Sabaton – sbarco in… Lombardia!

SABATON + ACCEPT + TWILIGHT FORCE
live @ Live Music Club, Trezzo sull’Adda (Mi)
– mercoledì 25 gennaio 2017 –

 

LIVE REPORT •

Fanteria d’assalto… Panzer-Division… e, non per ultimo, un piccolo contingente di mitologici elfi, fantasiosi maghi ed impavidi cavalieri: questa la coalizione che sta per prendere d’assalto il Live Music Club di Trezzo sull’Adda!
Sabaton, Accept e Twilight Force uniscono le loro forze per mettere a ferro e fuoco l’interland milanese, seguiti da tantissime reclute giunte fin qui numerose per dare loro manforte durante tutte le operazioni, affiancandoli, così, in una battaglia che si preannuncia epica: tutto è pronto per il D-Day!

Twilight Force
Il piano d’azione è ben chiaro: colpire rapidamente e con precisione. E quale miglior soluzione se non i Twilight Force? In uno spazio abbastanza ridotto e con uno scenario minimale, la band svedese si muove con velocità e sicurezza davanti ad un pubblico che man mano sta già riempiendo la location.. e a fine serata sfioreremo il sold-out!
I giovani fans che si accalcano sotto il palco vengono investiti dal loro sound trascinante e divertente, tra i funambolici virtuosismi di Lynd e le fulminee incursioni di Aerendir, sostenuti dai ritmi tonanti del duo De’Azsh / Born.
Il loro set è breve, ma sufficiente a farci apprezzare appieno tutte le loro qualità. Con pezzi come “Battle Of Arcane Might”, “Riders Of The Dawn”, “Fight Of The Shappire Dragon” l’entusiasmo del pubblico sale alle stelle e già cominciano le prime “danze” di guerra in mezzo la sala, incitati da un Chrileon decisamente carico ed in vena di fare divertenti siparietti col tastierista Blackwald.
Insomma, con loro la serata si accende subito ed infiamma tutti i presenti con forti dosi di pura energia metallica.

Setlist:

  1. Battle Of Arcane Might
  2. To The Stars
  3. Riders Of The Dawn
  4. Flight Of The Sapphire Dragon
  5. Gates Of Glory
  6. The Power Of The Ancient Force

TWILIGHT FORCE lineup:

  • Chrileon – Lead vocals
  • Lynd – Guitar
  • Born – Bass
  • Blackwald – Keyboards
  • De’Azsh – Drums
  • Aerendir – Guitar
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foto: Yuri Minghini

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Accept
Ed ora arriva l’artiglieria pesante! Certo, fa un po’ strano vedere sul cartellone un gruppo storico come quello degli Accept occupare il posto riservato allo special guest, ma d’altra parte è pur vero che le nuove generazioni prediligano quelle sonorità che, anche se non si discostano di molto dal classico, aggiungono quella modernità che piace tanto agli headbangers più giovani. In ogni caso, che siano primi o ultimi a suonare, siamo tutti qui ad aspettare l’assalto frontale di una macchina da guerra che risponde al nome di ACCEPT!
Ed ecco la Wehrmacht del metal tedesco pronta a colpire con tutta la sua potenza di fuoco. Un grande telo, dove campeggia il loro nome, ci annuncia l’imminente arrivo… signore e signori: gli Accept!
“Stampede” è il brano di apertura e si entra subito nel vivo del combattimento: in sala si scatena un pogo furioso, mentre i cinque sul palco mettono in mostra tutto il loro vigore. Il fuoco incrociato delle furiose mitragliate di Wolf Hoffmann e Uwe Lulis non lasciano scampo: “Stalingrad” viene cantata in coro da tutto il pubblico fomentato dal generale Mark Tornillo che comanda le operazioni con la sua voce aggressiva, anche se a tratti è sembrata un po’ affaticata e po’ troppo tirata.
Gli Accept sono la storia del metal: con “Restless And Wild”, “London Leatherboys” e la superlativa “Princess Of The Dawn” si ripercorrono le pietre miliari di un genere intramontabile.
Ma la band teutonica non vive solo sugli allori, anche nell’era moderna continua a lasciare il suo indelebile marchio di fabbrica e “Final Journey” ne è un esempio: un imperituro Wolf Hoffmann sale in cattedra e ci illumina col suo classicheggiante assolo che riprende “Il Mattino” di Edvard Grieg, mentre sul travolgente ritmo della batteria di Christopher Williams i fans si scatenano in un continuo ed incontrollabile crowd surfing che mette a dura prova la security.
“Aidì aidò aidà… aidì aidò aidà” (a tal proposito vorrei segnalare ad uno dei miei vicini di posto in sala che la marcetta iniziale non fa “Alì alò alà…”)… achtung, achtung… è in arrivo l’apocalisse: “Fast As A Shark”… e non ce n’è più per nessuno! Dopo 35 anni, questo brano è ancora dannatamente attuale e riesce sempre a dare una forte sensazione: immortale!
Si va verso il finale e gli Accept si preparano a portare a termine il loro attacco distruttivo, prima con “Metal Heart”, durante la quale il pubblico accompagna con cori da stadio Mr. “Tempra d’Acciaio” Wolf Hoffman nel suo famoso solo che ricalca le note di “Per Elisa”, per poi darci un bel colpo di grazia con “Teutonic Terror” e il suo roboante intro di basso dell’altro membro storico della band, Peter Baltes.
Chiudono il loro set con “Balls To The Wall”, cantata a lungo da tutti all’unisono, in un crescendo sempre più maestoso che ci porta alla conclusione di questa ora passata in compagnia (inteso come termine militare) a marciare a fianco di una delle compagini più imponenti che la storia del metal ricordi. E la prolungata standing ovation che il pubblico gli tributa, la dice tutta sull’impatto che hanno avuto questa sera. Inarrestabili!

Setlist:

  1. Stampede
  2. Stalingrad
  3. Restless And Wild
  4. London Leatherboys
  5. Final Journey
  6. Princess Of The Dawn
  7. Fast As A Shark
  8. Metal Heart
  9. Teutonic Terror
  10. Balls To The Wall

ACCEPT lineup:

  • Wolf Hoffmann – Guitar
  • Peter Baltes – Bass
  • Mark Tornillo – Vocals
  • Christopher Williams – Drums
  • Uwe Lulis – Guitar
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foto: Yuri Minghini

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Sabaton
Ed ora tocca alla fanteria di terra! Il pubblico è in trepidante attesa, molti infatti sono i fan dei Sabaton, una band che è andata sempre più in crescendo in termini di notorietà e che ha conquistato i cuori e le orecchie di tanti giovani adepti, ma che è riuscita a coinvolgere anche quelli della vecchia guardia, me compreso, con un sound potente che non guarda in faccia a nessuno, senza particolari sfumature, ma molto coinvolgente ed attuale: insomma, una sorta di Manowar degli anni duemila (ovviamente con il dovuto rispetto per la band americana).
Il palcoscenico si trasforma in un campo di battaglia; una squadra di genieri controlla il perimetro alla ricerca di mine anti-uomo. Casse di munizioni, tenute militari, elmetti e mitraglie fanno la loro comparsa; sullo sfondo il grande carro armato Audie domina la scena, imponente: tutto è pronto per lo scontro finale!
La cover di “In The Army Now” (brano dei fratelli Bolland reso famoso dalla versione degli Status Quo) introduce l’inno di battaglia di “The March To War” e l’assalto prende il via: la “Ghost Division” parte all’attacco!
Un’esplosione di energia investe il Live Club ed in platea ci si ritrova in una bolgia che non conosce sosta: un grande mulinello umano che continua a girare vorticosamente a suon di pezzi come la rude “Sparta” o la più catchy “Blood Of Bannockburn”, accompagnata dal battito ritmato delle nostre mani.
Il simpatico Joakim Brodén, con i suoi immancabili Ray-Ban, ci ringrazia per essere qui così numerosi, nonostante sia un mercoledì e domani si debba andare a scuola o al lavoro. Ci presenta il nuovo arrivato Tommy Johansson, per la prima volta nella nostra penisola: il “ragazzone” vichingo, come lui stesso si definisce, inizia un divertente siparietto con il cantante e, tra una scherzosa italica parolaccia e l’altra (puttana e pirla) che si rimbalzano l’un l’altro, ci presenta, in un quasi perfetto italiano, “Swedish Pagans” che scatena ancora una volta tutto il pubblico.
I Sabaton affondano a piene mani dalla loro produzione sparando a raffica pezzi come la nuovissima “The Last Stand”, ma anche quelli più celebri della discografia come “Carolus Rex” o “The Lion From The North” sulle quali Tommy e l’ormai collaudato Chris Rörland, fanno fuoco e fiamme con le loro chitarre.
Dal quartier generale arriva l’ordine di darci un po’ di tregua prima di riprendere le operazioni già pianificate ed ecco allora un piccolo momento di respiro con la versione acustica di “The Final Solution”, introdotta da un accenno alle tastiere da parte di Joakim (che originariamente era entrato nella band proprio come tastierista) di “Jump” dei Van Halen, ma lasciando poi il compito a Tommy (a cui piacciono spaghetti e mozzarella – come lui stesso ci dice) di accompagnare al piano elettrico gli altri suoi commilitoni durante l’esecuzione del brano, mentre il pubblico illumina la sala con i propri accendini, creando, così, un’atmosfera molto particolare.
Ma è solo una breve pausa: Joakim imbraccia la chitarra elettrica ed annuncia la “Michael Jackson cover night” ed inizia a suonare le note di “Beat It”… fortunatamente è solo uno scherzo e passata la paura si torna a macinare del fottuto heavy metal con “Resist And Bite”.
Pogo, crowd surfing, cori: il pubblico non smette mai di sostenerli e sembra possedere un’inesauribile energia, tanto che anche i cinque svedesi sembrano esserne sorpresi. E allora si continua a colpire pesantemente con “Winged Hussars” durante la quale il possente drumming di Hannes rimbomba in tutto il club.
Le luci si spengono per qualche istante, siamo ormai all’encore finale, anche se in realtà il desiderio del pubblico è quello di continuare ad oltranza. Tutti a saltare su “Primo Victoria”, prima che poi “Shyroiama” e “To Hell And Back” facciano scattare un ultimo bombardamento e mettano fine alle ostilità belliche: i Sabaton trionfano ancora!
Onori e gloria a questi soldati che continuano a marciare imperterriti su tutta l’Europa e che, ogni volta, fanno sventolare in alto la bandiera dell’Heavy Metal.

Il Live Music Club, la Shining Production e la Eagle Booking ancora una volta hanno organizzato, con la loro professionalità, una serata assolutamente imperdibile e che, infatti, ha richiamato un pubblico veramente numeroso. Un grazie va a loro e, ovviamente, anche ai protagonisti che si sono avvicendati sul palco quest’oggi, dimostrando, con le loro performances, che il metal è sempre più vivo che mai!

Setlist:

  1. Ghost Division
  2. Sparta
  3. Blood Of Bannockburn
  4. Swedish Pagans
  5. The Last Stand
  6. Carolus Rex
  7. Union (Slopes Of St. Benedict)
  8. The Lion From The North
  9. The Lost Battalion
  10. Far From The Fame
  11. The Final Solution (acoustic version)
  12. Resist And Bite
  13. Night Witches
  14. Winged Hussars
  15. Primo Victoria
  16. Shiroyama
  17. To Hell And Back

SABATON lineup:

  • Hannes Van Dahl – Drums
  • Joakim Brodén – Lead Vocals
  • Pär Sundström – Bass
  • Tommy Johansson – Lead Guitar
  • Chris Rörland – Lead Guitar
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foto: Yuri Minghini