Rockland MetalFest III – day 2: sotto il segno dei Moonspell

ROCKLAND METALFEST 3 – day 2:
MOONSPELL + THE FORESHADOWING + DOOMRAISER + PATH OF SORROW + WINTERAGE
live @ Dagda, Borgo Priolo (Pv)
– sabato 13 maggio 2017 –

 

LIVE REPORT •

Eccoci alla seconda giornata per il Festival organizzato dal Dagda Live Club. Una serata, questa, dedicata alle sonorità più oscure, cupe e profonde dell’animo metal…

Winterage
ausa sopraggiunti contrattempi, purtroppo perdo del tutto l’esibizione degli opener Winterage, band che si discosta dal “mood” imperante della serata, proponendo un power/symphonic metal veloce ed “allegro”, caratteristica che non si può certo dire sia preponderante fra le altre band in cartellone.

WINTERAGE line up:

  • Daniele Barbarossa – Vocals
  • Gabriele Boschi – Violin
  • Dario Gisotti – Keyboards
  • Riccardo Gisotti – Guitars
  • Fausto Ciapica – Bass
  • Luca Ghiglione – Drums
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foto: Stefano Forensi

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Path Of Sorrow
Passiamo dunque all’esibizione dei genovesi Path of Sorrow: il gruppo si presenta molto compatto sul palco, con un buon impatto sia sonoro sia visivo. I suoni sono già discreti, e fa piacere notare come già a quest’ora l’affluenza di pubblico sia sensibilmente superiore rispetto alla serata di ieri. Il cantato di Mat, che passa senza sforzo da un buon growl ad un acido scream, fa da collante all’intera band, che, sebbene non costituita da virtuosi, appare solida e coesa, incentrata sul palco intorno alla figura carismatica del bassista Luxifer. Il combo ligure, con una storia ancora relativamente breve ed una sola pubblicazione alle spalle, presenta ovviamente brani estratti dal debutto “Fearytales”, puntando su un sound dedito dichiaratamente allo Swedish Death Metal (influenza percepibile soprattutto in “Where Nothing Gathers”, dalla maggiore quantità di aperture melodiche), con qualche incursione nel thrash. Personalmente mi è sembrato di cogliere qualche influenza black in alcuni “gelidi” fraseggi di chitarra, presenti soprattutto nei molti passaggi rallentati, che la band privilegia alle parti veloci. Nel complesso, una buona prova da parte di quello che, a livello di attività musicale, risulta essere il gruppo più giovane dell’intero festival.

Setlist:

  1. Intro – Lords of Darkened Skies
  2. Nobody Alive
  3. Survive the Dead – The Crawling Chaos
  4. Umbrages – Where Nothing Gathers
  5. Under the Mark of Evil

PATH OF SORROW line up:

  • Mat – Vocals
  • Luxifer – Bass
  • Jacopo – Guitars
  • Davi – Guitars
  • Attila – Drums
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foto: Stefano Forensi

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Doomraiser
Se i Path of Sorrow non puntano sulla sola velocità, i Doomraiser optano senza dubbi per la soluzione opposta! E’ infatti un doom di vecchia scuola, opprimente, funereo, e sempre decisamente esasperato su tempi rallentati la proposta del quintetto capitolino. L’età anagrafica media è superiore a quella dei predecessori, così come lo è l’esperienza in sede live di questa band, fiera ambasciatrice del lato più intransigente del doom, forse l’unica frangia del metal a non essere mai diventata popolare al di là di una ristretta cerchia di aficionados, ma che proprio per questo mantiene su di sé un fascino ed un’aura di mistero quasi sacrale. A riprova di quanto detto, solo quattro pezzi compongono la scaletta dei Doomraiser, dato che la lunghezza media delle composizioni della band si attesta intorno ai dieci minuti. Il combo della capitale sa certamente il fatto suo, e riesce a sprigionare sul palco un carisma ossianico ed oscuro, caratteristica imprescindibile del genere. La proposta musicale, va sottolineato, non è per tutti, dato che si tratta comunque di sonorità di non facile assimilazione, incentrata com’è su tempi estremamente cadenzati, ma la performance della band è indubbiamente di alto livello. Interessante la prestazione del singer Cynar, purtroppo in parte inficiata da ripetuti problemi al cavo del microfono, che si destreggia tra clean vocals, un growl da catacomba e l’utilizzo di un Mini Moog, al fine di aumentare ulteriormente l’effetto psichedelico e straniante che la band vuole ottenere con le proprie composizioni.

Setlist:

  1. Another black day under the dead sun
  2. Addiction
  3. Dio inverso (Reverse)
  4. Like a ghost

DOOMRAISER line up:

  • Cynar – Vocals/Synth
  • Montagna – Guitars
  • El Grigio – Guitars
  • BJ – Bass
  • Pinna – Drums
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foto: Stefano Forensi

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The Foreshadowing
I The Foreshadowing, anche loro di Roma, rappresentano invece il lato più moderno del doom, contaminato da una forte vena gothic e melodica. Il livello compositivo della band è decisamente elevato, ed il tessuto sonoro creato dai sei sul palco è coeso ed avvolgente. La setlist di stasera va a pescare in maniera abbastanza bilanciata da tutti gli album della band, con l’esecuzione di una media di un paio di pezzi per album. Nel frattempo il pubblico si è nettamente infoltito, e i presenti dimostrano di apprezzare decisamente la proposta della band, proposta che punta, come detto, su sonorità decisamente più morbide dei gruppi precedenti. Il cantante Marco Benevento a tratti suona quasi come (eresia!) un Dave Gahan in versione Metal, con l’utilizzo di vocals suadenti e calde, sempre su tonalità medio basse. A mio avviso, il picco dell’esibizione della band per la serata si raggiunge con la conclusiva “Chant of Widows”, che con le sue malinconiche atmosfere arriva a ricordare il pathos della produzione recente dei Paradise Lost. Anche per loro, approvazione piena!

Setlist:

  1. Intro + Havoc
  2. Two Horizons
  3. The Forsaken Son
  4. Days of Nothing
  5. 17
  6. Departure
  7. Chant of Widows

THE FORESHADOWING line up:

  • Marco I. Benevento – Vocals
  • Alessandro Pace – Guitars
  • Andrea Chiodetti – Guitars
  • Francesco Sosto – Keyboards, Backing Vocals
  • Michele Attolino – Bass
  • Giuseppe Orlando – Drums
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foto: Stefano Forensi

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Moonspell
Veniamo quindi agli headliner della serata. L’ingresso sul palco della band è preceduto da un lungo soundcheck, durante il quale un inquietante personaggio della crew dei Moonspell, nel provare ripetutamente i microfoni, invece del solito: “Check, one, two” si produce in una specie di lunga cantilena in lingua madre. Il mio livello di portoghese è pari allo zero, ma sono sicuro di aver colto almeno un “peste bubbonica” insieme ad un altro paio di malattie piuttosto sgradevoli; attendo la fine del soundcheck facendo gli opportuni gesti scaramantici!
Come è logico aspettarsi, la presenza sul palco dei Moonspell è esattamente l’opposto rispetto a quella degli headliner di ieri sera: look dark/gotico, luci d’atmosfera sul palco, ed una solennità che sarà la caratteristica principale di tutta la loro esibizione. Come annunciato, la scaletta della serata verterà sui due primi album della band, quei “Wolfheart” ed “Irreligious” che proiettarono la band sulla scena dei big internazionali, nel pieno di quegli anni ’90 ancora abbastanza ricettivi artisticamente ed affamati di novità da permettere di raggiungere il successo a quello che era e resta un caso atipico per tanti aspetti, cioè una band portoghese dedita a sonorità “imbastardite” tra il dark, il black metal, alcune puntate nel folk ed una forte componente visuale a tema gothic/horror. La prima parte della scaletta è incentrata, andando a ritroso nel tempo, sul secondo album della band; considerando il leggero sbilanciamento di pezzi a favore di quest’ultimo e l’occhio di Horus, raffigurato sulla copertina del cd, come fondale della scenografia, pare ovvio dedurre che la band guardi a questo lavoro con una netta preferenza rispetto al proprio debut album.
I pezzi scorrono precisi e trascinanti nella loro oscura atmosfera, con un Fernando Ribeiro a fare la parte del mattatore della serata e a catalizzare l’attenzione dei numerosi presenti con la sua voce baritonale che frequentemente sconfina in un caratteristico growl, e con il suo naturale carisma, sviluppato in più di vent’anni di concerti in giro per il mondo. Fernando non tralascia alcun espediente scenico, anche quelli apparentemente più semplici, per aggiungere enfasi teatrale all’atmosfera dei brani, tra i cambi d’abito o l’inquietante giocherellare con due specchietti durante l’esecuzione di “Herr Spiegelmann”, brano conclusivo della parte di scaletta riservata ad “Irreligious”. Non si pensi comunque che sia il solo Fernando a tenere le redini della band, in quanto la sezione ritmica, sebbene non funambolica (d’altra parte il genere non lo richiede affatto) si dimostra solida e precisa, il tastierista Pedro Paixão crea tessuti ora macabri ora più sognanti dietro alle sue tastiere coperte da una scenografia che ricorda le canne di un organo che ha visto tempi migliori, e Ricardo Amorim, sebbene non sia il classico guitar hero del Metal, sia come presenza scenica, sia per scelta di sonorità, incendia con le sue trame chitarristiche la benzina della band. L’atmosfera solenne e seriosa viene meno solo per un momento, in cui, durante l’esecuzione di “Ataegina”, uno dei brani più marcatamente a tinte folk, Fernando e (con meno partecipazione) Ricardo improvvisano le mosse di una danza popolare. Che dire… strano vedere il lugubre frontman saltellare al ritmo di questo brano caratteristico, ma probabilmente ogni tanto il richiamo del sangue lusitano si fa più forte di qualunque cosa!
Il carisma di Fernando è comunque sempre elevatissimo, e la partecipazione del pubblico è totale, soprattutto durante l’esecuzione magistrale di “Mephisto” e “Vampiria”, a mio parere i momenti migliori del concerto.
Si chiude quindi il set incentrato sui primi due album e, dopo una breve fuga dietro le quinte, la band ritorna per suonare quattro pezzi per il bis, in cui vengono proposti estratti dai lavori più recenti, dalla title track dell’ultimo “Extinct” alla conclusiva “Full Moon Madness”, alla fine della quale i Moonspell lasciano il palco accolti dal calore del pubblico; a questo proposito, si apprezza molto vedere Fernando scendere dal palco ed avvicinarsi alle transenne per stringere le mani ai ragazzi delle prime file. Saranno piccoli gesti, magari anche banali, ma per una band possono fare la differenza a livello di popolarità, rispetto ed affetto da parte del proprio pubblico, che il navigato frontman dimostra così di sapersi accattivare fino alla fine.

Dagda Live Club, House Of Ashes e Eagle Booking hanno dato spazio in questi due giorni alle varie sfaccettature del metal, organizzando un festival ad hoc, come solo da professionisti come loro ci si poteva aspettare. Il nostro è un sentito grazie per la passione e la dedizione con cui, ogni volta, riescono ad allestire i loro eventi con la migliore qualità possibile.

Setlist:

  1. Opium
  2. Awake!
  3. For a taste of Eternità
  4. Ruin and Misery
  5. Raven Claws
  6. Mephisto
  7. Herr Spiegelmann
  8. Wolfshade
  9. Vampiria
  10. Ataegina
  11. Trebaruna
  12. Alma Mater
  13. Until We Are no More (Breathe)
  14. Extinct
  15. Night Eternal
  16. Full Moon Madness

MOONSPELL line up:

  • Fernando Ribeiro – Vocals
  • Ricardo Amorim – Guitar
  • Pedro Paixão – Keyboards, Guitar
  • Aires Pereira – Bass
  • Mike Gaspar – Drums
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foto: Stefano Forensi