QFT: La Teoria Quantistica del Metal


QFT (Quantum Field Theory) – “Live In Space”

• (2018 – Despotz Records) •

Mai sentito parlare della ‘Teoria Quantistica dei Campi’? Si? Molto bene, e quanti di voi potrebbero espormi il significato? Mmm, nessuna mano alzata; beh, tranquilli, ci pensano i “QFT” a riassumere in maniera encomiabile la lezione! La band svedese capitanata da Linnéa Vikström (frontwoman Therion) debutta con “Live In Space”: un profondo viaggio teorico a suon di Symphonic Rock con leggiadre sfumature metalliche nel quale immergersi ed imparare; l’intero album è stato registrato in pochissimo tempo, quasi completamente in live e privo di prove, elemento importante e a dir poco efficace data la perfetta pulizia sonora del disco! Credetemi, non ve ne pentirete amici miei!
End Of The Universe” è il mattone principale sul quale verrà posizionata l’intera struttura del disco; la frontwoman ha rivelato di aver ascoltato molto i Black Sabbath nel periodo di composizione e questa traccia ne è la prova, contenente molte influenze del gruppo inglese: una ritmica perfetta posata in un contesto sonoro fenomenale, accompagnato dagli acuti di una voce a dir poco essenziale in un quadro unico e lineare. “Big Bang”, no non è un affermazione, bensì il titolo del secondo mattoncino incastonato in questo album che sembra evolversi egregiamente: per nulla male è la struttura che si forma nota dopo nota, richiamando cori e sinfonie da accompagnare, senza parlare di ottimi soli che fanno emergere questo pezzo dall’oceano della egualità, distinguendosi dal normale. Per nulla male l’introduzione di “Black Hole”, anzi, oserei dire eccellente per i miei gusti; anche qui ritmica e riff perfetti, che riescono davvero a far immedesimare l’ascoltatore, tenendo per mano un leggiadro synth che riesce a dare quel tocco in più a questo travolgente pezzo, rendendolo unico in tutto l’album. Come ogni album che si rispetti, anche questo ha la sua buona dose di quiete, resa al pubblico grazie ad una ballad come “QFT”: in questo pezzo Linnèa sa come muoversi, mostrando tutta la sua completezza vocale affascinando la giuria in maniera esemplare, senza contare della band perfettamente sincronizzata al cantato, che rende questa traccia un piccolo sogno nel quale adagiarsi e farsi trasportare. “Aliens” è una piccola perla per i fedeli ascoltatori dell’heavy/hair metal, nel quale si cela tanta energia, quasi troppa, ma amorevolmente strutturata fino a formare una bella dose di adrenalina: non per nulla è stata una delle prime track ad uscire, dando modo agli ascoltatori di fare capire in che profondo mondo la band li avrebbe trasportati! “Time” è il settimo mattone che tiene eretta l’intera struttura dell’album: un mix tra ballad e symphonic rock ben riuscito, nulla di eccezionale ma quando la si ascolta si pensa immediatamente “Ehi, non so perché ma questo pezzo deve esserci nell’album”, e diviene immediatamente qualcosa di unico nel progetto. Arriva la graffiante “Quasar”: anche qui un leggero velo prog si posa sul pezzo, ma credetemi, solo gli ascoltatori potranno capire quanto esso possa adagiarsi perfettamente su questo piccolo capolavoro della band, nonché bomba sonora; personalmente l’adoro, c’è tutto quello che si cerca in questo pezzo. Varie sono state le influenze ‘metalliche’ che hanno contagiato la band ed evidentemente sono state influenze eccellenti, a dimostrarcelo è “Light Speed”: ancora una volta risalta perfettamente la voce di una frontwoman che sa bene come attirare il pubblico a se, ammaliandolo con un cantato perfettamente composto e da una strumentazione ben impostata, ad impatto, profondamente heavy! Un’altra ballad si accinge ad emergere da questo originale progetto, sto parlando di “Live In Space”: pianoforte, voce angelica, schitarrate e ritmica lenta ma profondamente penetrante, cosa vogliamo aggiungere? Solamente che è uno di quei pezzi che vanno ascoltati più volte, compresi e identificati come un ponte perfetto tra il divertimento e la riflessione; musicalmente perfetto. L’album si chiude con una meravigliosa cover di una cima islandese chiamata Bjork, e quale miglior pezzo di “Joga”?! Perfettamente rivisitata, la band riesce a dar vita ad una chiave unicamente divino per chiudere questo capitolo in maniera ammirevole; questa track è un immenso blocco posato sul suolo dei ricordi di moltissime persone, chi ascolterà questa cover non potrà fare a meno di rimetterla da capo.

VOTO 9/10

Tracklist:

  1. End Of The Universe
  2. Big Bang
  3. Black Hole
  4. QFT
  5. Aliens
  6. Time
  7. Quasar
  8. Light Speed
  9. Live In Space
  10. Jòga

QFT line up:

  • Linnea Vikstrom – vocals
  • Jonathan Olsson – bass
  • George Egg – drums
  • Mano Lewys – guitars