Bass
  • Dominic Simpson – Drums
  • Jimmy Lardner-Brown – Guitars
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foto: Matteo Donzelli

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Firewind
Sensibile miglioramento di livello con i Firewind, freschi della pubblicazione del loro “Immortals”, album di debutto per il nuovo singer Henning Basse, che ad essere onesti non ha offerto la stessa cristallina performance mostrata in fase di incisione. Molta l’attesa per la loro esibizione, addirittura alcune persone tra il pubblico hanno dichiarato di essere presenti per loro più che per gli headliner, e la band di Gus G, uno dei pochi veri guitar hero delle nuove leve, ha davvero fatto tutto il possibile per non deludere le attese. L’inizio del set dei Firewind è affidato ad “Ode to Leonidas” dal nuovo album, epica e potente, e fin da subito il gruppo dimostra una grande sicurezza sul palco, grazie ovviamente alla performance sopra le righe di Gus G, che si manterrà ad altissimi livelli per tutta l’esibizione, ma a tenere elevati il livello tecnico e l’entusiasmo sarà anche il contributo dato da Bob Katsionis, che per tutto il tempo si alternerà tra parti di chitarra, che doneranno all’esibizione dei Firewind un suono se possibile ancora più aggressivo e pieno, ed interventi alle tastiere, spesso a contrappuntare le indiavolate partiture solistiche di Gus. Highlights della serata, oltre agli estratti del loro lavoro più recente, la strumentale “The Fire and the Fury”, dall’elevatissimo tasso tecnico, e la toccante ballad “Lady of 1000 Sorrows”, durante la cui esecuzione i Firewind provano di essere anche in grado di dispensare emozioni, senza dover necessariamente ostentare della tecnica fine a se stessa. Gus G dimostra in tutti i modi di volersi accattivare il pubblico italiano, prima incitandolo al microfono, e poi, non soddisfatto, scendendo dal palco per suonare tra la gente in sala nel bel mezzo dell’esecuzione della conclusiva “Falling to Pieces”. Il pubblico presente al Legend tributa alla band una doverosa ovazione, sicuramente questa sera i Firewind hanno guadagnato molti nuovi fan!

Setlist:

  1. Ode to Leonidas
  2. We Defy
  3. Head Up High
  4. Few Against Many
  5. Between Heaven and Hell
  6. World on Fire
  7. The Fire and the Fury
  8. Wars of Ages
  9. Lady of 1000 Sorrows
  10. Mercenary Man
  11. Tyranny
  12. Falling to Pieces

FIREWIND line up:

  • Gus G. – Guitar
  • Henning Basse – Vocals
  • Petros Christo – Bass
  • Bob Katsionis – Keyboards/Live Guitar
  • Jo Nunez – Drums
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foto: Matteo Donzelli

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Rage
Avevo visto i Rage dal vivo abbastanza recentemente, a maggio 2017 in occasione del festival organizzato dal Dagda Club, ed ero molto curioso di scoprire se sarebbero stati in grado di bissare gli entusiasmi provocati durante la loro discesa italica della scorsa primavera: direi che il test è stato superato alla grande! I tre salgono sul palco sulle note di una intro assemblata con vari brani del loro repertorio, e subito le note della trascinante “Justify” accendono l’entusiasmo del pubblico milanese. La band dimostra la compattezza e l’affiatamento già evidenziati in passato, confermando che la scelta da parte di Peavy di ricostruire la line up con Marcos Rodriguez e Vassilios Maniatopoulos è stata azzeccata. Questi due non svolgono certo un ruolo da gregari, anzi: il primo (che festeggiava, tra l’altro, il suo compleanno) con il suo gusto melodico e la sua contagiosa simpatia, ed il secondo col suo drumming preciso e trascinante hanno chiaramente fornito nuova linfa al sound ed all’entusiasmo del gruppo, oltre che, è evidente, all’umore dello storico leader. I Rage hanno rilasciato l’estate scorsa “Seasons of the Black”, il secondo album con la nuova formazione, ma saranno solo due, oltre alla già citata opener, gli estratti inseriti in scaletta questa sera; quando si ha a disposizione una corposa discografia a cui attingere, bisogna necessariamente operare dei tagli strategici per accontentare tutti, anche se la setlist milanese (tredici brani in tutto) è risultata orientata in prevalenza sui pezzi del periodo ’90/2000. I Rage confermano l’impressione di band che si diverte ancora un sacco a fare il proprio mestiere, e sono molti i momenti di puro divertimento, soprattutto grazie al contributo del chitarrista venezuelano (un assolo tenuto praticamente su una singola nota prolungata per tutto il tempo, l’accenno al tema dell’amata/odiata “Sweet Child O’ Mine” sul finale di un brano…), che spesso gioca a contendersi i favori del pubblico col “gigante buono” Wagner. Tra i momenti più emozionanti della serata, sicuramente l’esecuzione di “From the Cradle to the Grave”, cantata a squarciagola da tutti i presenti, ed il bis finale con “Higher than the Sky” (un solo pezzo, ma durato un abbondante quarto d’ora!!). Durante l’esecuzione di questo brano, non solo la band ha coinvolto attivamente il pubblico a cantare (d’altra parte lo stesso Peavey ha dichiarato che la scaletta della serata era composta da molte “sing-along songs”), ma ha anche inserito un “Dio medley”, comprendente estratti dalle storiche “Heaven and Hell” ed “Holy Diver”, in cui sempre il buon Marcos, che è anche cantante in un gruppo tributo a RJ Dio, ha lasciato tutti a bocca aperta con una performance canora durante la quale chiudendo gli occhi sembrava quasi di ascoltare la voce di un certo mai dimenticato “elfo” americano… Al termine del bis i Rage ci hanno salutati tra ampi sorrisi, al di qua come al di là del palco: l’anno metallico 2018 si è aperto davvero nel migliore dei modi, e tutti i presenti di sicuro ricorderanno a lungo questa serata di metal potente e melodico!

Setlist:

  1. Justify
  2. Sent By The Devil
  3. From The Cradle To The Grave
  4. My Way
  5. Nevermore
  6. Season of the Black
  7. End Of All Days
  8. Turn The Page
  9. Straight To Hell
  10. The Price of War
  11. Blackened Karma
  12. Don’t Fear The Winter
  13. Higher Than The Sky

RAGE line up:

  • Peter “Peavy” Wagner – Vocals, Bass
  • Marcos Rodriguez – Guitars, Vocals
  • Vassilios “Lucky” Maniatopoulos – Drums, Vocals
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foto: Matteo Donzelli