Tessiture progressive moderne al Planet Live Club

TEXTURES + SOULLINE + SUBLIMINAL FEAR
live @ Planet Live Club, Roma
– domenica 9 aprile 2017 –

 

LIVE REPORT •

Un anno dopo la data in supporto degli Amorphis dello scorso 30 marzo 2016, tornano nella capitale, stavolta come headliner, i Textures. La band progressive metal moderno olandese ha intrapreso un nuovo tour, intitolato “Within The Horizon”, e grazie a Erocks Production, insieme a Hellfire Booking Agency e Subsound Records, il tour è giunto fino a Roma. A supportare la band, i Soulline ed i Subliminal Fear.

Subliminal Fear
La band di apertura sono i pugliesi Subliminal Fear, che ha proposto brani tratti dal loro ultimo album “Escape From Leviathan” (2016). La band presenta un metal di stampo moderno, molto ispirato dal death metal melodico ma con forti influenze elettroniche e industrial. Se l’identità sonora della band arriva all’ascoltatore ben chiara, in sede live la band non è riuscita a dare il massimo, forse scoraggiata da un pubblico veramente poco numeroso. La compresenza di due vocalist, uno pulito (Carmine) ed uno sporco (Savino) a volte è funzionale, ma a tratti sembra ridondante, soprattutto a livello scenico: Carmine un po’ troppo statico, Savino un po’ troppo esagitato, troppi momenti di inattività dell’uno o dell’altro. Anche a livello strumentale, non ho notato parti realmente coinvolgenti o significative, se non qualche breve passaggio strumentale. Credo che questo sia dovuto anche ad una carenza nel songwriting, in cui lo strumentale è spesso solo un sottofondo a linee vocali onnipresenti e non restituisce un sound corposo e strutturato. A giudicare da questo live, la band si presenta quasi come un gruppo emergente un po’ acerbo (cosa che non è, avendo alle spalle tre album e diversi anni di militanza), ma mi auguro che ciò sia dovuto all’assenza di un grande pubblico e dalla scelta di brani semplici e diretti.

Setlist:

  1. Phantoms Or Drones
  2. Dark Star Renaissance
  3. All Meanings They’ve Torn
  4. Nexus
  5. Self-Proclaimed Gods
  6. Evilution

SUBLIMINAL FEAR lineup:

  • Carmine Cristallo – Vocals (clean)
  • Savino Dicanosa – Vocals (harsh)
  • Doddo Murgolo – Guitars
  • Alessio Morella – Bass
  • Rino Lanotte – Drums
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foto:
 Stefano Panaro

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Soulline
Ora è il turno dei Soulline, band proveniente dal Canton Ticino, ospiti dei Textures per le due date italiane e per la data svizzera. Il quintetto combina un death metal melodico, a tratti di stampo nordico, da un lato con elementi classici thrash e death, dall’altro con elementi più moderni ed elettronici. La setlist è aperta con i lead melodici di “The Curse In Our Minds”, ai quali subentra il potente growl di Gabriele. Il mix di elementi è molto bilanciato, ma soprattutto il sound è corposo e la band sa il fatto suo sul palco. Si prosegue con due brani tratti dal loro ultimo album (“Welcome To The Sun”, del 2015): grande merito ai due chitarristi e soprattutto al bassista Mila per le sue abilità tecniche. Oltre ad alcuni brani del passato, la band ha presentato anche un inedito, “Leviathan”, dal sapore thrash ma anche molto catchy, in cui Gabriele si cimenta anche in un cantato pulito. Con la travolgente “Broken By Madness” la band conclude il suo set, con grandi applausi del pubblico (divenuto un po’ più numeroso), e cede il posto agli attesi headliner. Forse la band non spicca per originalità, ma in sede live è stata decisamente apprezzata. D’altronde, la riuscita di un buon live è dovuta sia ad un songwriting elaborato negli arrangiamenti, sia all’energia dei musicisti sul palco: i Soulline hanno entrambe le cose.

Setlist:

  1. The Curse In Our Minds
  2. Rise Up
  3. Anvils
  4. Still Mind
  5. Leviathan
  6. Broken By Madness

SOULLINE lineup:

  • Gabriele Gianora – Vocals
  • Marco Alberti – Guitars
  • Lorenzo Barenco – Guitars
  • Mila Merker – Bass
  • Matt Vescovi – Drums
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foto:
 Stefano Panaro

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Textures
Un soundscape ambient fa capire al pubblico che il momento è quasi arrivato. Una rullata: neanche il tempo di realizzare, ed ecco esplodere le note di “Drive”. Così si presentano al pubblico romano gli olandesi Textures, una delle band progressive metal moderno fra le più conosciute. L’apertura del concerto è affidata alle prime due tracce dell’album del 2006 “Drawing Circle” (“Drive” e “Regenesis”), ma la formazione della band è ben diversa da quella che ha suonato nell’album. Gli unici rimasti sono infatti il batterista Stef ed il chitarrista Bart: nel corso degli ultimi dieci anni la formazione è gradualmente cambiata, fino a raggiungere quella attuale. Ma ormai i membri hanno evidentemente raggiundo una grande solidità: Daniël, il cantante, nella band ormai da 7 anni, reinterpreta egregiamente i brani del suo predecessore Eric Kalsbeek. Dopo “Storm Warning”, la band presenta i due singoli estratti dal loro ultimo lavoro, “Phenotype” (2016): “New Horizons” scatena un coro nel pubblico, e su “Shaping A Single Grain Of Sand” è tutto un headbanging. Alla formazione manca però un membro, ossia il chitarrista solista Joe Tal, in pausa per paternità: è sostituito, per metà dell’attuale tour, da Danny Tunker (ex-Aborted, Alkaloid, Abhorrent). Danny si rivela un ottimo sostituto, perfettamente a suo agio in tutti i pezzi, e l’assenza di Joe quasi non si sente. La scaletta si snoda per tutta la discografia della band: dopo la melodica “Reaching Home” (tratta da “Dualism” del 2011), si riprende il via con “Illuminate The Trail”, per poi tornare di nuovo indietro nel tempo con “Awake” e “Transgression”. Si coprono così tutte le sfumature musicali della band, dai riff da headbanging ignorante fino alle sezioni strumentalmente più ricercate e poliritmiche, da momenti molto melodici fino a blast beat e sezioni brutali. Bart alla chitarra e Remko al basso fanno la loro figura, ma personalmente ritengo che uno dei maggiori punti di forza del sound della band sia il drumming di Stef, versatile, tecnico ma anche molto riconoscibile. Con “Singularity” la band lascia il palco, tranne il tastierista Uri: ora i riflettori sono su di lui, ed il pubblico è incantato dalla sua esecuzione di “Zman”. Ma ecco tornare di nuovo la band sul palco, per un triplice encore. “Timeless” (da “Phenotype”) e “Stream Of Consciousness” (da “Drawing Circles”) sono seguite da uno dei pezzi forti della band, “Laments Of An Icarus”: subito si scatenano pogo ed headbanging selvaggi. Con questo azzeccatissimo finale, la band saluta il pubblico romano. I Textures si confermano come una grandissima live band, con uno show attentamente strutturato e coinvolgente dall’inizio alla fine, con il giusto mix di ascolto calmo e di fomento selvaggio, il tutto eseguito da musicisti preparatissimi ma che sanno divertire e divertirsi. Pur mantenendo un’identità ben definita, il loro stile è così eclettico che a stento credo che qualcuno possa non trovarvi qualcosa di adatto al proprio gusto. Veramente una grandissima serata, peccato per chi se l’è persa.

Setlist:

  1. Drive
  2. Regenesis
  3. Storm Warning
  4. New Horizons
  5. Shaping A Single Grain Of Sand
  6. Reaching Home
  7. Illuminate The Trail
  8. Awake
  9. Transgression
  10. Singularity
  11. Zman
  12. Timeless
  13. Stream Of Consciousness
  14. Laments Of An Icarus

TEXTURES lineup:

  • Daniël de Jongh – Vocals
  • Bart Hennephof – Guitars
  • Danny Tunker – Guitars (in sostituzione di Joe Tal)
  • Remko Tielemans – Bass
  • Uri Dijk – Keyboards
  • Stef Broks – Drums
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foto:
 Stefano Panaro