Rockland MetalFest III – day 1: sotto il segno dei Rage!

ROCKLAND METALFEST 3 – day 1:
RAGE + EREB ALTOR + HOUR OF PENANCE + SINPHOBIA
live @ Dagda, Borgo Priolo (Pv)
– venerdì 12 maggio 2017 –

 

LIVE REPORT •

Premetto dicendo che personalmente è sempre un piacere potermi godere un concerto al Dagda Club, a mio parere uno dei locali migliori nel nord Italia in quanto ad acustica, organizzazione, gestione ed accessibilità. Fatta la doverosa introduzione, con tanto di complimenti per chi, nonostante crisi ed affluenza incerta di pubblico, continua a crederci e a dare il massimo per organizzare eventi di alto livello per importanza e qualità delle proposte, passiamo subito a fornire il report delle due giornate.

Sinphobia
Purtroppo gli impegni lavorativi mi impediscono di godermi appieno l’esibizione degli opener Sinphobia, autori di un’originale miscela di death/thrash metal molto basato sul groove dei singoli pezzi, ma chi era presente mi ha garantito che la band ha tenuto fede alla propria fama di “bastonatrice” senza compromessi, iniziando così questa edizione del MetalFest con un doveroso assaggio di metallica violenza.

SINPHOBIA lineup:

  • Vain – Guitar
  • Darkoniglio – Bass
  • Falsi – Drums
  • Orso – Vocals
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foto: Stefano Forensi

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Hour Of Penance
La violenza continua con la performance degli Hour of Penance; in giro da quasi quindici anni e con sette album all’attivo, è forte la curiosità di vedere in azione questa band non certo costituita da novellini. Arrivo mentre la band sta eseguendo un line check sul palco (scoprirò in seguito che, causa arrivo in ritardo al locale, non hanno potuto effettuare il regolare soundcheck, per cui i tempi delle esibizioni sono un po’ slittati), al quale seguirà direttamente l’esibizione vera e propria. Gli Hour of Penance non deludono le aspettative, rendendosi protagonisti di una serratissima performance all’insegna di un death metal di scuola americana pesantissimo ed intransigente. Il riffing è serrato, il vocione cavernoso di Paolo Pieri fa quasi tremare il terreno sotto ai piedi, e spesso e volentieri Giulio Moschini abbellisce le composizioni con assoli dall’elevato tasso tecnico e bilanciati dalla giusta dose di cattiveria. A voler cercare il classico pelo nell’uovo, forse i trigger della batteria risultano poco nitidi e contribuiscono a rendere leggermente confuso il sound generale: a mio parere personalissimo, dei suoni più “pieni” avrebbero ulteriormente elevato il tasso di pesantezza di un sound già comunque compatto e terremotante, ma l’esibizione del quartetto romano è comunque degno di lodi incondizionate. Un mio personale “ringraziamento” alla band per essersi portata via quel poco di capacità uditiva che ancora restava alle mie provate, metalliche orecchie!

Setlist:

  1. Theogony
  2. Sedition through Scorn
  3. Paradogma
  4. Incestuos dynasty of Worms
  5. Incontrovertible Doctrines
  6. Ascension
  7. 21 Century Imperial Crusade
  8. Cast the First Stone
  9. Misconception

HOUR OF PENANCE line up:

  • Giulio Moschini – Guitars / Backing Vocals
  • Marco Mastrobuono – Bass
  • Paolo Pieri – Vocals / Guitars
  • Davide “the Bomber” Billia – Drums
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foto: Stefano Forensi

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Ereb Altor
Cambio deciso di sound col terzo gruppo della serata; gli svedesi Ereb Altor hanno anche loro una storia quindicennale alle spalle, ma il paragone con il gruppo che li ha preceduti si ferma qui. La band, che si definisce genericamente Scandinavian Metal, predilige alternare parti rallentate, con l’uso di clean vocals miratamente sgraziate e accordi tenuti lunghi ed aperti, a furiose accelerazioni con cantato in growl, il tutto con un pesante sentore dei Bathory del compianto Quorthon. Non che la band non sia a tratti originale, l’alternarsi alle voci del chitarrista Ragnar e del bassista Tord a quella principale di Mats rende la proposta più varia, mentre alcuni inserti black/viking nelle composizioni smarcano il gruppo dall’accusa di band fotocopia dei Bathory. L’esibizione degli Ereb Altor, purtroppo, non scorre per nulla liscia, e non si può dire che stasera la band sia stata baciata dalla buona sorte: se per ben due volte il supporto della tracolla del basso di Tord si sgancia dalla sua sede (causando la prima volta anche una brusca caduta a terra dello strumento!), il chitarrista Ragnar si assenta lunghi minuti davanti all’amplificatore col suo tecnico del suono, per risolvere qualche inconveniente legato alla propria strumentazione. “Ciliegina sulla torta”, se vogliamo fare del sarcasmo, la band si vede tagliata l’esibizione prima della fine prevista per accumulato ritardo. Non appena viene diffusa della musica dalle casse del locale a dichiarare chiusa la loro esibizione, ci sono circa trenta secondi di gelo, in cui i quattro restano di sasso sul palco a guardarsi increduli l’un l’altro. Chi era nel backstage poco dopo riferisce di qualche momento di tensione, ma per fortuna gli Ereb Altor hanno dimostrato sufficiente intelligenza per evitare di dare luogo ad incidenti spiacevoli.

Setlist:

  1. The Son of Vindsvalr
  2. Midsommarblot
  3. Nattramn
  4. By Honour
  5. Mistress of Wisdom
  6. Fire meets Ice

EREB ALTOR line up:

  • Mats – Vocals, Guitar & Keys
  • Ragnar – Guitars & Vocals
  • Tord – Drums & Keys
  • Mikael – Bass & Vocals
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foto: Stefano Forensi

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Rage
Con circa trenta minuti di ritardo sull’orario previsto, la band germanica (anche se a ben vedere, di tedesco è rimasto solo il mastermind Peavy Wagner) si presenta sul palco, sprizzando entusiasmo da tutti i pori, anche se, per essere onesti, dal punto di vista tecnico l’inizio non è il massimo: all’inizio dell’esibizione la band è infatti penalizzata da dei volumi decisamente bassi, con una batteria un po’ soffocata nel mix generale. I suoni per fortuna miglioreranno in fretta durante la serata, anche se ho avuto l’impressione che i volumi dei Rage fossero stranamente inferiori a quelli delle band precedenti, a meno che i miei timpani non fossero già stati messi KO dalle bastonate di Hour of Penance ed Ereb Altor. La band si dimostra entusiasta dall’inizio, nonostante un’affluenza di pubblico non certo da sold out, e di sicuro non all’altezza di ciò che un gruppo di tale livello e con una simile storia meriterebbe. In ogni caso, come detto, Peavy e compagni si presentano sul palco con un sorriso che non li abbandonerà mai, ed è davvero stato bello vedere una simile dimostrazione di entusiasmo e di voglia di coinvolgere il pubblico dall’inizio alla fine. L’impressione è che questa nuova incarnazione dei Rage abbia permesso davvero a Peavy di ritornare a fare musica con passione (ricordiamo che nel 2015 i comunicati ufficiali davano la band per sciolta e Mr. Wagner alle prese a tempo pieno col progetto Refuge), e i ragazzi della band trasmettono entusiasmo e voglia di divertire. I continui ammiccamenti e i ripetuti gesti complici tra Peavy ed il nuovo chitarrista spagnolo Marcos Rodriguez non sembrano semplici formalità da spettacolo, ma sembra proprio che i componenti della band suonino (anche) per il piacere di farlo; memorabile il momento in cui Marcos e Peavy, sorta di Davide e Golia del power metal, per un momento si scambiano di postazione microfonica, trovandosi il primo col microfono ben al di sopra della sua testa, il secondo all’altezza del petto! Quindici in tutto i brani eseguiti nell’ora e mezza di spettacolo, dai doverosi estratti dall’ultimo “The Devil Strikes Again”, quali la title track come opener, e la trascinante “My Way” tra i bis, a pezzi estratti dai vari periodi della band. Si sottolineano quali personali highlight della serata, soprattutto per valore affettivo, “Back in Time” da “Ghosts” (tante band in circolazione attualmente dovrebbero imparare da simili pezzi come si scrive un ritornello), “From the Cradle to the Grave” da “XIII” (necessariamente eseguita, ahimè, con l’ausilio delle basi per la sezione orchestrale) e la conclusiva “Higher than the Sky”, con un lungo intermezzo in cui Peavy chiama il pubblico ad un sentito ed appassionato coinvolgimento, ed un estratto a sorpresa da “Holy Diver” di R. J. Dio, interpretato magistralmente da Marcos Rodriguez. Peavy aveva detto durante la serata che gli altri due membri della band sono anche cantanti solisti in altre band, e Marcos dimostra con questa performance che quelle del suo “titolare” non erano solo parole! Per quanto possibile, data la vastità della discografia dei nostri, la setlist spazia tra i vari periodi della band, arrivando ad omaggiare addirittura “Execution Guaranteed” dell’87 con la tiratissima “Down by Law”. In un paio di occasioni Peavy si scusa discretamente per qualche colpetto di tosse tra un pezzo e l’altro, ma sarà Marcos a comunicarci che il mastodontico singer questa sera è affetto da una fastidiosa influenza: se così è, Peavy riesce comunque a portare a termine il concerto senza nessuna sbavatura, un’altra nota di merito per il leader di questa storica formazione! Tirando le somme, un concerto davvero superlativo che i nostri hanno condotto come i grandi sanno fare: convincendo i presenti, divertendo e divertendosi, e lasciando trasparire tanta umiltà, nonostante la storia gloriosa del monicker Rage.

Un ringraziamento finale da parte della nostra redazione va, oltre al Dagda, anche a Eagle Booking e House of Ahes: grazie alla loro professionalità e competenza abbiamo potuto godere di questa grandiosa serata.

Setlist:

  1. Intro + The Devil Strikes Again
  2. Shadow out of Time
  3. Until I Die
  4. From the Cradle to the Grave
  5. The Final Curtain
  6. The Pit and the Pendulum
  7. End of all Days
  8. Back in Time
  9. Dep in the Blackest Hole
  10. Great Old Ones
  11. Spirits of the Night
  12. Down by Law
  13. Don’t Fear the Winter
  14. My Way
  15. Higher than the Sky

RAGE line up:

  • Peter “Peavy” Wagner – Vocals, Bass
  • Marcos Rodriguez – Guitars, Vocals
  • Vassilios “Lucky” Maniatopoulos – Drums, Vocals
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foto: Stefano Forensi