Accept – la culla del caos


ACCEPT – “The Rise Of Chaos”
• (2017 – Nuclear Blast) •

Gli Accept sono una di quelle band che sta vivendo letteralmente una nuova vita da un tot di anni a questa parte, dal ritorno sulle scene col capolavoro “Blood Of The Nations”, passando per i bellissimi “Stalingrad” e “Blind Rage” fino a oggi. Questo quarto album della nuova formazione di una delle band teutoniche per eccellenza si differenzia ulteriormente dai precedenti in termini di line-up, in quanto due anni fa Herman Frank e Stefan Schwarzmann hanno lasciato il posto nella band all’ex Grave Digger Uwe Lulis e al giovane Christopher Williams; è stato un cambio azzeccato? Beh, sicuramente dal vivo questi due nuovi ingressi rendono perfettamente giustizia ai predecessori, così come anche in studio in fase di incisione è evidente che sono musicisti in grado di fare benissimo il proprio lavoro. Ciò che però è chiaro ormai è che il motore trainante degli Accept è rappresentato da Wolf Hoffmann, il quale è l’artefice e il principale compositore di ogni singola traccia presente sugli album che abbiamo ascoltato negli ultimi anni, senza nulla togliere anche al contributo di Peter Baltes e Mark Tornillo; quest’ultimo è l’altra costante di questa rediviva band, poiché il suo timbro è ormai divenuto un marchio di fabbrica al pari di quello del suo illustre predecessore Udo, e ormai non sono più in molti ad avere pensieri da nostalgici su questo argomento, fortunatamente ci sentiamo di dire, ma veniamo all’album.
Questa quarta fatica recente del combo teutonico, dopo vari ascolti, sprizza ulteriormente il nome “Wolf” da ogni nota, con elementi Hard Rock leggermente più evidenti rispetto ai precedenti (diciamo “leggermente” poiché già nel predecessore questa componente si era fatta molto presente) e in alcune sfumature si sente addirittura l’influenza classica del recente lavoro solista del signor Hoffmann dal titolo “Headbangers Symphony”; non ci sentiamo tuttavia di ipotizzare che Wolf abbia ridotto in qualche modo le interpretazioni o la partecipazione da parte degli altri membri della band, in quanto questo album è comunque perfettamente in linea con quanto fatto negli ultimi anni sia musicalmente che qualitativamente, anche se si percepisce un sound più oscuro e ricco di elementi lugubri e in grado quasi di evocare atmosfere suggestive dal sapore quasi apocalittico; tutto questo abbinato agli stilemi musicali tipici degli Accept, quindi un guitar work di fondamentale presenza, riffs granitici, assoli mai troppo complessi e ritornelli che entrano in testa al primo ascolto. Tutti questi elementi amalgamati insieme propongono un collage caotico che lascia perfettamente intravedere la critica nei confronti della direzione presa dall’uomo verso un futuro non particolarmente luminoso.
Le canzoni che compongono la setlist ricordano a livello strutturale quelle del precedente “Blind Rage”, con molte tracce sì metalliche ma non particolarmente veloci come la iniziale “Die by the Sword” o la stessa title-track, inframezzate da un paio di smitragliate come “No Regrets” e “Carry The Weight”, con persino una semi-ballad dal titolo “Worlds Colliding”. Una menzione particolare va fatta per la rockeggiante “Koolaid”, dalla quale è stato tratto anche un lyric video uscito di recente, che, per chi non lo sapesse, si riferisce a una definizione utilizzata dagli americani per rappresentare la cieca accettazione di qualsiasi cosa, fosse anch’essa ingiusta o ai limiti della follia; addirittura si pensa che questa definizione origini dal famoso suicidio di massa avvenuto nel 1978 nella famigerata Jonestown, dove persero la vita centinaia di persone nel nome di una setta religiosa bevendo proprio una versione avvelenata della omonima bevanda venduta nei supermercati. Menzioncina anche per “Analog Man”, la quale parla chiaramente della sempre più evidente digitalizzazione degli esseri umani appartenenti a un certo tipo di civiltà nella vita di tutti i giorni.
Un album quindi piuttosto colto sotto molti punti di vista e anche piuttosto oscuro come detto in precedenza, ma dannatamente ben scritto e ben composto come solo gli Accept sono ancora in grado di fare; qualcuno, pur riconoscendone l’enorme qualità, dopo l’ascolto lo ha definito una sorta di piccolo passo indietro e un’avvisaglia di un possibile crollo qualitativo dei loro lavori in studio. In tutta sincerità noi non ci sentiamo assolutamente di condividere questo punto di vista, si tratta di un gran bell’album che prosegue nel migliore dei modi quanto iniziato ormai otto anni fa con “Blood Of The Nations”, e siamo davvero curiosi di sentire come renderanno le nuove tracce dal vivo; tra l’altro chi vi scrive sarà presente tra pochi giorni al Wacken Open Air per lo show speciale che vedrà per la prima volta l’utilizzo di un’orchestra insieme agli Accept, i quali sfrutteranno l’occasione anche per presentare in sede live le tracce di questo nuovo lavoro. Inutile dire che non stiamo nella pelle!

VOTO: 8/10

Tracklist:

  1. Die by the Sword
  2. Hole in the Head
  3. The Rise of Chaos
  4. Koolaid
  5. No Regrets
  6. Analog Man
  7. What’s Done Is Done
  8. Worlds Colliding
  9. Carry the Weight
  10. Race to Extinction

Accept line-up:

  • Wolf Hoffmann – Guitars
  • Mark Tornillo – Vocals
  • Peter Baltes – Bass
  • Uwe Lulis – Guitars
  • Christopher Williams – Drums

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