Testament, Annihilator e Death Angel: fratellanza metal a Trezzo

TESTAMENT + ANNIHILATOR + DEATH ANGEL
live @ Live Music Club, Trezzo sull’Adda (Mi)
– venerdì 1 dicembre 2017 –

 

 

LIVE REPORT •

 

Tre grandi realtà del thrash metal internazionale, tre formazioni che non hanno bisogno di presentazione: Testament, Annihilator e Death Angel arrivano a Trezzo sull’Adda (Mi) e trasformano il Live Music Club in una vera roccaforte metallica.
Nella seconda ed ultima data del loro tour italiano, il trio delle meraviglie richiama nel club lombardo il pubblico delle grandi occasioni ed infatti siamo veramente tanti questa sera, quasi al limite del sold out.
Tutto questo grazie a Eagle Booking – Vertigo – Shining Production, che uniscono le loro forze ed organizzano questo evento stratosferico. E il risultato, a fine serata, sarà sotto gli occhi (e orecchie) di tutti.

Death Angel
Alle ore 19, come da programma, si aprono le porte, l’afflusso sarà lento e costante, ma al momento dell’entrata in scena dei Death Angel la location sarà già stracolma. Che sia una serata all’insegna del metal vero lo si percepisce già dalla selezione musicale che ci intrattiene nell’attesa dell’inizio, tra Priest, Maiden ed altri successi degli anni ’80. Ma è il momento di prepararci all’assalto: ecco i Death Angel
La band di San Francisco parte subito in quarta con “Father Of Lies”, facendo scatenare l’affollatissima platea che, sin dalle prime battute, dà vita ad un vortice umano che accompagnerà tutta la loro esibizione.
Assoli taglienti come lame, riff trascinanti, drumming inarrestabile: i Death Angel non danno tregua alcuna con pezzi come “The Dream Call For Blood” o “Claw In So Deep” dove Rob Cavestany e Ted Aguilar hanno modo di strapazzare ben bene le loro chitarre (molto scenica la tastiera illuminata di Ted), mentre alle loro spalle Will e Damien martellano come ossessi.
Discorso a parte per Mark Osegueda: un grande frontman! La sua grinta, la sua forza, la sua potenza vocale non hanno eguali: Mark ci aggredisce con rabbia, ci ruggisce contro, schizzando da una parte all’altra della scena e dando la carica ad un pubblico sempre più scatenato e fomentato. L’accenno poi a “The Ultra- Violence”, che fa da intro a “Thrown To The Wolves”, fa esplodere letteralmente il pubblico, trasportato indietro nel tempo da quei riff ormai divenuti immortali.
Rob Cavestany questa sera sembra avere una marcia in più: il chitarrista di origini filippine, mette in mostra la sua straordinaria capacità di esecuzione, con straripanti assoli che perforano le nostre orecchi con precisione assoluta.
Chiudono il loro set micidiale con “The Moth”, nel trionfo totale che il pubblico, giustamente gli tributa. Ne vorremmo di più, ma il tempo, purtroppo, è tiranno e la serata deve ancora dare il meglio…
Assolutamente devastanti!

Setlist:

  1. Father of Lies
  2. The Dream Calls for Blood
  3. Claws in So Deep
  4. The Ultra-Violence / Thrown to the Wolves
  5. Mistress of Pain
  6. The Moth

DEATH ANGEL lineup:

  • Mark Osegueda – Vocals
  • Rob Cavestany – Guitar
  • Ted Aguilar – Guitar
  • Will Carroll – Drums
  • Damien Sisson – Bass
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foto: Matteo Musazzi

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Annihilator
Neanche il tempo di riprenderci dalla travolgente performance dei Death Angel, che ci dobbiamo preparare per l’arrivo degli Annihilator. Riusciranno anche loro a mantenere alta la tensione? Due grandi teli con la cover dell’ultimissimo album “For The Demented” vengono posti ai lati della scena: tutto è pronto per l’arrivo di Jeff Waters & Co.
Le note introduttive di “Crystal Ann” fanno da preludio al loro ingresso e il boato che esplode all’interno del Live saluta l’entrata in scena dell’eclettico chitarrista canadese.
Si parte con “One To Kill” ed è subito l’apoteosi.
Il fenomenale Jeff ci stordisce con le sue ritmiche serratissime, i suoi assoli stratosferici, la sua velocità: insomma, un chitarrista assolutamente completo, unico ed inimitabile.
E’ indubbiamente lui il “King of the Kill”, il suo chitarrismo è veramente letale e non lascia spazio a nessun compromesso. Ma non da meno sono i suoi giovanissimi compagni di scena: Rich Hinks al basso e Aaron Homma alla seconda chitarra non sbagliano nulla e svolgono alla perfezione il loro lavoro, sostenuti dal potentissimo e granitico drumming dell’italianissimo Fabio Alessandrini che, dietro le pelli, prepotentemente picchia senza sosta su tutti i brani.
La sintonia con Jeff è perfetta, prova ne è l’accenno di “Romeo Delight” dei Van Halen, che lo stesso chitarrista improvvisa col bravissimo Fabio.
Di certo il meglio lo danno con pezzi storici e che tutti noi attendiamo – come ci dice lo stesso Waters. Ed ecco allora le accelerazioni di “Set The World On Fire”, “W.T.Y.D.” o ancora “Alison Hell” che tutto il pubblico canta insieme a Jeff.
Ecco, appunto… Jeff Waters cantante: beh, con tutta l’ammirazione che ho per lui come chitarrista, direi che sì, se la cava, ma, ovviamente non è proprio il suo ruolo… un vero cantante sarebbe molto più opportuno… chissà in futuro…
Ma poco importa, il nostro Jeff ci pettina tutti con la sua sei corde, le sue dita corrono veloci, così come pezzi del calibro di “Human Insecticide” o “Phantasmagoria” che infiammano il pubblico sempre più scatenato in pogo e crow surfing, impegnando non poco la security sotto palco.
Stra-to-sfe-ri-ci: non ci sono altre parole per definirli. Gli Annihilator hanno veramente annientato tutto e tutti!

Setlist:

  1. One to Kill
  2. King of the Kill
  3. No Way Out
  4. Set the World on Fire
  5. T.Y.D.
  6. Twisted Lobotomy
  7. Alison Hell
  8. Human Insecticide
  9. Phantasmagoria

ANNIHILATOR lineup:

  • Jeff Waters – Vox, Guitar
  • Fabio Alessandrini – Drums
  • Rich Hinks – Bass
  • Aaron Homma – Guitar
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foto: Matteo Musazzi

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Testament
Ed arriva il momento tanto atteso dal numerosissimo pubblico qui presente: i Testament sono pronti a mettere a ferro e fuoco il Live Music Club.
Si prepara la scena per il loro arrivo, sullo sfondo campeggia la copertina del loro ultimo lavoro “Brotherhood Of The Snake”, la cui titletrack dà il via ad un concerto che sarà decisamente memorabile.
Chuck Billy dirige le danze: il possente singer fa risuonare forte la sua voce in sala, che si trasforma in un grande calderone nel quale Chuck, virtualmente, immerge l’asta del suo microfono girandola come un mestolo, dando vita, così, ad un incontrollato circle pit che man mano coinvolge tutta la platea senza soluzione di continuità.
Tra “Rise Up”, “The Pale King”, “More Than Meets The Eye” o “Into The Pit”, i Testament dimostrano come il tempo non abbia assolutamente scalfito la loro inesauribile energia, scuotendo con la loro potenza tellurica le mura del Live Club.
E se Chuck è il gran maestro di sala, il sorprendente Alex Skolnick è il custode delle arti magiche: il fenomenale guitar-hero estrae dal cilindro degli incredibili giochi di prestidigitazione; le sue mani, con assoluta naturalezza, spremono milioni di note dalle sue corde e senza l’aiuto di tecnologi artifizi ci incanta con le sue prodigiose e funamboliche parti solistiche, come sull’assolo che fa da intro ad “Electric Crown”, tra accenni a Ted Nugent, Van Halen ed Hendrix, e che ci fa spellare le mani per gli applausi che gli tributiamo: qualcosa di veramente sovraumano. Chapeau!
Ma nei Testament ogni membro della band contribuisce in modo essenziale a costruire un muro del suono solido ed impenetrabile: tra il solo d’effetto di Peterson, quello prorompente di batteria di un incontenibile Hoglan e, per concludere, l’istrionico Steve Di Giorgio che accenna, nel suo solo di basso, al tema de “Il Padrino”. L’unione fa la forza!
Il pogo che si accende su “Souls Of Black” diventa virale e con “The New Order” si scatena l’inferno sulla Terra.
Chuck Billy ci chiede se ne vogliamo ancora ed ecco allora “Pratice What You Preach” seguita a ruota dall’immancabile “Disciples Of The Watch”: il nostro “Obey” echeggia vigoroso e si diffonde verso i quattro punti cardinali portandoci all’esaltazione totale.
Ma non finisce qui: i Testament sono conquistati dal pubblico milanese e ci regala un ultimo brano per chiudere il loro sconvolgente concerto. E per salutarci scelgono “Over The Wall”, il brano con cui si sono fatti conoscere al mondo intero, sventolando sul finale la nostra bandiera tricolore che dei fan gli hanno lanciato sul palco.
Il pubblico accompagna la loro uscita con un prolungato e fragoroso applauso, a dimostrazione che, una volta di più, i Testament hanno lasciato il loro indelebile segno in tutti noi.

Per chi come me li segue sin dal 1987 (e che li ha visti nello stesso anno nella loro prima calata nel Bel Paese insieme agli Anthrax) è stata la conferma che i Testament sono ancora in grado di porsi ai vertici dell’Olimpo metal. Chi, invece, li ha visti per la prima volta ha potuto capire la differenza tra chi sa suonare autentico old school metal e la miriade di nuove ed insulse band che invadono il panorama musicale odierno, osannate a dismisura da una fetta di pubblico (soprattutto giovane) che di musica capisce poco e niente… i nomi li lascio decidere a voi. Per quel che mi riguarda continuo a seguire il mio amato metal anni ’80.
Un doveroso grazie va quindi, in questo senso, alle tre band che si sono avvicendate sul palco, ma anche ad Eagle Booking, Vertigo e Shining Production che mi hanno, anzi, ci hanno fatto vivere un grande ed emozionante concerto.

Setlist:

  1. Brotherhood of the Snake
  2. Rise Up
  3. The Pale King
  4. More Than Meets the Eye
  5. Centuries of Suffering
  6. Skolnick solo / Electric Crown
  7. Into the Pit
  8. Low
  9. Stronghold
  10. Throne of Thorns
  11. Peterson solo / Eyes of Wrath
  12. Hoglan solo / First Strike Is Deadly
  13. DiGiorgio solo / Urotsukidôji
  14. Souls of Black
  15. The New Order
  16. Practice What You Preach
  17. Disciples of the Watch
  18. Over the Wall

TESTAMENT lineup:

  • Chuck Billy – Vocals
  • Eric Peterson – Guitar
  • Alex Skolnick – Guitar
  • Steve Di Giorgio – Bass
  • Gene Hoglan – Drums
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foto: Matteo Musazzi