L’evoluzione sonora dei Five Finger Death Punch


FIVE FINGER DEATH PUNCH – “And Justice For None”
• (2018 – Eleven Seven Music) •

Tre anni sono ormai passati dall’ultimo lavoro dei Five Finger Death Punch: dopo il buon risultato di “Got Your Six”, la band si cimenta con un nuovo progetto, appunto l’ultimo album “And Justice For None” che porterà la band a scoprire nuovi orizzonti, sperimentando un nuovo sound rimanendo ancorati al buon vecchio target metallico… Un azzardo vincente quello della band capitanata da Ivan Moody che, il 18 Maggio 2018, lancia questo disco infuocato nel globo, aspettando il meritato responso da parte del loro pubblico!
L’album si apre con “Fake”: un pezzo alquanto pesante, con i connotati giusti per essere la porta dal quale entrerà un album che, dati i primi accenni di profondo heavy, sembra essere un ottimo risveglio per la band statunitense; graffiante al punto giusto, la voce di Ivan si incastra perfettamente nella pietra sonora dell’intera band, con ritmiche non eccessivamente veloci ma profondamente spinte. Fa il suo ingresso “Top of the World”, che con la sua ritmica ben’impostata ricorda molto i primi FFDP, con ritornelli abbastanza comuni per chi segue la band ormai da anni; armonia nel pezzo e struttura ben salda nella creazione di questa traccia, ma personalmente parlando, avrebbero potuto tirare fuori qualcosa di più originale, nonostante sia già un pezzo perfetto. Al contrario, “Sham-Pain” fa un passo enorme oltre la soglia del comune, tirando fuori quello che la band sembra voglia dimostrare: questo pezzo è quasi una piccola rivoluzione per i FFDP, che provano a sperimentare diverse ritmiche rimanendo comunque nel loro target metallico; una ventata d’aria fresca lunga 3:39 minuti che non molti accetteranno se rimasti ancorati alle radici della band. Arriva il momento di “Blue On Black”, una ballata semi-acustica per nulla male quella estratta da quest’album: sembra quasi un mattone che si infrange contro il vetro della violenza sonora, frantumando tutto ciò che è adrenalina e riducendo in pezzi il fuoco del chaos, elargendo una magnifica torre di pura energia da ammirare ed ascoltare: credetemi, con questa traccia, la band ha superato se stessa, mettendo in perfetta mostra tutte le proprie abilità canore e strumentali. Ma ci pensa “Fire In The Hole” a rompere la quiete quando ad introdurla arrivano i primi riff di ciò che si prospetta un ottimo pezzo ballereccio: anche qui Ivan mostra tutta la sua energia, rompendo gli schemi con i suoi scream e buttando benzina sul fuoco del groove; ritmiche per nulla male e striscianti giri di basso rendono questo pezzo vivo e privo di pieghe. L’alternarsi di sonorità roventi a quelle più morbide non è mai stato più accettabile, quando ad entrare è l’elegante “I Refuse”: un’altra ballad contornata da fiumi di quiete e ottimi accompagni vocali, un tessuto impregnato di pura magia, estratta dal sacchetto delle meraviglie che i FFDP non avevano ancora reso noto, e che grazie a queste tracce riusciamo ora a comprendere e capire il sentimento e la passione che questa band possiede. “It Doesn’t Matter” è la settima parte di questo album tutto da scoprire: allo scorrere di ogni traccia ci si continua a chiedere cosa ha in servo per noi questa band che, pezzo dopo pezzo, sembra voglia farsi scoprire un po’ alla volta, come con questa track con un ottima struttura sonora legata ai vecchi FFDP ma con quel pizzico di innovazione in più. E, per rimanere in tema, siamo di nuovo al tassello morbido dell’album con “When The Season’s Change”: devo dire che la loro morbidezza non mi dispiace affatto, anzi, forse è qualcosa in cui la band riesce a cimentarsi particolarmente bene; il pezzo semi-acustico scorre fluidamente, liscio come un foglio, verso i canali che portano diretti al piacere dell’ascoltatore, privo di freni dato la perfetta impostazione sonora. L’inizio di “Stuck In My Ways” è da inquadrare, da comprendere e da scoprire, come in fondo lo è tutto il resto dell’album, ma non servirà un genio a capire che anche la sobrietà di questo pezzo non sarà priva di quell’incantevole energia che riesce a portare lontano la mente di colui che ha deciso di perdersi in questo capolavoro non eccessivamente spinto ma con la sua dose di eleganza strumentale. Arriva il momento di darsi una svegliata e cominciare a fare un po’ di casino, e quale miglior modo se non con “Rock Bottom”? Un pezzo che fa salire l’anima groove che è nel pubblico, invogliandolo a muoversi e scatenarsi, comandato da un contrasto unico tra batteria e basso, il che rende questa track un serpente strisciante infilatosi nell’anima dell’ascoltatore che, con il suo veleno, lo spinge a sonori headbang! Il respiro si attenua e il cuore cessa il suo battere all’impazzata con “Gone Away”: già, avete indovinato, una meravigliosa cover marcata The Offspring, resa maledettamente perfetta anche se un tantino ammorbidita dalla band che, a parer mio, ha fatto la miglior cosa studiando il pezzo originale e sperimentando perfettamente le proprie sonorità; essendo legato agli Offspring in modo particolare, considero questo pezzo profondamente perfetto. “Bloody” ha un ritmo che personalmente adoro: non eccessivamente veloce, ma ottimamente inquadrato che fa da base ad un puzzle sonoro che si monta un pezzo alla volta, rendendo questo pezzo non eccellente ma per nulla male. L’album si chiude in maniera molto lineare con “Will The Sun Ever Rise”: la verità è che la potenza vocale di Ivan spinge l’ascoltatore a rimandare indietro questa track per ascoltarla di nuovo, imparare immediatamente qualche parola e provare a cantarla con il frontman della band che, appunto con la sua dote, riesce ad alterare dolcemente la percezione dell’ascoltatore, portandolo a buoni livelli di puro piacere sonoro.

VOTO 8/10

Tracklist:

  1. Fake
  2. Top of the World
  3. Sham-Pain
  4. Blue On Black
  5. Fire In The Hole
  6. I Refuse
  7. It Doesn’t Matter
  8. When The Season’s Change
  9. Stuck In My Ways
  10. Rock Bottom
  11. Gone Away
  12. Bloody
  13. Will The Sun Ever Rise

Five Finger Death Punch line up:

  • Ivan Moody – vocals
  • Zoltan Bathory – guitar
  • Jeremy Spencer – drums
  • Jason Hook – guitar
  • Chris Kael – bass