Ravage – il centauro spettrale la prende larga


RAVAGE – “Return Of The Spectral Rider”
• (2017 – Self released) •

Anche alcuni tra i defenders più incalliti si chiederanno “chi?” a sentir nominare gli americani Ravage, una Heavy Metal band nata nella seconda metà degli anni 90’ e rimasta sprovvista di un effettivo album in studio fino al gradevole, ma molto di nicchia, “Spectral Rider” uscito nel 2005; segue, quattro anni dopo, un secondo full-lenght decisamente più reperibile, ma meno riuscito dal titolo “The End of Tomorrow”. Oggi, a distanza di ben otto anni, la band ci riprova riproponendo il primo lavoro chiamandolo, con molta fantasia, “Return Of The Spectral Rider”. Avete capito bene, quest’album non è effettivamente un qualcosa di nuovo, ma una vera e propria riregistrazione del primissimo full lenght del quale, stando alla biografia della band, venne stampato un numero limitato di copie dalla tedesca Karthago Records; non potendo proporre un semplice remix la band ha deciso di rifare da capo gran parte del lavoro. Le differenze sono quindi molte dal punto di vista sonoro e anche nella scaletta si notano diverse novità: un ordine differente delle tracce, la presenza di un intro all’inizio dell’album e di un nuovo brano dal titolo “Father of the Atom” alla fine. E’ quindi una sorta di uscita di culto quella qui analizzata; peccato però che questo rappresenta l’esempio perfetto di recensione in cui non ci sono poi molte cose da dire: questo perché, ora come ai tempi, l’album e sì piuttosto gradevole ma anche tutto sommato abbastanza trascurabile in un mercato pieno di prodotti decisamente più interessanti, anche da parte di molte giovani band dedite a una proposta old school. Si sa che, per chi scrive, non è affatto necessario inventare qualcosa di nuovo e per essere meritevoli è sufficiente proporre il proprio genere nel miglior modo possibile; quindi anche questo album ha comunque dei punti di forza, seppur inferiore a gran parte degli album presenti nella collezione di ogni buon metallaro con un occhio (o un orecchio) alle uscite recenti. La tracklist si compone di tredici tracce di Heavy Metal classicissimo e tra queste ce ne sono alcune piuttosto evitabili ma altre riuscite come la terza “Turn the Screw”, le brevi e violente “Ravage part 1: Damage” e “Wake The Dead”, l’undicesima “Bring Down The Hellhammer” e, soprattutto, la lunga e articolata “The King Forgotten”. I brani citati non sono altro che quelli in cui i vari elementi del sound, in particolare l’efficace ma semplice guitar work, si amalgamano bene con un songwriting altalenante ma con dei discreti picchi positivi. L’unico elemento abbastanza indigesto presente in tutto il lavoro è probabilmente uno dei più valutati dagli ascoltatori e, se carente, è in grado di far diminuire il voto a un album e si parla chiaramente della voce del vocalist (o vokiller come si fa chiamare) Al Ravage: il suo stile ricorda vagamente quello del nostro Daniele “Bud” Ancillotti, ma con decisamente meno personalità e capacità di emozionare.
Insomma, si parla di un lavoro discreto. Sicuramente chi ama queste sonorità troverà apprezzabile l’offerta ma a parità di prezzo si può trovare decisamente di meglio e, presto, ne leggerete delle belle su alcune uscite a dir poco degne di nota.

VOTO: 6,5/10

Tracklist:

  1. Dies Irae
  2. Spectral Rider
  3. Turn The Screw
  4. The Wicked Way
  5. Masque of Black Death
  6. Ravage Part 1 – Damage
  7. Whyvern
  8. Curse of Heaven
  9. Wake The Dead
  10. Wasteland
  11. Bring Down The Hellhammer
  12. The King Forgotten
  13. Father of the Atom

RAVAGE line-up:

  • Al Ravage – Vocals (o vokills)
  • Eli Firicano – Guitars
  • Nick Izzo – Guitars
  • Derek Jay – Drums
  • Tommy G – Bass

.