JINJER – la nuova frontiera del Metal Ucraino


JINJER – “Cloud Factory”
• (2018 – Napalm Records) •

I Jinjer sono per chi scrive una delle band più interessanti usciti dall’Est Europa negli ultimi anni. Se è vero che nei primi anni della band l’ascesa del gruppo Ucraino è stata lenta , l’uscita dell’ultimo disco targato 2016 dal titolo “King Of Everything” e il passaggio alla Napalm Records ha permesso alla band di fare quel salto di popolarità che meritavano, passando dall’essere una delle band di punta della scena Ucraina ma per di più poco conosciuti nel resto d’Europa al riuscire a guadagnarsi una fetta di pubblico anche nel resto del vecchio continente grazie a un proprio tour da headliner nel 2017 e un secondo tour ben più prestigioso che si sta svolgendo in questi giorni assieme ad Arch Enemy, Wintersun e Tribulation. Come ci ha spiegato il bassista dei Jinjer Eugene Kostyuk in sede di intervista in occasione del concerto dei Jinjer all’Alcatraz di Milano circa un mese fa (intervista che potete leggere qui), era giunto il momento di rilasciare nuovamente sul mercato il disco di debutto della band “Cloud Factory” nella speranza di ottenere, grazie anche al passaggio ad una label ben più famosa della “The Leaders Recods” per cui era uscito originariamente il disco nel 2014, una esposizione molto maggiore.
L’album stilisticamente è un calderone di vari generi tra cui il Metalcore, il Djent, il Groove Metal e il Progressive. È un disco che risalta la bravura tecnica dei quattro musicisti fondendo delle linee di basso e dei riff di chitarra veramente compatti e dinamici allo stesso tempo con una timbrica vocale ( quella della bravissima cantante Tatiana Shmailyuk) che si snoda tra un ferocissimo growl in stile Alissa White-Gluz (Arch Enemy) a delle parti in pulito che a me personalmente hanno ricordato nella tonalità Sandra Nasic dei Guano Apes (che in effetti è stata una delle maggiori influenze di Tatiana del suo sviluppo come vocalist). Rispetto al disco originario oltre ad un sound migliore l’album contiene due live tracks esclusive inserite come bonus che hanno il compito di allungare il minutaggio di un album che altrimenti non sarebbe arrivato nemmeno a quaranta minuti. Si parte con “Outlander” uno dei pezzi più diretti del disco e anche uno dei migliori per chi scrive. È un pezzo veloce e aggressivo che non per questo rinuncia al groove specialmente nei suoi riff di chitarra e possiede un chorus diretto e di ottima fattura. Segue “A Plus Or a Minus” che è il brano più progressive del lotto e che può essere accostato come tipologia di pezzo ad “I Speak Astronomy” da “King Of Everything”. Un pezzo veramente ricco da tutti i punti di vista con blast-beats, stacchi melodici e riff trascinanti veramente pregevoli! La successiva “No Hoard Of Value” è meno intricata ma non per questo godibile. La title-track (per cui era stato originariamente girato un videoclip ) è un altro highlight di questo disco dove tutto funziona alla perfezione e la voce “schizzata” di Tatiana nella strofa, che esplode in un assalto frontale durante il chorus è un elemento veramente vincente. I riff allo stesso tempo sono tra i più ispirati del disco. Un altro aspetto interessante è lo stacco melodico verso la fine della canzone dove il basso assieme alla voce in clean della singer, almeno per il sottoscritto, riportano indietro agli anni 90 e alle atmosfere decadenti e malinconiche della scena Grunge di Seattle. Anche questa è una canzone che pur essendo molto incentrata sull’impatto è estremamente intricata con tantissime diverse soluzioni sonore e vocali, ed è proprio questo connubio che rende la proposta della band cosi vincente e stimolante per l’ascoltatore. Da qui in poi secondo me il disco non riesce a mantenere il livello della prima metà nonostante l’indubbio interesse nel sentire un pezzo cantato totalmente in russo posto come settima traccia e nonostante la bella “Bad Water” messa alla fine del disco chiudendo l’album in maniera leggermente differente con un pezzo più melodico che però non manca di cambi di tempo e riff massicci che iniziano a farsi presenti verso la metà del pezzo.
Per concludere questo disco di debutto dei Jinjer merita per chi scrive di essere riscoperto se già non lo si conosceva. Se questo è il caso questa re-release fa proprio al caso vostro e vi consiglio di non farvela scappare!

VOTO: 8/10

Tracklist:

  1. Outlander
  2. A Plus Or A Minus
  3. No Hoard Of Value
  4. Cloud Factory
  5. Who Is Gonna Be The One
  6. When Two Empires Collide
  7. Желаю значит получу
  8. Bad Water

 bonus tracks

  1. A plus or a minus (live from Sentrum)
  2. Who is gonna be the one (live from Atlas)

JINJER lineup:

  • Tatiana Shmailyuk – vocals
  • Roman Ibramkhalilov – guitar
  • Eugene Abdiukhanov – bass
  • Vlad Ulasevich – drums

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